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Tecnologia 22 maggio, 2019 @ 12:25

Transferwise è ora la startup fintech di maggior valore in Europa

di Simona Politini

Staff

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Kristo Käärmann, cofondatore e ceo di TransferWise

Transferwise, la startup britannica che offre servizi per il trasferimento di denaro, ha ottenuto secondo il Financial Times un nuovo round di finanziamenti da venture capitalist che hanno portato la valutazione della società a 3,5 miliardi di dollari. In questo modo Transferwise è divenuta la startup fintech più preziosa d’Europa, quella caratterizzata dal maggior valore

Transferwise la startup fintech da 3,5 miliardi di dollari

Transferwise ha messo in cassa $ 292 milioni di dollari grazie a una vendita privata di azioni appartenenti ai primi investitori, ai dipendenti ed agli stessi fondatori, Taavet Hinrikus e Kristo Käärmann che stanno vendendo meno di un quinto delle loro partecipazioni nella società. Un modo questo per fare cassa senza la necessità di trasformarsi in una public company. “La compagnia non ha bisogno di contanti.” ha dichiarato Hinrikus, che però ha specificato: “Credo ancora che alla fine diventeremo una società pubblica, ma questo dimostra che non c’è fretta. Siamo una società redditizia, abbiamo tutto sotto controllo”.

Chi, grazie a questa nuova vendita, è entrato in Transferwise adesso è il gruppo di private equity europeo Vitruvian Partners e le società di investimento statunitensi Lone Pine Capital e Lead Edge Capital, mentre i primi investitori Andreessen Horowitz e Baillie Gifford hanno aumentato le loro partecipazioni. Anche i fondi gestiti da BlackRock hanno contribuito al round.

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I numeri della startup Transferwise

Fondata nel 2011, Transferwise ha raggiunto oggi numeri davvero importanti. Secondo quanto dichiarato dalla startup, 10.000 sono i nuovi clienti business ogni mese, 5 milioni i clienti totali in tutto il mondo e 4 i miliardi di sterline transati mensilmente. Il servizio attualmente supporta 1.600 rotte valutarie ed è disponibile per 49 valute.

La startup impiega oltre 1.600 persone in dodici uffici globali e afferma ne assumerà altre 750 nei prossimi 12 mesi. I dati finanziari per l’anno fiscale che si è concluso a marzo 2018 hanno rivelato una crescita del fatturato del 77% a 117 milioni di sterline e un utile netto di 6,2 milioni di sterline al netto delle imposte. Inoltre, da poco è sbarcata in Italia.

La strategia di Transferwise, la startup fintech per il trasferimento di denaro

Transferwise punta a crescere adottando un approccio moderno che mette al primo posto il cliente: tasse ridotte, una piattaforma online semplice e intuitiva nella navigazione, maggiore trasparenza sulle commissioni bancarie e servizi di cambio valuta efficienti, sono questi i servizi di valore con i quali la startup vuole sfidare i colossi del settore Western Union e MoneyGram.

Investimenti 15 maggio, 2019 @ 11:38

Ncm, la startup che vuole risolvere i problemi con gli Npl

di Forbes.it

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(Getty Images)

Gli Npl (i cosiddetti non performing loans, o crediti deteriorati) sono crediti delle banche (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto. Soprattutto negli ultimi anni sono stati la spina nel fianco nei bilanci di molte banche e non solo.

C’è però una startup nata nel 2017 che ha saputo ricavare un business redditizio da essi. NCM nasce dall’esperienza maturata da parte dei soci fondatori nel campo finanziario e immobiliare, con particolare riferimento proprio al settore degli Npl, con l’intento di colmare uno specifico gap informativo e gestionale che ostacola il dialogo tra mondo finanziario e immobiliare.

Basti pensare al caso di un costruttore che se non vende al prezzo inizialmente preventivato potrebbe non avere i fondi sufficienti a pagare le rate del finanziamento contratto per la realizzazione dell’opera, e quindi si troverebbe senza la liquidità necessaria per completare l’immobile; nessuno lo finanzia ulteriormente e quindi il mercato si ferma. L’operatore immobiliare, ma anche quello finanziario, non è abituato a porre rimedio a queste situazioni poiché si necessita di competenze variegate. Ncm recupera quindi nuova finanza, completando il blocco e lo mette sul mercato al miglior prezzo possibile.

“Come molti studi hanno raccontato di recente”, spiega Mirko Tramontano, l’attuale ceo e fondatore di Ncm insieme a Pietro Calderaro, già manager di una primaria banca d’investimento italiana, l’immobiliarista Mauro Di Vita e Paolo Pasquini, esperto di reti commerciali, “le percentuali di crediti recuperati sono molto basse, spesso pari a pochi punti percentuali sul totale del perimetro affidato ai servicer. Abbiamo riscontrato che la causa risiede nella difficoltà di comunicazione tra i due mercati citati sopra, che nonostante numerosi sforzi continuano a parlare lingue diverse, come diversi sono gli obiettivi da raggiungere. Per questo motivo abbiamo scelto di svolgere un ruolo da interpreti in questo settore così complesso eppure così costantemente in evoluzione”.

