Seguici su
Innovazione 4 Giugno, 2020 @ 3:30

Esiste un sito internet per trovare tutti i negozi che hanno riaperto

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
Aperturanegozi.com
(shutterstock.com)

E’ nato Aperturenegozi.com, un sito web che conferma in tempo reale quali sono i negozi e le aziende italiane che hanno già riaperto. Per cominciare, il sito di ricerca mostrerà ristoranti, bar e luoghi dove mangiare, negozi di abbigliamento e calzature, ottici, lavanderie e parrucchieri, con la possibilità di cercare ciò che è aperto localmente in tutta Italia. Nelle prossime settimane il sito andrà ad includere ulteriori categorie.

Aperturenegozi.com è frutto della partnership tra Mastercard e Sixth Sense, società tecnologica italiana specializzata in data analysis. È infatti proprio quando viene effettuato un acquisto con Mastercard all’interno di un’attività commerciale che il sito la rileverà  automaticamente come aperta. L’esercente non dovrà dunque effettuare alcuna registrazione. La ricerca fornirà anche un link Google per le persone che desiderano maggiori dettagli sull’attività, come i contatti e gli orari di apertura.

Aperturenegozi.com fa parte del programma Recovery Insights di Mastercard, nato per supportare aziende e governi di tutto il mondo nella ricerca delle risorse idonee per gestire al meglio i rischi per la salute, la sicurezza e l’economia legati alla pandemia da Covid-19.

Luca Corti, VP Business Development di Mastercard, ha aggiunto: “La nuova fase dell’emergenza che stiamo vivendo richiede un ripensamento completo della gestione delle nostre routine quotidiane e ha portato nuove abitudini di acquisto per i consumatori che si stanno affidando sempre di più agli strumenti digitali. Crediamo che un servizio online facilmente accessibile dal proprio smartphone come aperturenegozi.com, sia un primo passo per gli esercenti per informare i loro clienti, e per i consumatori per organizzarsi meglio durante i giorni della ripresa”.

Business 21 Maggio, 2020 @ 3:00

Un voucher anticrisi per tutelare l’innovazione delle Pmi, l’iniziativa di GLP

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
(Shutterstock)

La ripresa da sempre passa per l’innovazione, ancora più nel momento in cui ci si accinge a uscire da una crisi economica. Le due principali istituzioni europee per la proprietà intellettuale (EPO ed EUIPO) in un recente studio spiegano come le imprese coinvolte in uso intensivo di tali diritti generino ogni anno il 45% del Pil nell’Ue e contribuiscano per 63 milioni di posti di lavoro.

In questo senso le Pmi con la loro flessibilità e capacità di adattarsi dinamicamente alle evoluzioni del mercato possono rappresentare il fulcro della ripartenza economica. Tuttavia spesso tutto ciò si scontra con la difficoltà per le piccole e medie imprese di tutelare la proprietà intellettuale.

Per questi motivi il gruppo GLP, ha dato vita all’iniziativa glp.eu/ripartiamoinsieme, stanziando 300 mila euro in voucher a favore delle Pmi italiane per l’accesso ai servizi messi a disposizione dalla società di consulenza: servizi per la protezione strutturata della proprietà intellettuale, attraverso la consulenza strategica, il deposito di domande di brevetto, la registrazione di marchi, disegni e modelli in oltre 160 nazioni.

I due managing partner Davide Luigi Petraz e Daniele Giovanni Petraz, hanno voluto aprire un portale dove le Pmi italiane potranno beneficiare di un voucher per i servizi offerti dalla società nei servizi specializzati connessi alla proprietà intellettuale, quindi all’innovazione e alla sua tutela. Le Pmi che necessitano di un supporto per tutelare i propri titoli di proprietà intellettuale, potranno così valutare al meglio la strategia di una ripresa strutturata tramite il deposito di un brevetto o modello o la registrazione di un marchio.

“E’ ora di fare squadra, mettendo al centro di ogni attenzione l’industria. Il supporto alla tradizionale capacità innovativa del sistema industriale italiano dev’essere favorito sopra ogni altra attività.
Il nostro gesto vuole trasmettere il senso del dovere verso tutti gli attori, perché solo in questo modo – se ognuno farà la propria parte – sarà possibile far ripartire il Paese”, spiegano i due managing partner.

Tutte le informazioni per ottenere il voucher GLP sono disponibili al sito internet glp.eu/ripartiamoinsieme.

Innovazione 20 Maggio, 2020 @ 4:16

La startup italiana che riduce il rischio di contagio con l’Intelligenza Artificiale

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
Mezzi pubblici: riduzione del rischio contagio Covid-19
(Getty Images)

Si chiama Binoocle la startup innovativa fondata nel 2018 da Mario Puccioni, psicoanalista e neuroscienziato con background accademico e clinico. Con il proprio laboratorio di ricerca a Firenze e un ufficio sviluppo a Milano, Binoocle si occupa di intelligenza artificiale, trattamento di dati scientifici e neuroscienze: un mix di ambiti che consente di interpretare grandi volumi di dati per risolvere in modo scientifico problemi complessi fino ad ora impensabili da affrontare. Ed è proprio per affrontare un problema del tutto nuovo e complesso come quello della sicurezza dei luoghi pubblici a seguito dello scoppio della pandemia di coronavirus che la startup ha convogliato le proprie competenze nel progetto Vision 2, un sistema avanzato di Intelligenza Artificiale che opera in tempo reale attraverso qualsiasi webcam o telecamera ormai presente in quasi tutti i negozi e spazi di aggregazione. Immediatamente installabile, Vision 2 non necessita assistenza e rispetta tutte le regole per la salvaguardia della privacy non permettendo di registrare volti e immagini.

