Come gli Nft stanno cambiando il mercato dell’arte e il modo in cui compriamo le opere

Samantha Benedetti ed Enea Chersicola
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Comprare o non comprare una opera d’arte? Comprare un artista emergente o puntare su un grande classico? Investimento o gusto estetico? Queste sono alcune delle domande che ci si trova a fare davanti a un possibile acquisto artistico.

Per cercare di fornire una risposta a questi interrogativi negli anni si è consolidata la figura dei consulenti indipendenti. Tra questi c’è Tivarnella art consulting, uno studio di consulenza artistico che si occupa del mercato dell’arte in ogni sua sfaccettatura. Forbes Italia ha incontrato il suo fondatore, Enea Chersicola, per chiedergli qualche consiglio utile per coloro che vogliono avvicinarsi a questo mondo. E guardando i dati di mercato, il numero mondiale di persone interessate sono in crescita.

Un dato su tutti: coloro che possono spendere 200 milioni di dollari per un’opera d’arte, è aumentato da 1.209 nel 2011 a 2.755 nel 2021. Numeri, uniti a quelli che mostrano che anche le generazioni più giovani si sono aperte con decisione verso questo universo, che certificano il grande dinamismo del mercato.

Come è cambiato il gusto del collezionista nel corso degli ultimi anni?

Tra gli elementi che senza dubbio influenzano il gusto dei collezionisti ci sono la cultura e l’educazione estetica, a loro volta condizionati dalla zona geografica in cui ci si trova a vivere. L’Italia è un Paese con un’enorme tradizione storica nell’ambito delle arti figurative ma di questa è anche vittima, se andiamo a vedere l’interesse del collezionismo per le più o meno nuove forme d’arte. Questo diventa evidente se confrontato con il collezionismo in Francia e Germania.

Tuttavia, ci sono elementi che fanno fluttuare il mercato in modo parziale e temporaneo. Gli Nft hanno avuto indubbiamente un effetto sul mercato, anche se ai collezionisti italiani di opere fisiche questa tecnologia è arrivata tardi, quando ormai era già nel pieno del suo declino. La nostra realtà si è inserita in un mercato sviluppatosi a partire dal connubio tra fisico e digitale, guardando già ad aprile 2022 al phygital. In questo modo, grazie alla collaborazione con il nostro partner Barakoa di New York, siamo riusciti ad inserirci nel mercato crypto offrendo però ai nostri clienti investimenti che non subiranno le variazioni che hanno subito gli Nft.

La passione per l’arte anche in Europa sta contagiando le nuove generazioni. Come mai? Come si dialoga con il nuovo pubblico?

Parliamo dei new buyer. Numerosi marchi di grande successo nel settore sono nati per soddisfare la domanda dei giovani che iniziavano una collezione con una disponibilità economica decisamente inferiore a quella della figura che era il collezionista alla fine del secolo scorso. Reputiamo che questo sia il segno di un cambiamento ciclico insito nella nostra storia per cui l’annichilimento di valori che vengono a mancare non costituisce un disastro, bensì la conditio sine qua non per la costituzione di valori nuovi. Assistiamo infatti a due universi differenti se confrontiamo mediamente un cliente nato prima o dopo gli anni ‘70.

Si tratta di un mercato che cambia molto velocemente e che è condizionato da moltissimi elementi: un giovane che iniziava il suo percorso di studi nel settore cinque o sei anni fa, non poteva avere idea di cosa sarebbero stati oggi NFT, il metaverso o phygital. È chiaro quindi che il dialogo con questo pubblico, per noi che siamo principalmente consulenti, si fonda su una costante e fitta formazione da parte nostra su elementi difficili da intercettare e che ci costringono ad essere in perenne movimento e connessione con colleghi in tutto il mondo. Il consulente all’acquisto in questo momento è essenziale, permette di evitare danni clamorosi e insegna a collezionare in maniera sicura e consapevole.

Siete presenti in città a forte afflusso di clientela internazionale. C’è una differenza tra ciò che si colleziona in Italia rispetto all’estero?

Più che il che cosa, è il modo di collezionare che è differente. Il tipo di prodotto è, come detto, legato anche a fattori personali. Nella nostra sede di Venezia incontriamo molti clienti provenienti da paesi con un potere di acquisto medio decisamente superiore a quello italiano. Se paragoniamo il budget annuo di collezione di due clienti con un lavoro molto simile, uno italiano e l’altro scandinavo (ad esempio) la differenza è anche di cinque volte. Per noi questa è sempre stata una risorsa.

Il mercato italiano è estremamente richiedente anche se generalmente con minore potere d’acquisto. Abituarsi a questi regimi fa sembrare tutto più semplice quando lavoriamo con clienti esteri. Tenendo anche conto che esportare opere dall’Italia richiede i suoi tempi e procedure che spesso i clienti, in modo particolare d’oltre oceano, fanno fatica ad accettare e comprendere. La consulenza e la galleria rappresentano un porto sicuro e luogo di garanzia per un collezionista.

Ci racconta quali sono i valori di questa professione e perché rimarrà centrale nel sistema dell’arte?

La carriera di un artista emergente si costruisce mettendo insieme molti elementi che devono incastrarsi tra loro in modo armonico. Da un lato il gallerista si fa garante di questa procedura e spesso ne diviene una sorta di direttore d’orchestra. Dall’altro il consulente ricopre ruoli nettamente diversi: nell’ambito del mercato primario verifica che le strutture attorno all’artista siano solide, cerca di capirne i punti critici e deve informare il collezionista di quali sono i possibili rischi in quel potenziale acquisto che ha in sé quasi sempre almeno uno sfondo di investimento. Per quel che riguarda il mercato secondario, si tratta di un lavoro scrupoloso di ricostruzione e analisi della storia delle opere e dei documenti in collaborazioni con professionisti operanti in svariati ambiti.