Il processo di gestione del credito avviene a livello territoriale, questo, unito al monitoraggio costante delle posizioni permette di raggiungere risultati che le classiche gestioni non possono garantire, a motivo della lontananza che contraddistingue il rapporto tra creditore e debitore e i settori finanziario e immobiliare. Ncm colma questa distanza attraverso un approccio di “coaching” nei confronti della controparte debitrice, con un vero e proprio accompagnamento step by step, fino al raggiungimento dell’obiettivo prefissato nel business plan iniziale.

“La nostra è un’idea piuttosto concreta: alla fine del processo di lavorazione dei crediti non performing garantiti da asset immobiliari ci vuole sempre un acquirente privato disposto a pagare per l’acquisto di quell’asset”, continua Mirko. “Senza questo piccolo ma importante tassello, tutto salta: cartolarizzazioni, Reoco, gestione del credito, valorizzazione. Qualsiasi schema che esula da ciò, sposta solo il problema in avanti, ma non lo risolve. Questo non significa che le strategie legali e finanziarie finora poste in essere non funzionano, ma ora più che mai è necessario che siano realmente poste a servizio della vendita degli asset sul mercato secondario e sul mercato del cliente finale”.

Ad oggi l’azienda ha ricevuto il sostegno di numerosi investitori che continuano a credere nel business model. Nell’ultimo periodo Ncm ha emesso prestiti obbligazionari e strumenti finanziari partecipativi per 25 milioni di euro. “Questi ci consentono di valorizzare gli asset, se opportuno anche acquistando direttamente i crediti, ma sempre con lo scopo di massimizzarne il recupero, anche tramite Reoco. La rete territoriale, formata internamente, completa il percorso di valorizzazione e di dismissione a stretto contatto con le realtà locali, il che ci rende un interlocutore affidabile anche per le BCC e per gli stessi Servicer, grazie ad un modello replicabile e oggettivo”.

E per il futuro la società punta a consolidare la presenza su un mercato poco conosciuto: quello degli immobili in corso di costruzione, troppo spesso abbandonati al loro destino. “Noi li completiamo in veste di general contractor e li rendiamo vendibili sul mercato immobiliare, generando plusvalore ed elevando i tassi di recupero, spesso in partnership con i creditori, siano essi fondi di investimento o banche”, dice ancora Tramontano.

“Nell’ottica poi di avvicinare i due mondi (finanziario e immobiliare), siamo costantemente impegnati nel migliorare la qualità della lavorazione commerciale sugli asset immobiliari al fine di permetterne una più semplice liquidazione, con un occhio sempre vigile sul territorio, anche nelle zone normalmente considerate periferiche”.

Tecnologia 8 maggio, 2019 @ 9:30

Come una sconosciuta fintech inglese è arrivata a valere 2 miliardi di dollari

di Forbes.it

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Guillaume Pousaz, fondatore di Checkout.com. (Courtesy Checkout.com)

Di Sam Shead per Forbes.com

Checkout.com, una startup fintech londinese poco conosciuta, ha infranto i record di raccolta fondi in Europa giovedì quando ha annunciato di aver raccolto un finanziamento da $ 230 milioni, che gli ha permesso di raggiungere una valutazione di circa $ 2 miliardi.

Il primo round di finanziamento della società è stato condotto da Insight Partners e DST Global, con il contributo del fondo sovrano di Singapore GIC, Blossom Capital e Endeavour Catalyst, tra gli altri.

Fondata nel 2009 come Opus Payments prima di evolvere in Checkout.com nel 2012, la piattaforma fintech consente alle aziende di elaborare e accettare pagamenti transfrontalieri da una varietà di fonti, tra cui carte di credito e di debito, servizi bancari online, PayPal, Apple Pay e altri wallet elettronici. È una diretta rivale della società di pagamenti olandese Adyen, quotata alla borsa di Amsterdam lo scorso giugno e che da allora ha visto il suo titolo salire del 70%.

Nonostante la forte concorrenza, Checkout.com è riuscita a attrarre clienti come Deliveroo, la palestra Virgin Active e l’app per lo scambio di denaro TransferWise.

“Siamo stati fortunati ad essere contattati da alcuni dei principali investitori mondiali”, ha detto il fondatore Guillaume Pousaz.

Pousaz, nato e cresciuto in Svizzera, ha aggiunto: “Portare a bordo investitori di livello mondiale per il nostro primo round di finanziamento è una conferma del duro lavoro del team di Checkout.com nel corso degli anni; ed è un modo per evidenziare come seriamente stiamo costruendo un leader globale che possa servire qualsiasi azienda, in qualsiasi area geografica. Il nuovo capitale ci aiuterà ad aumentare la velocità con cui distribuiamo nuovi prodotti per soddisfare le esigenze sempre più complesse dei nostri clienti”.

Deven Parekh, managing partner di Insight Partners e uno dei primi investitori su Twitter, Alibaba e JD.com, prenderà posto nel board di Checkout.com.

