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Innovazione 14 Febbraio, 2020 @ 2:19

Apre a Milano un centro di eccellenza per l’intelligenza artificiale

di Forbes.it

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Un laboratorio intelligente, in grado di sperimentare su diversi settori quali retail, fashion, luxury, manufacturing, telco, utilities e financial services le tecnologie di intelligenza artificiale. E’ quello troverà spazio a Milano grazie a everis, in collaborazione con Google Cloud come partner italiano, in un nuovo centro di eccellenza che si pone l’obiettivo di guidare l’innovazione in ambito AI per tutta Europa.

L’idea di base è quella di velocizzare la trasformazione digitale delle imprese italiane, passando dalla prototipazione al rilascio in produzione in pochissimo tempo di soluzioni quali: assistenti virtuali, cognitive contact center, trascrizione real time multi lingua, automatizzazione dei processi di analisi e categorizzazione dei documenti, in-store customer profiling, predictive maintenance, riconoscimento di oggetti ed immagini.

Un occasione anche per i giovani alla ricerca di possibilità di impiego di alto livello: l’obiettivo di everis è quello di inserire, entro i prossimi 3 anni, 150 figure altamente specializzate che possano lavorare a progetti per un volume d’affari di 20 milioni di euro.

Paolo Cederle, country manager everis Italia, ha spiegato: “Vogliamo aiutare le imprese italiane co-creando con i nostri clienti nuovi modelli di servizi grazie all’utilizzo delle più avanzate tecnologie, per costruire aziende che non solo possano restare competitive, ma che siano all’avanguardia e protagoniste in un mercato internazionale in continua evoluzione. Le soluzioni che ne derivano sono frutto dell’esplorazione della tecnologia, ma sempre tenendo presente l’applicabilità al settore e il ritorno degli investimenti nel business”.

Il lancio del Centro di Eccellenza è la prima tappa di “The Excellence Modernization”, un roadshow dedicato alle aziende italiane che, attraverso 4 eventi tra Roma e Milano, esplorerà l’opportunità di modernizzare le organizzazioni utilizzando l’eccellenza che contraddistingue il nostro territorio e le nostre risorse.

BrandVoice
20 Gennaio, 2020 @ 12:22

La produttività aziendale ai tempi della diversity

di Forbes.it

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Articolo tratto dal numero di gennaio 2020 di Forbes. Abbonati

La crescita e il continuo cambiamento dei mercati e il conseguente adeguamento delle aziende hanno modificato la composizione della forza lavoro. Le multinazionali e gli accordi di collaborazione internazionale sono diventati la spinta per aumentare il livello interculturale del management che ha dovuto adeguare i propri comportamenti anche alle culture più distanti e di difficile comprensione. Nell’ottica di questo cambiamento di prospettiva ciò che comunemente viene considerato diverso può rappresentare un valore. 

Lo sa bene everis, la società di consulenza multinazionale che ha fatto della diversità la sua caratteristica principale per migliorare la produttività aziendale. Da tempo everis ha iniziato un ampio percorso per promuovere e sostenere l’integrazione della diversità, in tutte le sue sfaccettature. Un punto sostanziale affrontato recentemente nella sede italiana è la diversità ed equità di genere come opportunità di crescita sia individuale che aziendale.

Un argomento importante di grande attualità visto che a oggi il numero delle donne che accedono a posizioni di vertice o di rilevante responsabilità manageriale è ancora basso, in Italia più che in altri paesi. Infatti secondo l’Istat l’occupazione femminile in Italia registra il valore più basso dell’Unione europea dopo la Grecia: 48,9% contro 62,4%. Il grande gap però è dovuto alla grande discrepanza che c’è tra nord e sud perché il tasso di occupazione è del 59,4% al Nord e 32,3% al Sud.

Il primato negativo è della Sicilia, in cui lavorano appena il 29,2% delle donne tra i 15 e i 64 anni, segue la Campania, con il 29,4%; la Calabria, 30,2% e la Puglia con il 32%. Buone notizie invece riguardo alla forbice salariale che secondo l’Eurostat nel nostro paese non sarebbe così negativa: con il 6,1% di differenza tra uomini e donne, l’Italia si collocherebbe al terzo posto assoluto in Europa. Una delle maggiori discriminanti è la scelta di vita e gestione del tempo tra i generi visto che nel 2017 le responsabilità familiari hanno “costretto” a non lavorare l’11,7% delle donne italiane e l’8,1% delle donne nella media dei paesi europei.

