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Style 29 Giugno, 2020 @ 12:41

A luglio Milano avrà la sua prima fashion week digitale, ecco come funzionerà

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

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Un calendario digitale ricco di sfilate e appuntamenti, con protagonisti 37 brand del lusso. Debutta a luglio la prima edizione digitale della fashion week milanese organizzata da Camera Nazionale della Moda Italiana con il supporto del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e di ICE. Protagoniste le collezioni uomo e le pre-collezioni uomo e donna per la primavera-estate 2021, in programma dal 14 al 17 luglio. Una finestra virtuale, la prima sperimentata dall’ente moda presieduto da Capasa, che si articola su quattro giorni di appuntamenti live fruibili 24 ore su 24, insieme a una serie di “stanze tematiche” che, sotto la direzione artistica di Luca Stoppini (oggi creative director di Icon) verranno affidate a personaggi chiave della scena attuale e visionari pronti a selezionare contenuti di ogni genere.

“Digital Fashion Week nasce come risposta al distanziamento sociale e alla difficoltà di viaggiare imposta dalla situazione sanitaria mondiale ma vuole anche essere una soluzione dinamica alle complessità del presente, uno strumento funzionale e creativo progettato per vivere di vita propria o per sostenere l’appuntamento con le sfilate fisiche quando sarà possibile tornare alla pienezza degli appuntamenti in presenza, che restano fondamentali nel promuovere l’enorme valore produttivo e creativo del Made in Italy,” spiega Capasa.

Per la realizzazione della piattaforma digitale, CNMI si è avvalsa delle competenze di Accenture, società di consulenza leader a livello mondiale, che ha disegnato e sviluppato l’esperienza digitale, costruendo e realizzando anche l’innovativa piattaforma tecnologica e di Microsoft, che ha messo a disposizione le proprie soluzioni e la propria expertise per ideare e supportare lo sviluppo del digital hub. Il risultato è una piattaforma multimediale, che ha inoltre potuto contare sulla consulenza di PwC per la definizione dei requisiti dell’architettura e della soluzione migliore.

Tra i temi chiave dell’appuntamento digitale ci saranno la sostenibilità, il rapporto tra artigianalità e innovazioni tecnologiche, inclusione e diversity. E se al giornalista statunitense Alan Friedman sarà affidata una “stanza istituzionale” dove dialogare con personalità di spicco della scena politica e imprenditoriale, due aree saranno dedicate ai talenti emergenti del settore. Centrale nel progetto infine anche una sezione dedicata agli showroom dei singoli brand e multimarca, con una formula mista che consente a ciascuno di scegliere se dare libero accesso a tutto il pubblico, oppure riservare la visione in dettaglio delle collezioni ai soli addetti ai lavori.

Style 4 Marzo, 2020 @ 10:25

Chi è Madi Abaida, la stilista che ha conquistato la fashion week milanese

di Forbes.it

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È un messaggio di affermazione al femminile quello di Madi Abaida, stilista originaria di Casablanca, che ha creato il brand di moda uomo e donna Extremedy. Dopo il successo della prima sfilata a Dubai, il marchio di streetwear urban deluxe è sbarcato a Milano in occasione della settimana della moda con un evento fuori dagli schemi: una collezione forte, a tratti irriverente, che abbandona l’idea di eleganza classica in nome di uno stile più casual dove i protagonisti di stile sono borchie, patch e dettagli metallici.

Il messaggio dell’intera collezione? Dress to be free ovvero indossare qualcosa per sentirsi liberi. Ed esprimere sé stessi. E così, forme studiate danno struttura ad abiti dalle linee iper femminili, gonne asimmetriche, spalle importanti e lettering luccicanti. Senza dimenticare motivi metallici, dettagli multicolore, che rendono i capi simili ad armature. Protagonisti della palette cromatica sono infine dominanti il nero, il bianco, il rosso e il blu. Simile la proposta maschile con T-shirt grafiche, giacche in pelle con inserti a contrasto e pantaloni sartoriali.