Classifiche 29 marzo, 2019 @ 10:30

L’Under 30 che sta portando in Italia l’Amazon dei servizi finanziari

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Mi occupo dei ranking e del progetto Under 30.Leggi di più dell'autore
Giornalista di Blue Financial Communication, dove cura contenuti per i prodotti editoriali del gruppo Bluerating, Private e Forbes Italia. Con un passato alla redazione televisiva di Class CNBC, è cresciuto professionalmente scrivendo di finanza, asset management, fintech e consulenza finanziaria. Appassionato di cinema, noiosi romanzi classici e videogames, è anche consulente editoriale. chiudi
George Thomson, classe 1990, è country manager per l’Italia di Revolut.

George Thomson, classe 1990 e senese di nascita, è il classico nativo digitale con una spiccata passione per la finanza. Ha iniziato a fare trading all’età di 12 anni e, nel corso degli anni, ha coltivato l’interesse lavorando anche all’interno di diversi hedge fund, quando era solo un adolescente. Ha poi portato avanti i suoi studi nel campo della finanza alla Warwick Business School. E durante gli studi universitari si è iscritto sulla piattaforma eToro, diventando uno dei trader con le migliori performance tra i 10 milioni di utenti. Oggi sta portando in Italia una delle fintech unicorn in più rapida crescita in tutta Europa, la britannica Revolut, fondata da Nikolay Storonsky e Vlad Yatsenko e la cui valutazione è arrivata a $ 1,7 miliardi.

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“Uso Revolut dagli inizi del 2016, cioè quando in Italia non si contavano ancora nemmeno mille utenti”, ricorda George che è stato inserito da Forbes Italia nella lista Under 30 del 2019. “Ero già esposto al giovane mondo del FinTech per via del mio lavoro su eToro e anche per il lavoro a Deloitte e quindi seguivo questo spazio e i suoi nuovi player con attenzione. Facendo molto avanti e indietro tra Italia ed Inghilterra conoscevo molto bene le problematiche legate al cambio valuta e quindi ho colto subito la genialità dell’idea di Revolut”.

George Thomson ha iniziato a fare trading all’età di 12 anni e, nel corso degli anni, ha coltivato l’interesse lavorando anche all’interno di diversi hedge fund, quando era solo un adolescente.

La startup fintech, infatti, in soli 3 anni, da Londra si è stabilita in 42 Paesi europei, attraendo più di 2 milioni di clienti e raccogliendo $ 340 milioni di finanziamenti, elaborando circa 3 miliardi di transazioni ogni mese. Si tratta di un servizio bancario digitale utilizzabile via app – al conto possono essere associate diverse carte di credito, sia reali che virtuali – che permette di eseguire trasferimenti di denaro in tutto il mondo: il cambio da una valuta all’altra è pressoché istantaneo e viene effettuato al tasso interbancario, quello che utilizzano le banche stesse nelle loro operazioni di cambio valuta. L’operazione è senza commissioni fino a 5mila euro (o sterline) al mese.

“La mia carta Revolut è stata la mia fedele compagna di viaggi mentre giravo il mondo nel mio anno sabbatico e voluto contribuire alla crescita di questa realtà così rivoluzionaria. Le ambizioni di Revolut continuano ad affascinarmi – parliamo di una vera e propria Amazon per i servizi finanziari. Un’unica app con la quale poter spendere in qualsiasi valuta, gestire i propri soldi, investimenti, e anche criptovalute. È un mercato che adesso è abbastanza affollato, ma credo che entro pochi anni vedremo emergere qualcuno vincitore, come ha fatto Facebook a discapito di MySpace nell’ambito dei social network”. Non manca un pizzico di idealismo: “Mi piace molto questa battaglia contro le grandi banche, un po’ in stile Davide contro Golia, rimettendo così qualche soldo in tasca alla gente”, ammette divertito George.

“Accresceremo il team Revolut in Italia e adotteremo una modalità di lavoro più decentralizzata”.

In Italia Revolut è ancora piccola e conta circa 100.000 utenti, che però si sono già triplicati da quando il giovane 28enne ha preso il timone circa 7 mesi fa. E, ci tiene a sottolineare, il tutto è avvenuto senza pubblicità e con un costo di acquisizione di un nuovo utente ad un livello che è almeno 90% inferiore a quello dei competitor. I margini di crescita per il futuro quindi sono tanti.

“Prima di tutto accresceremo il team e adotteremo una modalità di lavoro più decentralizzata, allontanandoci un po’ da Londra (che è la sede) e concentrandoci solo sugli utenti italiani. Poi nei prossimi mesi aggiungeremo anche tutto il lato trading e investimenti a costo zero, gli account ‘kids’ e con l’espansione globale permetteremo ai nostri utenti di essere ancora più collegati con i loro amici, familiari e clienti in tutto il mondo”.

L’unico limite? Forse una poca dimestichezza con la lingua inglese e il legame ancora troppo stretto al contante. “Viaggio spesso tra Londra e Firenze e ogni volta mi accorgo di questa differenza, che alla fine è culturale. A Londra vedo cartelli con scritto ‘card only’ e poi salgo in taxi a Firenze e vedo sempre il cartellino ‘no credit card’”.