Addio a Ennio Doris, l’uomo che ha fatto la storia del risparmio gestito in Italia

Ennio Doris
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È morto questa notte, alle due e 12 minuti, Ennio Doris. Il fondatore e presidente onorario di Banca Mediolanum aveva 81 anni, 40 dei quali passati alla guida della sua azienda. Il 22 settembre aveva lasciato la presidenza. “Ho la convinzione di avere cambiato l’approccio degli italiani verso il risparmio”, aveva dichiarato allora al Corriere della sera. Già nel 2008 aveva consegnato la carica di amministratore delegato al figlio, Massimo. “Sono stato fortunato: non si trova spesso un padre a cui succede un figlio con le medesime caratteristiche”, ha detto. “A me è successo, come a Maldini e a Mazzola”.

Doris era sposato dal 1966 con Lina Tombolato, dalla quale aveva avuto i figli Sara e Massimo.

Il padre di Mediolanum

Circa quarant’anni fa, un falegname mise in mano a Ennio Doris un assegno da 10 milioni di lire. “Si ricordi che io non posso permettermi di ammalarmi, altrimenti la mia famiglia non vive”, gli disse. “Se lei gestirà bene i 10 milioni, tra 15 anni potrò avere una somma che mi permetterà di ammalarmi”.

In un’intervista del 2018 a Forbes Italia, Doris raccontava: “Quella sera tornai a casa triste perché capii che non avrei potuto vendergli una polizza malattia. Voglio sedermi come un medico di fronte al paziente, esaminare i suoi problemi e dargli ciò che gli serve. Quindi devo avere a disposizione tutti i farmaci del mio settore: quelli della banca, quelli dell’assicurazione e quelli della finanza”. In un’era in cui “il mondo finanziario lavorava a compartimenti stagni”, nacque così l’idea alla base di Programma Italia. La società da cui sorsero, negli anni ’90, prima Mediolanum SpA e poi Banca Mediolanum.

La storia di Ennio Doris

Nato nel 1940 a Tombolo, in provincia di Padova, Ennio Doris era figlio di un mediatore di bestiame. “Il venerdì, alle 2 di notte, davo alle vacche il bevaron, acqua e semola, che le gonfiava e le rendeva sempre più pasciute”, ha ricordato. “Poi le strigliavo bene e alle 4 del mattino le portavamo al mercato di Castelfranco Veneto”. Da bambino Doris immaginava di seguire le orme del padre. Fino a quando, a dieci anni, si ammalò di nefrite e fu costretto a concentrarsi sugli studi.

Diplomato in ragioneria, iniziò la sua carriera come venditore porta a porta per l’allora Banca Antoniana, confluita nel 1996 in Antonveneta. Negli anni ’60 incontrò l’industriale Dino Marchiorello, storico proprietario delle Officine Meccaniche Stanga di Padova. Quando salì sulla sua auto nuova e “vide i suoi piedi affondare su una moquette morbidissima”, Doris si convinse che “quell’uomo stava guidando la sua vita”.

La nascita di Banca Mediolanum

Dopo vent’anni divisi tra vari ruoli, la trasformazione da manager a imprenditore avvenne in seguito a un incontro con Silvio Berlusconi. Nel 1981, Doris lesse un’affermazione fatta da Berlusconi alla rivista Capital: “Se qualcuno ha un’idea e vuole diventare imprenditore, mi venga a trovare. E se l’idea è buona, ci lavoriamo insieme”. Poche settimane dopo se lo trovò davanti. “Piazzetta di Portofino, sciame di invitati a un matrimonio”, raccontò Doris in un’intervista al Giornale. “Mi giro e dico a mia moglie: ‘Ma quello è Berlusconi!’. Indossa un vestito grigio, elegantissimo, credo sia uno degli ospiti delle nozze. Mi sente, si gira verso di me e io mi butto: ‘Piacere, Ennio Doris’”.

Doris parlò di “come l’idea di Programma Italia potesse essere una leva” per il settore immobiliare. “Ma non volevo sembrare troppo insistente: così non lasciai né un biglietto, né un numero di telefono”. Qualche giorno più tardi arrivò la convocazione ad Arcore. Nel 1982 nacque Programma Italia, di cui Doris e la Fininvest di Berlusconi erano soci al 50%.

