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Business 11 Marzo, 2020 @ 10:07

Giada Zhang, la guerriera under 30 del food asiatico in Italia

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Articolo tratto dal numero di marzo di Forbes Italia. Abbonati. 

Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima. Quelli orientali di Giada, imprenditrice classe 1995, insieme al suo cognome, Zhang, raccontano molto di più: di una origine straniera e delle difficoltà vissute da una bambina (primogenita di una coppia di emigrati dalla Cina) nel farsi accettare e integrarsi con i compagni di scuola – “ero l’unica con gli occhi a mandorla e mi prendevano di mira per la mia pronuncia scorretta”, ricorda. Ma sono occhi che, allo stesso tempo, brillano della matura consapevolezza di chi pensa che la “diversità” rappresenti un motivo di ricchezza, “non solo per me stessa ma anche per le persone che mi circondano”.

Nata e cresciuta a Cremona, laureata con il massimo dei voti in international economics and management presso la Bocconi di Milano, Giada parla cinque lingue e ha già avuto diverse esperienze lavorative in Gran Bretagna, Usa e Asia. Il suo bagaglio culturale si è rivelato una risorsa in più rispetto ai suoi coetanei. “Penso di essere quasi una privilegiata”, dice, “perché spetta anche a me creare un ponte tra la Cina e l’Italia, portando valore aggiunto ai cinesi che vengono a contatto con l’Italia e agli italiani che vogliono conoscere meglio il meraviglioso mondo cinese”. La doppia cultura è alla base del business che porta avanti da qualche anno come amministratore delegato della Mulan Group, la prima azienda ad aver portato piatti pronti orientali made in Italy (cioè realizzati con materie prime italiane) nelle maggiori catene di supermercati in 15 regioni. Una realtà che sforna due milioni di piatti all’anno di involtini primavera, pollo alle mandorle, spaghetti di soia con verdure, solo per citare alcune tra le pietanze più amate. Piatti, sia freschi sia surgelati, confezionati in un nuovo impianto industriale di quattromila metri quadrati alle porte di Cremona, che permetterà di aumentare di cinque volte la produzione.

C’è una parola che, più di ogni altra, Giada ama citare nel raccontare la sua storia: dizionario, primo gradino che le ha consentito di crescere e salire sempre più in alto. Non un simbolo a caso. Provenendo da una famiglia in cui si parlava sempre in cinese, da piccola la lingua italiana ha rappresentato per lei un ostacolo non da poco. Ma ciò non è stato sufficiente a fermarla. “I compagni potevano farsi aiutare dai genitori, ma io no. Che colpa avevano i miei, che peraltro lavoravano duramente per potermi garantire un futuro migliore?”. Arrendersi non era un termine presente nel suo vocabolario. Ha studiato con fatica fino a che non ha preso il primo 10 in italiano (e in latino).

C’è molta tenacia nella vita di Giada. Già a otto anni, era abituata a sacrificare ogni momento libero. Di giorno aiutava mamma e papà nel ristorante e di notte studiava per inseguire i propri sogni. “I miei genitori mi dicevano sempre che per raggiungere grandi obiettivi nella vita avrei dovuto impegnarmi più duramente rispetto a tutti gli altri”. E così ha fatto. Non è un caso che l’azienda prenda il nome dall’eroina Mulan, protagonista guerriera dell’omonimo film d’animazione della Disney, che Giada vide all’età di quattro anni rimanendone subito ammaliata. “Per me è da sempre un simbolo d’indipendenza e di forza. Si salva da sola senza l’aiuto di alcun principe e rivendica con fierezza il suo diritto a essere trattata al pari di un uomo, anche nel bel mezzo di una guerra”.

Lo stesso fervore che Giada ha messo nel lavoro. L’avventura di Mulan Group, che ormai esiste da dieci anni, è partita dal ristorante di papà Ge Zhang e mamma Ge JianZhen, che agli inizi del 2000 riscuoteva parecchio consenso tra i clienti. Decisero così di chiedere all’Iper se fossero interessati ad avere cibo asiatico. “C’era un caporeparto appena promosso che voleva portare innovazione. Rispose: proviamoci. Con il primo ordine ci schierammo tutti: io e le mie sorelle Ambra ed Elisa a sgusciare gamberi, mia madre e mio padre in cucina”. Piano piano anche gli altri supermercati vennero a sapere della novità: vedevano che c’era la fila di gente che voleva assaggiare i cibi orientali, e si fecero avanti per avere i loro prodotti. “Il ristorante era una certezza ma i miei hanno preferito impegnarsi nell’azienda, hanno rischiato e sono andati avanti come imprenditori. Io li ho aiutati in questa impresa”. Sono stati anni complicati. Giada era quella in famiglia che sapeva meglio l’italiano: “Mi portavano spesso con loro dall’avvocato e dal notaio. Affrontavo la burocrazia e poi gliela spiegavo”.

Oggi quell’azienda, passata nelle mani di Giada, da un prodotto puramente B2B da grande distribuzione, è diventata una realtà omnichannel. Dalla Gdo, all’Horeca, il catering, il retail e non per ultimo il B2C. L’obiettivo per l’imminente futuro è quello di espandersi in tutta Europa, puntando a paesi come Austria, Francia e Germania. In ballo c’è anche il lancio dell’e-commerce, per permettere a chiunque di poter apprezzare la tradizione asiatica direttamente a casa propria. E quegli occhi a mandorla guardano sempre più in là: “Restituire alla mia comunità è un valore importante per me. Così come, nel mio piccolo, poter contribuire all’economia italiana portando cibo autentico orientale nelle tavole di tutti gli italiani”.

