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Trending 25 Marzo, 2020 @ 11:14

Grande Depressione e recessione da Coronavirus: cosa cambia e cosa no

di Forbes.it

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Wall Street nel novembre 1929 (Hulton Archive/Getty Images)

di Sarah Hansen per Forbes.com

Mentre gli Stati Uniti si avviano sul territorio di una recessione e gli investitori salutano un “mercato toro” durato 11 anni, i confronti con la Grande Depressione – la peggiore recessione economica della storia americana – sono inevitabili, ma come si inquadra effettivamente questo confronto?

Disoccupazione

  • Al suo picco la disoccupazione raggiunse durante la Grande Depressione  l’incredibile cifra del 24,9% nel 1933, secondo l’Ufficio delle statistiche del lavoro ; nel 1929, solo quattro anni prima, la disoccupazione era solo del 3,2% .
  • Lo scorso febbraio, il tasso di disoccupazione era del 3,5%, secondo il Bureau of Labor Statistics (il numero non tiene conto dei licenziamenti legati al coronavirus che sono aumentati questo mese).
  • La disoccupazione non è salita al di sopra del 4% da febbraio 2018.
  • Il presidente della Federal Reserve Bank di St. Louis, James Bullard, ha detto a Bloomberg che il tasso di disoccupazione negli Usa potrebbe raggiungere il 30% il prossimo trimestre, mentre la scorsa settimana, il segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha commentato che il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere il 20% se i legislatori non riuscissero ad approvare una legge di sostegno, dicendo: ” non lasceremo che ciò accada “.

Pil

  • Nel 1930, il prodotto interno lordo degli Stati Uniti – il valore di tutti i beni e servizi prodotti dal paese – si è ridotto dell’8,5% a causa della contrazione dell’economia; ha perso un altro 6,4% nel 1931 e un altro 12,9% nel 1932.
  • Non tornò di nuovo in positivo fino al 1934, l’anno successivo all’entrata in vigore del New Deal.
  • Il prossimo trimestre, Bullard prevede un calo del 50% del Pil a seguito dell’epidemia.
  • Anche le previsioni di Wall Street sono state desolanti, anche se leggermente meno terribili di quelle di Bullard: la scorsa settimana Goldman Sachs ha previsto un calo del 24% nel prossimo trimestre, mentre JPMorgan ha stimato il 14%.
  • Ieri Morgan Stanley ha dichiarato che prevede un calo del 30,1% del Pil nel prossimo trimestre, che sarebbe la peggiore performance trimestrale degli ultimi 74 anni, secondo Politico.

Azioni

  • Gli Stati Uniti impiegarono più di tre anni a riprendersi dal devastante crollo del mercato azionario del 1929.
  • Nel pieno della Grande Depressione, nel 1931, l’indice Dow Jones Industrial Average ha perso poco più del 30% nel corso di un mese, secondo i dati di Morningstar Direct.
  • Da quando l’attuale sell-off è iniziato, alla fine del mese scorso, il Dow ha perso il 24,5%.
  • Secondo Bespoke Investment Group, il calo del 34% dell’S&P nell’ultimo mese è la flessione più forte del mercato su un periodo di un mese a partire dal 1931 (lo stesso S&P 500 non esisteva prima del 1957).

Scenario di fondo: “Questo è uno tsunami economico”, ha dichiarato Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, a Ezra Klein di Vox . “Stiamo per vedere un vertiginoso declino dell’attività economica”, ha detto. “Non c’è nulla di analogo a questo nell’era moderna.” L’economia americana era relativamente in salute prima dell’attuale crisi, e per quanto riguarda le conseguenze, “nessuno sa quanto profonda sarà la recessione economica”, scrive Bespoke.

A cosa guardare: le politiche del New Deal del presidente Roosevelt, come la creazione della Social Security Administration (ente che si occupa della previdenza sociale negli Usa, ndt) e una serie di nuovi regolamenti bancari, sono ampiamente considerati i fattori alla base della ripartenza dell’economia negli anni ’30. Ora tutti gli occhi sono puntati su un disegno di legge bipartisan di stimolo economico multimiliardario in discussione al Senato. Sia la proposta repubblicana che quella democratica fornirebbero misure di stimolo direttamente ai contribuenti, ritarderebbero la scadenza dell’imposta federale sul reddito e fornirebbero assistenza alle piccole imprese.