“Credo nel potere delle donne: essere donna significa essere coraggiosa, audace, non temere di rompere i confini. Grazie alla moda, le donne, soprattutto quelle medio orientali, stanno sperimentando un modo di esprimere loro stesse, senza paura e, al contempo, facendo di quello che indossano un riflesso della loro cultura e del paese cui appartengono”, ha commentato la designer.

Style 21 Febbraio, 2020 @ 9:59

La Fashion Week e gli influencer: da creator digitali a social icon

di Forbes.it

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La Fashion Week e gli influencer: da creator digitali a social icon
(Pascal Le Segretain/Getty Images)

di Matteo Pogliani

C’era un tempo dove la fortuna degli influencer si costruiva e si consolidava online. Blog, Twitter, YouTube e poi Instagram, piattaforme diverse, ma un unico filo conduttore: il mondo digital. Era in questo “non luogo” che i creator davano vita ai loro contenuti e grazie a questi rinsaldavano la propria autorevolezza, guadagnandosi una posizione di riferimento all’interno di un network di utenti. Relazioni che negli anni si sono sempre più rafforzate, portando molte di queste figure a divenire veri riferimenti mediatici, persone credibili, capaci di avere un reale impatto sulle decisioni (anche d’acquisto) dei propri follower. Un tempo che pare essere passato o, meglio, che si è evoluto profondamente. 

Da influencer a icon, social icon

Il radicarsi e l’abitudine alla presenza e al modo di comunicare degli influencer sono senza dubbio cresciuti esponenzialmente negli ultimi anni, portandoli da essere fenomeno sorprendente, ma ancora poco diffuso, a macchine mediatiche rodate. Elemento che, in parte, ne ha modificato l’impatto e la relazione con gli utenti in una lenta, ma inesorabile, perdita di spontaneità e naturalezza. Anche l’abitudine e l’eccesso di un certo tipo di post sponsorizzati su Instagram da parte degli influencer non ha sicuramente giovato in tal senso, portando queste figure a lasciare sempre più il ruolo di creator a scapito di un ritorno sempre più evidente a quello di testimonial.

Il valore aggiunto che si sposta dal cosa al chi, in cui non è più importante solo il contenuto prodotto quanto la posizione di chi lo pubblica. Contenuti che restano sì fondamentali, ma più in fase di crescita, strumento per guadagnare quel necessario ruolo all’interno di un network e che, spesso, non si fermano più ai media digitali.

Una rivoluzione che trova spiegazione nella trasformazione stessa degli influencer, da utenti, seppur preminenti, a brand, in un ribaltamento di approccio e ruoli che nella sua apparente semplicità è radicale e cambia profondamente l’approccio degli utenti e dei marchi a queste figure. 

Sia chiaro, ciò non significa o non si traduce in un minor impatto o importanza delle partnership tra brand e influencer (i tanti casi, anche recenti, lo dimostrano), ma in un cambio di prospettiva sia a livello progettuale che, soprattutto, di obiettivi.

Un’influenza che ancora resiste e che guida i consumatori (secondo un report IPSOS due italiani su tre hanno comprato prodotti spinti dagli influencer), ma che non è più tanto basata su competenza e trust, ma su ciò che l’influencer rappresenta, un ruolo che l’ONIM, Osservatorio Nazionale Influencer Marketing, ha ben definito social icon

Influencer: un impatto che si sposta (anche) offline

Una delle maggiori conseguenze di quanto detto è senza dubbio la crescente capacità degli influencer di travalicare le piattaforme social, generando impatto in modo più globale, anche offline. Un impatto che non è più mera questione di performance (reach, interazioni, view), ma diventa di validazione stessa delle collaborazioni, o eventi, in cui l’influencer è coinvolto. Una social proof che trae linfa dal digitale (perché è lì che l’influencer è diventato ciò che è), ma che genera riverbero anche al di là di esso e dei suoi canali, in un percorso liquido in cui offline e online convivono senza vincoli o confini. 