Stop agli assembramenti nei luoghi pubblici con l’intelligenza artificiale di Vision 2

Individuare il numero di persone massimo all’interno di un luogo pubblico entro il quale il rischio contagio covid-19 resta sensibilmente basso non è cosa facile. Che si tratti di negozi, supermercati, uffici o mezzi pubblici, monitorare il numero degli ingressi può essere un’attività davvero faticosa. Grazie all’utilizzo dell’applicazione Pro Person di Vision 2 è possibile gestire il numero delle persone all’interno di un luogo: la webcam inquadra il numero di persone presenti in un ambiente e se il numero è superiore a quello indicato dalle normative di sicurezza emette un segnale acustico di allarme.

L’AI di Vision 2 per monitorare l’utilizzo di mascherine e gestire la fila

Non solo Pro Person, Vision 2 presenta anche altre due applicazioni: Face Mask e Concierge. Face Mask è un sistema di monitoraggio avanzato che permette di rilevare la presenza delle mascherine protettive attraverso una webcam, fornendo in tempo reale segnali d’avvertimento nel caso di mancanza di protezione sui volti. Concierge, invece, permette di gestire la fila ed il flusso in entrata in modo ordinato e preciso, rilevando il momento opportuno in cui far entrare nuovi clienti. L’applicazione è facilmente configurabile sul numero di persone massimo desiderate all’interno.

Leader 19 Maggio, 2020 @ 5:42

“Il Decreto c’è, manca il Rilancio”. La Fase 2 vista dal presidente dell’Associazione imprese familiari

di Piera Anna Franini

Contributor

Leggi di più dell'autore
chiudi
Francesco Casoli, presidente di Aidaf e di Elica (Courtesy Elica)

Oltre ad essere il presidente dell’azienda (di famiglia) Elica Spa, Francesco Casoli guida Aidaf, l’associazione di 200 imprese familiari che assieme rappresentano il 15% del Pil del Paese. Tra le famiglie associate, Agnelli, Amarelli, Bombassei, Falck, Garrone, Lavazza, Molteni, Moratti, Sella, Zambon.

Francesco Casoli, marchigiano, è il nono protagonista del ciclo di interviste dedicate al Dopo Coronavirus progettato dell’imprenditoria italiana.

 

Aidaf nasce nel 1997. Le aziende familiari cosa sono riuscite a cambiare in questi 23 anni, ed ora, con lo tsunami coronavirus, cosa devono assolutamente modificare?

Le aziende familiari hanno fatto tanto per il nostro Paese, ma ora devono cambiare dimensione, serve un cambio di passo. Devono crescere e guardare aldilà dei confini nazionali.

Nota di merito?

E’ stato fatto un grande lavoro sulla  governance.

Devono crescere perché “Il piccolo è bello” ha ormai fatto il suo tempo. Corretto?

Piccolo non è più bello.

Torniamo alla quesitone del guardare oltre la corona delle Alpi.

Questi ultimi mesi hanno messo a nudo tante verità. Una su tutte. Da soli non siamo in grado di crescere. Potremo avere un futuro come industria italiana solo se la collegheremo a una rete internazionale anzitutto per esportare i prodotti.

Di fatto tante nostre aziende campano proprio grazie all’export.

Sì, ma vanno fatti più investimenti per essere in giro nel mondo. E poi come si diceva, bisogna avere dimensioni maggiori, le spalle larghe dando a coloro che le hanno anche il ruolo di capofila per aiutare le piccole aziende che fanno filiera.

Perché è meglio avere il 30% di un’azienda grande che il 100% di una piccola…

Rettifico: meglio avere il 30% di una grande che il 100% di un’azienda fallita. Perché è questo lo scenario. Noi come Aidaf cerchiamo di spingere perché le banche ci diano una mano, ma per gli  imprenditori  è arrivato il momento di condividere i risultati raggiunti. Bisogna allargare la base azionaria,  abbiamo bisogno di famiglie allargate, di condivisioni più moderne: tutto quanto già fatto nel mondo anglosassone. Questo è fondamentale per fare il salto di quantità. Oggi il sistema filiera inizia a soffrire, chi è a capo di una filiera dovrà sostenere i costi di questa crisi.

In 7 aziende familiari su 10 il management è espressione della famiglia. E’ una caratteristica o più realisticamente un’anomalia?

Il problema non è chi gestisce l’azienda, ma come. Se il familiare è di altissimo livello va bene. Però tante aziende familiari italiane stanno capendo che si può avere un ottimo management esterno pur mantenendo a sé l’azienda. Le due cose sono compatibili. C’è chi è ancora legato al modello del vecchio padrone della ferriera. Però, lo ripeto, tante famiglie imprenditoriali hanno capito che è opportuno avere un buon cda.