Leader 9 Marzo, 2020 @ 12:29

Talenti under 30: Imen Jane, il lato social dell’informazione

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda, viaggi, arte e nuove tendenze.Leggi di più dell'autore
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Forbes Under 30, giovani talenti italiani: Imen Jane, fondatrice di Will
Imen Jane

Se le chiedi quali sono state le cause che hanno condotto alla Brexit o, pensando al futuro, quale potrebbe essere la keyword socio-culturale dell’anno in corso, Imen Boulahrajane, nota anche con lo pseudonimo di Imen Jane, non ha dubbi nel rispondere. Su Instagram, dove in pochi anni ha raggiunto una platea di circa 300mila follower, è una delle personalità più seguite quando si parla di economia e politica internazionale. L’interesse verso questi temi è iniziato quando era ancora adolescente: era l’unica ragazza straniera in un comune di 5mila abitanti in provincia di Varese. “In quegli anni, volente o nolente, le persone mi fermavano per strada e mi chiedevano cosa significasse essere nata in un’altra città o perché gli arabi fossero considerati cattivi. Domande difficili per una bambina, e, cosa peggiore, non ero capace di soddisfare le loro domande”, spiega la venticinquenne di origini marocchine, nel suo “tempio” lavorativo e operativo: il Talent Garden di via Calabiana, a Milano. Luogo al quale è legata anche per il rapporto di amicizia con il fondatore, Davide Dattoli, (Forbes Europe 30 Under 30, classe 2019) attuale socio della sua nuova avventura, Will.

“Mi dava fastidio non avere mai le risposte per quelle domande, motivo per il quale da quel momento ho iniziato a interessarmi della guerra del Golfo, della questione Bush e di Saddam Hussein”. Anche il mondo del volontariato e delle associazioni ha influenzato la sua visione del mondo: “Da piccola partecipavo alle marce per la pace con la stessa frequenza con la quale oggi vado al supermercato”, dice ridendo. La scuola, da questo punto di vista, ha rappresentato per Imen un tassello fondamentale per la sua crescita personale a tal punto che durante il liceo si unisce a un’associazione di cultura politica di ispirazione progressista, FutureDem: “Come molti altri ragazzi della mia età non volevo essere etichettata da un partito, cercavo piuttosto una community dove poter condividere le mie idee”.

Quando poi arriva la scelta dell’università, Imen ha le idee chiare ma al tempo stesso non vuole precludersi nessuna possibilità. Medicina nell’ambito delle professioni sanitarie è solo una delle facoltà che ha valutato: “Penso di aver fatto il record di open day in quel periodo, il mio motto era ‘why not’?”

E pensare che, sui social, è arrivata grazie a Chiara Ferragni. Il suo rapporto con i social media è sempre stato alimentato dalla curiosità per il nuovo: “Amavo fare belle foto e ho speso i miei primi soldi comprando una Reflex, quando averne una non era ancora di moda come oggi. Mi piaceva fare delle foto che avessero un significato, documentare la realtà”. Nel primo Mac, tra i suoi indirizzi web preferiti comparivano The Blond Salad, il sito della giornalista di moda Leandra Medine e il blog parigino Cherry Blossom. Chiara rappresentava quel contenuto che non riusciva a trovare in Vogue, rendeva la moda democratica e accessibile.

“A un certo punto, ha iniziato a produrre sempre meno contenuti sul blog, invitando i suoi follower a seguirla su Instagram. Così mi sono decisa ad aprire il mio account”. Era il 2013. All’epoca non c’erano geotag o stories, era tutto molto embrionale; ha registrato il primo video nella sua camera in occasione del decennale dal fallimento di Lehman Brothers: “Rivedermi oggi a distanza di tempo è a dir poco traumatico”. In quei giorni una blogger americana aveva lanciato una challenge (si chiamano così le sfide lanciate sul web) che proponeva a tutti di fare tre stories parlando. “Una scommessa che mi ha messa alla prova e mi ha permesso di acquistare maggiore consapevolezza, uscendo dalla mia comfort-zone”. Certo, fare comunicazione attraverso i social non è semplice, bisogna stare attenti persino alle virgole, e considerando il numero di opinion leader che circolano in giro, l’informazione ha una responsabilità ancora più cruciale nella società.

Tramite Instagram Imen ha capito due cose: “Innanzitutto che le persone hanno sempre più fame di sapere, in secondo luogo che non è vero che il giornalismo è morto ma ha sicuramente cambiato faccia. Una volta abbiamo sbagliato a riportare la bandiera dell’Islanda e ci hanno subito corretti”. Quando parla di informazione Imen si riferisce al nuovo progetto che la vede oggi coinvolta insieme ai soci Alessandro Tommasi e Davide Dattoli, e battezzato Will, che in inglese significa ‘volontà’. La stessa volontà di creare un nuovo spazio di idee, taglio editoriale e contenuti aggiornati in tempo reale, dove si spazia dall’economia alla politica, passando per il climate change.

“Volevo realizzare da tempo un progetto più complesso con un team strutturato”. Era il 15 novembre quando incontrò Alessandro Tommasi: “Siamo entrati in un bar in Brera da sconosciuti e siamo usciti da soci”. In soli tre mesi Will ha aperto un round di finanziamento, raccogliendo 1 milione di euro, creato un team di 11 persone, aperto un account social e definito un business plan. “Al momento non posso dire in che direzione andrà, non escludo che più avanti potrebbe diventare un sito web vero e proprio. Finora abbiamo avuto dei riscontri positivi e questo ha dimostrato che vale il contenuto, prima del brand”, spiega l’economista, che a settembre 2020 arriverà nelle librerie italiane con un testo curato da Vallardi Editore. “Cosa ha fatto la differenza nei miei contenuti? Il fatto che mi occupo solo di quello che conosco davvero. Preferisco non sbilanciarmi su temi che non padroneggio, non mi sono mai voluta esibire. Seguo le conferenze di Draghi dal 2011, tornavo da scuola e le registravo”.

Scontato, a giudicare dal sorriso che sfodera in una foto pubblicata sul suo profilo, chiederle quale è stato l’incontro più emozionante finora. “Cottarelli, che ha apprezzato il mio lavoro sin da subito chiedendomi di collaborare con lui. Non me lo sarei mai aspettato”.

