Nel 2025 i business angel italiani hanno partecipato a investimenti per circa 920 milioni di euro, in autonomia o in syndication con fondi di venture capital, nelle startup italiane, cifra cresciuta del 22,3% rispetto all’anno precedente. A dirlo è l’ultima analisi condotta dall’Iban, l’Associazione italiana dei business angel, sul mercato italiano dell’angel investing, con la supervisione scientifica di Vincenzo Capizzi, docente dell’Università del Piemonte Orientale e della Bocconi. La rilevazione è avvenuta con un sondaggio tra 386 persone rappresentative dell’ecosistema italiano dei business angel.
Gli investimenti compiuti in autonomia sono stati, nel complesso, di 73,7 milioni di euro, di poco al di sotto dei 74,5 milioni del 2024. I business angel si sono orientati soprattutto verso affari di grossa portata: il 39% delle operazioni è stato tra i 500mila e i 2 milioni di euro, il 16% oltre i 2 milioni. È crollata la quota di round di piccole dimensioni: solo il 12% è stato sotto i 50mila euro, contro il 38% del 2024.
Come investono i business angel italiani
L’81% delle operazioni monitorate dallo studio sono avvenute in syndication (nel 2024 era il 73%). Si conferma quindi la tendenza dei business angel a unirsi in cordate per aumentare l’apporto finanziario complessivo, ridurre i costi individuali di transazione e ridurre il rischio unitario in caso di insuccesso. Cresce la media di business angel per singola operazione (sei, contro i cinque del 2024).
Le società in fase di startup sono più gettonate rispetto a quelle in fase seed (58% contro 42%). Il settore di maggiore interesse, come negli scorsi anni, è stato l’Ict, che ha attirato il 30% degli investimenti. Seguono l’alimentare (14%), i servizi finanziari (12%), la categoria ‘altri servizi’ (11%), l’healthcare (9%) e i beni di consumo (7%).
“Il mercato italiano dell’angel investing è in una fase di consolidamento e maturazione che determina un riposizionamento dei target di investimento, senza che questo comporti un minore impegno economico a sostegno delle startup italiane”, ha commentato Paolo Anselmo, presidente di Iban.
Il 50% dei business angel intervistati ha detto di voler mantenere costante, nei prossimi anni, la quota di patrimonio dedicata all’investimento in startup, mentre il 35% intende aumentarla. Il 56% degli intervistati dice di applicare criteri di valutazione esg e/o di impact investing quando valuta le opportunità di investimento.
Chi sono i business angel italiani
La maggior parte dei business angel si trova nella fascia di età tra i 45 e i 69 anni (più del 70%), con la concentrazione più alta nella fascia 45-49 (21%). L’82% ha un titolo universitario di secondo livello o post-laurea. A livello geografico c’è una netta prevalenza del Nord Italia (73%), mentre il Centro si ferma al 24% e il Sud al 3%.
Il business angel medio ha a disposizione un patrimonio tra i 500mila e i 2 milioni di euro (25%), anche se è rilevante la quota di investitori con patrimonio inferiore ai 500mila euro (22%).