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Style 17 giugno, 2019 @ 3:36

Il racconto bucolico di Fendi insieme ai ricordi di Luca Guadagnino

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda e tutto ciò che le gravita attorno.Leggi di più dell'autore
Nata in Sicilia, si trasferisce a Milano per studiare giurisprudenza ma soprattutto per inseguire la sua più grande passione: la scrittura. In precedenza ha collaborato con il quotidiano di Class editori MFFashion occupandosi di moda e finanza. Appassionata di romanzi gialli, musica jazz e cinema. chiudi
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Caro Daur, Silvia Venturini Fendi, Tommy Dorfman e Rob Raco

Un cappello di paglia, una coperta da picnic Pequin in lana e charm-apribottiglia a forma di attrezzi da giardinaggio. Sullo sfondo, le note del compositore giapponese Ryuichi Sakamoto. Potrebbe essere la descrizione perfetta di un quadro bucolico di John Constable e invece è il set della sfilata Fendi primavera-estate 2020. Che per la sua nuova collezione maschile porta la stampa internazionale nella cornice bucolica milanese per eccellenza: i giardini di Villa Reale. Con un guest artist d’eccezione, il regista Luca Guadagnino che ha prestato la sua visione artistica in tutti gli elementi dello show: dalle stampe grafiche agli accessori, dalla direzione artistica della location al casting, per arrivare alla colonna sonora.

Disegnata nei momenti di pausa sul set di Suspiria, la linea uomo è il risultato di una serie di linee multicolori sovrapposte in un mix astratto di scacchi e strisce naïf. Le stampe pensate dal regista palermitano, “Botanics for FENDI”, fanno capolino su capi sartoriali in cotone, capienti borse in nylon, capispalla leggeri, coperte da picnic in lana e su una delle borse della maison romana più amate: la Peekaboo. Sulle gonne lunghe in seta, poi, le stampe sono una rievocazione dell’infanzia che
Guadagnino ha trascorso in Etiopia. La collezione di accessori presenta anche riferimenti all’arte del giardinaggio con cappelli estivi in rafia intrecciata, portachiavi con rastrelli e cesoie in miniatura.

Salopette, cappotti, pantaloni cargo, lunghe camicie polo e abiti si colorano di verde, beige e marrone, i colori della terra, in materiali naturali come la seta, il cotone, il cashmere, la pelle e il denim. Workwear sartoriale en plein air. Quella tra Silvia Venturini Fendi e il regista di Call me by your name è un’amicizia di lunga data. La prima collaborazione risale al 2005 e ha dato vita al cortometraggio The First Sun, commissionato dalla stilista con la presentazione della collezione uomo primavera-estate 2006. La designer inoltre è rispettivamente produttrice associata e produttrice dei film Io Sono L’Amore (2009) e Suspiria (2018) di Guadagnino.

 

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