Esempi perfetti in tal senso sono le sfilate e gli eventi delle Fashion Week. Eventi reali che sempre più vedono la partecipazioni di influencer e social icon. Ma se un tempo tale presenza era strettamente connessa al loro raccontare sui canali digital sfilate e occasioni mondane, generando awareness e coinvolgimento degli utenti, oggi diventano testimonial, arricchendo alle basi l’evento e diventandone driver di conversazione

Achille Lauro, dopo il progetto evento di Sanremo, ha proseguito la sua collaborazione con Gucci anche nelle sfilate milanesi. Ma non vi sono post sull’account di Lauro né su quello del brand. L’obiettivo prefissato è usare il performer come significante, amplificando grazie a lui e al suo personaggio icona lo storytelling della marca e dell’evento stesso, aumentandone ed orientandone la percezione.

Le performance vengono di conseguenza: è proprio tale arricchimento che porta con sé user generated content e, grazie all’attenzione dei media, earned content.

Lifestyle 4 Ottobre, 2019 @ 2:15

Il nuovo ristorante di Jacquemus è un autentico rifugio mediterraneo, a Parigi

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

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Oursin, il nuovo ristorante di Jacquemus

Il ricordo è quello delle passate serate estive che vorremmo interminabili, trascorse su una terrazza o sorseggiando un cocktail a base di limone e profumo di mare. Grazie allo stilista Simon Porte Jacquemus, l’estate non è ancora finita. E così, dopo il recente opening del café Citron al secondo piano delle Galeries Lafayette des Champs-Élysées, un vero e proprio angolo di Provenza nel cuore di Parigi, il designer francese ha inaugurato il ristorante Oursin: arredi fortemente mediterranei, curati da Simon Porte a quattro mani con Clara Cornet, direttore creativo delle Galeries Lafayette Champs-Elysées.

Pareti ricoperte di calce, scavate da tante piccole nicchie dove ci sono prodotti artigianali collezionati da Simon Porte, una vite rampicante, morbide panche e sedie in rattan intrecciato a mano, tutto descrive l’estetica precisa e inconfondibile del designer, che a soli 18 anni ha lasciato il sud della Francia per recarsi a Parigi a studiare moda.

In cucina, i prodotti portano la firma di Caviar Kaspia Group (in partnership anche per Citron), famoso per il suo oro nero, che riunisce alcune delle più sofisticate eccellenze culinarie in Belgio, Francia, Italia, Thailandia e Gran Bretagna. Il menù a base di pesce, poi, è a cura dello chef Erica Archambault e spazia dalla Sicilia alla Grecia per tornare all’adorata Côte d’Azur.

Tra le prelibatezze che si possono gustare nel nuovo place to be parigino ci sono alcuni piatti tipici della cucina mediterranea come linguine alle vongole, ricci di mare, rombo arrostito, pane fatto in casa al nero di seppia. E poi i dolci: pesche bianche cotte in uno sciroppo con verbena, fichi e more servite con un gelato al miele, ganache al cioccolato, mirtilli selvatici…Marie Antoinette non avrebbe battuto ciglio.

Style 23 Agosto, 2019 @ 12:10

Chi seguire su Instagram durante il mese dedicato alla moda

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

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L’uscita finale di Versace autunno-inverno 2019 (Versace)

Manca davvero poco all’inizio del mese dedicato alla moda donna primavera-estate 2020. Un roadshow come sempre ricco di sfilate, presentazioni e party esclusivi che prenderà il via da New York (6-14 settembre), per poi coinvolgere Londra (13-17), Milano (17-23) e infine Parigi, dal 23 settembre al 1 ottobre. E come per ogni stagione, la Grande Mela torna a far parlare di sé per grandi ritorni e defezioni eccellenti. Come quella di Rodarte, che ha confermato l’abbandono della passerella d’oltreoceano.

