Questa under 30 ha creato una startup che cura i capelli grazie agli algoritmi

Irene Gullotta
Irene Gullotta
Share

Articolo tratto dal numero di marzo 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Quando andava a scuola ha sempre avuto un bel rapporto con i suoi capelli. Perlomeno non era un cruccio, come invece per molte sue coetanee in fissa con il cosiddetto effetto ‘liscio spaghetto’, di moda tra gli anni Novanta e i Duemila. “Li ho sempre portati molto lunghi, fattore che probabilmente è diventato un mio tratto distintivo agli occhi degli altri”, ricorda Irene Gullotta, che ha fondato Shampora, startup che formula shampoo personalizzati grazie agli algoritmi insieme a due soci, il romano Manuel Corona, attuale ceo, e il barese Mirco Peragine, responsabile marketing.

Modello di business verticale

Per un’amante dei libri come lei, nulla indicava che proprio la cura dei capelli sarebbe diventata la sua professione. Mentre si laureava con lode in Lingue nella società dell’informazione con tesi sulla iperpersonalizzazione negli e-commerce, metteva in pratica i suoi studi lavorando come e-commerce manager per un piccolo negozio generalista di prodotti per capelli. È stato subito dopo la laurea, a 23 anni, che ha intrapreso l’avventura di Shampora.

Oggi, in qualità di chief operating officer, Irene è il trait d’union tra i vari i dipartimenti. “Il nostro è un modello di business vertical integrated, quindi ci occupiamo della gestione di tutta la filiera dall’approvvigionamento delle materie prime all’ambito ricerca e sviluppo, fino al marketing e alla logistica. Per questo è necessario garantire a tutto il team di poter lavorare in sinergia, rimanendo indipendenti. Io rappresento proprio questo punto d’incontro e devo assicurare il corretto funzionamento di tutte le operazioni aziendali”.

La storia di Shampora

Shampora è nata nel 2018 proprio da un’esigenza di Corona che, mentre lavorava in una multinazionale del settore, non riusciva a trovare uno shampoo adatto ai suoi capelli. Sentiva l’esigenza di una soluzione personalizzata. “Nel tempo ci siamo accorti che questa necessità è molto sentita e rappresenta un’industria di grande portata, ma con un basso tasso di riacquisto e soddisfazione”. Il funzionamento di Shampora è del tutto basato sulla tecnologia: tramite il sito è possibile affidarsi a un assistente virtuale che analizza, tramite domande specifiche, i capelli, le esigenze e i desideri del cliente come le caratteristiche tricologiche o lo stile di vita. L’algoritmo analizza oltre 100 data point per utente.

“Sono i dati incrociati tra tutte le risposte possibili del nostro questionario, che si completa in soli tre minuti. Si crea così una formula su misura, con gli ingredienti che il nostro dipartimento di ricerca e sviluppo reputa adatti”.

Gli algoritmi che curano i capelli

Alla fine della consulenza, la lista di ingredienti selezionati viene istantaneamente inviata al laboratorio che, grazie a un algoritmo proprietario, realizza il giorno stesso il prodotto. In questi due anni, la società ha investito anche molto nella robotica, lanciando The Heisenberg (in omaggio al fisico Werner Karl Heisenberg), una macchina di 35 metri quadrati che produce ogni giorno in autonomia centinaia di prodotti. “Il robot prende il flacone vuoto, stampa il nome del cliente, la sua formula e il numero di lotto per garantire la tracciabilità di ogni pezzo. Subito dopo, porta i flaconi sotto il sistema di dosaggio per la personalizzazione; solo a questo punto il flacone viene preso dall’operatore, confezionato e spedito a casa”.

In poco più di due anni dal lancio, poggiando su un modello completamente direct-to-consumer, la startup ha venduto oltre 100mila prodotti personalizzati solo in Italia, sperimentando quello che è oggi uno dei servizi maggiormente richiesti dai più esigenti: la consulenza di hairstylist affermati che possono suggerire ai clienti i prodotti più adatti al loro cuoio capelluto.

Con l’obiettivo iniziale di creare il più grande digital brand per i prodotti per capelli in Europa, oggi la società ha una valutazione a sette cifre, spedisce prodotti personalizzati in cinque Paesi e ha aperto il primo stabilimento industriale alle porte di Roma. “Al momento siamo attivi in Italia, Spagna, Francia e stiamo iniziando ad approcciare il mercato del Regno Unito. Abbiamo inoltre la possibilità di spedire in Belgio e Germania, ma non siamo focalizzati su questi ultimi due Paesi. L’Italia rappresenta l’85% del nostro fatturato e puntiamo a incrementare velocemente la nostra quota in Francia e Regno Unito entro la fine del 2022”, prosegue Gullotta.

I finanziamenti per la crescita

Per raggiungere questi obiettivi di espansione la startup, accelerata dalla Luiss EnLabs, dopo un primo round di investimento da 300mila euro, ha raccolto tre milioni. Tra gli investitori Cdp Venture Capital Sgr, i soci di Italian Angels for Growth, Finbeauty, Gisev Family Office e LVenture Group. “Il round è servito a incrementare la capacità produttiva e a completare il nostro primo stabilimento industriale, entrato a pieno regime a metà 2021. Questo perché, specialmente negli ultimi mesi, il giro d’affari ha registrato un tasso di crescita a tre cifre”.

Prima, infatti, Shampora elaborava i prodotti a mano e non poteva superare una certa soglia di ordini giornaliera ma, visto il sensibile incremento delle vendite che negli ultimi mesi hanno registrato picchi di duemila prodotti giornalieri, complice il trend della personalizzazione dei prodotti beauty la musica è decisamente cambiata. E in meglio, considerato che, stando a una ricerca dell’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano, da gennaio a ottobre sono quasi due milioni i nuovi clienti degli e-commerce, con una crescita annua del 26%.

La sostenibilità dei prodotti

Nella scelta degli ingredienti, Shampora supera anche la prova della sostenibilità: di recente ha ricevuto l’approvazione di EcoCompatibilità da parte dell’associazione Skineco, che ha valutato l’impatto ambientale delle sue formule. “I nostri prodotti sono creati just in time, quindi prendono vita solo dopo il pagamento online sul nostro sito. Produciamo solo quello che realmente viene acquistato, minimizzando così gli sprechi”, spiega Gullotta.

Inoltre, Shampora ha ottenuto la certificazione vegan di Peta, a garanzia che nessuna delle sostanze utilizzate nei laboratori è di origine animale. Per il futuro, gli obiettivi di crescita degli imprenditori restano ambiziosi. “Nei prossimi mesi lanceremo una nuova categoria di prodotti. L’obiettivo è diventare il brand più amato di prodotti per capelli, prima in Europa e poi a livello mondiale, nel giro dei prossimi cinque anni”.

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it Iscriviti