Trending 29 Febbraio, 2020 @ 2:19

L’Italia fa i conti con il virus: quanto può costare all’economia

di Forbes.it

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Milano: coronavirus in Italia
(Imagoeconomica)

di Andrea Giuricin

L’Italia rischia di entrare in recessione tecnica dopo la caduta del Pil dell’ultimo trimestre 2019. È chiaro che l’impatto economico del coronavirus dipenderà dalla grandezza del blocco economico, sia in termini di spazio che di tempo, ma è altresì evidente che sarà molto difficile evitare la caduta del prodotto interno lordo anche nel primo trimestre del 2020.

Non si parla solo di un impatto di 0,2 punti percentuali (che comunque sono 3 miliardi di euro), dato che gli effetti potrebbero essere nell’ordine dei punti percentuali, se la situazione dovesse peggiorare. E la situazione non sta certo migliorando, dato che diversi Paesi hanno iniziato a bloccare molti voli dall’Italia.

Per tale motivo è giusto parlare di un impatto da coronavirus di molti miliardi di euro e la recessione purtroppo sembra inevitabile.

È bene tuttavia andare con ordine circa l’impatto per i diversi settori:

In primo luogo il settore dei trasporti sarà duramente colpito e potremo vedere diverse aziende aeree, e non solo, in difficoltà. Ad esempio, Alitalia potrebbe finire in pochi mesi i soldi dell’ultimo prestito ponte di 400 milioni di euro, per il quale la Commissione Europea ha aperto l’ennesima indagine di aiuto di Stato illegale. Non a caso la cassa integrazione speciale di 4000 dipendenti evidenzia una situazione di crisi gravissima.

Tuttavia tutte le compagnie aeree rischiano di andare in forte difficoltà a causa della caduta della domanda che è già nell’ordine del 70 per cento.

Per tale ragione sarebbe corretto valutare l’eliminazione delle “tasse comunali” che sono pari a 6,5 euro a passeggero al fine di spingere la domanda in questo momento così critico.

Anche il settore del trasporto ferroviario sconta un impatto economico importante con una forte riduzione di traffico e con perdite che rischiano di essere molto dure. Per tale ragione anche in questo settore è estremamente importante prendere misure urgenti.

Il settore automotive (se il Coronavirus avrà un impatto duro come in Cina) andrà in forte difficoltà. In Cina si è registrata una caduta delle vendite di auto fino al 92% nei primi 20 giorni di febbraio, con mancante vendite per 46 miliardi di dollari al mese.

In Italia, l’impatto potrebbe essere nell’ordine di centinaia di milioni di euro e con rischi per molte concessionarie che potrebbero sperimentare un problema di cassa se le vendite dovessero continuare a rimanere bloccate.

In generale la catena logistica globale, dopo essere andata in crisi con il blocco cinese, rischia di andare in forte sofferenza con il blocco della parte produttiva dell’Italia (e avere conseguenze non indifferenti per la Germania). Anche in questo caso si parla di centinaia di milioni di euro d’impatto.

Un altro settore in immediata difficoltà è il turismo e non a caso alcune compagnie stanno chiudendo i voli per l’Italia. Solo i turisti stranieri spendono almeno 40 miliardi di euro in Italia all’anno.
Nel primo trimestre tra italiani all’estero e stranieri in Italia parliamo di almeno 13 miliardi di euro di spesa.

Un blocco fino a fine marzo potrebbe costare solo per turismo straniero in Italia e italiani all’estero 5 miliardi di euro di mancati introiti per gli operatori, senza considerare il turismo nazionale. Gli eventi e le fiere registreranno un blocco completo con un impatto per centinaia di milioni di euro.

Infine il settore industriale rischia di andare in sofferenza se la situazione dovesse peggiorare nel medio periodo con un impatto anche in questo caso per miliardi di euro.

L’impatto economico del coronavirus rischia di essere una vera e propria tragedia economica per l’Italia, ma la situazione rischia di peggiorare e di moltiplicarsi nel momento in cui la crisi dovesse espandersi agli altri paesi europei.