Grande curiosità invece per lo spettacolo di Tommy Hilfiger che, dopo tre anni di assenza, torna a NY per presentare #TommyXZendaya, collezione nata insieme all’attrice di Spider-Man, Zendaya (lo spettacolo seguirà il formato see-now-buy-now). E poi Tom Ford, Ralph Lauren, Tory Burch, Michael Kors, The Row, brand fondato da Ashley Olsen e Mary-Kate Olsen, Coach 1941, Proenza Schouler, e Marc Jacobs che, come sempre, chiuderà la kermesse.

E se a Londra l’appuntamento sarà con Molly Goddard, House of Holland, David Koma, Anya Hindmarch, Victoria Beckham, Simone Rocha, Erdem, JW Anderson e Burberry, Milano Moda Donna si prepara a sorprendere stampa, buyer e addetti al settore con importanti new entry come quelle di Boss, Peter Pilotto, solitamente a Londra, Simona Marziali-Mrz, vincitrice di Who’s on Next 2018, Shuting Qiu e Drome che stavolta preferisce il capoluogo lombardo a Parigi.

Ma come ormai tutti gli appassionati sapranno, è Instagram la vetrina principale dove trend, momenti backstage e scatti da passerella trovano il loro place to be per eccellenza. Ecco allora 11 profili da seguire per non perdere nemmeno un momento del fashion month e trarre ispirazione per la prossima stagione calda.

@evachen212

Eva Chen @evachen212

Eva Chen è la direttrice delle partnership di moda con Instagram e autrice di libri per bambini. In passato è stata redattore capo di Lucky e direttore di bellezza e salute presso Teen Vogue. I suoi non sono quasi mai scatti “patinati” ma di certo ispirano le nuove tendenze.

@alessandraairo

Alessandra Airo’ @alessandraairo

Pugliese ma milanese di adozione, classe 1984. Dopo un periodo alla Central Saint Martins College of Art and Design di Londra lancia il blog Little Snob Thing, un salotto letterario dove si parla di moda, amore e tante altre cose. Inutile dire che la troverete in prima fila a tutte le sfilate internazionali.

@tommyton

Tommy Ton @tommyton

Tommy è un fotografo canadese noto per il suo fashion blog Jak & Jil, e la sua passione (e talento) per la street photography durante le settimane della moda di tutto il mondo. I suoi soggetti preferiti? Carine Roitfeld e Anna Dello Russo.

@erika_boldrin

Erika Boldrin @erika_boldrin

Anche lei inizia come blogger di My Free Choice, anzi sarebbe più corretto dire che prima di diventare un influencer da 456mila seguaci Erika lavorava in banca. Si descrive lei stessa sulla sua pagina web: “Fin da piccola adoravo leggere…passione che mi è rimasta negli anni (adoro i fumetti di Chales Schulz I PEANUTS; mi piace il silenzio, la tranquillità e anche lo stare da sola in certi momenti”.

@carolinedemaigret

Caroline de Maigret @carolinedemaigret

Modella francese, produttrice musicale e scrittrice, discende da un ramo dell’aristocrazia della Borgogna da parte di padre e dai principi polacchi Poniatowski dal ramo materno. Presenza fissa delle sfilate di Chanel e musa di Lancôme, la sua è un’eleganza parigina senza tempo.

@vittoria

Vittoria Ceretti @vittoria

Ventun’anni, ma già una supermodella. Vittoria Ceretti inizia la sua carriera partecipando al concorso Elite Model look nel 2012. Da quel momento, e precisamente dalla prima passerella con Dolce & Gabbana, la giovane bresciana conquista la pedana di brand come Chanel (dove spesso apre e chiude il catwalk), Tom Ford, Etro e Valentino. Complice il suo stile off-duty, chic ma senza sforzo.

@leandramcohen

Leandra Medine Cohen @leandramcohen

Leandra Medine Cohen è una scrittrice, blogger e umorista americana famosa per aver creato Man Repeller, un sito indipendente di moda e lifestyle che si distingue per una vena ironica inaspettata. Anche le immagini del suo feed, contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare, sono senza filtri ma di grande appeal.