Da 1 a 10, quante l’hanno capito?

4 su 10.

Si paragona la pandemia alle guerre del Novecento anche in termini economici.

Questa guerra è diversa da quelle precedenti. Durante i conflitti mondiali c’era una parte della popolazione che viveva un clima di sospensione ma non si rapportava alla  guerra in modo diretto. Ora il Covid ha colpito tutti gli strati della popolazione, nessuno ne esce indenne. Una cosa che non si verifica da almeno un secolo. Ora dobbiamo abbassare l’ansia, far recuperare la fiducia. E questo lo si fa con la  chiarezza nella comunicazione, con una grande maturità da parte di  chi ci governa oltre di chi deve accettare le norme. Chi ci governa sta sottovalutando la capacità di ascolto dei cittadini. Dobbiamo recuperare una fiducia reciproca fra chi governa e i cittadini.

Arriviamo al Decreto da 55 miliardi, 464 pagine e 260 articoli. Chi lo ha prodotto l’ha battezzato il Decreto del rilancio, ma chi lo recepisce lo considera come l’ennesima manovra assistenzialista.

Lo ribattezzerei: decreto salvagente, non di rilancio. E il salvagente è importante in caso di tempesta. C’è tanta gente che soffre, quindi va bene il salvagente. Detto questo, non bisogna fermarsi. Il Governo  non deve pensare che questo sia il Decreto del rilancio. Non c’è niente di strutturale. Come è possibile che i finanziamenti per Alitalia siano il doppio rispetto a quelli per la scuola? Noi il futuro lo costruiamo con la scuola. Per dire che i soldi vanno indirizzati verso gli investimenti che strutturalmente faranno crescere questo Paese. Investimenti sulle filiere. Investimenti per favorire l’aggregazione di cui parlavo.

E comunque, le aziende stanno anticipando quello che lo Stato promette.

Ora parlo come imprenditore, e non come presidente Aidaf. Noi imprenditori stiamo anticipando perché lo Stato è latitante. Siamo in un momento di grande imbarazzo. Non abbiamo il coraggio di dire che qualcuno ha sbagliato. Sembra che dobbiamo inchinarci e dire “bravi tutti”.

Il Ponte Morandi è un miracolo irripetibile? Non  potrebbe essere un modello e dunque  messo a sistema?

Il Ponte di Genova non è  né un modello né un miracolo, è la dimostrazione che c’è un sindaco capace, che viene da un sistema privato, è stato 12 anni negli Usa e ha capacità manageriali. Il sindaco Bucci non ha fatto nessun salto istituzionale, non ha usato leggi speciali, ha semplicemente usato le leggi vigenti in modo manageriale. Questo è un caso di procedure normali fatte applicare da una persona eccezionale. Bucci è bravo. Zaia è bravo. Hanno un passo e una visione diversa. Vorrei specificare che a noi imprenditori non interessa se il politico è di destra o di sinistra, basta che sappia governare.

Business 18 Maggio, 2020 @ 12:56

Bain & Co. ha calcolato l’impatto della crisi su bar e ristoranti italiani: a rischio chiusura il 30%

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi

 

La chiusura di bar e ristoranti nel periodo marzo-metà maggio ha già causato perdite di fatturato per circa 14 miliardi di euro, 1,6 miliardi di euro in minori entrate fiscali e messo a rischio circa 230mila posti di lavoro. E includendo le misure restrittive sulla riapertura l’impatto sull’intero 2020 arriverebbe a oltre 30 miliardi, con il 30% di bar e ristoranti in Italia a rischio chiusura.

E’ quanto emerge dall’uno studio di Bain & Company, che ricorda come il settore rappresenti il 4% del totale Pil italiano e il 5% dei posti di lavoro. “Le modalità di riapertura che saranno applicate nei prossimi mesi insieme alle altre misure di supporto sia pubbliche che da parte dell’industria – scrivono gli analisti della società di consulenza – saranno determinanti per il futuro del settore”.

 

Lo studio di Bain & Company curato dai partner Sergio Iardella e Duilio Matrullo e dal principal Aaron Gennara ha analizzato i dati di 40mila punti vendita, con interviste a circa 1.000 esercenti in tutta Italia per analizzare non solo il costo già sostenuto ma, soprattutto, per capire le implicazioni che le scelte attualmente in discussione avranno sul futuro di breve e di medio periodo dei circa 320mila bar e ristoranti già messi a dura prova dal periodo di lockdown.

“In questo contesto ci troviamo di fronte alla scelta difficilissima di coniugare la prevenzione e la salute con la sopravvivenza di un pilastro strategico dell’economia italiana e del Made in Italy” spiega Sergio Iardella, partner di Bain & Company”. 