Bain & Company
17 Febbraio, 2020 @ 4:48

Una nuova recessione è alle porte? Cosa dice il barometro di Bain & Company Italia

di Luigi Dell'Olio

Giornalista economico e finanziario.Leggi di più dell'autore
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Articolo tratto dal numero di Forbes di febbraio 2020. Abbonati

“I segnali che arrivano dall’economia mondiale fanno immaginare una nuova possibile recessione. Non sarà drammatica come quella del 2008, ma è il momento di prepararsi da ora per non arrivare impreparati”. Roberto Prioreschi, managing director di Bain & Company Italia, fa leva sull’esperienza accumulata a livello internazionale per mandare un messaggio senza filtri agli imprenditori del nostro paese. Che non è allarmistico, ma piuttosto caratterizzato da un sano realismo che parte dalla consapevolezza dei punti di forza che caratterizzano l’economia italiana per individuare le possibili strade per affrontare la recessione. Di certo, c’è che la crisi non appare dietro l’angolo. “L’economia continua a crescere in molte aree del pianeta, anche se perde progressivamente forza rispetto al 2019 e soprattutto al 2018”, spiega il numero uno in Italia del colosso della consulenza. In questo scenario, mentre gli Stati Uniti continuano a crescere a ritmo spedito, “l’Europa è caratterizzata da un deteriorarsi dei fondamentali in Germania, storica locomotiva dell’area, e dall’incapacità di trovare unità d’intenti a livello politico”, sottolinea.

Un po’ a sorpresa rispetto al sentire prevalente tra gli analisti, Prioreschi non vede l’Italia in una posizione di fondo nell’eurozona. “È vero che cresciamo poco, ma le particolarità del nostro sistema produttivo, caratterizzato da un dominio di piccole e medie imprese, offre la possibilità di reagire con una certa flessibilità alle difficoltà”. Questo almeno nel breve perché, se lo scenario di fondo dovesse complicarsi ulteriormente, secondo quello che è l’outlook di base che caratterizza Bain, sarebbe difficile resistere a lungo. I mercati sono per loro natura ciclici, ricorda ancora, e diversi analisti prevedevano un’economia con il passo di gambero già all’inizio del 2019, anche se poi le previsioni si sono modificate rapidamente, complice il cambio di rotta delle banche centrali, tornate a un atteggiamento ultra accomodante che ha portato benefici soprattutto ai mercati finanziari. E quella italiana, rimasta indietro negli anni precedenti, è stata tra le migliori Borse a livello mondiale (la seconda in Europa dopo la Grecia). Ci sono spazi per evitare il ciclo negativo? “Detto che siamo calati nelle dinamiche internazionali, a livello italiano quello che manca è soprattutto un progetto di politica industriale capace di guardare al di là di 12/24 mesi. Vale dal punto di vista delle infrastrutture, così come dell’assetto bancario e dell’energia, solo per citare alcuni ambiti”.

Se questa è la cornice di fondo, su cosa sono chiamati a concentrarsi gli imprenditori? “Come consulenti ci stiamo concentrando su due filoni”, spiega Prioreschi. “Il primo è stringere i bulloni della macchina operativa per anticipare gli effetti crisi”. Il che, spiega, non significa guardare solo ai costi del personale, ma soprattutto agire sul fronte del performance improvement. “In concreto significa rivedere in chiave dinamica e innovativa alcuni processi chiave in una logica di efficacia e di efficienza sull’output del prodotto o servizio finale al cliente”. Il secondo filone riguarda la digital transformation, “che non deve essere un fine, bensì un mezzo per migliorare la propria attività di business puntando a una crescita del valore. Insomma, la priorità è creare valore (maggiore efficienza) e arrivare meglio ai miei clienti (maggiore efficacia)”.

Infine uno sguardo alle strategie aziendali. “Nell’anno da poco iniziato abbiamo in programma tra 50 e 70 assunzioni, di cui almeno il 50% donne”, sottolinea. “Inoltre a breve presenteremo un innovation hub a Milano, nel quale gli imprenditori potranno toccare con mano quello che facciamo nella digital transformation. Tanti parlano di questo argomento, noi facciamo vedere concretamente quello che facciamo e con quali risultati”. Bain Italia ha anche il coordinamento del mercato turco e di quello greco. “Due paesi ad alto potenziale”, li definisce il manager. “In particolare la Turchia, con 86 milioni di abitanti, di cui 15 milioni concentrati a Istanbul, è il posto in cui essere oggi per le potenzialità inespresse. Anche la Grecia è un mercato di grande interesse, complice la scelta di dotarsi di una seria politica industriale per puntare a una crescita sostenibile”. Luci e ombre del mercato, dunque, da affrontare senza timori.