@carineroitfeld

Carine Roitfeld @carineroitfeld

Carine è nata a Parigi nel 1954 ed è cresciuta nell’elegante quartiere di Auteuil nel 16° arrondissement. Figlia di una “classica donna francese” e di un produttore cinematografico, è stata direttrice di Vogue Paris. All’età di diciotto anni, Carine Roitfeld iniziò a lavorare come modella, dopo essere stata notata lungo una strada di Parigi da un fotografo britannico. Nel 2011 lancia la rivista CR Fashion Book e ad aprile 2019 entra nell’ufficio creativo di Karl Lagerfeld come style advisor del brand.

(patmcgrath.com)

Pat McGrath @patmcgrathreal

Custodisce tutti i segreti del beauty. Conosce tutte le modelle più famose del mondo che, a loro volta, fanno a gara per farsi truccare da lei prima di una sfilata. Pat McGrath cresce a Northampton  in Inghilterra (la madre, Jean McGrath, era un’immigrata giamaicana). Lo scorso anno ha lanciato la sua linea di prodotti: palette e rossetti diventati dei prodotti cult.

@thesartorialist

The Sartorialist @thesartorialist

La mente dietro The Sartorialist è Scott Schuman, uno dei fotografi e blogger di moda più conosciuti e apprezzati al mondo. L’idea originale fu quella di pubblicare sul blog le foto che scattava in giro per il mondo a personaggi (modelle, influencer, imprenditori o semplicemente gente comune) che riteneva vestiti con uno stile  interessante.

@bat_gio

Giovanna Battaglia @bat_gio

Respira l’arte sin da bambina: il padre è un pittore di origine siciliana, mentre la madre, di origine calabrese, lavora come scultrice. A sedici anni diventa modella e musa di Dolce & Gabbana e a 28 anni inizia a lavorare come stylist freelance. Poi a un certo punto, la sua carriera subisce una svolta e viene assunta come fashion editor di L’Uomo Vogue, dove lavora a fianco di Anna Dello Russo e poi ottiene nuovi incarichi per Condé Nast. Il suo ultimo libro, Gio_Graphy: Fun in the Wild World of Fashion, è stato celebrato nel 2017 con un book signing all’Armani/Libri.

Style 17 Giugno, 2019 @ 3:36

Il racconto bucolico di Fendi insieme ai ricordi di Luca Guadagnino

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

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persone verde
Caro Daur, Silvia Venturini Fendi, Tommy Dorfman e Rob Raco

Un cappello di paglia, una coperta da picnic Pequin in lana e charm-apribottiglia a forma di attrezzi da giardinaggio. Sullo sfondo, le note del compositore giapponese Ryuichi Sakamoto. Potrebbe essere la descrizione perfetta di un quadro bucolico di John Constable e invece è il set della sfilata Fendi primavera-estate 2020. Che per la sua nuova collezione maschile porta la stampa internazionale nella cornice bucolica milanese per eccellenza: i giardini di Villa Reale. Con un guest artist d’eccezione, il regista Luca Guadagnino che ha prestato la sua visione artistica in tutti gli elementi dello show: dalle stampe grafiche agli accessori, dalla direzione artistica della location al casting, per arrivare alla colonna sonora.

Disegnata nei momenti di pausa sul set di Suspiria, la linea uomo è il risultato di una serie di linee multicolori sovrapposte in un mix astratto di scacchi e strisce naïf. Le stampe pensate dal regista palermitano, “Botanics for FENDI”, fanno capolino su capi sartoriali in cotone, capienti borse in nylon, capispalla leggeri, coperte da picnic in lana e su una delle borse della maison romana più amate: la Peekaboo. Sulle gonne lunghe in seta, poi, le stampe sono una rievocazione dell’infanzia che
Guadagnino ha trascorso in Etiopia. La collezione di accessori presenta anche riferimenti all’arte del giardinaggio con cappelli estivi in rafia intrecciata, portachiavi con rastrelli e cesoie in miniatura.