“Le modalità di riapertura in discussione in questi giorni e che si prevedere possano vedere revisioni e modifiche nei prossimi mesi, cercano di bilanciare la necessità di contenimento del rischio epidemiologico con quella di perdita economica, esercizio difficile ma necessario. Si è discusso di prenotazione necessaria, di uso della mascherina (non al tavolo) di requisiti di sanificazione, la misura più dibattuta è stata però quella della distanza minima tra persone e dei m2 per coperto” (in tabella le due opzioni): 

 

OPZIONE A

OPZIONE B

Distanza inter-personale minima

1 m

2 m

Mq minimi per coperto

~1,5 mq

~4 mq


Bain si è focalizzata sull’analizzare e quantificare gli impatti economici delle due opzioni.

Quanto sia drammatica e complessa la scelta è riflesso nei numeri di confronto dei due scenari su un periodo anche solo di 15 giorni (che è la frequenza con cui è stato comunicato che le decisioni potrebbero essere riviste). L’applicazione delle misure più restrittive (i quattro metri quadri per persona) rispetto a misure comunque restrittive rispetto ad una ipotetica situazione normale pre-Covid (1,5 metri quadrati per persona e limiti non necessari per esempio per persone di uno stesso nucleo famigliare) comporta, nelle due settimane di riferimento:

o   Quasi 600 €M di fatturato e consumi persi

o   Quasi 70 €M di minori entrate fiscali

o   Circa 2,7 K posti di lavoro a rischio

 

La differenza su base annuale (da metà maggio a fine dicembre) tra le due opzioni è che l’opzione B (più restrittiva) comporterebbe minore fatturato per il settore di circa 8 miliardi di euro, circa 1,0 miliardi di euro di minori entrate fiscali e 45 mila posti di lavoro a rischio in più. I risultati complessivi sono riassunti nella tabella sottostante.

LOCKDOWN (inclusa ipotesi chiusure POS 2020)

OPZIONE A (metà maggio 2020-fine dicembre 2020)

OPZIONE B (metà maggio 2020-fine dicembre 2020)

OPZIONE A VS. B
Per ogni 15 giorni

IMPATTO 2020

Fatturato

24 €B

4 €B

12 €B

~0,6 €B

27-36 €B

Occupazione

230 K

15 K

60 K

~2,7 K

250-300 K

Entrate fiscali

2,5 €B

0,7 €B

1,7 €B

~0,1 €B

3,3-4,2 €B

 

 “Al di là degli scenari, purtroppo entrambi “drammatici” – commenta Duilio Matrullo, partner di Bain & Company “sarà necessario un approccio strutturale e di sistema a supporto del settore”.

L’impatto totale a fine anno, considerando gli effetti duraturi del lockdown ed includendo le aziende che potrebbero non sopravvivere alla crisi, sarebbe di –40%/-50% di fatturato per il comparto di bar e ristorazione, ovvero circa 2 punti di PIL persi con circa 250-300 mila posti di lavoro a rischio, ovvero con quasi 100 mila bar o ristoranti in pericolo. Questo si tradurrebbe anche in minori entrate fiscali fino a 5,0 miliardi di euro, l’equivalente di circa il 15% della manovra di bilancio 2020.

“Nei prossimi mesi sarà fondamentale che tutti gli attori – produttori, distributori ed esercenti – facciano squadra per contribuire alla sopravvivenza delle parti più esposte della filiera. I produttori di beni di largo consumo sono chiamati ad un momento di leadership cruciale” commenta Aaron Gennara, principal di Bain & Company.

“In questo contesto saranno probabilmente necessarie altre misure di liquidità e forse interventi a fondo perduto da parte dello stato” spiega Sergio Iardella, partner di Bain & Company, “e le grandi aziende del settore alimentare operanti nel fuori casa e le associazioni di settore dovranno adottare un vero e proprio approccio congiunto di filiera per aiutare gli esercenti a ripartire”.

“Come Bain rimaniamo convintamente a disposizione di istituzioni, aziende e stakeholder per aiutare a mitigare gli effetti della crisi in atto ed a difendere un settore, quello del fuori casa, che deve essere messo in condizione di rimanere un fiore all’occhiello del sistema Italia” conclude Matrullo.

Business 16 Maggio, 2020 @ 11:06

Come riaprono i fast food, il progetto pilota di Burger King spiegato dall’a.d. Valota

di Marco Barlassina

Direttore, Forbes.it

Direttore Forbes.itLeggi di più dell'autore
chiudi
Uno dei locali Burger King già predisposto per la riapertura (Courtesy Burger King Italia)

Accessi contingentati e con obbligo di mascherina, check-point per misurazione temperatura e sanificazione mani, sacchetti con safety sticker al posto dei vassoi, tavoli distanziati. Queste alcune delle misure con cui Burger King inizierà a riaprire al pubblico la maggior parte dei propri 220 ristoranti in Italia già a partire da lunedì 18 maggio.

Forbes.it ha incontrato Andrea Valota, amministratore delegato Burger King Restaurants Italia per conoscere di più di questo progetto, che pone l’Italia tra i pionieri della catena a livello globale per la risposta all’esigenza di distanziamento causata dal Coronavirus.

Andrea Valota, amministratore delegato Burger King Restaurants Italia

“Abbiamo messo in atto tutte le procedure necessarie per poter riavviare la nostra catena di ristoranti e riaccogliere i clienti in tutta sicurezza”, esordisce Valota. “In sala abbiamo ridotto e predisposto i tavoli adibiti alla consumazione distinguendoli da quelli che non possono essere utilizzati in modo da poter garantire le corrette distanze fra i clienti. Oltre a questo, siamo pronti ad aggiungere sui tavoli ulteriori plexiglass ove se ne verificherà la necessità”.