Business 9 Agosto, 2019 @ 8:48

Come sopravvivere alla prossima recessione. E trasformarla in opportunità

di Forbes.it

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pendolari a Londra
(Leon Neal/Getty Images)

Il rallentamento della produzione industriale in Europa e soprattutto in Germania, la sostanziale inversione della curva dei rendimenti negli Stati Uniti e i venti di guerra commerciale tra Usa e Cina hanno riportato d’attualità i profeti di sventura, i guru della crisi e soprattutto la parola recessione.

In realtà ancora nessun economista è in grado di prevedere ad oggi un’inversione del ciclo economico globale. Tuttavia può essere utile tornare al gennaio scorso, quando Boston Consulting (BCG)  pubblicava i risultati del suo consueto sondaggio annuale tra gli investitori. Già otto mesi fa il 74% degli investitori interpellati si aspettava una recessione nel corso dei successivi 24 mesi.

In tale occasione BCG forniva una serie di consigli per affrontare un’evoluzione del quadro economico che nel frattempo è divenuta quantomeno più probabile. Perché le aziende devono essere già pronte per una recessione quando questa è ancora solo all’orizzonte. BCG ha infatti analizzato come si sono comportate le aziende nelle passate recessioni, scoprendo che solo il 14% di esse, in media, è stata capace di accrescere ricavi e margini nel corso delle ultime quattro recessioni, contro un 44% che ha invece visto diminuire entrambe le grandezze.

Come un’azienda può uscire più forte da una crisi economica? Le società che si muovono velocemente e sono focalizzate sul futuro – spiegano gli analisti di BCG – si riprendono più velocemente e riemergono da una crisi più forti di prima.
BCG individua tre fasi:

1 Mantenere vitalità, che equivale a sopravvivere.
Per farlo occorre innanzitutto pianificare per la prossima recessione, non pensando all’ultima, dicono gli analisti. La recessione del 2008 è stata principalmente una crisi finanziaria. Molte società hanno semplicemente tagliato i costi per adeguarsi a tempi più duri. Cosa che potrebbe non essere sufficiente nel prossimo futuro, quando la vera sfida sarà identificare le minacce dal maggior potenziale di dirompenza e trovare nuove fonti di crescita.
In secondo luogo BCG avverte di non aspettare che il mercato subisca una battuta d’arresto, ma di creare semmai già oggi un piano che contenga i processi da attuare in caso di recessione.

2 Costruire resilienza, per mantenere o migliorare le performance.
Si tratta in questo caso di reagire a opportunità o minacce inaspettate adattandosi a esse.
Per farlo occorre aumentare la flessibilità dell’organizzazione. BCG consiglia di farlo esaminando continuamente un ampio ventaglio di possibili scenari futuri e mantenendo riserve finanziarie utili a poter mantenere aperte diverse opzioni.

3 Aumentare la vitalità, per prosperare.
Attraverso una maggiore abilità dell’organizzazione aziendale nell’esplorare nuove idee, rinnovare le proprie strategie e raggiungere una crescita sostenibile nel lungo termine.
Per questo occorre adottare una prospettiva competitiva di lungo termine. Ricordando che le organizzazioni possono prosperare solo se sono in possesso di relazioni sostenibili con il sistema sociale, politico e ambientale a cui partecipano.

Ma cosa significa nella pratica adottare una prospettiva di lungo termine?
Anche in questo caso gli analisti forniscono tre risposte.
1 Investendo in nuovi motori di crescita e supportando un portafoglio bilanciato di scommesse nel tempo.
2  Accelerando sui cambiamenti di larga scala anche attraverso ambiziosi programmi di trasformazione.
3 Fornendo valore economico e sociale, facendo leva sulla capacità di fornire risposte ai bisogni sociali e ambientali.