Stadia è in crisi: Google chiude la divisione per lo sviluppo dei videogiochi

Google Stadia
(Shutterstock)
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Entra ufficialmente in crisi il progetto di Google Stadia, ossia l’irruzione del colosso di Mountain View nel mondo dei videogiochi. Presentato nel 2019, Stadia era sulla carta un progetto ambizioso, che prometteva agli utenti la possibilità di videogiocare in streaming con un elevato livello di qualità, condito da chicche come la grafica 4K Hdr.

Google, che non ha certo problemi di disponibilità economica, si è dovuta però scontrare con la dura realtà: sviluppare internamente videogiochi, oggi, richiede ingenti risorse. E così il colosso ha deciso di chiudere la sua divisione interna dedicata allo sviluppo di giochi per Stadia. Una delle conseguenze a breve termine di questo cambio di strategia sarà la chiusura degli studi di sviluppo di Los Angeles e Montreal, entrambi sotto la bandiera Stadia games and entertainment.

Che cosa succederà a Google Stadia

Che cosa significa tutto questo? Dobbiamo dire addio a Stadia? Non proprio. Il progetto è stato sostanzialmente rifocalizzato. Certo, si tratta di un grosso ridimensionamento: di fatto, il servizio Stadia rimarrà aperto, ma per i videogiochi si appoggerà unicamente agli sviluppatori già esistenti. Quindi, addio allo sviluppo di titoli proprietari ed esclusivi.

“Creare i migliori giochi da zero richiede molti anni e investimenti significativi, e il costo sta salendo esponenzialmente. Abbiamo deciso che non investiremo ulteriormente nello sviluppo di contenuti esclusivi dal nostro team di sviluppo interno”, si legge in un post sul blog di Phil Harrison, vice presidente di Google e direttore generale di Stadia. 

L’azienda ha precisato che la maggior parte delle risorse impegnate nel team di Stadia sarà riassegnata a nuovi ruoli. Tuttavia, Jade Raymond, veterana dell’industria (ex Ubisoft ed Ea) che ha guidato il team di Stadia, lascerà la società. In una dichiarazione rilasciata a The Verge, ha commentato: “Sono orgogliosa del team che abbiamo costruito e del lavoro sui giochi esclusivi per la piattaforma. È stata una decisione difficile accettare una nuova opportunità. Sarò per sempre grata a questa squadra per tutto ciò che abbiamo imparato e raggiunto insieme”.

L’abbonamento esisterà ancora

Stadia stesso, così come il servizio di abbonamento Stadia Pro da 9,99 euro, continuerà a esistere. Ma la chiusura degli studi interni segna un duro colpo per le ambizioni di Google nel mondo dei videogiochi. Al di là dei meri aspetti tecnici del servizio di streaming stesso, il fatto che a Montain View fossero disposti a investire in più studi first-party costituiva uno dei pilastri della vision originale di Stadia. Google voleva creare giochi per il nascente servizio di streaming: titoli che, in teoria, avrebbero sfruttato tutte le potenzialità della tecnologia cloud. 

L’obiettivo era offrire esclusive come fanno, da sempre, aziende come Microsoft, Sony e NintendoL’abbandono del business dei giochi ha un senso: sviluppare un titolo costa molto in termini economici. Ma significa anche che il futuro di Stadia è relegato a una mera piattaforma dove sarà possibile rigiocare agli stessi titoli presenti su PS5, Xbox Series X o pc.

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