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Investimenti 23 Gennaio, 2020 @ 3:42

Startup in Capitale, storia della romana LVenture e del suo ceo Luigi Capello

di Marco Barlassina

Direttore, Forbes.it

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Luigi Capello, ceo di LVenture (Courtesy: LVenture)

Articolo tratto dal numero di gennaio 2020 di Forbes

Accelerare partendo dalla Capitale.  Una scommessa in un paese dove i pochi venture capital e incubatori d’impresa  sono concentrati nel nord Italia  e specialmente nella sola area di Milano.

Eppure, proprio a Roma, ha preso vita a partire dal 2012 il sogno di Luigi Capello e di un gruppo di amici: creare un acceleratore di startup che potesse creare e lanciare le imprese digitali italiane del futuro. Una carenza tutta italiana di cui Capello si rende conto sin dai tempi della sua permanenza negli Stati Uniti, quando si occupava di supportare le startup italiane che volevano sbarcare nel mercato americano.

“A quel tempo, parliamo del 2007, ero stato uno dei soci fondatori di Italian Angels for Growth e volevo portare le startup italiane negli Stati Uniti, ma lì c’era una figura che da noi mancava, quella degli acceleratori in grado di creare nuova impresa connettendo progetti imprenditoriali innovativi con capitali privati”. Il primo embrione di LVenture nasce da quell’intuizione. Inizialmente con capitali privati, poi con l’ausilio della quotazione. “Dopo un paio di anni di gestazione siamo partiti nel 2012. Ci avevano segnalato un veicolo e abbiamo sottoscritto l’aumento di capitale diventando soci di riferimento della società che aveva cambiato nome in LVenture Group”.

Oggi LVenture è una holding di partecipazioni quotata nella quale il 33% del capitale è nelle mani di un gruppo di investitori (oltre a Capello, Stefano Pighini, Roberto Magnifico e Giovanni Gazzola). Il secondo socio è Futura Invest (Fondazione Cariplo) con il 6% e il terzo l’università Luiss con il 4%.

E proprio in co-branding con la Luiss si realizza quello che può essere considerato il core business di LVenture: il programma di accelerazione, che apre due call per startup l’anno, ricevendo più di 800 candidature, dalle quali vengono selezionate circa 20 nuove startup dove investire.

Una storia particolare, quella di LVenture, anche per la scelta di prendere le mosse da Roma, città che non tipicamente si associa a startup & co. “Siamo partiti da Roma perché è la città con il più alto numero di studenti universitari d’Europa e quindi di talenti disponibili, ma anche per la presenza di grandi aziende e di capitali”.

LVenture investe in early stage, ossia nelle fasi di creazione delle startup, proprio grazie al programma di accelerazione Luiss EnLabs. Soprattutto però mette a disposizione delle startup non solo i capitali ma anche le competenze necessarie affinché i ragazzi fondatori riescano a mettere a punto un business model adeguato al raggiungimento degli obiettivi. “Aiutiamo le startup a entrare in contatto con investitori e con rappresentanti delle corporate, supportandole nello sviluppo del business e nella ricerca di nuovi capitali”, sintetizza Capello.

Così, dalla nascita, LVenture ha dato vita a 15 programmi di accelerazione, ha sostenuto 105 startup, arrivando alla exit per cinque di esse. “Oggi siamo al settimo anno di attività e in portafoglio abbiamo 73 aziende. È un portafoglio molto vario perché siamo investitori iniziali e operiamo nel mondo digitale in modo ampio, dai diritti musicali ai big data, passando per l’IoT e l’insurtech”. In questo momento a esempio sono presenti società come 2hire, che ha creato un device per il controllo da remoto dei veicoli, o come Together Price, che permette di suddividere il costo di abbonamenti digitali.

“Selezioniamo 20 startup italiane all’anno, con l’obiettivo di farle crescere e di scalare a livello internazionale, fino ad arrivare all’exit”. Ossia un processo di cessione delle quote d’investimento che può giungere attraverso una quotazione della società in Borsa, l’acquisto del 100% da parte di altre aziende o la cessione del singolo pacchetto azionario di proprietà del venture capital. Un processo che nel caso di LVenture richiede mediamente sei anni e che quindi arriva proprio in questi mesi nella sua fase di maturazione. Oggi il portafoglio di LVenture ha un valore di oltre 18 milioni e “sta crescendo rapidamente grazie al lavoro incessante fatto negli anni”.

Merito di un ecosistema dove si sono sviluppate relazioni tra investitori, sponsor e partner che aiutano ad aumentare il tasso di successo delle startup. “Il punto di forza del nostro modello di business è quello di aver sviluppato un ecosistema e una pipeline finanziaria per lo sviluppo delle startup unica in Europa, con una rete di partner strategici creata nel tempo, ma un’altra nostra caratteristica vincente è quella di avere “skin in the game”, per cui crediamo per primi nelle startup in cui investiamo i nostri capitali”.

Certo al venture italiano manca ancora qualcosa, se si considera che gli investimenti in venture capital nel 2019 hanno raggiunto circa i 700 milioni di euro, contro gli 8 miliardi della Gran Bretagna o i 4,5 miliardi della Germania e i 4 della Francia. “Altrove c’è un indirizzo politico forte, che crede nel venture capital come motore per far crescere la nuova occupazione e, di conseguenza, il sistema economico. E in Italia c’è anche un problema di cultura imprenditoriale, con poche nuove imprese nate negli ultimi 30 anni. Ma le cose stanno cambiando, e soprattutto oggi ci sono tanti ragazzi con una grande voglia di fare e con una grande fame che li spinge a ottenere grandi risultati. Basti pensare che le startup in cui abbiamo investito hanno creato 1.300 nuovi posti di lavoro. La creatività e la diffusione di un nuovo spirito imprenditoriale può essere veramente la chiave per il rilancio del nostro paese”.

Un ecosistema di startup

LVenture Group è una holding di partecipazioni quotata che opera nel settore del venture capital investendo in startup digitali ad elevato potenziale di crescita.  Dal 2013 ad oggi LVenture ha realizzato 15 programmi  di accelerazione investendo in 105 startup, 27 sono  i write-off, 73 sono le startup attualmente in portafoglio e cinque le exit. Investe nelle startup fino a 160 mila euro in fase di accelerazione e ulteriori 250 mila euro nelle fasi successive. Gli investimenti nelle startup di portafoglio hanno raggiunto i 70 milioni di euro, 15 milioni di euro sono stati investiti direttamente da LVenture Group e 55 milioni di euro da parte di co-investitori.  Le startup di portafoglio hanno creato oltre 1.300 posti di lavoro ad alto valore aggiunto.

 

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