
Nel 2025 il mercato professionale dei droni e della mobilità aerea avanzata in Italia (B2b e B2g) ha raggiunto un valore complessivo di 168 milioni di euro, registrando una crescita del 5% rispetto al 2024 secondo la ricerca dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata del Politecnico di Milano. Un risultato che conferma le potenzialità del settore, ma che evidenzia un progressivo rallentamento del tasso di crescita rispetto agli anni precedenti (+29% nel 2021, +26% nel 2022, +23% nel 2023, +10% nel 2024), segnalando la necessità di un cambio di passo per sostenere lo sviluppo futuro.
Il mercato italiano è concentrato sulle attività di Aerial Operations, compiute da droni di piccola e media taglia per i settori più tradizionali, come le ispezioni di linee elettriche o il monitoraggio del territorio, che rappresentano il 95% del valore complessivo. Mentre il segmento dell’Innovative Air Mobility & Delivery (IAM&D) per la consegna di merci e il trasporto di passeggeri contribuisce per il restante 5%, in lieve crescita rispetto all’anno precedente (+1,3 milioni di euro).
Nel 2025 si contano 675 imprese attive nel settore in Italia, in aumento rispetto alle 657 del 2024 e alle 663 del 2023, segnando per la prima volta dopo cinque anni un saldo positivo tra nuove aperture e cessazioni. Nel segmento delle Aerial Operations operano 661 aziende, di cui il 78% sono fornitori di servizi, responsabili del 65% del valore generato. Il segmento IAM&D conta invece 37 imprese, prevalentemente produttori (84%), che detengono anch’essi circa il 65% del valore del segmento.
Il 2025 è stato però anche il momento in cui la frontiera tra ambiti civili e applicazioni di sicurezza si è fatta più sottile. Per quasi un terzo delle imprese del settore, lo scenario geopolitico attuale sta influenzando profondamente l’opinione pubblica e può essere un ostacolo significativo allo sviluppo.
Ma in realtà l’accettazione sociale dei droni per finalità civili appare in crescita rispetto alla rilevazione di cinque anni fa e soprattutto legata all’urgenza e al valore salvavita delle applicazioni: ben il 93% dei cittadini considera utile il trasporto di materiale medico-sanitario tramite droni (91% nel 2020), mentre l’84% è favorevole al trasporto merci (80% nel 2020) e il 73% al trasporto persone (57% nel 2020).
La ricerca dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata del Politecnico di Milano è stata presentata oggi durante il convegno “Droni e Mobilità Aerea Avanzata: l’Italia al test della competitività”. Uno dei 60 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della Polimi School of Management che affrontano tutti i temi chiave dell’Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.
“Il 2025 è stato un anno di consolidamento tecnologico e di maturazione strategica e operativa per l’ecosistema dei droni e della mobilità aerea avanzata, ma anche il momento in cui il confine tra applicazioni civili e di difesa si è fatto più sottile”, afferma Marco Lovera, responsabile scientifico dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata. “Abbiamo assistito a una crescita significativa di applicazioni ad alto valore pubblico, dalla logistica sanitaria al monitoraggio ambientale, dall’agricoltura di precisione alla ricerca e soccorso, mentre a livello internazionale sono decollati i primi servizi di aerotaxi passeggeri. A fronte di un rafforzamento del settore sostenuto da investimenti e innovazione, è parallelamente aumentata l’attenzione al quadro normativo e alla gestione dei rischi, inclusi quelli legati alla privacy e agli impieghi impropri”, conclude.
“In Italia il 2025 è stato a doppia velocità: mentre i droni salvavita hanno completato missioni critiche e l’agricoltura ha aperto a nuovi servizi di erogazione, Amazon ha ridimensionato i piani di consegna con droni in Italia e il Giubileo non ha rappresentato l’atteso banco di prova per gli air taxi”, aggiunge Paola Olivares, direttrice dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata. “Con una tecnologia ormai matura, la vera sfida è trasformare le moltissime sperimentazioni in servizi commerciali continuativi. È indispensabile accelerare su infrastrutture, quadri normativi e partnership pubblico-private per costruire un ecosistema solido, sostenibile e competitivo a livello globale. La crescita del settore non può, inoltre, prescindere da una comunicazione efficace, valorizzando gli use case ad alto impatto sociale, indispensabili per consolidare la fiducia e superare le resistenze della società verso la diffusione dei droni”.
