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23 aprile 2026

Fuorisalone 2026, Iris Ceramica trasforma la ceramica in racconto umano tra design e inclusione

Dal 20 al 25 aprile, alla ICG Gallery, Iris Ceramica Group presenta un progetto che unisce prodotto, design sociale e storytelling trasformando il Fuorisalone in piattaforma narrativa sul valore umano
Fuorisalone 2026, Iris Ceramica trasforma la ceramica in racconto umano tra design e inclusione

Valentina Lonati
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Valentina Lonati

Dal 20 al 25 aprile, alla ICG Gallery, Iris Ceramica Group presenta un progetto che unisce prodotto, design sociale e storytelling trasformando il Fuorisalone in piattaforma narrativa sul valore umano.

Nel panorama sempre più ricco e affollato del Fuorisalone, Iris Ceramica Group – realtà italiana di riferimento nella produzione di superfici ceramiche di alta gamma per architettura, design e arredo – ha scelto una traiettoria originale: sottrarre, piuttosto che aggiungere. “The Humans Behind”, il concept sviluppato per l’edizione 2026 della Milano Design Week, interpreta il tema “Essere Progetto” riportando il focus su ciò che precede ogni esito formale: la persona.

Non è la superficie, dunque, il punto di partenza, ma l’intenzione che la genera. Un cambio di prospettiva che invita a “osservare il tangibile guardandolo attraverso”, riconoscendo nella materia la traccia di una visione, di un gesto, di una sensibilità individuale.
Così, in via Santa Margherita, la ICG Gallery si configura come uno spazio che è un dispositivo narrativo in cui la ceramica diventa linguaggio. Le superfici non sono semplicemente esposte, ma orchestrate come una sequenza di storie: ciascuna restituisce l’identità di chi l’ha immaginata, in un dialogo continuo tra dimensione materiale e tensione progettuale.

In questo contesto si inserisce “Reloaded: Diesel Living with Iris Ceramica”, nuova espressione della collaborazione con Diesel Living. Il progetto si articola in composizioni colorblock che accostano grandi lastre e formati più minuti, superfici riflettenti e texture profonde, suggestioni minerali e interpretazioni contemporanee. La ceramica si emancipa così dalla funzione per assumere un valore pienamente espressivo, costruendo paesaggi visivi stratificati e dinamici.

Il progetto di Iris Ceramica Group al Fuorisalone 2026  

Lo spazio espositivo della ICG Gallery si apre a una dimensione performativa attraverso un live podcast articolato in quattro episodi, in cui protagonisti provenienti da ambiti diversi – dal design alla gastronomia – condividono una riflessione intima sul processo creativo. Ne emerge una narrazione “in punta di piedi”, capace di restituire quella dimensione invisibile fatta di intuizioni, passaggi intermedi e costruzione dell’idea.

Anche il brand Sapienstone contribuisce a definire il racconto con una serie di superfici definite “haute couture”. Le nuove lastre – Travessa, Muschelkalk e Breccia Rosa 4D – delineano un’estetica raffinata, dove la naturalità della materia si intreccia con un’elaborazione progettuale sofisticata, in un dialogo implicito con i codici della moda e dell’interior contemporaneo.

Materia, etica, relazione

È tuttavia nel progetto Quarto Fuoco che il concept di “The Humans Behind” trova la sua declinazione più incisiva. Ideato dalla Fondazione Iris Ceramica Group, Quarto Fuoco è un progetto solidale che utilizza la ceramica come strumento educativo, espressivo e inclusivo, coinvolgendo giovani e persone fragili in percorsi laboratoriali distribuiti sul territorio italiano. In collaborazione con realtà come Save the Children – attraverso i Punti Luce di Milano, Napoli e Palermo – e associazioni come Anffas, il progetto trasforma la materia in un mezzo di accesso alla creatività, favorendo autonomia, partecipazione e sviluppo di competenze.

Il nome stesso richiama simbolicamente una “quarta cottura”: non solo processo tecnico, ma passaggio ulteriore, umano e relazionale, in cui la ceramica diventa veicolo di storie, identità e possibilità. Durante la Design Week, il progetto si estende a una collaborazione con lo chef Davide Oldani, prendendo forma in due serate ospitate nei ristoranti Olmo e D’O. Qui Quarto Fuoco entra direttamente nell’esperienza gastronomica: per la prima volta, i piatti non sono solo supporto, ma parte integrante del racconto. I ragazzi e le ragazze coinvolti nel progetto hanno infatti reinterpretato quattro portate iconiche del menu dello chef, traducendole in forme e decorazioni ceramiche. Ne nascono oggetti tra origami, fiori e piccoli candelabri che accompagnano il servizio e trasformano ogni portata in una composizione visiva, in cui gesto culinario e gesto artigianale si rispecchiano.

Più che un intervento decorativo, dunque, è una sovrapposizione di linguaggi: la cucina e la ceramica si incontrano in un racconto all’unisono che restituisce, in forma concreta, il valore umano del progetto.

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