Burger King è pronta ad affrontare anche i costi aggiuntivi che predisporre questo nuovo processo comporterà: “Le linee guida che abbiamo attualmente a disposizione – dice Valota – imporranno la disponibilità di molti meno posti, stimiamo un 60-70% in meno (variabili a seconda delle indicazioni contenute nei singoli regolamenti regionali, ndr). E con questi limiti la gestione diventa estremamente più onerosa. Però siamo già pronti a servire i clienti con modalità che ci potrebbero permettere di uscire dalla crisi più velocemente”.

A questo proposito l’a.d. non ha dubbi: “Quando abbiamo affrontato il discorso costi, non ci siamo posti il problema se farlo o non farlo, ma di quanto ci sarebbe costato non farlo. Perché è vero che siamo comunque fiduciosi sul futuro dato che in Italia la ristorazione è un business resiliente, ma quanto accaduto avrà impatti dal punto di vista economico anche per due anni, di sicuro per non meno di un anno”.

La catena ha messo in atto tutte le misure richieste dalle attuali disposizioni di legge: sanificazione dei locali, delle cucine e delle attrezzature più volte al giorno, distanziamento dei tavoli, dispositivi di sicurezza per i dipendenti, percorsi sicuri per i clienti, controllo della temperatura a dipendenti e clienti che accedono ai locali, gel igienizzanti e guanti, oltre a una formazione specifica che in questi due mesi ha coinvolto tutto il personale in modalità e-learning e in pre-apertura per rispondere alle nuove regole imposte dall’emergenza sanitaria.

“Il cliente valuta la pericolosità del negozio sulla base dell’assembramento, ecco perché stiamo lavorando a diverse soluzioni, che comportano anche un cambio organizzativo”, dice ancora Valota.

Il percorso per i clienti

All’entrata il cliente troverà un vero e proprio check-point, con un addetto alla misurazione della temperatura con termometro ad infrarossi e alla verifica del corretto utilizzo dei dispositivi di protezione. Successivamente il cliente potrà sanificarsi le mani, indossare i guanti, e seguendo un percorso guidato, raggiungere i kiosk digitali per fare il suo ordine e pagare anche in modalità contactless. L’ordine verrà comunicato telematicamente in cucina dove verrà prodotto e consegnato al cliente in un sacchetto chiuso con safety sticker attraverso un ulteriore pannello di plexiglass.

L’organizzazione interna

“Abbiamo riorganizzato anche le cucine spostando i macchinari per garantire il corretto distanziamento tra i dipendenti marcando sui pavimenti e sulle pareti le aree di confinamento delle singole persone, in alcuni punti vendita il personale è stato addirittura diviso in gruppi di lavoro distinti per ulteriore sicurezza – continua Valota-. Inoltre, abbiamo rinforzato le nostre procedure di igiene e sicurezza già molto rigide: ad esempio tutto il personale, oltre ad indossare maschere e guanti, si deve lavare le mani ogni mezz’ora.

La app

Burger King ha anche predisposto un’app – che sarà disponibile dalla seconda metà di giugno – che consentirà ai clienti dal proprio smartphone di riservare un posto a sedere in modo da poter consumare in tutta tranquillità all’interno del punto vendita, saltando eventuali file all’ingresso. Tramite l’app sarà anche possibile ordinare, prenotare l’asporto e pagare.

“Abbiamo compreso che in questo momento l’esperienza contactless può avere un valore positivo per il cliente”, chiarisce Valota. “Ed era necessario farlo, perché ci aspettiamo un deflusso dal consumo in sala verso l’home delivery o attraverso il drive- through.

I ristoranti già aperti

Burger King aveva già riaperto alcuni dei suoi ristoranti per consentire l’home delivery attraverso le principali piattaforme e dalla scorsa settimana anche tutti i 114 King-drive, le corsie dedicate che permettono l’acquisto senza scendere dall’auto. “Negli ultimi tre anni Burger King ha investito enormemente nell’innovazione tecnologica”, spiega Valota: “Dalla nuova app ai kiosk digitali, alla corsia drive, che oggi rappresenta il metodo di consumo più sicuro sul mercato visto che garantisce un’esperienza totalmente contactless. Proprio grazie a questa strategia e agli investimenti fatti, oggi siamo in grado di reagire meglio e più rapidamente alla crisi del momento”.

Video 15 Maggio, 2020 @ 5:08

Matteo Marzotto a tutto campo con Forbes su Fase 2, gestione della crisi e possibili soluzioni

di Marco Barlassina

Direttore, Forbes.it

Direttore Forbes.itLeggi di più dell'autore
chiudi
Matteo Marzotto intervistato da ForbesLEADER

A 10 giorni circa dall’inizio della Fase 2 che bilancio si può trarre? Quali decisioni sono mancate finora? E cosa si poteva fare di più per il mondo delle imprese?
Forbes ne ha discusso con
Matteo Marzotto, imprenditore, personaggio pubblico e civil servant, impegnato professionalmente e personalmente in alcuni dei settori trainanti per l’economia nazionale, dai servizi alla tecnologia, fino al fashion e al Terzo Settore.