Leader 6 Marzo, 2020 @ 6:14

Erica Alessandri, chi è il volto della copertina di Forbes dedicata ai giovani leader

di Alessandro Rossi

Direttore di Forbes magazine.Leggi di più dell'autore
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Erica Alessandri, product digital manager di Technogym (Foto: Roberta Bruno)

“Sorella”, Erica Alessandri chiama proprio così l’azienda di famiglia, fondata dal padre Nerio nel 1983 e oggi produttore leader mondiale di attrezzature e soluzioni digitali per il fitness, il wellness e lo sport. I prodotti Technogym sono installati in 80mila centri wellness e 300mila abitazioni private in oltre 100 paesi del mondo. Sarà perché dentro all’azienda di Cesena Erica ci è cresciuta, sarà perché ha sempre visto la figura del padre, instancabile, resiliente, geniale, altruista, determinato come il suo modello di vita. L’infanzia trascorsa in Technogym, a giocare all’assistente di papà, impilando faldoni inutili e scrivendo documenti immaginari sulla carta copiativa, le ha fatto capire che quella era e sarebbe stata la sua vita. Ha lottato, studiato, girato il mondo, puntato i piedi e alla fine ce l’ha fatta. O meglio ce la sta facendo. Fa parte del consiglio di amministrazione di Techogym da quando, nel 2016, la società è stata quotata in Borsa e ha una posizione manageriale nell’ambito della divisione digitale. “Ma non riporto a mio padre, riporto al chief operating officier”, si schermisce subito Erica quasi a volersi preventivamente mettersi al sicuro dalla domanda che incombe in diversi casi come questo: scusi, lei, è figlia di papà?

Erica Alessandri, product digital manager di Technogym (Foto: Roberta Bruno)

Una ragazza che a 29 anni è in una posizione apicale in un’azienda come Technogym (634 milioni di fatturato nel 2018) non può permettersi di esser lì perché è la figlia dell’azionista di maggioranza, visto le responsabilità che ha e i ruoli che ricopre: non soltanto di manager a tutto tondo. Infatti, “oltre a votare le decisioni chiave e la strategia dell’azienda, prendo parte a numerosi eventi internazionali come il World Economic Forum, portando avanti l’eredità della famiglia e promuovendo la filosofia del benessere, che è stata coniata da mio padre nel 1992”, dice con orgoglio familiare e anche personale. Non deve essere facile entrare nel consesso di Davos, a meno di trent’anni, e dialogare con i rappresentanti dei potenti della Terra sui temi del wellness e della sostenibilità. Erica è motivata nel contribuire a portare una nuova prospettiva perché “trattano i problemi in modo troppo da establishment e si calano poco nella realtà contemporanea di tutti i giorni”. Non è saccenteria. È esperienza, quella che si è fatta negli anni in giro per il mondo (Erica parla quattro lingue) a lavorare in diverse istituzioni finanziarie o nell’ambito di un progetto sociale in El Salvador con il World Food Program dell’Onu o in Luxottica, la prima esperienza completa di lavoro, dove era arrivata giovanissima e ha vissuto una bella esperienza nel product marketing, o addirittura in fabbrica, in Technogym a Cesena, dove ha lavorato durante le vacanze estive nella linea di montaggio degli attrezzi.

Dal punto di vista operativo, dal suo arrivo in azienda, Erica ha ricoperto varie posizioni. In particolare, dopo l’Mba presso Insead, è entrata a far parte del team digitale di Technogym come product manager.

Erica Alessandri, product digital manager di Technogym (Foto: Roberta Bruno)

La tecnologia e l’innovazione sono nel dna Technogym sin dal suo inizio. Nel 1996 Technogym ha lanciato il primo software nel settore del fitness, poi i primi prodotti fitness connessi a internet, fino ad arrivare al 2012 con il lancio di Mywellness Cloud, la prima piattaforma cloud nel mondo del fitness in grado di offrire agli utenti la possibilità di connettersi in ogni luogo del mondo ed in ogni momento al proprio programma fitness personalizzato. Oggi grazie a Technogym Live è anche possibile accedere ai contenuti ed alle lezioni dei migliori trainers del mondo. A livello globale circa 15 milioni di persone sono registrate al cloud di Technogym in oltre 15mila palestre.

Nell’ambito della divisione digitale dell’azienda, una delle aree strategiche per lo sviluppo futuro, Erica sta lavorando allo sviluppo di un nuovo servizio digitale rivolto al consumatore finale che permetta di accedere in maniera facile e diretta all’ecosistema Technogym e a una serie di contenuti personalizzati a seconda del livello di fitness, delle passioni e delle inclinazioni personali. Fa parte anche del Consiglio di amministrazione di Wellness Foundation, la fondazione non profit fondata dal padre Nerio Alessandri con l’obiettivo di promuovere il wellness come opportunità sociale per tutti gli stakeholders: governi, imprese e cittadini.

“Alla fine degli anni ’80, in un settore dominato dal concetto edonistico di fitness, mio padre ha lanciato una nuova filosofia, il wellness”, ricorda Erica. “È uno stile di vita profondamente italiano che affonda le proprie radici nel mens sana in corpore sano dei romani e mira a migliorare la qualità della vita delle persone sulla base di tre pilastri: un’attività fisica regolare, una dieta sana ed equilibrata e un approccio mentale positivo”.

La missione di Wellness Foundation è quella di promuovere lo stile di vita del benessere attraverso la ricerca e l’educazione medica, animata da una forte convinzione che benessere e stili di vita salutari siano fondamentali per garantire la sostenibilità del mondo.

“Il benessere”, aggiunge, “è un’opportunità per tutti: per i governi di ridurre i costi dell’assistenza sanitaria, per le aziende di aumentare la produttività e la creatività, riducendo al contempo l’assenteismo e, naturalmente, per i cittadini di vivere una vita migliore e più sana”.

Erica è coinvolta nello sviluppo della seconda fase della Wellness Valley, un progetto sociale originariamente lanciato nel 2002 che in Romagna, il territorio di Technogym, coinvolge oltre 200 soggetti (dagli amministratori locali agli operatori turistici, dalle scuole alle università, alle aziende) per promuovere il benessere e sfruttarlo per garantire uno sviluppo economico sostenibile attraverso migliaia di iniziative di successo.

L’obiettivo di Erica oggi è quello di portare avanti la legacy di famiglia. Negli ultimi anni ha esposto l’esempio della Wellness Valley a varie conferenze internazionali per sensibilizzare su questa opportunità e cercare attivamente nuovi partner con l’obiettivo di replicarlo in altre comunità in tutto il mondo. Nel 2016, il World Economic Forum ha incluso la Wellness Valley nel suo Rapporto annuale sulla sanità come best practice.