Nei primi anni ’90 Doris concepì l’idea di una banca senza sportelli, quando internet iniziava a muovere i primi passi. “Le filiali faranno la fine delle cabine telefoniche”, pronosticò. “Ma non sparirà la presenza umana. Serviranno sempre consulenti che guidano il cliente nelle scelte fondamentali della sua vita”.

Per 40 anni Doris ha fatto parte di quella che Berlusconi ha definito la sua “trinità amicale”, assieme a Fedele Confalonieri e Gianni Letta. L’ex presidente del Consiglio gli ha confessato: “Un po’ ti invidio. Hai trovato la donna giusta”. Della moglie, Lina, Doris ha detto: “Lei aveva 15 anni. In una settimana ci fidanzammo. Resta uguale: eterea come Katharine Hepburn, bella come Sophia Loren”.

81 anni di ottimismo

Lo scorso anno Mondadori ha pubblicato il libro Ennio Doris. 80 anni di ottimismo, di Pier Augusto Stagi. E “ottimismo” è il termine più ricorrente nella letteratura su Doris. Una filosofia che il diretto interessato aveva spiegato così a Forbes Italia: “Perché quando i mercati crollano tutti scappano? Se ci sediamo al tavolo sereni, vediamo invece l’opportunità di comprare. Semmai, vendiamo quando il mercato va su. È logico, lo dicono tutti. Ma perché poi non lo fa nessuno, anzi fanno tutti il contrario?”. In sintesi: “Il pessimista non usa il cervello. L’ottimista lo usa”.

Nell’aprile 2020, poco dopo lo scoppio della pandemia, Doris fece pubblicare a pagamento, sui principali quotidiani italiani, una lettera in cui sottolineava che “proprio nei momenti di maggiore difficoltà, l’umanità trova le risorse, raccoglie tutte le energie e produce i maggiori sforzi per andare avanti”. Invitava allora a “guardare agli effetti benefici già sotto i nostri occhi. Stiamo lavorando in smart working. Adesso è per condizioni obbligate, ma domani questa potrà diventare la regola. Un modo di lavorare più efficiente e produttivo. E che potrà contribuire anche a ridurre gli spostamenti, diminuire il traffico e l’inquinamento”.

“Il miglior investimento della mia vita”

Quando il fallimento di Lehman Brothers innescò la Grande recessione, Doris decise di rimborsare gli 11mila clienti di Mediolanum coinvolti. “Il rischio era a carico del cliente”, ha raccontato a Forbes. “Ma si trattava di un’istituzione considerata solida e affidabile, perciò la percezione di rischio era, di fatto, annullata”.

Doris propose allora a Berlusconi di restituire il denaro – circa 160 milioni di euro – di tasca propria, anziché a spese dell’azienda. “Questo gesto ha fatto capire che veramente eravamo una banca diversa. L’anno dopo, infatti, abbiamo più che raddoppiato la raccolta: siamo passati da 2,7 a 6,8 miliardi di euro”. Ad anni di distanza, Doris ha definito quella scelta “il miglior investimento della mia vita”.

I suoi modelli

Se l’ispirazione era arrivata dalla conversazione con un falegname, per la gestione di Mediolanum i riferimenti furono due premi Nobel: Daniel Kahneman, lo psicologo israeliano che ha dimostrato come i processi decisionali degli esseri umani violino in modo sistematico alcuni principi razionali, e Richard Thaler, padre dell’economia comportamentale, che teorizzò l’opportunità di dividere gli investimenti in tre comparti o “secchielli”.

Doris rivendicava di avere seguito i principi enunciati da Kahneman e Thaler dal 1982. I risultati lo avevano collocato al 17esimo posto nell’ultima classifica dei più ricchi d’Italia, pubblicata da Forbes all’inizio di aprile, con un patrimonio di 3,4 miliardi di dollari. “Ma il denaro è solo un mezzo”, aveva detto. “Come il coltello: può uccidere o diventare il bisturi che salva”. Aveva dichiarato infatti al Corriere di non usare portafogli: “Tengo le banconote con un fermaglio, in cassaforte”.