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Style 15 Gennaio, 2020 @ 3:06

La classe sartoriale che strizza l’occhio all’ambiente di Re-HasH

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda, viaggi, arte e nuove tendenze.Leggi di più dell'autore
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ALBERTO E MAURIZIO CAUCCI

Ago e filo impiegati con meticolosa precisione e passione per l’artigianato italiano: sono questi gli ingredienti che, negli anni ’30, la famiglia Caucci ha scelto di sposare iniziando a confezionare capi sartoriali all’interno di un atelier in provincia di Teramo, Abruzzo. Gli stretti legami con i fornitori di tessuti, permettono alla seconda generazione di aprire negli anni ’60 il primo laboratorio di confezione di pantaloni; ma è negli anni 2000 che, nell’intento di differenziare la propria offerta, la Manifattura Caucci crea la società F.G. 1936, adesso specializzata nella produzione di denim d’alta gamma. La ragione sociale dell’azienda, in verità, nasconde le iniziali di Giuseppa Fioravanti, madre degli attuali titolari Maurizio, Filippo e Ugo, che in 70 anni ha creato una realtà imprenditoriale di respiro internazionale: a oggi infatti sono oltre 600 i clienti qualificati della realtà abruzzese con una copertura geografica che comprende i mercati di Francia, Spagna, Russia, Germania, Australia, Medio Oriente, Corea, Cina e Giappone.

L’azienda abruzzese gestisce i brand C+plus e Re-HasH, riconosciuto quest’ultimo come uno dei maggiori player del segmento jeanswear, che per la fall-winter 2020-21, ha presentato la sua prima capsule collection dedicata al denim ecosostenibile: otto capi proposti in tre modelli differenti, espressione di un accurato studio progettuale che unisce il design esclusivo alla migliore ricerca dei materiali. Di questo approccio eco-friendly ci parla Maurizio Caucci, amministratore delegato di FG 1936 e terza generazione al timone dell’azienda.

In che modo Re-HasH comunica i valori di questa missione eco?
Oggi è un nostro dovere essere attivi nella produzione di capi a basso impatto ambientale e crediamo che la comunicazione debba arrivare in modo chiaro al consumatore finale. Noi ci crediamo fortemente ed è per questo che da qualche stagione abbiamo intrapreso un nuovo percorso. A gennaio, in occasione del Pitti Immagine Uomo, presenteremo una nuova capsule green. Gli otto capi sono riconoscibili non solo per la nuova label “Re-HasH, Rethink – Recycle – Reduce”, ma anche per la “carta d’identità” appesa a ogni pantalone e per un piccolo ricamo sul fianco: una fogliolina verde che rimanda alla magnolia acuminata.

Quali sono le nuove tecniche e lavorazioni che il marchio vuole adottare?
Re-HasH unisce da sempre l’heritage e il know how alla migliore ricerca di materiali di alta qualità. Nella nuova collezione usiamo tele ecologiche certificate in cotone organico, cotone poliestere e materiali riciclati. Inoltre abbiamo selezionato lavanderie che come noi possano garantire, attraverso le dovute certificazioni, un sistema di depurazione delle acque.
Quali sono i capi di punta di Re-HasH?
Uno dei nostri capi più importati è il modello Mucha. Si tratta di un Chino, corto alla caviglia, e sotto la cintura c’è un piccolo taschino. È il capo must have di ogni collezione che viene aggiornato di volta in volta per seguire sempre le tendenze di stagione e destinato a un consumatore al passo coi nuovi trend. La tela denim è il nostro materiale d’elezione e quindi l’altro capo assolutamente da menzionare è il modello Rubens. Un classico cinque tasche dal fit slim, iconico senza tempo.
Quali sono i valori che contraddistinguono l’azienda?
Siamo un’azienda a conduzione familiare che in poco più di 70 anni si è affermata a livello internazionale. Crediamo fortemente nelle sinergie e la passione che ci guida è condivisa con i nostri collaboratori. I valori che ci contraddistinguono di più sono l’autenticità e la coerenza.
Cosa serve per essere competitivi nel denimwear in Italia?
La qualità è al primo posto. Un valore che è un caposaldo del nostro business. Lo stile Re-HasH da sempre si è saputo rinnovare riuscendo a interpretare le esigenze e il gusto dei consumatori.
Sono cambiate le esigenze del cliente finale nei confronti di questo prodotto così storico?
Il consumatore è non solo attento ma esigente. Oggi più che mai i ritmi sono frenetici ed è importante indossare un capo che ci faccia sentire a nostro agio in tutte le occasioni. I nostri prodotti non solo parlano un linguaggio attuale, ma vestono con eleganza.
Cosa pensa della tendenza del tailor-made?
La storia della nostra azienda parte proprio da li, quando mio nonno Filippo Caucci confezionava capi sartoriali. Oggi i nostri capi sono
confezionati secondo la qualità sartoriale. Avere un pantalone su misura nel 2020 è un vezzo di pochi.
Quali sono i progetti futuri di Re-HasH?
Quest’anno abbiamo presentato un nuovo concept espositivo volto a enfatizzare il posizionamento del brand rafforzando la nostra immagine nei corner dedicati. In questo modo la visibilità risulta migliorata e perfetta per gli store di respiro internazionale che ci ospitano. Abbiamo inoltre perfezionato nuove e importanti collaborazioni in Germania, Scandinavia e Belgio.
Come prevedete di chiudere il 2019?
Il gruppo FG 1936 ha chiuso il 2018 con 25 milioni e contiamo di chiudere il 2019 con un fatturato di circa 28 milioni (il segmento online rappresenta il 10% del fatturato del brand Re-HasH).

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