“Di recente, sono stata invitata a far parte del board di una importante iniziativa del World Economic Forum dedicata allo studio del Consumatore del Futuro”, dice Erica con la semplicità di una ragazza della sua età. “In questo ambito, facendo leva sul modello concreto e funzionante della Wellness Valley promuoviamo il modello di sviluppo sostenibile delle wellness communities anche in altre aree del mondo: dallo sviluppo urbanistico e delle infrastrutture, all’implementazione di programma di benessere pubblici, privati o aziendali”. Le questioni ambientali e climatiche sono sempre state molto vicine alla sensibilità personale di Erica. Attualmente sta lavorando alla promozione di diverse iniziative all’interno dell’azienda per renderla il più sostenibile possibile. “Abbiamo eliminato l’uso di bottiglie di plastica, stiamo sostituendo tutti i nostri imballaggi e doniamo tutto il cibo in eccesso della nostra mensa (che di fatto è un vero e proprio ristorante…visto il livello di qualità) a un’organizzazione locale senza scopo di lucro, per un totale di circa 5mila pasti all’anno”.

Leader 6 Marzo, 2020 @ 5:19

Ecco i nuovi “talenti under 30” di Forbes Italia per il 2020

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Coordinatore di Forbes ItaliaLeggi di più dell'autore
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C’è chi ha realizzato la prima stampante 3D al mondo nei circuiti di Superbike per fare produzione real time nei box; chi ha fatto parte del team dell’Università di Yale che ha resuscitato alcune cellule cerebrali di un maiale morto; chi ha creato una startup di delivery che consegna qualsiasi prodotto dalla farmacia, inclusi i medicinali con ricetta, direttamente a casa; chi ha inventato una bottiglia intelligente che grazie alla tecnologia blockchain pulisce il pianeta quando viene utilizzata; e chi gestisce una piattaforma che aiuta ragazze a trovare il lavoro dei sogni in prestigiose case di moda come Prada, Valentino e Dior.

Sono solo alcune delle 100 menti brillanti, tutte italiane e sotto i 30 anni, che troverete sul nuovo numero in edicola di Forbes Italia, insieme ai 600 innovatori della Forbes 30under30 Usa & Canada, che stanno cambiando il corso e il volto di 20 settori con le loro idee dirompenti. Sono la prova che il futuro sarà nuovo, eccitante e profondamente diverso.

Una generazione di giovani leoni pronta a rimboccarsi le maniche come hanno fatto i loro nonni quando ricostruirono un paese ridotto in macerie. L’impegno è il segno distintivo verso il successo come nel caso della cover story. La copertina va infatti a Erica Alessandri (categoria Marketing & Advertising), cresciuta in Technogym e ora digital product manager. Erica fa parte nel board e la rappresenta al World Economic Forum. Dal celebre padre Nerio, che ha sempre scelto come modello, ha appreso tenacia, applicazione, genialità e attenzione alle istanze sociali dell’impresa. Erica sta portando avanti il suo sogno personale, quello di affermarsi nelle posizioni manageriali dell’azienda di famiglia, che chiama in modo suggestivo. “Ho un fratello più piccolo, Edoardo, che studia ancora e una sorella maggiore con cui condivido tutto, anche i segreti. Si chiama Technogym”, ricorda Erica. A soli 29 anni ha una posizione di vertice all’interno di una realtà che fattura oltre 600 milioni di euro all’anno.

Tra le storie di copertina anche quella di Giada Zhang (categoria Food & Drink), imprenditrice nata e cresciuta a Cremona, figlia di una coppia di emigrati dalla Cina. È alla guida di Mulan Group, un gruppo da circa 4 milioni di euro di fatturato annuo che rifornisce di cibo asiatico i supermercati italiani in ben 15 regioni. Le sue origini non sempre l’hanno aiutata – “ero l’unica bambina con gli occhi a mandorla e mi prendevano in giro per la pronuncia” – ma, racconta a Forbes Italia, “la diversità rappresenta motivo di ricchezza”.

E di diversity si parla anche nel caso di Imen Jane, all’anagrafe Imen Boulahrajane, 25 anni, italo-marocchina e co-fondatrice del progetto editoriale Will. È diventata popolare raccontando ai suoi 300mila seguaci su Instagram i temi caldi della politica internazionale e dell’economia. “Non è vero che il giornalismo è morto, ma sicuramente ha cambiato faccia”, dice.

Dall’America arrivano le sorelle Carolina e Claudia Recchi, che hanno fondato EdSights, un chatbot capace di verificare con gli studenti universitari a rischio abbandono l’impegno, i compiti a casa, e i problemi finanziari o personali che potrebbero mettere a rischio il loro percorso di studi. “Il sogno è quello di dare opportunità a quei ragazzi che lasciano gli studi perché non possono permettersi neanche il pranzo”.

Sempre fuori i confini nazionali, in Germania, è nata la startup Bella & Bona, una mensa aziendale online per i lavoratori. I tre amici co-fondatori, Niccolò Lapini, Matteo Cricco e Niccolò Ferragamo (già tra gli under 30 italiani dell’anno scorso) hanno raccolto circa 3 milioni di euro d finanziamenti e ora si apprestano a conquistare tutta Europa.

Tanti anche i volti noti presenti quest’anno nella lista come il tennista Jannik Sinner, il calciatore del Brescia Sandro Tonali e la nuotatrice Simona Quadarella per la categoria Sport; l’attrice Antonia Fotaras, gli youtuber Luigi Calagna e Sofia Scalia di MecontroTe per la categoria Entertainment; i dj e producer Merk & Kremont, il rapper e produttore Charlie Charles e i cantanti Achille Lauro, Elodie e Elettra Lamborghini per la categoria Music.

Infine, anche quest’anno i 100 under 30 selezionati da Forbes Italia, la cui lista completa sarà disponibile nei prossimi giorni onlinesaranno protetti e aiutati dai brand italiani leader nel proprio settore in qualità di tutor: Avio Aero, Hp, Altus, Snam, Gruppo San Donato e Escp Business School. A loro il compito di seguire passo dopo passo i giovani selezionati all’interno delle 20 categorie, con Forbes Italia a tenere traccia del loro percorso nell’ambito delle diverse media properties: magazine, piattaforma digital, convegni e tv. Ecco le 20 sezioni: Sports, Food & Drink, Entertainment, Venture Capital, Marketing & Advertising, Enterprise Tech, Manufacturing & Industry, Music, Social Entrepreneurs, Media, Law & Policy, Education, Retail, Consumer Tech, Healthcare, Art & Style, Games, Finance, Science e Energy.

