Mps, Siena contro la cessione a Unicredit: “Sarebbe un colpo d’accetta alla città”

La sede di Mps a Siena (Photo by Marco Secchi/Getty Images)
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Mentre si avvicina la fine delle trattative tra Unicredit e il Mef per la possibile acquisizione di parte delle attività del Monte dei Paschi di Siena, la politica senese continua a esplorare possibili alternative per tutelare l’indotto della banca più antica del mondo (1.500 sportelli, 4 milioni di clienti, 198 miliardi di raccolta e circa 21.400 dipendenti).

È stata infatti presentata questa mattina, durante la seduta del Consiglio comunale di Siena, la mozione tesa alla salvaguardia dei lavoratori e del valore economico sociale di Banca Mps. Il documento unitario è stato firmato da tutte le componenti politiche dell’assise (Maurizio Forzoni, Federico Minghi, Claudio Cerretani, Pietro Staderini, Pierluigi Piccini, Lorenzo Lorè, Davide Ciacci, Alessandro Masi, Davide Dore, Laura Sabatini, Mauro Marzucchi).

L’appello a Draghi

Nel documento emerge la richiesta di impegno del sindaco a rivolgere un nuovo appello al presidente del Consiglio dei Ministri e a tutti i dicasteri coinvolti e interessati dall’operazione: ministro del Mef Daniele Franco, allo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e al ministro del Lavoro Andrea Orlando, per un incontro, chiedendo di esplorare tutte le possibili soluzioni con un passaggio in Parlamento, valutando, anche, l’eventuale ipotesi di rinviare l’operazione di privatizzazione fin quando la banca e la comunità senese non saranno effettivamente tutelate. Parallelamente, la richiesta di salvaguardia dei diritti dei dipendenti con misure comunque sostenibili, la continuità del marchio Mps con la permanenza della direzione a Siena, una soluzione che salvaguardi un’autonomia utile e un’integrità durevole della banca. Oltre alla permanenza diretta di una presenza dello Stato per accompagnarne l’evoluzione.

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Una battaglia difficile

Durante il suo intervento, il sindaco di Siena ha rimarcato l’importanza dell’unanimità di intenti dimostrata con la mozione presentata per affrontare una battaglia difficile che, “purtroppo, sarà anche veloce visti i termini che sta dettando l’Europa”. Ma qualsiasi valutazione venga fatta non può prescindere, ha evidenziato il primo cittadino, dal non riconoscere che il Montepaschi è uno dei principali gruppi bancari del Paese, con attività rivolta principalmente alle famiglie e alle piccole e medie imprese. Ha quindi ricordato che il valore del marchio ammonta a 466 milioni di euro, 4 milioni i clienti, 198 miliardi di raccolta complessiva di cui 87 di depositi, 81,4 miliardi di finanziamenti alla clientela, 2,2 miliardi di crediti deteriorati (2,7% del totale), 1.500 sportelli e 200 centri specialistici diffusi su tutto il territorio nazionale con un forte radicamento territoriale. Ma anche i sacrifici richiesti dalla politica: da Banca 121 ad Antonveneta, con le scelte politiche del passato e le conseguenze che ne sono derivate, e per questo il richiamo alla stessa politica per porre un rimedio.

Il sindaco di Siena ha chiesto strategie diverse, in grado di tutelare e non sacrificare la banca più antica del mondo con scelte “forse affrettate e irreversibili”, le cui ricadute a spese della banca e della comunità senese potrebbero essere irrimediabili.

Il voto unanime

La mozione è stata approvata all’unanimità così come l’emendamento presentato da Paolo Salvini e firmato da tutti i gruppi consiliari (Federico Minghi, Davide Ciacci, Mauro Marzucchi, Lorenzo Lorè, Pierluigi Piccini, Maurizio Forzoni, Pietro Staderini, Claudio Cerretani e Alessandro Masi), con il quale nel penultimo capoverso delle premesse scritte nella mozione viene aggiunta la frase: “tenute ferme le diffuse responsabilità del recente passato”.

“Le manifestazioni davanti al Monte dei Paschi dove ha partecipato tutta la comunità senese, le altre iniziative poste in essere, questa mozione unitaria e un’unità di intenti con la Provincia, la Regione e la Fondazione, spero possano far esplorare a chi deve decidere anche altre alternative rispetto a quella unica presente a oggi che è Unicredit”, ha affermato il sindaco di Siena, Luigi De Mossi.

In campo anche l’arcivescovo

Sul tema è intervenuto anche l’arcivescovo di Siena, Augusto Paolo Lojudice: “Il Monte dei Paschi è una banca conosciuta in tutto il mondo e rappresenta una parte dell’identità della città. Questa crisi che dura da tanti anni è un fatto estremamente serio e importante che mette in gioco tante sicurezze, quindi anche tante possibilità di lavoro. Una qualche soluzione andrà trovata, non è più pensabile che la banca resti nel confine di una provincia, oggi non è possibile tutto ciò. Che sia un bene o sia un male se ne può discutere. Io spero che si trovi una soluzione ragionevole che non metta a repentaglio migliaia di posti di lavoro che costituiscono un indotto importante. Sarebbe un colpo di accetta grandissimo per una città e una provincia che ha le sue bellezze ma anche le sue criticità”, ha affermato a margine del consiglio comunale.

L’interlocutore di Unicredit è il Mef ed è proprio al governo che la politica locale vuole arrivare per sensibilizzare sul tema dell’occupazione e dell’autonomia. Non a caso la mozione è stata approvata alla vigilia delle elezioni suppletive del 3-4 ottobre, al termine delle quali la trattativa con Unicredit dovrebbe subire un’accelerazione per terminare – nelle ipotesi più ottimistiche – entro la fine dell’anno.