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Business 31 Ottobre, 2019 @ 8:08

Fca – Peugeot: ecco come sarà il nuovo gruppo

di Forbes.it

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Michael Manley e John Elkann
Michael Manley, ceo di Fiat Chrysler al Gran Premio di Monza di Formula Uno con John Elkann (Lars Baron/Getty Images)

Dopo le indiscrezioni le conferme ufficiali. Con una nota diffusa questa mattina FCA ha confermato quanto rivelato ieri dal Wall Street Journal, circa una possibile aggregazione di Fiat Chrysler con il gruppo PSA (Peugeot): “Il Consiglio di Sorveglianza di Peugeot S.A. e il Consiglio di Amministrazione di Fiat Chrysler Automobiles N.V. – si legge nel documento – hanno concordato all’unanimità di lavorare a una piena aggregazione dei rispettivi business tramite una fusione paritetica (50/50). Entrambi i consigli hanno dato mandato ai rispettivi team di portare a termine le discussioni per raggiungere nelle prossime settimane un Memorandum of Understanding vincolante”.

Le discussioni in corso aprono la strada alla creazione di un nuovo gruppo di dimensioni e risorse globali, detenuto al 50% dagli azionisti di Groupe PSA e al 50% dagli azionisti di FCA. In un settore in rapida evoluzione, la società risultante dalla fusione farà leva sulla sua forza nella ricerca e sviluppo e sul suo ecosistema globale per accelerare l’innovazione e affrontare queste sfide con agilità ed efficienza negli investimenti”.

Ecco i punti programmatici individuati nella nota di Fca:

  •  L’aggregazione creerebbe il 4° costruttore automobilistico al mondo per vendite annuali (8,7 milioni di veicoli)
  • Inizialmente la società risultante dalla fusione beneficerebbe di margini tra i più elevati nei mercati ove presente, sulla base della solidità di FCA in Nord America e in America Latina e quella di Groupe PSA in Europa
  • L’aggregazione unirebbe la forza dei brand dei due gruppi nei segmenti luxury, premium, veicoli passeggeri mainstream, SUV, truck e veicoli commerciali leggeri, rendendoli ancora più forti
  • La società risultante dalla fusione unirebbe le ampie e crescenti competenze di entrambe le società in quelle tecnologie che stanno plasmando la nuova era della mobilità sostenibile, tra cui la propulsione elettrificata, la guida autonoma e la connettività digitale
  • Sinergie annuali a breve termine stimate in circa 3,7 miliardi di euro, senza chiusure di stabilimenti
  • Management team congiunto altamente stimato e riconosciuto per un’eccezionale creazione di valore e comprovato successo in precedenti aggregazioni aziendali
  • Il Consiglio di Amministrazione della società capogruppo olandese avrebbe una rappresentanza bilanciata e una maggioranza di consiglieri indipendenti. John Elkann Presidente e Carlos Tavares CEO e membro del Consiglio
  • La nuova capogruppo con sede in Olanda sarebbe quotata su Euronext (Parigi), Borsa Italiana (Milano) e al New York Stock Exchange e continuerebbe a mantenere una importante presenza nelle attuali sedi operative centrali in Francia, Italia e negli Stati Uniti. Prima del perfezionamento dell’operazione, FCA distribuirebbe ai propri azionisti un dividendo speciale di 5,5 miliardi di euro, nonché la propria partecipazione in Comau. Inoltre, sempre prima del perfezionamento dell’operazione, Peugeot distribuirebbe ai propri azionisti la partecipazione del 46% detenuta in Faurecia. Ciò consentirebbe agli azionisti del gruppo risultante dalla fusione di condividere equamente le sinergie e i benefici derivanti da una fusione, riconoscendo nel contempo il valore significativo della piattaforma differenziata di FCA in Nord America e la sua forte posizione in America Latina, compresi i suoi margini ai vertici del settore in quelle regioni. Ciò rifletterebbe anche il valore aggiunto che i marchi globali di fascia alta di FCA, Alfa Romeo e Maserati, apporterebbero grazie al loro notevole potenziale di sviluppo.
Business 30 Ottobre, 2019 @ 8:54

Fiat Chrysler – Peugeot, perché una fusione potrebbe funzionare

di Forbes.it

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Il love affair tra due nobili rampolli dell’auto, John Elkann e Robert Peugeot, si fa più reale. Era solo il marzo scorso quando il leader di FFP, la finanziaria di casa Peugeot grande azionista del gruppo assieme allo Stato francese lanciava, attraverso un’intervista a Les Echos, l’auspicio che “i pianeti si allineassero” rendendo possibile una fusione tra il gruppo francese e Fca. Ora si esce dal campo delle ipotesi e si entra in quello delle indiscrezioni. Perché il Wall Street Journal, citando persone informate della situazione, ha scritto di discussioni in corso tra i due gruppi per dare vita a un gigante automobilistico con una capitalizzazione di Borsa pari a 50 miliardi di dollari.