La videointervista, che vi proponiamo integralmente di seguito, è andata in onda nell’ambito di ForbesLEADER, la trasmissione in onda il mercoledì sera sul canale 511 di Sky.

Oggi Marzotto ricopre la carica di presidente di FAS International, della fashion house italiana Dondup e della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica.

Innovazione 13 Maggio, 2020 @ 5:13

Come la stampa 3D aiuterà i dentisti nella Fase 2, secondo l’under 30 Giuseppe Cicero

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Coordinatore di Forbes ItaliaLeggi di più dell'autore
chiudi

Tra i pochi dentisti abilitati al doppio titolo per la libera professione sia in Italia che in America, Giuseppe Cicero, segnalato da Forbes tra i medici under 30 più influenti d’Europa per aver messo a punto uno strumento innovativo che semplifica l’utilizzo della stampa 3D per la cura odontoiatrica, dice che sarà possibile tornare dal dentista in massima sicurezza. E come lui molti giovani professionisti nel campo della medicina non si perdono d’animo e, rispettando le regole dell’Oms, si avvalgono di strumenti sempre più innovativi per migliorare la cura e la prevenzione.

Tutto il mondo sta vivendo la stessa difficile situazione e nel campo medico ogni paese cerca di trovare una soluzione e condividerla con il resto del mondo. In America ad esempio con la telemedicina hanno fatto grandi passi avanti: le assicurazioni rimborsano i pazienti considerando una visita virtuale allo stesso modo di una visita in studio o ospedale. Visite virtuali che facilitano la diagnosi, la consultazione, l’educazione e l’autocura mentre il paziente è lontano o impossibilitato a spostarsi. Un buon metodo insomma per evitare al massimo code e spesso prime visite.

È la tecnologia che viene in aiuto sia del paziente che del medico. “Noi nel nostro piccolo”, aggiunge Cicero, “ci siamo impegnati nel migliorare le diagnosi e limitare al massimo errori clinici attraverso l’utilizzo della stampa 3D per creare chirurgie sempre più su misura. Abbiamo facilitato la conversione di Tac in modelli 3D con tre semplici click rendendo la procedura accessibile a tutti gli studi dentistici. In questo la tecnologia oggi ci sta aiutando tantissimo nel limitare errori, nel velocizzare terapie e nel poter programmare tutto anche al di fuori della bocca del paziente dove simulare chirurgie in modo preciso è possibile oggi”.

Un aspetto importante di questa fase di distanziamento sociale è stata anche la riscoperta dei social network in una veste più funzionale. E anche i professionisti nel campo della medicina ne hanno sfruttato la potenzialità confrontandosi e scambiandosi opinioni su come superare questa fase difficile che stiamo attraversando. “Da oltre 6 anni”, conferma ancora Cicero, “curo la mia pagina Instagram @dr.boneregeneration dove mostro le operazioni più complesse e scambio pareri con altri colleghi”. Da qualche mese ha iniziato a fare le dirette Instagram con diversi professori in giro per il mondo, di recente con il professor Faveri, uno dei massimi esperti di rigenerazione ossea in Brasile, con cui hanno parlato di chirurgia e scambiandosi consigli sulla fase 2. “Il futuro è in mano ai giovani che potranno sfruttare le tecnologie e i social per aprire i propri orizzonti in maniera consapevole ed efficace anche online”, conclude Cicero.

Life 13 Maggio, 2020 @ 12:29

Esercizio fisico, alimentazione sana e tecnologia: la formula perfetta per affrontare la Fase 2 dell’era Covid-19

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
Benessere Fisico: virtual personal trainer
(shutterstock.com)

di Pasquale Sasso

Parlare di esercizio fisico in questo momento di distanziamento sociale non è per nulla facile. Da un lato molte persone hanno iniziato a muoversi, avendo più tempo a disposizione, dall’altro lato in tanti hanno dovuto adattare le proprie abitudini di persone attive a questa situazione di isolamento forzato.

Questa emergenza ha determinato uno scossone che nessuno si sarebbe mai immaginato e ha portato a riflettere seriamente sul ruolo cruciale dell’esercizio fisico nello stile di vita della gente. La scienza sta dimostrando, attraverso accurati studi, che il virus è molto più aggressivo dove ci sono uno o più fattori di rischio (obesità, diabete, cardiopatie, ipertensione, ecc) già presenti nel paziente. Per questo, alla luce della ripresa degli spostamenti e delle attività produttive, è corretto interrogarsi sulle strategie di successo per migliorare la propria salute, dato che molte palestre e piscine, quando riapriranno, saranno diverse da come siamo abituati a conoscerle.

Quando si parla di salute, e di prevenzione in particolar modo, i tre elementi cruciali sono esercizio fisico regolare, alimentazione sana e tempo da dedicare alle proprie passioni.

Ecco qui 8 stimoli utili a incuriosire e perché no, aiutarti a muovere, senza uscire di casa o dall’ufficio. I primi 6 parlano di esercizio fisico e gli ultimi due di sana alimentazione.