In un paese come il nostro, segnato da una bassa occupazione femminile, solo il 47% delle italiane lavora, contro il 60% delle francesi e il 70% delle tedesche. Determinante è anche il percorso di studi scelto dalle donne, perché secondo il Miur nel 2016/2017 la distribuzione della popolazione studentesca nell’istruzione superiore indica un forte squilibrio per genere, con la preferenza delle ragazze per gli studi umanistici (9 su 10) e per le lingue (69.8%, classiche – 80.1%, moderne). Nel prossimo decennio le aziende che vorranno trarre il massimo profitto dall’inclusione delle diversità, dovranno affrontare nuove sfide come la riduzione dei pregiudizi di genere (gender bias), in pratica la distorsione cognitiva della valutazione dovuta al pregiudizio. 

Attraverso un’analisi a livello globale everis ha selezionato quattro gender bias comuni nella nostra società, che ostacolano le donne nel raggiungere posizioni di successo. Generalmente per formarci un’opinione sulle persone o per prendere decisioni fondamentali siamo condizionati da bias inconsci, che fanno parte dei meccanismi della social cognition. Spesso sono fondati su informazioni distorte e talvolta prive di logica e portano a una mancanza di oggettività nel formulare un giudizio. Questi stereotipi e pregiudizi di genere nascono da una educazione al genere discriminatoria che vede ruoli di genere rigidi e diversi. Anche i media e la pubblicità hanno un ruolo fondamentale nel veicolare un’immagine di donna associata a mansioni di cura della casa e dei figli, ma anche la diffusione dei giocattoli di genere o le favole di ragazze sottomesse o dolci inette “salvate” da principi. I più comuni bias diffusi in ambito lavorativo sono:

 

  • Valutazione delle prestazioni e attribuzione delle competenze. È dimostrato che comunemente in ambito lavorativo vengono applicati standard diversi nella valutazione delle persone: mentre gli uomini sono giudicati in base al loro potenziale, le donne vengono valutate in base a quanto già dimostrato coi fatti. Come risultato degli stereotipi, spesso assumiamo che gli uomini dovrebbero avere ruoli di leadership, in quanto sembrano “adattarsi” ai nostri modelli mentali. D’altra parte, sottovalutiamo le prestazioni delle donne che per questo devono dimostrare di più per ottenere gli stessi risultati.

 

  • The tightrope. In molti ambienti di lavoro, una persona tende ad assumere in maniera stereotipata qualità “maschili” (assertive, competitive e ambiziose) per avere successo, ma allo stesso tempo ci si aspetta che le donne siano “femminili” (simpatiche, disponibili e modeste). Di conseguenza, le donne si trovano spesso a camminare sul filo del rasoio tra l’essere viste come eccessivamente femminili, quindi apprezzate ma non altrettanto autorevoli, o eccessivamente maschili, quindi percepite come competenti ma non apprezzate.

 

  • Il muro della maternità. Uno dei pregiudizi più forti che le madri devono affrontare, che colpisce anche le donne senza figli. La maternità genera lo stereotipo secondo cui le donne dopo i figli diventano meno competenti e perdono interesse sul lavoro, mentre i lavoratori senza figli si presume siano più disponibili e abbiano più tempo libero dei loro coetanei con bambini. Le donne che lavorano molto (o viaggiano per lavoro, o cercano di fare carriera) sono giudicate negativamente come madri. Pertanto tendono a valutare le proprie prestazioni con standard più elevati rispetto alle colleghe che non sono madri.

 

  • The gender war. Accade quando il pregiudizio di genere si manifesta nelle donne nei confronti delle donne stesse. L’ambiente richiede alla donna di adattarsi a ruoli femminili per essere accettata, per questo coloro che decidono di adattarsi al comportamento tradizionalmente femminile hanno un’opinione negativa nei confronti di chi non lo fa. Le donne invece che decidono di assumere i comportamenti tradizionalmente maschili manifestano un giudizio negativo nei confronti di coloro che si adattano allo stereotipo di genere femminile.