Magazine 3 Marzo, 2020 @ 12:58

Forbes di marzo è in edicola con i migliori talenti under 30

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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È in edicola il volume #29 di Forbes dedicato ai talenti globali under 30.

Gli under 30 selezionati quest’anno da Forbes a livello globale, compresi 100 italiani, sono la prova che il futuro sarà nuovo, eccitante e profondamente diverso. Una generazione di giovani leoni pronta a rimboccarsi le maniche come hanno fatto i loro nonni quando ricostruirono un paese ridotto in macerie. L’impegno è il segno distintivo verso il successo come nel caso della cover story. La copertina va infatti a Erica Alessandri, cresciuta in Technogym e ora digital product manager. Erica fa parte nel board e la rappresenta al World Economic Forum. Dal celebre padre Nerio, che ha sempre scelto come modello, ha appreso tenacia, applicazione, genialità e attenzione alle istanze sociali dell’impresa. Erica sta portando avanti il suo sogno personale, quello di affermarsi nelle posizioni manageriali dell’azienda di famiglia, che chiama in modo suggestivo. “Ho un fratello più piccolo, Edoardo, che studia ancora e una sorella maggiore con cui condivido tutto, anche i segreti. Si chiama Technogym”, ricorda Erica. A soli 29 anni ha una posizione di vertice all’interno di una realtà che fattura oltre 600 milioni di euro all’anno.

Anche quest’anno i 100 under 30 selezionati da Forbes Italia saranno protetti e aiutati dai brand italiani leader nel proprio settore in qualità di tutor. A loro il compito di seguire passo dopo passo i giovani selezionati all’interno delle 20 categorie, con Forbes a tenere traccia del loro percorso nell’ambito delle diverse media properties: magazine, piattaforma digital, convegni e tv. Ecco le venti sezioni: Sports, Food & Drink, Entertainment, Venture Capital, Marketing & Advertising, Enterprise Tech, Manufacturing & Industry, Music, Social Entrepreneurs, Media, Law & Policy, Education, Retail, Consumer Tech, Healthcare, Art & Style, Games, Finance, Science e Energy.

Road To Dubai. Vent’anni fa Dubai ha scelto di investire decisamente nel turismo nel commercio, oggi è la seconda città più ricca del paese e la quarta più visitata al mondo nel 2018, in attesa di nuovi record di pubblico in occasione di Expo 2020. Forbes di marzo continua il reportage preparatorio alla grande kermesse senza dimenticare di segnalare gli eventi imperdibili come quelli evidenziati in questo numero per i grandi appassionati di arte e di sport.

All’interno della sezione Forbes Life le testimonial delle grandi firme. Tutte le top model scelte dalle più importanti maison per comunicare i valori e il DNA dei brand.

Nelle pagine a seguire, gli oscar dell’ospitalità decisi dagli esperti della Forbes Travel Guide. Quest’anno l’Italia brilla con l’assegnazione di 5 nuove eccellenze dell’hotellerie di casa nostra.

Anche il volume #29 di Forbes presenta ai propri lettori 10 esperienze di realtà aumentata da fruire grazie all’applicazione BFC Augmented Reality.

Leader 4 Febbraio, 2020 @ 2:58

Come funziona il poliambulatorio digitale fondato da due italiani Under 30

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Articolo tratto dal numero di Forbes di gennaio 2020. Abbonati

Nel complesso mondo della sanità innovare non è sempre facile. Eppure ci sono tecnologie che promettono di migliorare la vita e la salute delle persone. Che è proprio l’obiettivo di due ragazzi torinesi che hanno fondato EpiCura, il primo poliambulatorio digitale in Italia che permette di prenotare in modo semplice visite mediche e socio-assistenziali nel luogo e all’orario preferito dal paziente. “Vogliamo offrire alle persone la possibilità di prendersi cura della propria salute o di quella dei propri cari nella comodità di casa”, dice Gianluca Manitto, ceo e co-fondatore insieme ad Alessandro Ambrosio. “Abbiamo l’obiettivo di diventare una soluzione di riferimento per le famiglie e per farlo stiamo costruendo un servizio che punta su tempestività di intervento, flessibilità e vicinanza al paziente”. Si tratta insomma, di un vero e proprio poliambulatorio 2.0: un incontro tra l’innovazione digitale tipica di un servizio semplice e scalabile e la vicinanza all’utente, caratteristica delle realtà più tradizionali. Una soluzione personalizzata che si prende cura del paziente dall’inizio fino alla fine del percorso di cura.

Grazie a un modello di prenotazione inverso, i pazienti non devono far altro che comunicare l’intervento richiesto, il luogo, il giorno e la fascia oraria preferita. EpiCura trova un professionista disponibile a prendere in carico la richiesta. Il servizio è attivo 7 giorni su 7 ed è prenotabile online 24 ore su 24 oppure telefonicamente, chiamando la centrale operativa che risponde 7 giorni su 7, dalle 8 alle 21. Tutte le prestazioni sono garantite entro 24/48 ore massimo, molto spesso anche in giornata.

Leggi anche: Come questi due ragazzi italiano Under 30 stanno innovando la tecnologia

L’idea è nata in seguito a un viaggio in Inghilterra. “Nel 2016, dopo una breve esperienza a Londra in un corso alla Ucl di Londra, ho intravisto la possibilità di migliorare l’accesso alle cure, settore in crescita ma ancora molto arretrato”, racconta Gianluca, classe 1991, imprenditore dall’età di 19 e un passato da giocatore di poker cashgame. Dell’avventura fa parte anche Alessandro, stessa città, con una breve parentesi nel luccicante mondo del financial advisory e investment banking. “Mi sono accorto ben presto che la mia vocazione era diversa”, rivela Alessandro. “Mi sono così appassionato all’innovazione, all’imprenditoria e alle tecnologie come strumento per stravolgere settori rimasti ancora troppo arretrati. È così che mi sono unito al mio compagno di banco e amico da una vita, Gianluca, che aveva per le mani l’embrione di ciò che sarebbe poi diventato EpiCura”.

