Robinhood licenzia un quarto del personale. Il ceo: “È colpa mia”

Vladimir Tenev Robinhood
Il co-founder e co-ceo di Robinhood Vladimir Tenev (Foto di Noam Galai/Getty Images per TechCrunch)
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“Stiamo riducendo il nostro organico del 23%”. Con questa frase, riportata sul blog aziendale, Vlad Tenev, ceo di Robinhood, ha annunciato il taglio di quasi un quarto dei dipendenti. Saranno interessate le risorse di tutte le aree, ma in particolare quelle che si occupano di funzioni operative, di marketing e di gestione dei programmi. Con questa operazione, Tenev promette una nuova struttura organizzativa che “condurrà a una nuova disciplina dei costi”.

Il secondo taglio del personale da aprile

Già ad aprile di quest’anno Robinhood, la piattaforma di trading al dettaglio diventata celebre con la vicenda di GameStop, aveva tagliato il personale del 9%. Tuttavia, non è stato sufficiente. “Da quel momento abbiamo assistito a un ulteriore deterioramento dell’ambiente macro, con un’inflazione ai massimi da 40 anni, accompagnata da un ampio crollo del mercato delle criptovalute”, continua il ceo nella lettera ai dipendenti. “Ciò ha ulteriormente ridotto l’attività di negoziazione dei clienti e le attività in custodia”. Complici la crisi economica e una “ambiziosa traiettoria di reclutamento”, di cui Tenev si assume la responsabilità e che aveva portato la società a sovrapposizioni e duplicazioni di ruoli durante l’espansione degli anni scorsi, più di 750 Robinhoodies (così vengono definiti i dipendenti) sono in partenza.

Il bilancio del secondo trimestre ha fatto registrare un calo tendenziale degli utenti attivi, diminuiti del 34% fino a 14 milioni a giugno. La società ha registrato una perdita netta di 295 milioni di dollari e le vendite sono diminuite del 44% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa, scendendo a 318 milioni. Il taglio del personale, oggi, si rivela necessario per la sopravvivenza: “L’anno scorso, abbiamo assunto molte delle nostre funzioni operative partendo dal presupposto che l’intensificarsi del coinvolgimento al dettaglio che avevamo visto con i mercati azionari e crittografici nell’era del Covid-19 sarebbe durato fino al 2022”. 

“Come amministratore delegato”, ha scritto Tenev, “ho approvato il nostro ambizioso piano di assunzioni e me ne prendo la responsabilità. La colpa è mia”.

Il boom durante la pandemia, poi il crollo

L’azienda infatti è cresciuta rapidamente durante la pandemia. L’interfaccia semplice da utilizzare e la crescita del tempo trascorso online durante i lo lockdown avevano reso Robinhood molto popolare tra i giovani investitori. La crescita dei tassi di interesse e l’aumento dell’inflazione hanno però scoraggiato molti clienti. Una tendenza aggravata da un’utenza composta in buona misura da trader non professionisti con risorse limitate.

La società si è quotata in Borsa lo scorso anno a 38 dollari per azione. Da allora, il prezzo è sceso fino a 9,23 dollari e ha segnato un calo del 50% dall’inizio del 2022. I suoi fondatori, Tenev e Baiju Bhatt, non sono più miliardari, secondo le stime di Forbes. E Robinhood, che era nell’elenco Fintech 50 di Forbes nel 2021, è uscita nel 2022.

Controversie e pratiche legali, ma opache

I suoi fondatori di Robinhood hanno sempre detto di voler “democratizzare l’accesso alla finanza”, ma il modello economico dell’azienda compensa l’assenza di commissioni subappaltando i suoi ingenti volumi di ordini a intermediari. Una pratica legale ma opaca, potenzialmente fonte di conflitto di interessi.

Inoltre il Wall Street Journal ha riferito ieri che il dipartimento dei Servizi finanziari dello Stato di New York ha multato l’unità di trading di criptovaluta di Robinhood per 30 milioni di dollari, sostenendo che la società non ha rispettato i programmi antiriciclaggio e di sicurezza informatica.

L’estate dei licenziamenti

Il taglio del personale di Robinhood non è un unicum nel panorama delle principali società statunitensi. A causa dell’aumento vertiginoso dell’inflazione, quest’estate molti hanno deciso di licenziare migliaia di dipendenti. A partire dal ceo del rivenditore di auto usate Carvana, Ernie Garcia III, che il 21 maggio ha inviato un’e-mail a 2.500 dipendenti, il 12% della forza lavoro dell’azienda, informandoli del licenziamento. Fino Oracle, l’ultimo in ordine cronologico. Il 1 agosto il gigante texano del tech ha iniziato a licenziare un numero ancora non dichiarato dei suoi circa 143mila dipendenti, come parte di un piano più ampio per tagliarne migliaia.

A pesare, ovviamente, il momento economico che stanno attraversando gli Stati Uniti. Secondo diversi esperti, gli Usa potrebbero cadere a breve in una fase di recessione. Gli ultimi rapporti sull’economia hanno mostrato una contrazione dell’1,6% nel primo trimestre dell’anno. L’annuncio di giugno della Federal Reserve di un aumento di 75 punti base dei tassi di interesse, il più grande degli ultimi 28 anni, ha inoltre riacceso i timori di ulteriori turbolenze economiche.

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