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4 febbraio 2026
Il gruppo farmaceutico rivede al ribasso le vendite e gli utili 2026, tra concorrenza e pressioni sui prezzi Usa
Il titolo Novo Nordisk è finito sotto forte pressione nei mercati azionari dopo la pubblicazione di previsioni finanziarie per il 2026 considerate nettamente inferiori alle attese degli analisti. Le azioni della storica casa farmaceutica danese, leader mondiale nei farmaci contro il diabete e l’obesità, secondo Reuters hanno registrato un crollo che ha superato punte di -15% negli Stati Uniti e fino al -18% a Copenaghen in pochi giorni di contrattazioni. Il ceo Maziar Mike Doustdar ha avvertito gli investitori che il titolo potrebbe continuare a scendere prima di tornare a crescere, in un contesto di forte incertezza sui ricavi futuri.
Novo Nordisk ha infatti annunciato che per il 2026 prevede che vendite e utile operativo possano diminuire tra il -5% e il -13% rispetto all’anno precedente, una prospettiva significativamente peggiore delle stime medie degli analisti, che vedevano un calo più contenuto. La guidance fornita dall’azienda è la prima di segno negativo dopo anni di crescita sostenuta, soprattutto grazie ai blockbuster Wegovy e Ozempic, farmaci GLP-1 che hanno dominato il mercato dell’obesità e del diabete nell’ultimo quinquennio.
Pressioni sui prezzi e concorrenza nel mercato obesità
Uno dei driver principali del deterioramento delle prospettive è legato all’ambiente competitivo e regolatorio, soprattutto negli Stati Uniti. Novo Nordisk ha citato pressioni sui prezzi imposte dalle politiche pubbliche americane e dalla concorrenza come fattori chiave nella revisione al ribasso delle previsioni. Reuters sottolinea che la combinazione di riduzione dei prezzi realizzati, scadenze brevi di brevetti e un mercato più affollato ha reso più difficile mantenere i tassi di crescita storici, specialmente per i prodotti basati sul semaglutide.
Uno dei fattori chiave dietro la revisione delle stime è la battaglia sul mercato dei farmaci GLP 1, i nuovi trattamenti per il diabete e l’obesità che hanno rivoluzionato il settore negli ultimi anni. Come riporta PharmExec, oltre a Novo Nordisk grandi aziende come Eli Lilly, Roche, Amgen e Pfizer stanno lavorando su nuove molecole, con potenziali lanci tra il 2026 e il 2029.
I numeri del 2025 e la nuova strategia aziendale
Nonostante lo scivolone delle prospettive per il 2026, i risultati di Novo Nordisk nel 2025 hanno mostrato ancora una crescita robusta nei ricavi. L’azienda ha riportato vendite nette pari a circa 309,1 miliardi di corone danesi e un utile operativo in linea o leggermente superiore alle attese, segnando un incremento rispetto all’anno precedente. Tuttavia, è la guidance futura che ha spiazzato i mercati.
In risposta all’aumento della concorrenza, il management ha cercato di rassicurare gli investitori evidenziando iniziative strategiche volte a sostenere la crescita di lungo termine — tra cui il lancio di formati orali di Wegovy e l’espansione in nuovi mercati. Tuttavia, l’incertezza rimane elevata, con gli analisti divisi sulle tempistiche di un eventuale ritorno alla crescita stabile.
Prospettive future
Il ridimensionamento delle previsioni per il 2026 ha avuto un impatto più ampio sulle azioni legate al mercato dell’obesità e dei trattamenti GLP 1: molti titoli del settore hanno registrato ribassi in scia al pessimismo generale, segnando un ripensamento delle aspettative di crescita del comparto. Come evidenziano i dati Reuters, gli investitori stanno riconsiderando proiezioni ottimistiche che attendevano mercati da oltre 150 miliardi di dollari già nel prossimo decennio.
Per gli investitori, la situazione presenta una narrativa complessa: da un lato, i fondamentali di lungo periodo del mercato dell’obesità restano solidi — con una popolazione globale che continua ad affrontare tassi elevati di obesità e diabete — dall’altro, la competizione, la pressione sui prezzi e i rischi regolatori riducono la certezza di ricavi robusti nel breve termine. In questo contesto, analisti e gestori stanno valutando attentamente se la revisione delle stime sia un semplice “aggiustamento tecnico” del ciclo economico o l’inizio di un trend più profondo di riallocazione di quote di mercato tra i principali attori.