Lexroom, startup italiana che applica l’intelligenza artificiale al settore legale, ha annunciato di avere raccolto 50 milioni di dollari in un nuovo round di finanziamento. A guidarlo è stata Left Lane Capital, società con sedi a New York e Londra. Hanno partecipato anche Base10 Partners, Eurazeo, Acurio Ventures, Entourage e View Different.
Il round di serie B è arrivato otto mesi dopo quello di serie A da 19 milioni di dollari. Il totale dei capitali raccolti da Lexroom è ora di 73 milioni.
Che cos’è Lexroom
Lexroom, fondata da Martina Domenicali, Andrea Lonza e Paolo Fois, è nata per semplificare il lavoro degli avvocati e dei professionisti legali, negli studi e nelle aziende, con l’intelligenza artificiale generativa. La sua piattaforma serve a rendere più rapido e sicuro tutto il flusso di lavoro, dalla ricerca alla redazione di atti, fino alla consulenza.
L’idea dei fondatori è che le applicazioni dell’IA al settore non possano seguire l’approccio della maggior parte dei prodotti oggi disponibili sul mercato, cioè quello di partire da un large language model (llm, modello linguistico di grandi dimensioni) ‘generalista’ e addestrarlo su materiali legali. Lexroom ha costruito un’infrastruttura proprietaria con più di sei milioni di fonti legali verificate e l’ha ottimizzata per la ricerca legale. Un sistema che, nelle intenzioni, dovrebbe risolvere un problema diffuso: sono già stati documentati, si legge in una nota dell’azienda, più di 1.300 atti giudiziari che contengono allucinazioni generate dall’IA, tra citazioni inventate, precedenti inesistenti e fraintendimenti.
“Quando abbiamo fondato Lexroom, due cose erano chiare: gli avvocati avevano bisogno di un modo migliore di lavorare e gli llm potevano fornirlo”, ha detto Fois, che è l’amministratore delegato di Lexroom. “Il tassello mancante erano i dati – leggi sempre aggiornate, giurisprudenza rilevante e atti processuali. I paesi di civil law (quelli in cui l’ordinamento giuridico si fonda su codici anziché sui precedenti, come avviene nei paesi di ‘common law’, ndr) hanno bisogno di un motore legale IA che ragioni a partire dai dati”.
Obiettivi europei
Circa ottomila studi legali e team legali di aziende usano la piattaforma di Lexroom. Il 65% degli utenti lo usa ogni giorno e il 94% almeno una volta a settimana, si legge in una nota che parla di “livelli di engagement tipici degli strumenti che nessuno si sogna da togliere dalla scrivania, come la posta elettronica o Word”.
Il mercato italiano comprende circa 250mila avvocati iscritti. Il nostro paese, con il suo sistema giuridico tra i più complessi d’Europa, è stato il primo test per la tecnologia di Lexroom. I fondi raccolti nel nuovo round serviranno a finanziare l’espansione negli altri paesi di ‘civil law’, a partire da Spagna e Germania, con team locali e funzionalità specifiche per ciascuna giurisdizione.