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Business 4 Agosto, 2020 @ 12:04

Il bilancio dello smart working? La giornata lavorativa si è allungata di 48 minuti, dice Harvard

di Simona Politini

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lavoro da casa - meeting in remote working
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Uno studio elaborato da un team di ricercatori della Harvard Business School e della New York University dal titolo “Collaborating during coronavirus: the impact of Covid-19 on the nature of work” contraddice la tesi di taluni secondo cui il lavoro da casa imposto durante il lockdown sarebbe equivalso a una lunga vacanza.

Lo studio si è posto l’obiettivo di indagare come il Covid-19 abbia cambiato il modo di comunicare tra i dipendenti durante il lavoro da casa.

L’impatto del Covid-19 sui modelli di comunicazione digitale dei dipendenti in remote working

Per dare una risposta al loro quesito i ricercatori hanno analizzato i metadati provenienti da 3.143.270 utenti appartenenti a 21.000 aziende distribuite tra 16 grandi aree metropolitane. Gli studiosi hanno confrontato il comportamento dei dipendenti in due periodi di 8 settimane prima e dopo i blocchi del Covid-19 suddividendo i dati in due categorie di interesse: riunioni e attività di posta elettronica. Dall’analisi dei numeri la ricerca ha rilevato che durante il lockdown per i dipendenti in remote working è aumentato il numero di riunioni, così come il numero di e-mail e il tempo di lavoro.

Più riunioni di lavoro, ma più brevi

Lo studio ha registrato un aumento del numero di riunioni per persona (+12,9%) e del numero di partecipanti per riunione (+13,5%), ma, al tempo stesso, una diminuzione della durata media delle riunioni (-20,1%). L’effetto netto di queste variazioni è che i lavoratori da casa hanno trascorso meno tempo al giorno in riunioni (-11,5%).

Più e-mail interne con più partecipanti

Per quanto riguarda il flusso di posta elettronica lo studio ha rilevato durante il lavoro da casa un aumento significativo del numero medio di e-mail inviate e ricevute tra le persone della stessa organizzazione (+ 5,2%). È stato registrato anche un aumento significativo del numero medio di destinatari inclusi nelle e-mail (+ 2,9%). Tuttavia il numero di e-mail verso l’esterno non è cambiato in modo significativo.

Giornata lavorativa più lunga di 48 minuti

Utilizzando l’intervallo di tempo definito dalla prima e dall’ultima e-mail inviata o dalla riunione a cui il dipendente ha partecipato nell’arco di 24 ore, lo studio ha verificato come il tempo di lavoro sia aumentato di 48,5 minuti, in parte a causa dell’aumento delle e-mail inviate anche dopo l’orario di ufficio.

Infine, va però sottolineato che queste variazioni nelle modalità di comunicazione nel tempo si sono via via regolarizzate, riavvicinandosi a volumi pari a quelli in cui il lavoro veniva regolarmente svolto in azienda. Col passare delle settimane i tempi dedicati alle riunioni si sono ridotti, così come il numero di e-mail inviate e il numero medio di destinatari inclusi in esse. Insomma, passato lo shock da cambiamento sembrerebbe che i lavoratori da casa abbiano trovato una modalità “sostenibile” nella gestione della comunicazione. Un risultato che lascia ben sperare in vista dei cambiamenti organizzativi che si prevede investiranno nel prossimo futuro il mondo del lavoro.

Business 27 Luglio, 2020 @ 11:43

Il numero uno di Oracle per l’Italia ci ha raccontato il lavoro di squadra al tempo del cloud

di Matteo Rigamonti

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Articolo apparso sul numero di Forbes di luglio 2020. Abbonati

Generare affiatamento sul lavoro richiede “una comunicazione frequente, chiara e trasparente, senza ambiguità”, ma anche “strumenti di smart communication e collaboration sono fondamentali”, a maggior ragione “in questo particolare periodo, dove il contatto personale de visu è stato, per forza di cose, ridotto al minimo”. È il pensiero di Fabio Spoletini, country manager di Oracle Italia e regional senior vice president per il Sud Europa e i Paesi Cis. Una società, Oracle, che dalla Silicon Valley al Vecchio Continente “privilegia un approccio digitale, perché, essendo un’azienda presente in tutto il mondo, con strutture organizzative distribuite che assicurano copertura commerciale completa e supporto ai nostri clienti, ha molti team composti da dipendenti che operano su aree territoriali molto estese”.

Da sempre abituati a “fare lavoro di squadra nonostante latitudini e fusi orari diversi”, i dipendenti di Oracle hanno avuto la possibilità di lavorare da casa durante l’emergenza sanitaria Covid-19. Mesi durante i quali la società è stata “diversamente presente”, fino alla parziale riapertura di questi giorni, grazie anche alla “tecnologia, la stessa che Oracle propone ai propri clienti, il proprio punto di forza interno”, e senza la quale sarebbe impossibile promuovere un modello di “impresa globale”, come lo definisce Spoletini.