La normativa è la principale barriera allo sviluppo del mercato dei droni: la indica come ostacolo prioritario il 43% delle aziende del segmento AO e il 37% di quelle IAM&D. Negli ultimi anni, tuttavia, l’Italia ha compiuto passi avanti significativi sia sul piano regolatorio e autorizzativo, sia su quello infrastrutturale e sperimentale.
Oggi si contano oltre 148.000 droni registrati sulla piattaforma d-flight e più di 185.000 operatori attivi, in crescita rispetto ai 126.000 droni e 145.000 operatori del 2024. Nel 2025 ci sono state 44 autorizzazioni per voli BVLOS (Beyond Visual Line Of Sight, oltre il campo visivo diretto del pilota, +57% da 2024), aprendo la strada ad applicazioni a maggior valore aggiunto.
Parallelamente, si amplia l’ecosistema delle infrastrutture e delle sperimentazioni: sono attive 3 sandbox regolamentari a Roma, Milano e Padova (aree di test con regole e procedure semplificate), è operativo il test bed di Grottaglie – polo di riferimento internazionale per la validazione di tecnologie e servizi avanzati – ed è stata istituita a San Salvo la prima zona U-space europea, che apre nuove opportunità di sviluppo. Ci sono 10 progetti di vertiporti avviati o annunciati in diverse città, a supporto di modelli di mobilità urbana ed extra-urbana più sostenibili.
La normativa Ue è riconosciuta come uno dei quadri regolatori più completi in ambito UAS. Ma in altre aree ci sono approcci più flessibili e orientati all’innovazione, ad esempio in Cina sono attivi test su larga scala in aree AAM dedicate con iter semplificati e forte supporto locale; in Brasile è concessa maggiore flessibilità per voli BVLOS in ambito agricolo e industriale; nel Regno Unito la divisione Future Safety and Innovation promuove un quadro regolatorio costantemente allineato all’evoluzione tecnologica. In questa fase di sviluppo, il settore è chiamato a trovare un equilibrio tra sicurezza e apertura alle sperimentazioni: decisioni non adeguatamente ponderate potrebbero compromettere una crescita solida e sostenibile nel medio-lungo periodo.
Analizzando 27 aziende italiane attive nel segmento IAM&D la ricerca ha individuato 285 dipendenti, principalmente con competenze tecnologiche (45%) e strategico-manageriali (41%). La significativa presenza di figure direttive è legata alle dimensioni ridotte delle imprese, dove ceo e ad assumono un ruolo operativo più centrale rispetto a quanto avviene nelle imprese di maggiori dimensioni.
Sul versante tecnico, le competenze si concentrano sul design e la configurazione hardware dei droni, lo sviluppo software orientato alla cybersecurity e al controllo macchina e l’integrazione dei sistemi. Dal punto di vista gestionale, prevalgono invece abilità di pianificazione strategica e di business modelling.
I sistemi di Intelligenza Artificiale stanno abilitando soluzioni avanzate per mission planning, navigazione e controllo e analisi dei dati. Un’analisi su 146 startup internazionali mostra che la maggior parte di queste (71%) lavora sull’elaborazione dei dati, mentre il 24% si concentra su navigazione e controllo dei droni e solo il 5% opera nella preparazione delle missioni. Uno dei principali limiti tecnologici allo sviluppo del trasporto merci con droni è la bassa autonomia delle batterie al litio, oggi compresa tra 150 e 200 Wh/kg. Una possibile alternativa sono le celle a combustibile a idrogeno, già testate anche in Italia, che permettono autonomie molto più elevate.
L’interesse verso l’utilizzo dei droni per il trasporto passeggeri appare molto elevato: l’86% dei cittadini dichiara che salirebbe su un drone con pilota a bordo, mentre il 74% si affiderebbe anche a un drone completamente autonomo. Tra i principali fattori di preoccupazione emergono la possibilità di utilizzo criminale, la gestione dello spazio aereo e la tutela della privacy.
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