A nostro avviso nel nostro Paese, pur essendoci enormi fette di mercato libere in cui potersi inserire, soffriamo un grave problema legato alla carenza di competenze. Come accennato, i new buyer hanno spostato gli equilibri di questo mondo e siamo andati incontro a quella che è la fine di un’epoca e alla prevedibile “morte” di quei valori. Quel nichilismo ciclico a cui mi riferivo sopra che ha abbracciato anche il mercato. Per fare un esempio, il mercato dei multipli degli anni ‘80 e ‘90 ha prodotto un’onda di disillusione di cui ancora oggi sentiamo la risacca.

Cresciuti professionalmente in questo contesto, abbiamo fatto quindi dell’assertività uno dei nostri principali valori. Oltre tutti quelli che si devono dare per scontati, anche se effettivamente spesso non lo sono, che vengono testimoniati dal rapporto che una galleria o un art consulting ha con gli artisti, con i clienti e con i propri partner. Con assertività intendiamo la capacità di dialogare, aldilà della rappresentazione che questo mondo impone, con tutti i partecipanti ai progetti, dagli artisti ai clienti.

La questione della forma senza dubbio esiste, ma è inutile nascondere, ad esempio, che esiste una tendenza di allontanamento del pubblico dalle gallerie. Se non ne discutiamo e non proviamo in team ad analizzare la natura di questa situazione, non sappiamo come si possa affrontare il problema. La costante messa in discussione del proprio operato con una visione reciprocamente assertiva è per noi centrale e crediamo che sia questa ad averci portato ad avere una clientela con un’età media tendenzialmente più bassa delle realtà simili alla nostra, almeno nelle città in cui operiamo.

Alcuni artisti stanno affiancando ai canali di vendita tradizionali quelli diretti (e-commerce). Quali sono i rischi cui un utente può andare incontro?

I rischi sono molteplici. Prima di tutto suggeriamo di acquistare opere su piattaforme che garantiscono il diritto di recesso. Ce ne sono molte, ma non tutte. È essenziale per ovviare, tra gli altri, all’enorme problema dell’irriproducibilità dell’opera d’arte. Prima di acquistare un’opera è essenziale vederla dal vivo e avere garanzie sulla sicurezza del suo trasporto.

Secondariamente è importante conoscere chi è il venditore dell’opera, quali sono i documenti che la accompagnano, quali diritti concede al collezionista quel sistema di acquisto. Ci sono moltissimi elementi da verificare che spesso sono controllati dalla piattaforma di vendita. Ovviamente la figura del consulente diventa ancora più importante in un acquisto fatto attraverso queste vie.

Ogni collezionista – non solo per un tema di investimento – è attratto dagli artisti emergenti. Che consiglio si sente di dare per individuarli?

Verissimo, acquistare le opere di un artista emergente significa anche essere partecipi, attraverso anche solo una parte dell’investimento, di un percorso e di un progetto. Crediamo che su ogni altra cosa governi quel sentimento indescrivibile che produce un’attrazione quasi amorosa verso l’opera. L’opera dell’artista emergente, più di altre, ha in sé una componente di mistero che cattura se si ha modo di entrarci in relazione profonda. Quindi il primo consiglio è di coltivare l’amore che ci lega a un’opera d’arte. Ci si apriranno mondi nuovi. Ragionando su un piano più razionale, suggeriamo di osservare ciò che c’è dietro l’opera.

Elementi cruciali che non possiamo dare per scontati sono ad esempio l’artista stesso, la galleria o le gallerie, gli sponsor, i musei, le pubblicazioni e le aste. Certamente ogni caso deve poi essere valutato singolarmente ed è impossibile fornire un vademecum perfetto. Ciò che sicuramente vale sempre è che il consulente va contattato prima dell’acquisto e non dopo. Molto spesso un piccolo investimento nel consulente può evitare situazioni sgradevoli e far risparmiare il collezionista, mettendolo al corrente di quelli che sono gli strumenti di acquisto e le possibilità per costruire una collezione in modo equilibrato e sicuro.

Possibile chiederle qualche nome di artista emergente che più la attrae?

Domanda dalla risposta molto complessa perché prevede l’esclusione di moltissimi nomi validi ed è comunque legata alle nostre preferenze personali. Quindi risponderemo dicendole quali sarebbero gli acquisti che faremmo oggi per le nostre collezioni, o che abbiamo già in collezione, premettendo che si tratta di profili molto diversi tra loro in termini di carriera e valore di mercato. Giochiamo facendo una top five: Ricardo Aleodor Venturi, Filippo Alzetta, Emanuele Giannelli, Giuseppe Gonella e Thomas Scalco. Aggiungiamo come quota estera Toni R. Toivonen.

Vista la vostra attività di consulenza possibile dare ai lettori qualche consiglio pratico per avviare una collezione?

Uno degli elementi più importanti che va cercato in un artista è la coerenza. Crediamo che valga lo stesso anche per una buona collezione di arte contemporanea. Il modo migliore per riuscire a costruire una collezione che sia coerente è scegliere gli artisti secondo il proprio sentire. Nel caso auspicabile di coinvolgimento di un consulente, è importante che ci sia chiarezza da parte di chi acquista nell’esprimere i propri desideri.

Il consulente può solo orientare in una serie di possibilità. Agli aspiranti collezionisti più giovani, suggerisco di iniziare con opere su carta, anche studi, spesso più accessibili e dal fascino impareggiabile. Per un collezionista nascente un’opera nel suo stato embrionale, come uno studio, è un modo per iniziare a crescere insieme alla propria collezione.

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