Quell’idea, da allora, è cresciuta parecchio. “Nel 2017”, ricordano i due ragazzi, “offrivamo servizi di fisioterapia, osteopatia e interventi infermieristici, due anni dopo la nostra proposta è molto più completa: abbiamo integrato anche prestazioni di pediatria, psicologia, assistenza domiciliare ad anziani, malati o disabili, fino a quelle di veterinaria. Da dicembre è inoltre possibile prenotare consulenze mediche telefoniche in tutta Italia”. Ad oggi EpiCura serve 3mila pazienti, ha erogato 15mila servizi e collabora con più di 700 professionisti nelle principali città italiane. “Abbiamo un tempo di attesa medio inferiore alle 24 ore e puntiamo a ridurlo ulteriormente”, dice ancora Gianluca.

Leggi anche: Questo 20enne italiano è un prodigio della medicina

L’estate scorsa la startup ha raccolto 1 milione di euro, portando così il finanziamento totale a quasi 1,2 milioni di euro. L’operazione è stata guidata da importanti gruppi di business angel e fondi di investimento come Club degli Investitori, LVenture Group, Club Acceleratori e Boost Heroes e si è conclusa su Mamacrowd, tra le principali piattaforma italiana di equity crowdfunding. E le novità per il futuro sono tante. “A giugno è partita ufficialmente anche la distribuzione della nostra soluzione in farmacie, poliambulatori e catene alberghiere per permettere ai pazienti di prenotare le prestazioni in punti strategici sul territorio”. Il loro sogno? Far crescere ancora di più EpiCura: “Puntiamo a triplicare le aree coperte raggiungendo ben 30 città inserendo tante nuove opportunità di cura nell’offerta, non solo prestazioni mediche ma anche servizi legati al fitness”.

Leader 2 Gennaio, 2020 @ 9:31

Uno stilista in salsa punk rock

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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(isolamarras.com)

articolo tratto dal numero di dicembre di Forbes Italia

Amore e odio. Classe 1992, il primogenito dello stilista Antonio di I’m Isola Marras è cresciuto nel mondo della moda. Il laboratorio del padre ad Alghero, città in cui è nato, è praticamente casa, “molto di più della mia cameretta”, dice. Eppure per Efisio Rocco Marras non si è trattato di un colpo di fulmine: “Come ogni adolescente ribelle che si rispetti ho provato a distaccarmene, a contrappormi all’universo natio: non solo ai miei genitori come persone, ma anche a quello che fanno e hanno sempre fatto”. Tentativo inutile visto che da due anni fa esattamente quello che da teenager aveva giurato di non voler mai fare. Efisio dirige la sua piccola divisione dell’azienda familiare come direttore creativo. “Tutto è iniziato per una decisione di mio padre, poi è continuata quasi per sfida. Ora è una necessità”. E di passioni Efisio ne avrebbe anche tante altre. Fino a 18 era un campioncino di salto a ostacoli. “Vado ancora a cavallo quando ho tempo”, confessa. “E mi piace la fotografia, mi sono laureato alla Parsons nella sua sede parigina in fotografia e scrittura creativa”. Durante il percorso universitario altre brevi esperienze hanno arricchito la sua formazione: un semestre alla Central St.Martin per un’infarinatura di scrittura creativa, poi alla Temple University di Tokyo per conoscere la filmografia giapponese, ma la sua prima passione non si smentisce e si laurea a Parigi nel giugno 2015 in fotografia e arti liberali.

Efisio Marras

Dopo una prima esperienza negli studi parigini, a gennaio 2016 la grande opportunità di un internship da Mario Sorrenti a New York. Tornato a Milano a settembre dello stesso anno inizia una nuova avventura affiancando suo padre nella preparazione della sfilata e della mostra in Triennale. E ben presto viene coinvolto in prima persona. Antonio Marras decide infatti di passare il timone della direzione creativa della seconda linea – I’m Isola Marras – proprio a Efisio che debutta con la sua prima collezione durante l’edizione di Milano Moda Uomo di giugno 2017. A celebrare il suo debutto un party in cui artisti e amici del nuovo direttore creativo diventano il volto della collezione, a esprimere l’incontro degli ideali romantici della gioventù con il lato punk e rock della ribellione: è dalla passione e dall’amore che le nuove generazioni mettono in atto la loro rivoluzione, dice il giovane stilista. “La moda è un casino. È decisamente l’ambito più competitivo che si possa scegliere. Tutti fanno moda tutti sanno di moda e quello che fanno gli altri non va mai bene”, ammette. “Mi piace cambiare idee e cambiare stile, questo non è molto ben visto dal fashion system. Penso che la difficoltà maggiore stia nel capire
chi si vuole essere e riuscire a comunicarlo al pubblico a creare un seguito fidelizzato”.

Ovviamente Efisio guarda e prende ispirazione dai grandi stilisti, passati e presenti. Ma non solo: “Il mio è un mondo visivo fatto di foto, quadri e città. Direi che più di ogni cosa mi ispirano le persone, i miei amici storici – gli stessi cinque di Alghero dalla prima elementare. Mi piace parlare di sogni e ascoltare la gente che prova a sognare”. E di sogni nel cassetto Efisio ne ha? “Quando lavori in una azienda di proprietà è impossibile separare i sogni personali da quelli imprenditoriali. Cerco sempre di essere fiero di ogni pezzo che viene fuori dall’azienda con il nostro brand. Non mi interessa essere popolare o comprare barche. Mi basta, mentre passeggio per strada, vedere qualcuno che indossa i miei capi”. E in mezzo tanti piccoli passi verso un miglioramento costante: “Vorrei espandere il mio team marketing, lavorare sulla percezione del brand all’estero, fare dei pop-up, piccole pubblicazioni, trovare il modo di creare qualcosa che non risulti obsoleto alla fine della stagione, ma lavorare su un progetto senza tempo”.

Leader 31 Dicembre, 2019 @ 8:30

La fotografa Under 30 che scatta per i più importanti brand di moda

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Nima Benati, fotografa di moda nella classifica Forbes Under 30
Nima Benati è tra gli Under 30 2019 di Forbes Italia per la categoria Art&Style.