Salopette, cappotti, pantaloni cargo, lunghe camicie polo e abiti si colorano di verde, beige e marrone, i colori della terra, in materiali naturali come la seta, il cotone, il cashmere, la pelle e il denim. Workwear sartoriale en plein air. Quella tra Silvia Venturini Fendi e il regista di Call me by your name è un’amicizia di lunga data. La prima collaborazione risale al 2005 e ha dato vita al cortometraggio The First Sun, commissionato dalla stilista con la presentazione della collezione uomo primavera-estate 2006. La designer inoltre è rispettivamente produttrice associata e produttrice dei film Io Sono L’Amore (2009) e Suspiria (2018) di Guadagnino.

 

Style 15 Giugno, 2019 @ 10:56

Il volto borghese e underground delle sfilate milanesi

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

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giardini villa
Galleria d’Arte Moderna in Milan, Italy, View from Giardini Di Villa Reale Comunale (shutterstock)

Al via da ieri la nuova edizione di Milano Moda Uomo, in calendario fino al 17 giugno, che porterà sotto i riflettori ben 52 collezioni, di cui 25 nel format di sfilata, 21 presentazioni e 25 eventi. Ad aprire le danze Ermenegildo Zegna mentre si tratta di un ritorno eccellente per Etro, Palm Angels e Philipp Plein. Ma la nota di interesse, a parte il fatto che anche quest’anno alcuni brand hanno scelto di optare per il format co-ed come Dsquared2, Marcelo Burlon County of Milan, Neil Barrett e Sunnei, è la scelta delle location. Che mettono in evidenza il doppio volto, underground e borghese, di una Milano alla costante ricerca di rinnovamento.

Si comincia con Zegna, marchio che ha inaugurato la fashion week con uno show serale nell’area ex Falck di Sesto San Giovanni, vecchie acciaierie diventate nel tempo l’area dismessa più grande di tutta Europa. Una scelta curiosa, quella ricaduta sull’area urbana nota come la “Stalingrado d’Italia”, soprattutto considerando che per le stagioni precedenti erano stati Palazzo Mondadori, Hangar Bicocca, Stazione Centrale e Università Bocconi le passerelle del marchio.

Insolita, e decisamente urbana, anche la scelta di Trussardi, il garage di via Agnello (noto in città come il garage di Rinascente), e del brand Sunnei, disegnato dal duo Simone Rizzo Loris Messina, che per la loro sfilata in agenda domenica hanno scelto via Caduti di Marcinelle, in zona Rubattino. Una decisione che però in questo caso non si limita solo all’evento del 16 giugno ma accompagna un progetto di riqualificazione dello spazio di 4mila metri quadrati lungo il fiume Lambro, che sarà successivamente teatro di una serie di iniziative ad hoc sotto la direzione artistica di Sunnei e il patrocinio del Comune di Milano. Altra sfilata, altra fabbrica metropolitana per Numero 00 che si trasferisce nell’ex fabbrica di Panettoni Cova in via Popoli Uniti a Nolo (già scelta da Jil Sander a settembre 2018 e tornata protagonista dell’ultimo Fuorisalone milanese).

passerella
(Courtesy Sunnei)

Ma come dicevamo, c’è anche un altro volto, più conservatore e borghese. Da un lato Fendi presso i giardini di Villa Reale e Armani, a Palazzo Orsini, edificio storico di Milano situato in via Borgonuovo 11, e sede dell’azienda. Dall’altro maison come Versace, habitué di Via Gesù, Prada, che invece della sede di via Fogazzaro si sposterà in Montenapoleone (e proprio ieri ha organizzato un party in Fondazione dal titolo “I Want to Like You but I Find it Difficult”) e Stella McCartney, grande novità di questa edizione, che ha ambientato la sua sfilata in un chiostro romanico a due passi dalla Borsa di Milano.