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28 gennaio 2026

Made in Italy resiliente: tra pandemia, inflazione e transizione, le imprese ad alto potenziale crescono

Il report Deloitte sulle aziende italiane evidenzia crescita, occupazione e redditività nonostante inflazione, pandemia e shock globali
Made in Italy resiliente: tra pandemia, inflazione e transizione, le imprese ad alto potenziale crescono

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In un contesto macroeconomico segnato da incertezza, inflazione e rapide trasformazioni dei mercati, alcune aziende italiane ad alto potenziale hanno continuato a distinguersi per capacità di crescita e creazione di valore. Tra il 2018 e il 2024 queste imprese hanno dimostrato flessibilità, visione strategica e resilienza, come emerge dallo studio “WHY Italia”, il report di Deloitte Private dedicato alle eccellenze imprenditoriali del Paese.

La ricerca è stata presentata alla Camera dei Deputati alla presenza del Vice Presidente della Camera, Fabio Rampelli, del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, del Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo, e dei rappresentanti di alcuni dei principali settori industriali italiani: Ambrogio Invernizzi, Presidente dell’Associazione Produttori Proteine del Latte, Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare, e Luca Sburlati, Presidente di Confindustria Moda.

Il report racconta “il bello e il buono” del tessuto imprenditoriale italiano, mettendo in luce punti di forza e potenzialità da cogliere per le imprese del Made in Italy. Basata sull’analisi di oltre 45mila aziende con ricavi superiori a 5 milioni di euro e almeno 5 dipendenti, la ricerca individua i trend di lungo periodo che hanno caratterizzato la crescita delle aziende italiane in termini di fatturato, redditività e occupazione di fronte a sfide strutturali come la transizione green e digitale e profondi cambiamenti come la crisi pandemica, l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, l’inflazione e le recenti tensioni geopolitiche e commerciali, individuando cinque paradigmi per la crescita nei prossimi anni.

I numeri emersi dallo studio WHY Italia

Secondo lo studio, il fatturato complessivo delle aziende analizzate ha registrato una crescita di circa il 41%, passando da 2.012 miliardi di euro nel 2018 a 2.800 miliardi di euro nel 2024. La redditività è migliorata in modo ancora più marcato, con l’utile netto aggregato che è aumentato nominalmente di circa l’83%, passando da 89,6 miliardi di euro nel 2018 a 164,1 miliardi nel 2024. Anche l’occupazione ha registrato un andamento positivo tra le aziende analizzate, con un aumento del numero dei dipendenti di oltre il 20%. Si è infatti passati da 5,4 milioni a 6,5 milioni di addetti, con un incremento di più di un milione di posti di lavoro.

“Con WHY Italia siamo entrati in contatto con migliaia di imprese italiane, da Nord a Sud, toccando con mano il potenziale straordinario del nostro Made in Italy: i numeri di questo report testimoniano la solidità di un sistema che, pur tra molte difficoltà, ha saputo adattarsi, riorganizzarsi e migliorare la propria efficienza. L’Italia ha dimostrato una capacità di tenuta che spesso tendiamo a sottovalutare e che non dobbiamo dare per scontata. In una fase di cambiamenti epocali è fondamentale sostenere queste imprese, se vogliamo garantire crescita e competitività all’economia nazionale”, ha affermato Fabio Pompei, ceo Deloitte Central Mediterranean.

“I modelli vincenti di crescita – costante e sostenibile – sono riconducibili alle realtà che hanno saputo investire parallelamente in nuove tecnologie e nel qualificare capitale umano, attraendo capitali per sostenere investimenti e acquisire nuovi settori e mercati anche per linee esterne”, ha affermato Eugenio Puddu, Senior Partner di Deloitte & Touche SpA.

