Stripe ha raccolto altri 600 milioni di finanziamento: la fintech dei fratelli Collison ora vale 95 miliardi di dollari

Patrick John Collison Stripe
I fratelli Collison hanno fondato Stripe nel 2010 (Courtesy Stripe)
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Già nel settembre 2019, prima che il Covid facesse progredire l’e-commerce di anni in poche settimane, Stripe scavalcava WeWork ed Airbnb e diventava il più grande unicorno d’America. Un anno e mezzo dopo, il valore dell’azienda, che fornisce infrastrutture software per i pagamenti via Internet a privati e aziende, è quasi triplicato. Stripe ha annunciato infatti un round di finanziamento da 600 milioni di dollari, che porta la sua valutazione a 95 miliardi. Tra gli investitori figurano Allianz X, Axa, Baillie Gifford, Fidelity management & research company, Sequoia capital e la National treasury management agency, agenzia del ministero delle Finanze irlandese.

Stripe ha fatto sapere in comunicato che utilizzerà il capitale per investimenti sul mercato europeo, e in particolare in Irlanda, dove si trova il quartier generale continentale. “Tra fintech, mobilità, retail e software as a service, le opportunità offerte dall’economia digitale in Europa sono immense”, ha dichiarato il presidente e co-fondatore John Collison. Stripe opera oggi in 42 Paesi, di cui 31 europei.

Chi sono i fondatori di Stripe

Nata nel 2010, Stripe è stata fondata dai fratelli irlandesi John e Patrick Collison, quando avevano 20 e 22 anni. Già all’epoca si trovavano nella Silicon Valley, in quanto fondatori di Shuppa – gioco di parole sulla parola irlandese siopa, “negozio” -, startup di software che sarebbe poi diventata Auctomatic. Nel marzo 2008 divennero milionari con la vendita di Auctomatic alla canadese Live Current Media. Oggi hanno un patrimonio stimato da Forbes in 3,2 miliardi di dollari.

Negli anni hanno investito in Stripe, tra gli altri, anche Elon Musk, Peter Thiel e Capital G, la società di private equity di Alphabet. La fintech dei fratelli Collison aveva già raccolto, prima dell’ultimo annuncio, 1,6 miliardi di dollari di finanziamento in 14 round. Nell’edizione 2020 della classifica The Cloud 100 di Forbes, che premia le migliori aziende del cloud computing, era al secondo posto, alle spalle di Snowflake.

La valutazione di 95 miliardi è addirittura inferiore rispetto ad alcune previsioni. Secondo TechCrunch, molti esperti si attendevano il superamento della barriera dei 100 miliardi. Un mese fa, Forbes scriveva che, sul mercato secondario, gli investitori valutavano Stripe 115 miliardi.

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Il boom in era Covid

L’esplosione dell’e-commerce dovuta alla pandemia ha provocato un’ulteriore accelerazione della crescita di Stripe. Tra i suoi clienti rientrano oltre 50 società che elaborano più di un miliardo di dollari all’anno di pagamenti. Il chief revenue officer, Mike Clayville, ha assicurato che, anche grazie a “partnership con soluzioni come Salesforce Commerce Cloud, la transizione a Stripe” diventerà ancora più facile per le grandi aziende.

“Stiamo investendo nell’infrastruttura che sarà alla base del commercio via internet nel 2030 e oltre”, ha dichiarato Dhivya Suryadevara, chief financial officer di Stripe. “La pandemia ci ha insegnato molto. Tra l’altro, ci ha dimostrato anche quante cose è possibile fare – e comprare – online. Eppure, Internet ancora non è quel motore di progresso economico globale che potrebbe essere. Il nostro obiettivo è di permettere a business ambiziosi di crescere più velocemente. Già processiamo pagamenti per centinaia di miliardi di dollari nel mondo. E le prospettive di crescita sono molto più vaste rispetto a 10 anni fa”.

Solo il 14% del commercio mondiale, sottolinea ancora il comunicato di Stripe, ha oggi luogo online, nonostante l’accelerazione del 2020. La missione di Stripe è “far crescere il prodotto interno lordo di Internet”.

Non è ancora chiaro se e quando la società si quoterà in borsa, con quella che sarebbe una delle Ipo più attese della storia recente di Wall Street. In un’intervista concessa lo scorso anno alla Cnbc, John Collison aveva affermato di “non avere piani” in merito.