Articolo tratto dal numero di dicembre 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

Nel Piacere, Gabriele D’Annunzio scriveva che “la vita deve essere vissuta come fosse un’opera d’arte”. Una frase che si potrebbe benissimo adattare a Nima Benati: “La mia vita è un servizio fotografico perpetuo, tutto gira intorno a quell’idea fissa: quando viaggio – la mia passione più grande – scelgo sempre luoghi visivamente stimolanti. Li visito e li fotografo in prima persona, come turista. Poi quasi ogni volta torno per conto di un cliente per scattare una campagna”, dice. Bolognese, classe 1992, Nima è ormai una fotografa affermata e opera nel mondo della moda dal 2010.

Da sempre attratta dalle riviste patinate e ammiratrice dei lavori di Steven Meisel, Paolo Roversi e Mert&Marcus, è partita dal salotto di casa reinventato a studio fotografico e ha scoperto come catturare tutto quel mondo fantastico e farlo suo, arrivando a scattare campagne per importanti brand, tra cui Dolce & Gabbana, Dior, Yves Saint Laurent, Tom Ford ed Elisabetta Franchi. La passione per la fotografia è sbocciata a 11 anni, quando sfogliando una rivista di moda, aspettando che sua mamma finisse le commissioni in un negozio, si pietrificò alla vista della pubblicità per Gucci by Tom Ford. “Tornai in quel negozio altre tre volte per poterla riguardare. Non capivo cos’era, né cosa significasse, ma ne ero perdutamente innamorata”.

Quattro anni dopo comprò la prima macchina fotografica ed eseguendo makeup-hair-styling e post-produzione iniziò a scimmiottare quelle immagini patinate che vedeva sui giornali delle compagne di scuola. Nel giro di una settimana in tanti facevano la fila per sottoporsi alle sue ‘trasformazioni’. “Mese dopo mese aumentai il mio cachet fino a che a 18 anni comprai il mio primo studio fotografico”.

Nima Benati.

Un crescendo professionale inarrestabile, tanto che nel 2017 venne premiata a Monte Carlo con l’Emerging Talent Fashion Award, trovandosi sul palco con Naomi Campbell e i reali di Monaco. Grazie alla sua propensione a condividere il suo percorso lavorativo, la sua vita privata e i suoi viaggi attraverso immagini sempre studiate e originali, si è guadagnata un seguito anche sui social dove può contare su circa 600mila follower, attirando così l’attenzione anche come influencer a livello internazionale. “La soddisfazione più grande è rendersi conto di quanto i miei clienti si fidino di me, lasciandomi la totale direzione creativa delle loro campagne pubblicitarie. A volte lo do per scontato, ma poi ci ripenso e mi ricordo che non succede così per il 90% degli altri fotografi”.

Oggi Nima ha la possibilità di sperimentare, che è un lusso per pochi: “Sto organizzando uno shooting meraviglioso con D&G, con un casting curvy al 100%. Mi hanno dato carta bianca su tutto e ho creato una storia che sento veramente mia, e questo non succede spesso nel mondo dell’advertising. Sono veramente onorata che mi abbiano affidato questa linea anche perché essendo io stessa una donna ‘con le curve’, mi sento particolarmente adatta a rappresentarle”. Il suo obiettivo è raggiungere brand sempre più prestigiosi, ma allo stesso tempo “è un sogno che non voglio raggiungere finché non sento di essere all’altezza: non sono assolutamente soddisfatta del mio stile, né della qualità del mio lavoro”, ammette. Per questo si è più volte trovata a declinare incarichi di alto livello: “Non voglio bruciare le tappe”.

Una maturità che emerge anche nei consigli che dà a chi volesse intraprendere la carriera da fotografo: studiare il passato, ma anche gli attuali leader di settore. “Spesso ricevo foto senza la minima cura del dettaglio e mi viene chiesta un’opinione a riguardo: non rispondo mai, e non perché voglio essere scortese. Piuttosto che provare con risultati disastrosi io consiglierei di seguire degli esempi, imparare a padroneggiare la luce, un tipo di post-produzione, un genere di stile. Una volta che si hanno i mezzi si può poi esprimere sé stessi, ma è impossibile farlo prima di aver sperimentato e studiato a lungo”.

Investimenti 9 Dicembre, 2019 @ 2:19

Chi sono i giovani top traders e innovatori della finanza negli Under 30 di Forbes 

di Forbes.it

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operatori sul Nyse di New York
(Shutterstock)

da Nathan Vardi per Forbes.com

Le migliori giovani menti finanziarie attualmente possono essere scovate nei fondi di investimento e nelle banche d’investimento, così come nelle società innovative che fanno di tutto, da facilitare i pagamenti alle criptovalute. L’ascesa del private equity e delle nuove tecnologie finanziarie può essere riscontrata nella classifica dei 30 Under 30 nella Finanza.

Le stelle emergenti della finanza lavorano nelle grandi istituzioni come Bridgewater Associates, Apollo Global Management, Goldman Sachs and KKR. Gli stessi nomi stanno anche trainando le aziende più piccole come Center Lake Capital, Divvy Homes and Celsius Network.

Magdalena Kana ,29 anni, sta guidando gli investimenti nel settore retail di Bain Capital, gigante del private equity da 105 miliardi di dollari. La sua carriera presso Bain Capital, dove adesso è vicepresidente, è iniziata in un villaggio agricolo polacco. Lì Kana ha mandato una mail in un inglese stentato a 270 college statunitensi per ottenere una borsa di studio. È giunta alla Mercersburg Academy della Pennsylvania e poi ad Harvard dove ha partecipato a un evento che le ha permesso di ottenere un lavoro presso Bain Capital. Lei ha aiutato a mettere a segno un gran colpo: l’investimento di Bain Capital in Sundial Brands, che è stata venduta a Unilever.  Adesso Kala sta giocando un grande ruolo nella joint venture da 3 miliardi di dollari di Virgin Voyagescon con Richard Branson. Kala scrive una famosa newsletter, Retales, sul comportamento del consumatore e sulla costruzione del brand.