A favorire le nozze – si disse a marzo – poteva essere la tecnologia visto che il costruttore francese è considerato il più avanzato nella ricerca delle soluzioni per abbassare le emissioni almeno in Europa. Ma non c’è naturalmente solo questo, a partire dai volumi, come aveva scritto per Forbes.it Ugo Bertone: “Dalla combinazione dei due gruppi potrebbe nascere un colosso in grado di vendere più di nove milioni di vetture (3,7 di Peugeot, 4,5 milioni di Fiat Chrysler). Poi c’è la distribuzione delle vendite: Fiat Chrysler forte nel Nord America (dove Peugeot è assente), Psa ben installata in Cina. Entrambe le società, poi, hanno i numeri per assicurarsi la leadership nel segmento delle utilitarie. Sul fronte finanziario, il partner italoamericano ha in pratica azzerato il debito industriale tanto da potersi concedere il lusso di avviare investimenti per 4,5 miliardi di dollari per i super Suv da produrre negli Stati Uniti e così consolidare il successo che ha consentito al gruppo, uscito per tempo dalle berline, di sfruttare al meglio il favore del mercato per Jeep e Ram. Peugeot, intanto, può vantare una salute invidiabile, 9 miliardi in cassa”.

Un ultimo punto da non sottovalutare? Carlos Tavares, il direttore generale del gruppo che ha conquistato i galloni di numero uno grazie allo straordinario successo dell’acquisto di Opel e del bis in Vauxhall può essere considerato l’unico personaggio in grado di succedere, per carisma, a Sergio Marchionne.

Business 7 Ottobre, 2019 @ 11:30

La nuova scossa elettrica di Fiat Chrysler

di Ugo Bertone

Contributor, ho visto cambiare l’economia italiana.Leggi di più dell'autore
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Mike Manley, ceo di Fca
Mike Manley, ceo di Fca (Bill Pugliano/Getty Images)

Articolo tratto dal numero di ottobre di Forbes

“Non siamo noi in ritardo, sono gli altri  ad essere arrivati troppo presto”. Il ceo di Fiat Chrysler, Mike Manley, ha liquidato così  le perplessità degli analisti sui piani elettrici del gruppo che hanno, tra l’altro, suscitato le critiche di Romano Prodi che, commentando la vendita di Magneti Marelli, ha lamentato che buona parte degli introiti sia finito agli azionisti piuttosto che per finanziare la transizione verso l’auto ad emissione zero. “Il nostro piano industriale prevede oltre 5 miliardi di investimenti in Italia”, ha replicato John Philip Elkann parlando agli industriali torinesi. “Ed è centrato proprio sui veicoli puramente elettrici e sugli ibridi plug-in”.

La polemica riflette ancora le perplessità avanzate a suo tempo da Sergio Marchionne, l’ultimo tra i big dell’auto (più per i limiti del budget di Fiat Chrysler che per ostilità ideologica) a sposare la carta dell’elettrico. Eppure, fu proprio SuperSergio in occasione della presentazione a Balocco del business plan al 2022, l’ultima sua sortita pubblica davanti agli addetti ai lavori, ad annunciare la svolta verde: eliminazione del diesel entro il 2021 (“un obiettivo un po’ troppo aggressivo”, ha riconosciuto di recente il responsabile Fca dell’area emea, Pietro Gorlier, rinviando lo stop); 9 miliardi di investimenti per accelerare il passaggio all’auto elettrica in ogni forma, dall’ibrido al plug-in , cioè dotate di batterie ricaricabili “alla spina”, in modo da percorrere almeno qualche decina di chilometri senza carburante fossile. Da allora il gruppo italo-americano ha concentrato molte energie nel varo in Europa della 500 elettrica che vedrà la luce a Torino entro la metà del 2020, sulla base del modello già presente in California, già croce più che delizia per Marchionne, costretto a vendere sottocosto la vettura (con una minus di 14mila dollari a pezzo).

