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18 febbraio 2026
La nuova National security strategy di Trump ha sancito la nuova distanza di Washington dall'Ue
Contenuto tratto dal numero di febbraio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
“L’Europa resti europea, riacquisti la sua autostima in quanto civiltà e abbandoni la sua fallimentare attenzione all’oppressione burocratica”. Con queste parole la nuova National security strategy (Nss) del governo Trump, pubblicata a dicembre, ha lanciato l’allarme sulla perdita di identità nazionale di molti stati europei. Nel nuovo documento geostrategico statunitense, all’Europa viene riservata una parte marginale, come, per Trump, è il suo peso nel mondo, per via dell’asfissiante burocrazia e della perdita delle identità nazionali.
Il disimpegno militare
Il rischio, secondo il governo americano, è che molti stati europei appartenenti alla Nato diventino, nel giro di 20-30 anni, a maggioranza non europea. Il riferimento più evidente è a Francia, Regno Unito e Germania. La prima conseguenza sarebbe riconsiderare il loro posizionamento all’interno dell’alleanza atlantica e il loro rapporto con gli Stati Uniti. Il fattore più dirompente della Nss è la visione della difesa europea a esclusivo appannaggio degli eserciti europei, almeno per quanto riguarda la difesa convenzionale. Nella strategia si profila il graduale disimpegno dal suolo europeo delle forze armate Usa, presenti oggi con oltre 100mila uomini.
Questo è senza dubbio il punto di maggiore impatto, nel breve-medio termine, sulla politica economica dell’Unione. I 27 stati Ue e il Regno Unito dovranno, entro il 2027, occuparsi da soli della loro difesa. Non è chiaro per la Nss, però, da chi dovrebbero difendersi. La Russia è vista da Trump non più come un avversario, ma come una nazione con cui instaurare di nuovo una “stabilità strategica”, mettendo fine alla guerra in Ucraina e alle sanzioni economiche. Le spese europee per la difesa hanno già segnato un aumento del 62,8% tra il 2020 e il 2025, raggiungendo, stando ai dati della Commissione Ue, i 381 miliardi di euro annui. Secondo il think tank belga Bruegel, per compensare la mancanza delle truppe americane dovrebbero passare da circa il 2% del Pil attuale al 3,5%.
Per l’Italia, raggiungere il nuovo target Nato del 5% del Pil per la difesa, fortemente voluto da Trump, vorrebbe dire spendere circa 100 miliardi di euro l’anno, con un aumento pari a circa tre manovre finanziarie. L’Ue, a questo proposito, ha lanciato il programma Safe (Security action for Europe) che finanzierà i paesi membri per investimenti nelle capacità produttive del settore della difesa, con una somma fino a 150 miliardi complessivi.
Un attacco all’integrazione europea
La ridefinizione delle priorità strategiche statunitensi riguardo all’Europa sembra non solo un modo per diminuire l’impegno economico di Washington all’interno della Nato, ma anche una via per abbattere il progetto di integrazione europea e i valori fondanti che ne stanno alla base. Per questo Trump si propone di appoggiare partiti identitari ed euroscettici, con chiari riferimenti al Rassemblement National in Francia, ad Alternative für Deutschland in Germania e a Reform Uk nel Regno Unito, oltre a sostenere con decisione premier conservatori come Meloni e Orban. Washington vuole scardinare le deboli istituzioni europee accusandole di essere la causa del declino economico, sociale e politico del continente.
La realtà è che erodere l’unità, già di suo traballante, dei paesi dell’Eurozona porterebbe gli Usa a una posizione di forza sempre maggiore per trattare in maniera bilaterale, a livello economico e commerciale, con i singoli stati. In questo modo eviterebbero una risposta univoca a eventuali tariffe e dazi. Inoltre, dal punto di vista monetario, l’euro viene visto come un potenziale concorrente del dollaro, perché già oggi pesa per circa il 20% delle valute di riserva globali, rappresentando una minaccia più credibile e immediata dello yuan cinese. Allontanare tra loro gli stati Ue distruggerebbe la forza della moneta unica e permetterebbe a Trump di difendere il ruolo del dollaro statunitense di valuta di riserva per eccellenza, che ricopre da Bretton Woods. L’idea di Europa dell’amministrazione Usa è quella di un continente più diviso, governato da partiti nazionalisti che avrebbero una visione politica più affine a quella del movimento Maga americano. Una sorta di Internazionale Maga.
Le opzioni per l’Ue
Bruxelles, da parte sua, deve prendere atto del cambio di rotta nella politica estera americana e riassestarsi di conseguenza. Il primo tema è quello del riarmo e della creazione di un esercito comune europeo, sfida alquanto lunga e complessa. La prospettiva di emettere eurobond per il riammodernamento degli eserciti e per l’investimento in nuove tecnologie militari, però, potrebbe finalmente aprire le porte anche a una gestione comune e unitaria del debito pubblico. Per di più, l’Ue, se vorrà sopravvivere alle nuove tariffe doganali americane, dovrà attuare accordi commerciali con nuovi mercati, come il Mercosur (Mercado comun del Sur, un’associazione economica sudamericana che comprende Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay, Uruguay e altri membri associati) o la Cina e i paesi asiatici. Proposito anch’esso non semplice, viste le violente proteste degli agricoltori, specialmente quelli francesi, per l’accordo con i paesi del Mercosur. Anche con la Cina non sarà facile bilanciare l’interscambio: Pechino è sempre più propensa a concentrarsi sul mercato interno e a invadere i mercati europei con le sue merci, soprattutto i veicoli elettrici.
L’Europa ha, comunque, uno dei mercati interni più importanti al mondo, con 450 milioni di consumatori, e dovrà far leva anche su una ripartenza marcata dell’asfittico consumo interno per sopperire alla domanda estera americana e al calo dell’export in Cina. Per Bruxelles, la Nss deve fungere da stimolo per una nuova era di investimenti in tecnologia a uso civile e non, nell’indipendenza energetica, in intelligenza artificiale e politiche commerciali condivise. Tutto questo anche con l’aiuto di strumenti di debito comune. I latini dicevano divide et impera. Trump ha messo nero su bianco, nella sua strategia di politica estera, questa massima. Ora sta a noi europei reagire per non scomparire.