A 29 anni, Amber Feng è responsabile della carta aziendale del gigante del fintech Stripe, che nell’ultimo round di finanziamento di settembre è stato valutato 35 miliardi di dollari. Feng è entrata a far parte di Stripe nel 2012 come una dei primi dieci dipendenti. Ha scritto la maggior parte del codice per Stripe Connect, il prodotto che permette alle aziende come Lyft, Shopify e Kickstarter di accettare pagamenti da decine di milioni di clienti. Feng ha continuato a guidare un team di 100 persone come capo delle infrastrutture di Stripe. Ora è alla guida della nuova carta di credito aziendale Stripe che è stata lanciata a settembre. 

Naoki John Yoshida, 29 anni, è direttore di Hellman & Friedman, una società di private equity con 45 miliardi di dollari gestiti. Yoshida è specializzato in investimenti in software e a inizio anno ha orchestrato l’acquisizione da 11 miliardi di dollari di Ultimate Software, di cui adesso è uno dei membri del consiglio di amministrazione. Precedentemente faceva parte del cda di un’altra grande azienda di software: Kronos. Yoshida tra l’altro ha iniziato la sua carriera come banchiere d’investimento in Morgan Stanley.

Paul Gu è il co-fondatore e il responsabile di prodotto presso Upstart, un finanziatore online che aiuta le persone a rifinanziare il debito delle carte di credito. Inoltre Upstart nel suo ultimo round di finanziamento è stato valutato 750 milioni di dollari. A 28 anni Paul Gu guida 20 persone appartenenti al team data science che si avvale del machine learning, ossia dell’apprendimento automatico, e dei dati non convenzionali per valutare il rischio del debitore. Secondo uno studio del CFPB, l’Ufficio per la protezione finanziaria dei consumatori statunitensi, il modello di Upstart “approva il 27% in più dei candidati rispetto al modello tradizionale e per i prestiti approvati produce un indice sintetico di costo in media inferiore del 16%. Ma non è tutto. Secondo quanto rivelato da Gu, Upstar sta crescendo annualmente dell’80% e, in base alle stime di Forbes, le sue entrate annuali sono arrivate ad attestarsi a 200 milioni di dollari.

Responsabile di Blackstone Group, la più grande società di private equity al mondo e investitore immobiliare, Adam Leslie in questo ambito si occupa degli affari riguardanti i settori degli uffici e delle scienze naturali. Leslie recentemente ha guidato l’ascesa da 2 miliardi di dollari di Blackstone nel mercato degli uffici di Seattle. Inoltre, a 29 anni, ha avuto un ruolo di primaria importanza in due acquisizioni: quella da 19 miliardi di dollari per i magazzini statunitensi del fornitore di servizi logistici GLP e quella da 5,5 miliardi di dollari per gli 11.000 appartamenti a Stuyvesant Town / Peter Cooper Village di Manhattan.

Andando ancora avanti, troviamo il 28enne Sam Bobley, ossia il co-fondatore e ceo di Ocrolus, una startup fintech nata cinque anni fa che utilizza l’apprendimento automatico per leggere documenti cartacei. Quando istituti di credito come OnDeck e Sofi valutano i potenziali clienti, usano la tecnologia di Ocrolus per leggere gli estratti conto delle persone, accelerando il processo di approvazione e di ingresso. Ocrolus sta generando entrate per quasi 1 milione di dollari al mese e nella raccolta fondi di maggio 2019 è stato valutato 100 milioni di euro.

A 29 anni invece Moiz Khan è responsabile per 1 miliardo di investimenti presso Palestra Capital, un fondo di investimento da 3,5 miliardi di dollari. Si concentra sulla tecnologia finanziaria e sulle scorte di software verticali. Le sue recenti operazioni vincenti includono Fidelity National Information Services e Fleetcor. Precedentemente Khan ha anche lavorato per Fir Tree Partners e Warburg Pincus.

Infine troviamo anche Maximilian Fikke che a 28 anni opera presso BC Partners, dove presta il suo aiuto per condurre gli investimenti in software e tecnologia per 25 miliardi di dollari in società di private equity. Fikke inoltre ha lavorato su importanti accordi come l’acquisizione da 3 miliardi di dollari di Chewy, che ora è una società pubblica del valore di 9 miliardi di dollari, di Navex Global, dove è un membro non votante del consiglio di amministrazione, e di Suddenlink, ora chiamata Altice Usa.

ForbesLive 2 Dicembre, 2019 @ 3:32

Forbes celebra gli Under30 europei insieme agli Unicorni del Vecchio continente

di Forbes.it

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Da sinistra: Valentin Stalf, fondatore della challenger bank N26, Johanne Reck di GetYourGuide e Alice Bentinck di Entrepreneur First.

Continua al The Student Hotel di Berlino la tre giorni che riunisce i talenti sotto i 30 anni di tutta Europa selezionati da Forbes: il Forbes Under 30 Summit.

Per i giovani Under30 europei è l’occasione per andare a caccia di suggestioni utili al lancio o allo sviluppo delle loro realtà imprenditoriali.

Randall Lane, chief content officer di Forbes, introduce alcuni degli ospiti sul palco

Nella seconda giornata di lavori, che ha preso il via oggi, il chief content officer di Forbes, Randall Lane, ha accolto sul palco i protagonisti di tre Unicorni europei, ossia di tre realtà che, nate come startup, hanno oggi una valutazione superiore al miliardo di dollari: Valentin Stalf, fondatore della challenger bank N26, Johanne Reck di GetYourGuide e Alice Bentinck di Entrepreneur First.

Tra gli spunti di cui si è parlato: come mantenere la cultura imprenditoriale in una azienda ad alta crescita, come consentire ai dipendenti di continuare a innovare e come rispondere alle aspettative crescenti dei clienti, oltre che come trovare e conservare i collaboratori giusti e perché investire in un Paese ad alta innovazione come gli Stati Uniti.

A sinistra nell’immagine: Gillian Tans, chairman di Booking.com

In precedenza gli Under30 di Forbes hanno potuto ascoltare la storia di successo di Gillian Tans, chairman di Booking.com, entrata nella società di prenotazioni alberghiere nel 2002, quando Booking contava un solo ufficio ad Amsterdam.

Nel corso del pomeriggio sono previsti pitch competitivi di startup in corsa per ricevere finanziamenti fino a 1,2 milioni di dollari, un incontro sulla “Scooters War” e sul futuro delle smart city. E sempre di futuro si parlerà nel panel “How tech will shake Europe in 2049”. L’evento si concluderà nella mattinata di domani.