 

Nella nostra società non si tiene ancora in considerazione quanto sia forte l’influenza dei gender bias nelle relazioni interpersonali e nella carriera lavorativa, per questo è necessario favorire attività utili a riconoscere questi preconcetti in modo da poterli eliminare. Questi pregiudizi inconsci limitano le donne nell’aspirazione di rivestire determinati ruoli di leader. Per questo è determinante essere consapevoli della forza di questi meccanismi mentali e riappropriarsi dei propri progetti e desideri professionali. 

Per gestire i gender bias e migliorare la posizione femminile in ambito lavorativo è necessario conoscere le motivazioni che guidano certi comportamenti e che possono limitare la realizzazione professionale ed essere consapevoli degli ostacoli generati dai bias inconsci. Attraverso il confronto tra colleghi è possibile far emergere risorse, competenze e caratteristiche personali per promuovere la propria crescita professionale. 

Superare i gender bias

Quanto i nostri stereotipi condizionano le nostre scelte e la nostra carriera? Come viene percepita la diversità di genere? Questi sono alcuni argomenti trattati, nella sede everis di Roma, durante l’evento everISdiversity, dedicato ai dipendenti, per aiutare sia le donne che gli uomini a essere più consapevoli della vera sfida della diversità.

Durante l’incontro si è riflettuto sul concetto di diversità ed equità di genere per migliorare le opportunità di crescita economica aziendale e individuale. Attraverso una serie di test Ainara Suarez, global head of diversity di everis e Carmen Suarez Perez, head of everis executive school, hanno raccontato come i pregiudizi di genere diffusi nella nostra società siano un ostacolo allo sviluppo personale.

La condivisione delle diversità attraverso percorsi di sviluppo comune sono tra gli obiettivi che Paolo Cederle, country manager, Patrizia Manganaro, head of people, e Riccardo Lorusso, ceo, hanno stabilito per everis Italia. La giornata si è conclusa con il workshop W.i.n.g.s. to diversity (Working for integration, not gender stereotipes) sulla consapevolezza di cosa significa oggi diversità nel contesto privato e professionale tenuto da Silvia Pettinicchio di LeadHer. 

 

Innovazione 31 Ottobre, 2019 @ 2:49

Alla scoperta degli InsurTrends – VIDEO

di Forbes.it

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Non solo Fintech. Anche la tecnologia applicata al mondo delle assicurazioni, il cosiddetto Insurtech, sta conoscendo il suo periodo d’oro. Con investimenti raddoppiati in meno di un decennio e startup che svolgono un ruolo sempre più importante al fianco delle compagnie tradizionali.

E’ quanto si apprende dalla terza edizione dell’Insurtech Outlook 2019 elaborato dalla multinazionale di consulenza Everis con Ntt Data anche attraverso un sondaggio tra i manager di 43 compagnie assicurative presenti in oltre 10 Paesi di Europa, Asia Pacifico e America Latina.

Il report ha analizzato il panorama tecnologico all’interno del mercato assicurativo e la sua evoluzione, oltre che le azioni intraprese dalle società di assicurazioni, al fine di tracciare lo scenario delle sfide e delle opportunità per l’ecosistema di startup nel mercato assicurativo.

Nel video proponiamo integralmente la puntata di BFC Events (andata in onda sul canale 511 di Sky) dedicata alla presentazione del report InsurTech Outlook 2019

BFC Events. InsurTrends 2019

Business 9 Ottobre, 2019 @ 3:27

Forbes insieme a everis per scoprire gli InsurTrends del 2019 e del futuro

di Forbes.it

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Come sta cambiando il mercato delle assicurazioni dietro la spinta della tecnologia? Come stanno già lavorando anche in Italia le compagnie tradizionali in simbiosi con le startup dell’Insurtech? E quali prospettive si possono individuare con la possibile discesa in campo di nuovi protagonisti come i colossi tecnologici?

