Un fatturato record di 8,6 miliardi di euro nel 2024, con una crescita media annua del 10,4% dal 2015. L’export che ha toccato i 4 miliardi e la filiera che occupa circa 168mila addetti. Con il 52% degli ordini mondiali per superyacht oltre i 24 metri e un indice reputazionale complessivo di 83,7 su 100, l’Italia si conferma primo hub produttivo globale. Numeri che attestano la leadership del nostro Paese nel panorama internazionale della nautica di lusso non solo per i volumi produttivi, ma anche per la qualità e la reputazione. È quanto emerge dal Design Nautico Italiano Reputation Index 2026, realizzato da Forbes Italia per Nautica con il supporto di Cogit AI, che fotografa un settore in piena maturità industriale, capace di unire heritage manifatturiero, innovazione tecnologica e posizionamento globale.
Il segreto della competitività italiana è la manifattura, con un punteggio di 92 su 100 per eccellenza costruttiva. Artigianalità, qualità dei materiali e personalizzazione caratterizzano la nautica made in Italy. Questo è sostenuto da un patrimonio culturale unico, difficile da replicare. La produzione si concentra in tre distretti: Liguria, Toscana e Veneto-Marche.
La Spezia e Genova dominano nel segmento megayacht, mentre Viareggio e Carrara sono il cuore del distretto cantieristico europeo. Venezia e Ancona ospitano innovativi produttori di yacht custom ed explorer.
L’innovazione è un altro pilastro della leadership italiana. L’indice ‘Innovazione & Tecnologia’ raggiunge 81 punti, grazie all’integrazione di IA, design computazionale e propulsioni alternative.
Gruppi come Ferretti, Azimut|Benetti e Sanlorenzo combinano reputazione e innovazione, mentre emergono anche ‘tech disruptor’ come Rossinavi, che si concentrano su design IA e sostenibilità.
Sostenibilità, sfida cruciale
Tuttavia, ci sono aree di miglioramento. L’Italia, pur dominando il mercato dei superyacht, ha solo il 34% del valore delle commesse ultra-premium, lasciando ai concorrenti olandesi e tedeschi una quota significativa. La sostenibilità, con un punteggio di 74 su 100, rappresenta una sfida cruciale.
Circa il 90% della produzione nautica italiana è destinata all’export, con Nord America, Medio Oriente e Asia-Pacifico tra i mercati strategici. Negli ultimi dieci anni, il peso della nautica sul surplus commerciale italiano è cresciuto dal 3% al 13%.
Il settore nautico italiano non si limita a vendere yacht, ma esporta un’idea di lifestyle e una capacità progettuale riconosciuta come simbolo di lusso. In un mercato competitivo, il design nautico italiano rappresenta, dunque, un’eccellenza industriale e uno dei simboli più evoluti del made in Italy.
Uno sguardo al futuro
La nautica italiana sta entrando in una nuova era, unendo eleganza e innovazione. Un lusso che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici. Il settore sta ridefinendo il suo ruolo nell’industria globale del luxury.
Secondo proiezioni basate su modelli AI, il Reputation Index potrebbe salire da 83,7 a 93 punti entro il 2030, e la quota globale del mercato superyacht potrebbe raggiungere il 55%. L’export potrebbe crescere fino a 6,9 miliardi di euro. Il futuro della nautica made in Italy non sarà solo tradizione, ma anche innovazione tecnologica e sostenibilità. Entro il 2030, oltre il 60% delle nuove costruzioni adotterà sistemi ibridi. Cantieri come Benetti integrano l’IA nella produzione, mantenendo la propria identità stilistica, mentre Rossinavi utilizza design generativo per ridurre i tempi di simulazione.
Il mercato continua a premiare il segmento ultra-luxury, con i superyacht oltre i 60 metri che registrano punteggi elevati in manifattura, design e sostenibilità. La percezione internazionale del design nautico italiano è positiva, con Medio Oriente e Europa Occidentale tra i mercati più favorevoli.
Le sfide non mancano: dazi commerciali, tensioni geopolitiche e competitività turca sono fattori di rischio. La sostenibilità sarà cruciale per attrarre la nuova generazione di ultra-high-net-worth individual, sempre più attenta ai temi esg.