  1. ALLENAMENTO STREAMING LIVE: ti permette di allenarti in compagnia di altre persone, con altri amici virtuali, sempre con un trainer che esegue con te una proposta di esercizi su obiettivi specifici di natura fisica (tonificare gambe, glutei, addome) o legati a una disciplina (pilates, yoga, Hit). A tal proposito, la tecnologia ti permette di integrare l’allenamento a distanza con la rilevazione condivisa della frequenza cardiaca, per dar maggiore sicurezza e qualità all’allenamento. I primi al mondo a proporla è il team di professionisti di Angel 1, una giovane startup che si dedica da un paio di anni a trovare soluzioni innovative per centri fitness e club che hanno a cuore la salute della persona allenata.
  2. ALLENAMENTO STREAMING IN DIFFERITA – ON DEMAND: sei in prima a linea a lavoro e allenarti in diretta può essere complesso vista la mole di impegni quotidiani? Comprensibile, ma non devi rinunciare al tuo allenamento. In questo caso è YouTube a venirti incontro con sessioni cucite su misura per te che hai bisogno di maggiore flessibilità oraria. Scegli un tema specifico, scegli la durata ottimale dell’allenamento (10’, 20’, 30’, ecc), scegli il focus da potenziare (braccia, gambe, addominali, glutei, etc.) o il distretto articolare o muscolare da rieducare (allenamento mal di schiena, ginocchio instabile, cervicalgia) e svolgi tutto con l’intensità giusta per te (bassa, media, alta). Il tuo fisico ringrazierà.
  3. WEBINAR MONOTEMATICI: vanno di gran moda in questo periodo, ma quanto è difficile trovare quello giusto, in grado di abbinare teoria e pratica nelle dosi corrette? Il prof. Vito Stolfi, che avete già letto in queste righe in compagnia dello chef Massimiliano Alajmo, da un paio di settimane propone con Show dei webinar molto particolari con allenamenti teorico-pratici da veri gourmet. Qualche esempio? “Mal di schiena con approfondimenti sul dolore dorsale e postura delle spalle” o “I falsi miti legati Dimagrimento”. Un palinsesto molto ricco e che si aggiorna di settimana in settimana, ideale per chi vuole stare in forma e per chi in forma non lo è ed in vista dell’estate vuole buttare giù un po’ di chili di troppo. Qui puoi vedere un assaggio di quello che fa il Prof.Vito Stolfi.
  4. ALLENAMENTO GROUP TRAINING VIRTUALE: in questo caso un trainer professionista e un gruppo di persone si allenano insieme, da video gruppi di 2-3 persone fino a 8-10. Gli obiettivi di tutti? Condivisione, divertimento e buon ritmo. Questa è una modalità di allenamento più adatta a chi è già in forma e in poco tempo vuole sfruttare al massimo metodiche di allenamento a alta intensità per modellare il corpo e stare bene. Può essere una valida alternativa o una aggiunta alle lezioni in diretta sui social. Anche in questo caso, come per le dirette streaming, si può sfruttare la proposta di controllo della frequenza cardiaca a distanza ideata da Angel1.
  5. ALLENAMENTO PERSONAL TRAINING VIRTUALE: questo è il servizio di punta se si ambisce al meglio. Un professionista a tua disposizione che cuce un programma di allenamento a misura sulle tue esigenze. Analisi dei bisogni, codificazione ed impostazione della scheda di esercizio, frequenze da seguire per raggiungere l’obiettivo desiderato: esperienza inclusiva quasi come il reale. Di certo, quando si parla di virtual personal training lo schermo unisce e gli intenti si trasformano in scopi da raggiungere. Tante le app a supporto, tra queste scegliamo Show Virtual Personal Training Online, una delle più complete in circolazione.
  6. CORPORATE VIRTUAL TRAINING: è un servizio che è possibile richiedere ad alcune società specializzate in virtual e personal training, tra cui Show Club, per permettere al proprio team di lavoro di avere un professionista a supporto dell’attività fisica casalinga a casa. Oggi più di prima, lo smart working è di grande attualità. Le aziende che propongono questo servizio ai propri dipendenti sono lungimiranti, dimostrano di avere a cuore la loro salute psico-fisica e danno loro una opportunità per potenziare la salute senza uscire di casa. Insieme. In questo contesto si inserisce la partnership tra De Longhi e Show Health Training Club.
  7. MANGIARE BENE CON RICETTE SANE: ci sono tanti blog, ma quello di Stefano Polato, Cibo Vivo, lo chef degli astronauti tra cui la Cristoforetti, è veramente unico. Da sempre un grande sostenitore dell’importanza di alimentarsi in modo sano, Polato sottolinea che sano è buono e se scegli i cibi giusti, rispetti i metodi di cottura e di conservazione, utilizzando lo schema del piatto unico, introdotto dalla Harvard University, declinato alle proposte della “dieta mediterranea”, vivi più a lungo e meglio.
  8. COME PIANIFICARE AL MEGLIO LA PROPRIA ALIMENTAZIONE: varietà e pianificazione sono le due parole chiave di questo paragrafo conclusivo e perciò posso solo che citare il bellissimo strumento messo a punto dalla redazione di Casa di Vita, progetto di educazione alimentare, prevenzione e potenziamento della salute, di Despar. Date un’occhiata al loro configuratore e alla sua utilità. Pianificare al meglio i pasti della giornata e della settimana, scegliendo tra cibi di stagione variabili e gustosi, non è mai stato così facile!
Business 12 Maggio, 2020 @ 3:54

