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Leader 28 Luglio, 2020 @ 8:00

L’epopea di Frank VanderSloot, dai campi dell’Idaho ai miliardi di dollari passando per un retrobottega

di Francesco Nasato

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Frank VanderSloot (Fonte immagine: Wikipedia)

“Siamo in missione per conto di Dio” ripetono i Blues Brothers nell’omonimo film mentre cercano in ogni modo di raccogliere i soldi per salvare l’orfanotrofio che li ha cresciuti. Anche Frank VanderSloot ad un certo punto della sua esistenza ha deciso di andare in missione per conto del Signore, decidendo di seguire una Chiesa dell’Idaho a cui si era convertito in un viaggio di due anni e mezzo in Olanda. Contesto del tutto opposto rispetto a quello in cui Frank è nato e cresciuto, povero e rurale negli Stati Uniti più umili, con una famiglia tutto meno che agiata. Oggi l’ex “missionario” in terra olandese ha un patrimonio stimato da Forbes in 3,5 miliardi di dollari grazie a un’industria che produce oltre 400 prodotti che vanno dagli integratori sanitari a detergenti per la casa rispettosi dell’ambiente.

Frank nasce nello stato del Montana, in America, nel 1948, in una famiglia che già nel 1949 si sposta però in Idaho e lì possiede una casa con degli animali e un terreno da coltivare. La situazione economica non è però delle migliori, nonostante il padre di Frank sia uno di quegli uomini che non ha paura di sporcarsi le mani e di faticare, per davvero. Pur di far arrivare qualcosa a tavola esce di casa al lunedì mattina e ritorna solamente al venerdì sera perché il lavoro da ferroviere non gli permette di fare diversamente. Il piccolo Frank così si trova ben presto, già intorno ai 12 anni d’età, a doversi accollare molte delle attività quotidiane che servono a curare la fattoria di famiglia. Non sempre però il grande impegno da parte di tutti basta, tanto che Frank, in un’intervista all’Idaho Falls Magazine, ricorda cosa osservasse da ragazzino: “Mia madre frequentava le discariche. Molte volte nella mia vita ho visto i piedi di mia madre sporgere da un cassonetto. Andava sempre in fondo ai cassonetti nei negozi di alimentari, ottenendo pesche ammaccate, banane ammaccate, pane vecchio di cinque giorni, qualunque cosa buttassero via”.

Il padre di Frank era stato costretto a lasciare la scuola in terza elementare, ma nonostante questo riconosce l’importanza dell’istruzione, come ricostruisce Forbes. Un giorno infatti prende da parte il piccolo Franck che ricorda così le parole del padre: “Mi ha fatto sedere e mi ha detto che voleva una vita migliore per me e quindi era importante per me andare al college, ma mi ha spiegato che non avrebbe avuto i soldi per iscrivermi e che quindi avevo bisogno di iniziare a risparmiarli io per la mia istruzione”. Senza perdere troppo tempo Frank inizia a ingegnarsi per mettere da parte quanto più denaro possibile: vende il latte in eccesso non usato dalla famiglia guadagnando circa 2,50 dollari a settimana e si rende disponibile a lavorare anche nelle altre fattorie della zona. Al termine del liceo raccoglie così una somma sufficiente per coprire la retta di cinque mesi di college, il Brigham Young University a Provo, senza però fare i conti con libri, vitto e alloggio.

Arrivato a Provo, nel vicino stato dello Utah, pochi giorni prima dell’inizio delle lezioni, Frank si mette alla ricerca di un lavoro che possa permettergli di coprire le spese a cui non aveva pensato fino a quel momento. La soluzione, ricorda sempre Forbes, riesce a mettere insieme bisogni economici ed esigenze di avere un tetto sopra la testa: pulire una lavanderia a gettoni tre volte al giorno per un totale di 50 dollari al mese, con il proprietario che concede a Frank di dormire in una stanzetta sul retro del locale. In questo modo il primo anno di college trascorre senza altri particolari intoppi, ma al termine Frank decide di lasciare l’università per andare in missione. Non in senso figurato, letterale: dopo essersi convertito alla “Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi giorni” infatti decise di andare in missione in Olanda per due anni e mezzo. Il padre non nasconde la sua delusione al figlio che però promette al genitore di lasciare sul conto una somma di alcune centinaia di dollari per riprendere gli studi una volta terminata la propria esperienza all’estero. Impara così a parlare l’olandese, particolare che si rivela fondamentale al momento del suo rientro negli Stati Uniti.

Completato il viaggio torna in America e si iscrive al Ricks College attirato da un’offerta per lezioni gratuite e alloggio in cambio dell’insegnamento dell’olandese ai futuri missionari. Ottiene così una prima laurea per poi tornare alla BYU, il college che aveva frequentato per un solo anno, e si laurea in marketing nel 1972, pagandosi gli studi caricando camion e avviando durante l’ultimo anno di studi un’attività che vende e distribuisce carne secca e arachidi. Per circa 10 anni Frank si mette poi a lavorare alle dipendenze di altri, prima di avviare la sua attività in proprio dopo essere diventato vicepresidente di una società di comunicazione e marketing. Nel 1985 infatti gli viene offerta la possibilità di mettersi a capo di una neonata startup di nome Oil of Melaleuca che prende il nome da una pianta da tè che cresce soprattutto nella parte orientale dell’Australia. Frank accetta la sfida e cambia da subito il modello di business della società, cercando di rendere più diretto il sistema delle vendite. Oggi Melaleuca produce oltre 400 prodotti che vanno dagli integratori sanitari ai detergenti per la casa eco-compatibili e li vende direttamente dalla fabbrica a oltre un milione di consumatori ogni mese attraverso il suo negozio online. Per Frank è proprio il caso di dirlo: missione compiuta.

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