
NewSole24 – 108
Articolo tratto dal numero di aprile 2026 di Forbes Small Giants. Abbonati!
A cura di Luca Brambilla, Direttore dell’Accademia di Comunicazione Strategica
Cuore, determinazione e un pizzico di sana incoscienza: sono questi i fattori che hanno portato Antonella e Alessandra Ciccarelli, Diego Modugno ed Elio Gallone a raccogliere il testimone di Fernando Ciccarelli, fondatore dell’azienda del settore logistico Cal. Coesi nelle avversità, hanno trasformato l’impresa in un gruppo da 350 milioni di fatturato che porta le loro iniziali: Deaa.
Attraverso le parole di Antonella e Diego, rispettivamente Presidente di Logical Job e Presidente di Cal (aziende del gruppo Deaa), ripercorriamo le tappe percorse e scopriamo come stanno pianificando il futuro passaggio generazionale mettendo a confronto la transizione avvenuta con la prossima.
Come è avvenuto il vostro ingresso in azienda?
AC: Nostro padre aveva la capacità di guidare l’azienda come il faro indica la direzione da seguire. La sua perdita ci ha poste davanti a un bivio: vendere o farci carico del patrimonio che aveva costruito. La scelta, naturale e priva di pressioni, essendo abituate alla massima libertà di azione, fu soprattutto di cuore. Fu l’affetto a mostrarci i germogli della realtà che siamo poi riuscite a far fiorire. I numeri recitavano 20 milioni di fatturato e 600 dipendenti: cifre di tutto riguardo, sebbene più contenute rispetto a oggi. Diego ed Elio, che ci hanno affiancate fin dal primo momento, sono stati complici di questa decisione.
DM: E in tutto questo anche un pizzico di incoscienza, peculiarità spesso ricorrente negli imprenditori. Sebbene provenissimo da mondi molto lontani dalla gestione d’impresa – ingegneria, letteratura, scienze agrarie – scegliemmo di lanciarci pur senza una piena coscienza della complessità del settore logistico. Una scommessa che ha ben presto portato i suoi frutti, con l’impeto iniziale che si è trasformato in una maratona nella quale ci siamo scoperti portati per questo mestiere. Un percorso di crescita a misura d’uomo, imparando sul campo e conquistando la fiducia di tutti grazie a una costante voglia di fare bene. La coesione, che ci ha permesso di superare i momenti di maggior difficoltà, è stata fondamentale.
Come avete pianificato un possibile passaggio con la futura generazione?
AC: Le nostre figlie sono ancora molto giovani, quindi concretizzare un passaggio è ancora prematuro. E quando sarà il momento potranno scegliere se mantenere solo un ruolo di proprietà o assumerne uno operativo. In ogni caso abbiamo agito con lungimiranza sottoscrivendo un patto di famiglia con regole e requisiti chiari per l’ingresso in azienda.
DM: Per noi è fondamentale sia che il gruppo viva prescindendo dalla proprietà e che la linea manageriale sia composta da persone competenti guidate da un principio di efficienza. Ecco la necessità di un piano d’ingresso fortemente meritocratico fondato su requisiti di assunzione definiti: titolo di studio in linea con il ruolo ed esperienza di almeno due anni in altre aziende.
Quali sono state le principali differenze tra il vostro percorso di delega e quello che potrebbe coinvolgere le vostre figlie?
AC: Gli scenari sono completamente diversi. Noi abbiamo potuto concederci una leggerezza oggi impossibile, visto l’attuale contesto competitivo, maggiormente sfidante e bisognoso di competenze ben più avanzate. La portata dell’eredità è poi nettamente superiore a trent’anni fa: parliamo di un gruppo che ha raggiunto i 350 milioni di fatturato, con logiche e dinamiche complesse. L’acquisizione di ruoli di responsabilità grazie al solo training ‘sul campo’ sarebbe sconsiderata.
DM: Per fare un esempio, quando sono entrato in Cal ero l’unico ingegnere. Oggi gli ingegneri sono 17. La nostra crescita professionale è andata di pari passo alla strutturazione dell’azienda, ora managerializzata a tutti gli effetti visto che ogni funzione è guidata da un manager specializzato. Se è stato soprattutto il cuore a guidare il nostro ingresso in Deaa, ci auguriamo che quello delle nostre figlie sarà mosso non solo dall’entusiasmo ma anche da un metodo più maturo e consapevole.