I principali settori produttivi

Il settore manifatturiero si conferma la colonna portante dell’economia nazionale, con le imprese analizzate che hanno registrato un aumento del fatturato (+32,1%), dell’utile (+61,3%) e dell’occupazione (+14,4%). Il commercio rappresenta un ulteriore pilastro in termini di numerosità di imprese e volume di fatturato complessivo, sebbene sia caratterizzato da margini più contenuti e da minori investimenti in innovazione e digitalizzazione. Complessivamente, il settore ha visto un aumento del fatturato del 38,2%, un raddoppio del risultato netto (+108,6%) e un robusto incremento dell’occupazione (+23,6%).

I servizi finanziari si sono distinti per una performance particolarmente brillante, affermandosi come un cardine strategico per la stabilità e il sostegno agli investimenti del Paese. Il comparto ha registrato un incremento del fatturato (+49,1%) e un aumento del risultato netto del 131,4%, il più elevato tra tutti i settori analizzati. La crescita occupazionale, più moderata (+7,8%), riflette una profonda trasformazione guidata da efficienza, automazione e digitalizzazione.

I servizi di pubblica utilità o utilities (+48,6% di fatturato), invece, si distinguono per aziende capital intensive e ad alta produttività, assumendo un ruolo strategico nella transizione energetica e nella gestione delle risorse. Altri settori, come la consulenza (+48,9% di fatturato) e i servizi amministrativi, mostrano dinamiche di crescita positive, sostenendo attivamente la trasformazione digitale delle imprese. Al contrario, alcuni comparti tradizionalmente importanti, quali agricoltura, tessile, servizi sociali e attività culturali & creative, pur avendo un impatto occupazionale rilevante, mostrano ampi margini di miglioramento.

Le dimensioni aziendali

Le grandi imprese si confermano i principali driver del sistema produttivo e la loro crescita è stata trainata da un eccezionale aumento degli utili di oltre il 92%, a fronte di un solido incremento del fatturato (+43%). Sono fortemente presenti nei settori ad alta intensità tecnologica e di capitale, come l’energia e il minerario, i servizi finanziari (con un fatturato totale di 460 miliardi di euro) e le attività professionali, scientifiche e tecniche, il commercio su larga scala e il manifatturiero avanzato (con un fatturato totale di oltre 500 miliardi di euro).

Anche le medie imprese hanno registrato una crescita robusta e bilanciata su tutti i fronti (fatturato +64% e utile +38%), soprattutto in termini di occupazione: il significativo incremento nel numero di addetti del 26%, con oltre 370mila nuovi occupati, sottolinea il ruolo cruciale di questo cluster di imprese per la competitività e la stabilità dell’economia nazionale. Le medie imprese trovano la loro massima espressione nel settore manifatturiero (con un fatturato totale di 438 miliardi di euro), confermando la loro capacità di operare su larga scala e sostenere un’elevata produttività, ma sono presenti in modo significativo anche nel commercio, nei servizi finanziari e assicurativi e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche.

Le piccole imprese si affermano come il segmento più dinamico in termini di crescita percentuale, con un aumento sia dell’utile (+69%), sia del fatturato (+39%), sia dell’occupazione (+27%), diffuso in tutti i settori, con un peso rilevante nel manifatturiero, nel commercio e nei servizi business e amministrativi. Stesse dinamiche per le microimprese che, pur partendo da una base più contenuta, hanno registrato performance importanti e sono ampiamente diffuse in numerosi settori, con una presenza significativa nel commercio, costruzioni, servizi e in specifiche nicchie manifatturiere.

I cinque paradigmi per i prossimi passi

L’analisi individua cinque direttrici chiave per sostenere la crescita futura delle imprese italiane. Da un lato, è necessario consolidare i settori tradizionali come manifatturiero e commercio, affiancandoli allo sviluppo di comparti emergenti e ad alto contenuto innovativo. Dall’altro, l’aggregazione e una maggiore capitalizzazione risultano decisive per affrontare gli shock e rafforzare la competitività. I modelli di successo combinano tecnologia, internazionalizzazione e sostenibilità, sostenuti da un accesso più ampio alle risorse finanziarie. Centrale, infine, è il ruolo del capitale umano: investire in competenze e formazione si conferma un fattore determinante per la crescita e la creazione di valore nel lungo periodo.

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