Saranno alcune delle domande al centro di un grande evento che si terrà domani a Milano organizzato da everis in partnership con Forbes.
Dedicato agli esperti del settore, l’evento “everis InsurTrends 2019” esplorerà le nuove tecnologie e strategie del mondo Insurance ed i nuovi modelli di business del futuro.

L’evento si aprirà con la presentazione del report “InsurTech Outlook 2019” da parte di Carlos Ordoñez, Digital Insurance Director everis. Seguiranno i pitch di due startup italiane attive nell’insurtech: Yolo e Insoore. Successivamente Marco Barlassina, Direttore Forbes.it modererà un panel composto da alcuni protagonisti del settore: Alberto Busetto, Head of Connected Insurance, Generali Jeniot; Alessio Papaianni, Responsabile Account Management, Reale Mutua; Alessandro Testa, Chief Digital&Data Officer, HDI Assicurazioni; Andrea Radini, Business Architect – Insurance Analytics and Business Architecture, Cattolica Assicurazioni; Stefano D’Ellena, Head of Insurance, everis Italia. L’evento si chiuderà con un keynote speech di Stefano Mainetti, CEO PoliHub.

Di seguito alcuni dei risultati del report di everis su cui si concentrerà la discussione nel corso dell’evento.

Nel periodo 2016-2018, l’ecosistema Insurtech ha ricevuto un investimento complessivo di 11,2 miliardi di dollari, più del doppio di quello ottenuto tra il 2010 e il 2015 (5,5 miliardi di dollari). Mentre la maggior parte degli investimenti delle compagnie assicurative in società Insurtech sono rivolti ad aziende più mature, la maggioranza degli intervistati mostra la propria preferenza per gli investimenti early stage, ad eccezione delle compagnie latinoamericane che preferiscono investire in fasi più avanzate.

Riguardo alle tecnologie, l’investimento principale si concentra su start-up basate su cloud e applicazioni mobile. Rispetto agli investimenti in altre tecnologie, queste soluzioni facilitano la creazione di valore e attraggono gli investitori interessati a nuovi modelli di business.

Gli investimenti Insurtech per tecnologia tra il 2016 e il 2018 si concentrano innanzitutto sulle start-up basate su Cloud e App; seguiti da Big Data & Backend, Intelligenza artificiale, Internet of Things e Blockchain.

Tuttavia, il rapporto indica che l’evoluzione degli investimenti tra il 2010-2015 e il 2016-2018 mostra che le start-up basate sull’IA hanno registrato la crescita più elevata: + 665% tra i due periodi. Questi investimenti rivelano la necessità di elaborare e apprendere dai dati al fine di creare un’offerta personalizzata, attrarre e fidelizzare i clienti e ottenere processi più efficienti in tutte le linee di business.

Le applicazioni mobile hanno una grande rilevanza e si prevede che il loro impatto aumenterà nei prossimi anni in quanto orientate verso la personalizzazione e le piattaforme di aggregazione e confronto.

Le compagnie assicurative stanno collaborando con quelle Insurtech per affrontare le sfide tecnologiche e sfruttare tutte le nuove opportunità. Tuttavia, la prospettiva non è solo positiva perché 9 società di assicurazioni su 10 considerano l’Insurtech come un rischio per la loro attività attuale. Le start-up, per conto loro, apprezzano la possibilità di avvicinarsi agli operatori tradizionali: accesso ai database dei clienti e risoluzione delle sfide normative, fattori chiave per scalare il loro business.

I colossi tecnologici – Amazon, Alibaba, Apple, Baidu, Facebook, Google – stanno cercando di innovare nel settore assicurativo collaborando con diverse start-up disruptive per iniziare ad entrare ad esempio nelle assicurazioni sanitarie o delle pmi. Il loro obiettivo è innovare nel concetto, nella progettazione e commercializzazione di prodotti assicurativi adattati alle nuove abitudini di vita (casa connessa, auto a guida autonoma…) e collegarli attraverso le loro piattaforme, trasformando il modello di distribuzione assicurativa. Secondo il sondaggio, le principali compagnie tecnologiche avranno una grande rilevanza nel mercato assicurativo nei prossimi anni. Si prevede che Google e Amazon avranno il maggiore impatto rispettivamente sulla tecnologia e sulla distribuzione.