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Cultura 18 ottobre, 2018 @ 9:35

Londra celebra Renzo Piano con “The Art of Making Buildings”

di Valentina Lonati

Giornalista freelance. Scrivo di arte, design e teatro.Leggi di più dell'autore
Nata a Milano, si laurea in Scienze Politiche alla Freie Universität di Berlino. Dopo quattro anni di vita teutonica fa pace con le sue origini e si ricongiunge alle antiche passioni: la scrittura, prima di tutto, e l'arte. Ma anche la musica, il teatro e il design. Ne scrive per Icon, Icon Design, Rolling Stone e Flair. chiudi
Renzo Piano nel suo laboratorio a Parigi. (Francois Mori/AP/REX/Shutterstock)

Proprio mentre Genova attende la demolizione dei resti del ponte Morandi e l’avvio dei lavori per il nuovo viadotto progettato e regalato alla città da Renzo Piano, a quest’ultimo Londra dedica una mostra monumentale, la più grande mai realizzata sulla sua opera. Non poteva arrivare più puntuale Renzo Piano: The Art of Making Buildings (fino al 20 gennaio 2019), la retrospettiva con cui la Royal Academy of Arts di Londra festeggia i suoi 250 anni. Un omaggio importante, non c’è bisogno di dirlo, che giunge da una delle istituzioni più prestigiose del mondo nel campo dell’arte e dell’architettura. Peccato non averla organizzata in Italia direte voi, ma tant’è. Ci voleva forse la tragedia di Genova per ricordare a tutti il genio (e la generosità) di uno dei fuoriclasse assoluti dell’architettura contemporanea.

Nato nel 1937 a Genova, nel quartiere di Pegli, studia architettura prima a Firenze, poi a Milano. È qui che inizia a collaborare con lo studio di Franco Albini, maestro del razionalismo italiano. Da lui, impara a progettare con rigore ma anche sensibilità e istinto poetico. Per Albini, burbero ma idealista, l’architettura ha la responsabilità di costruire il mondo del futuro. Entrambi hanno un rapporto di grande affetto con Genova: proprio nel capoluogo ligure si concentrano alcuni dei progetti più celebri dell’architetto milanese, tra cui l’allestimento delle Gallerie Comunali di Palazzo Bianco, la costruzione dei nuovi uffici comunali e il restauro della Galleria di Palazzo Rosso. Presto, però, il percorso di Piano si allontana da quello di Albini grazie a un incontro cruciale: quello con Richard Rogers, architetto italiano naturalizzato inglese. Nel 1971, i due vincono il bando di concorso per la realizzazione del Centre Pompidou, sbaragliando 681 concorrenti da tutto il mondo. Il loro è un progetto coraggioso e rivoluzionario per l’epoca, “una gioiosa macchina urbana” – come lo definisce lo stesso Piano – che scardina l’immagine tradizionale dell’edificio museale. Ancora oggi, è uno dei siti più visitati di Parigi. Con il Centre Pompidou inizia così una nuova fase professionale per Piano, che lo porta a collaborare con Rogers fino al 1977.

Schizzo per The Shard, grattacielo del quartiere Southwark di Londra

Nel 1981 fonda il Renzo Piano Building Workshop (RPBW), con uffici a Genova, Parigi e New York. La sua capacità di orchestrare alla perfezione forma, materia e ingegneria lo rende richiestissimo: tra gli oltre 100 progetti commissionati allo studio, svettano la ristrutturazione del Porto Antico di Genova (1988 e 2001) e la costruzione dell’Auditorium Parco della Musica di Roma (1994 – 2002), ma soprattutto i grandi interventi internazionali come la ricostruzione dell’area di Potsdamer Platz a Berlino (1992 – 2000), il grattacielo The Shard, il più alto di Londra, inaugurato nel 2012, e la nuova sede del Whitney Museum of American Art, terminato nel 2015. Negli anni riceve numerosi riconoscimenti, come il Prizker Prize nel 1998, e la nomina a Senatore a Vita nel 2013. Ad accompagnarlo nella creazione delle sue opere, è l’amore per l’architettura: “L’architetto fa il mestiere più bello del mondo perché su un piccolo pianeta dove tutto è già stato scoperto, progettare è ancora una delle più grandi avventure possibili”, ha detto.

Renzo Piano: The Art of Making Buildings si assume la mastodontica responsabilità di presentare l’approccio progettuale di Piano attraverso sedici dei suoi maggiori progetti – tra cui il Centre Pompidou (1977), il The New York Times Building (2007), The Shard  (2012), il Whitney Museum of American Art di New York (2015) e l’Academy Museum of Motion Pictures di Los Angeles, attualmente in costruzione –  analizzandoli grazie a materiale d’archivio, modelli, fotografie, schizzi e disegni. Tra i progetti in mostra, quello relativo alla Collezione Menil a Houston (1987), dove viene esplorata la tecnica di Piano e del suo team di portare luce naturale nella galleria creando spazi ideali per guardare l’arte, oppure i disegni originali del Centro Culturale Stavros Niarchos di Atene. Al centro del percorso espositivo, poi, trovano posto sedici fotografie scattate a Piano da Gianni Berengo Gardin e un film appositamente commissionato da Thomas Riedelsheimer. Fulcro dello spazio è infine un’installazione scultorea progettata dal Renzo Piano Buiding Workshop per la mostra, che riunisce oltre 100 progetti di Piano su un’isola immaginaria. Una panoramica eccezionale non soltanto del suo lavoro, ma anche delle sue aspirazioni e conquiste, che mette in luce la sua arte – perché di arte si parla – di creare strutture che “toccano lo spirito” e che ascoltano la città. Una mostra da segnare in agenda se si passa da Londra, aspettando che il suo progetto per Genova si concretizzi al più presto.