Due docenti italiani della London Business School spiegano i limiti della Fase 2

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
(Gettyimages)

di Angela Antetomaso

LONDRA – E cosi’ l’Italia poco a poco riapre. Dopo due mesi di totale lockdown, con più di 200mila contagi, oltre 30mila morti e l’intera popolazione (60 milioni di persone) in quarantena assoluta, e’ partita la Fase 2. Non è però finita qui. Ora si tratta di capire quale può essere la migliore e più completa strategia di uscita.

Paolo Surico

Una possibile ricetta la forniscono due professori della London Business School, Paolo Surico e Andrea Galeotti, che sin dall’inizio dell’epidemia hanno studiato dati, fatto paragoni col resto del mondo (in particolare Gran Bretagna e Usa) e adesso propongono le loro linee guida per uscire da quello che è stato definito uno dei lockdown più rigidi del mondo occidentale (sulla scia di Wuhan, per intenderci).

“L’Italia è arrivata alla Fase 2 senza sufficienti informazioni di come e quanto questo virus si sia diffuso nella popolazione” spiega il professor Surico. “Fino a poco tempo fa, i tamponi sono stati fatti solo ad individui sintomatici che hanno sviluppato gravi problemi. Questi tamponi però non forniscono molte informazioni, poiché la diffusione del virus è per la maggior parte determinata da individui asintomatici. Di conseguenza il governo sta formulando politiche per la Fase 2 sulla base di informazioni estremamente limitate, e questo rischia di portare a misure poco efficaci.”

Andrea Galeotti

Se da un lato siamo tutti alla disperata ricerca di un ritorno alla normalità, dall’altro però ci si chiede quanto con la riapertura – seppur graduale – sia alto il rischio di nuovi contagi. La strada dell’immunizzazione è sicuramente lunga, si parla di 12/18 mesi: quale dunque l’alternativa immediata? Sottolinea il professor Galeotti: “Fino a quando non ci sarà un vaccino, la maniera più sicura di riaprire la società è di creare un sistema che possa identificare tempestivamente i luoghi dove l’infezione si sta espandendo, e isolare in maniera locale i diffusori dell’infezione così da contenere localmente il virus. Tre elementi sembrano sufficienti per raggiungere questo obiettivo: una tecnologia di contact tracing, tamponi a tappeto, e la creazione di incentivi appropriati per far sì che gli individui utilizzino la stessa App per il contact tracing. Tutto ciò è disponibile e può essere realizzato velocemente.”

Ma l’Italia è davvero pronta per l’App traccia-contatti? In alcuni paesi del mondo (Cina, Corea del Sud) è stata certamente efficace ed ha in gran parte aiutato ad arginare la pandemia, ma nel mondo occidentale c’è sicuramente più resistenza all’idea. Anche perché dopo due mesi di blocco totale la tensione è palpabile, e gli italiani sembrano adesso preoccupati più per la situazione economica che per il contagio. La disoccupazione è alle stelle e la produttività a zero. E la Fase 2 inasprirà tutto questo in modo esponenziale. “L’impatto economico sull’Italia – riprende Surico – sarà probabilmente più elevato che in altre nazioni europee, anche perché la diffusione del virus da noi sembra essere stata più concentrata. I costi economici delle misure di lockdown aumentano con la durata delle misure stesse”, (come si può vedere qui). “Tra l’altro la burocrazia, il volume legislativo e soprattutto il complesso rapporto fra Stato e regioni rendono spesso difficile l’attuazione di interventi di politica economica”.

Dall’altro lato, di contro a queste difficoltà, ci sono però le misure che l’UE e la Banca Centrale Europea stanno provando a mettere in atto (non senza intoppi) per aiutare i paesi più colpiti dalla pandemia, tra cui Italia e Spagna. Come la definisce Galeotti, la “potenza di fuoco economico che tutta l’Unione Europea può mettere in campo, che è nettamente superiore a qualsiasi sforzo fiscale di ogni singolo stato sovrano.”

Pro e contro, dunque, e ben vengano gli interventi congiunti. Dopotutto, in un momento di emergenza globale, sarebbe cruciale che banche centrali, governi e istituzioni facessero veramente fronte compatto. Dopo ben oltre quattro milioni di contagi e quasi 300mila morti in tutto il mondo, è fondamentale unire le forze ed intervenire in maniera coordinata: può essere l’unica strada per sconfiggere una pandemia che ha ormai stravolto l’apparato socio-economico dell’intero pianeta.

Quale dunque la formula giusta per uscirne al meglio? In sintesi: misure interne (riapertura graduale, contact tracing, tamponi no-stop) e misure esterne (incentivi locali e provvedimenti straordinari di UE e BCE)? Speriamo basti. Sarebbe comunque un ottimo inizio.