Ma l’elettrico sembra ormai entrato nel futuro del gruppo, come confermano i piani industriali dei singoli marchi e come ha assicurato lo stesso Manley: “C’è chi pensa che Fca sia scettica sull’elettrico. Non c‘è niente di più lontano dalla verità”. A dimostrarlo c’è una tabella di marcia impressionante, almeno sulla carta. Nel 2020, oltre alla 500 elettrica ci sarà il varo della Jeep Renegade ibrida plug-in che sarà prodotta a Melfi così come la Compass. Intanto a Toledo nell’Ohio nascerà la versione plug-in della Wrangler. “Nel 2021”, ha aggiunto il ceo, “avremo il debutto di un’altra elettrica, un’altra ibrida plug-in e quattro mild hybrid”.

E non è che l’inizio: entro la deadline del 2022, il catalogo Fca conterà un totale di 12 sistemi di propulsione elettrica (bev, phev, full-hybrid e mild-hybrid) nelle architetture globali, con 30 diversi modelli che adotteranno uno o più di tali sistemi. Tra questi merita una citazione Maserati, un marchio “formidabile” secondo Manley, vittima in passato di alcuni errori strategici (compresa l’abbinamento con Alfa Romeo, la scuderia oggi più sofferente). Nel 2020 è prevista, accanto a una ibrida ricaricabile, l’uscita della Alfieri 100% elettrica che sarà anche a trazione integrale, capace di accelerare da 0 a 100 km/h in 2 secondi circa. La velocità massima della vettura messa a punto su una nuova piattaforma in alluminio supererà i 300 chilometri all’ora. Una meraviglia che lascia perplessi alcuni analisti. Come farà Fca a sostenere i costi di sviluppo? C’è chi fa notare che Porsche e Bmw, che assieme vendono più di un milione di vetture, hanno deciso di condividere i costi di sviluppo delle nuove supercar elettriche. E che futuro può avere, all’altro estremo della gamma, la Centoventi, l’elettrico cheap alla portata di tutte le tasche? Il principio, affascinante, è quello di un’elettrica da città, modulare e ultra personalizzabile: povera ed essenziale all’atto dell’acquisto, ma da arricchire “a rate” con accessori e batterie supplementari fino a un massimo di 500 chilometri di autonomia. Le idee, insomma, non mancano. Ma le dimensioni finanziarie della sfida fanno davvero paura. Al punto che, nonostante lo stop alle trattative con Renault, sembra difficile che il gruppo italo-americano, dopo aver evitato la multa sulle emissioni comprando crediti verdi da Tesla possa fare a meno di un partner ancora a lungo. Ma Elkann e Manley sono convinti di poter smentire le Cassandre. Com’è spesso avvenuto in 120 anni di storia, quelli che hanno preceduto la nascita della 500 elettrica.

Tecnologia 10 Giugno, 2019 @ 2:48

Fiat Chrysler stringe intesa per la guida autonoma con l’americana Aurora

di Forbes.it

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Dopo aver abbandonato i colloqui di fusione con la Renault, Fca si sta focalizzando su una nuova partnership negli Stati Uniti con la startup tecnologica Aurora per la realizzazione di veicoli commerciali a guida autonoma. L’accordo è stato annunciato, negli Stati Unti, da Fca Us (il braccio americano della casa automobilistica) e da Aurora, che hanno firmato un memorandum d’intesa riguardante unicamente veicoli commerciali a guida autonoma.

Come si legge in una nota ufficiale, sui veicoli della gamma Fca verrà integrato l’Aurora Driver, la piattaforma self-driving della startup fondata nel 2016 da Chris Urmson, ex dirigente di Google, Sterling Anderson, ex dirigente di Tesla e specializzato in guida autonoma e Drew Bagnell, ex dirigente di Uber. Si tratta di una tecnologia in grado di percepire e navigare nell’ambiente senza l’intervento umano e grazie all’accordo verrà integrata nella gamma dei veicoli commerciali Fca.

“Nell’ambito della strategia dei veicoli autonomi di Fca, continueremo a collaborare con partner strategici per soddisfare le esigenze dei clienti in un settore in rapida evoluzione”, ha dichiarato Mike Manley, ceo di Fiat Chrysler Automobiles. “Siamo entusiasti di stringere una partnership con Fca Usa per sviluppare un modello di business significativo per offrire i vantaggi dei veicoli commerciali a guida autonoma”, ha dichiarato il co-fondatore Sterling Anderson. 

La startup americana Aurora ha raccolto finora per 620 milioni di dollari di investimenti – ricevendo finanziamenti dai colossi come Shell e Amazon. La sua valutazione ha raggiunto i 2,5 miliardi di dollari. Con i nuovi capitali, il mese scorso ha acquistato Blackmore, un produttore di sensori laser che aiutano i veicoli robotici a muoversi nello spazio circostante.