Tra le soluzioni adottate da Oracle in Italia, per cui lavorano 1.100 persone su cinque sedi diverse (Milano, Roma, Torino, Bologna e Padova), oltre alle mail, c’è il social media per il business Slack. “È cloud, è mobile, ed è sempre a disposizione”, spiega Spoletini. “Usiamo tantissimo anche il sistema di videoconferecing Zoom, un altro strumento facile ed efficace, che ha visto un boom di utilizzo negli ultimi tempi, e che si avvale della tecnologia cloud di seconda generazione di Oracle”. Poi ci sono le “soluzioni Oracle Cloud Hcm per dare feedback sia formali che informali a colleghi e collaboratori, mettendone in evidenza il contributo, per gestire iniziative formative di gruppo e gaming, per fare operazioni di volontariato (My Voluntereering) e di crowdfunding per cause che ci stanno a cuore (My Giving), ma ovviamente anche per tenere allineati i sistemi di gestione del nostro business, in stretta connessione con l’Erp e il Finance: anche questi strumenti sono tutti basati su cloud, mobile, e quindi sempre a disposizione”.

Quel formidabile abilitatore che è la tecnologia, però, da sola non basta. Giocare di squadra non sarebbe stato possibile se gli attori di questa imprevedibile sfida non si fossero sentiti maggiormente responsabilizzati nel rispettare scadenze e consegne. “È una questione che va in due direzioni”, puntualizza l’uomo al comando di Oracle in Italia, “sia del manager verso l’employee (perché non c’è più il rapporto visivo) sia in direzione opposta, perché la fiducia bisogna conquistarla e va mantenuta. Se non fosse così, sarebbe difficilissimo essere agili e reagire con tempestiività alle esigenze di business di oggi, che variano continuamente come abbiamo visto anche in questo periodo”.

A rendere particolarmente fiero Spoletini durante l’operatività quotidiana nei mesi passati in lockdown è stato il fatto di non aver subito impatti rilevanti: “Forse all’inizio è stato un po’ complicato avere una comunicazione efficace con alcuni clienti che non si erano mai cimentati in modalità di lavoro da remoto, ma dopo un paio di settimane di assestamento siamo riusciti a operare in maniera ottimale”. Un “buon risultato, sia in termini di vicinanza ai clienti sia in termini di vicinanza tra noi, ossia di lavoro di squadra”, confermato peraltro dalla “ottima chiusura dell’anno fiscale”.

Il lavoro di squadra in Oracle si costruisce anche grazie alla sostenibilità. “Esistono diverse iniziative, raggruppate sotto il nome di Oracle Green Cloud, che invitano i dipendenti a mettersi in gioco”, racconta Spoletini, “indipendentemente dal loro ruolo, e lavorando insieme ad altri colleghi con i quali magari non hanno contatti frequenti sulla base di interessi comuni” come, tra gli altri, la salvaguardia dell’ambiente, il volontariato presso enti esterni oppure l’alternanza scuola-lavoro “che facciamo da cinque anni come ‘volontariato di competenze’ verso circa 100 ragazzi (e i loro insegnanti), per innalzare il loro livello di digitalizzazione a farli appassionare alle discipline Stem”. Progetti nati con un processo “bottom up”, tiene a sottolineare Spoletini, come nel caso di alcune cause di charity, proposte dai dipendenti, e che grazie alla piattaforma My Giving hanno visto “raddoppiare con fondi corporate le donazioni fatte”. Da ultimo le donazioni di ambulanze e dispositivi di protezione individuale alla Croce Rossa Italiana e il sostegno alla onlus L’Albero della Vita.

Ulteriore progetto sotto l’ombrello di Oracle Green Cloud è la partnership con Trek per promuovere mobilità sostenibile e benessere dei dipendenti. “I colleghi di Milano e Roma avranno la possibilità di usufruire di otto bike offerteci da Trek in comodato d’uso”, precisa. “Stiamo lavorando allo sviluppo di una app che ci permetterà di gestire le prenotazioni del bike sharing e monitorare gli spostamenti. Grazie a questi dati potremo stabilire il risparmio in termini di inquinamento che i nostri ciclisti avranno contribuito a realizzare e dimostrare ancora una volta la nostra capacità di fare innovazione”.

Innovazione 9 Luglio, 2020 @ 1:03

Stanchi dopo una giornata di riunioni da remoto? E’ normale, lo dice l’analisi delle onde cerebrali

di Forbes.it

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L’analisi delle onde cerebrali dimostra che la fatica che spesso si percepisce a causa delle riunioni da remoto ha base reale. Sembra infatti che la collaborazione da remoto sia più mentalmente più sfidante rispetto a quella di presenza, come dimostrano alcuni indicatori di stress. Allo stesso tempo però sembra che anche tornare a collaborare in presenza risulti faticoso, perché i meccanismi sociali e organizzativi della collaborazione digitale non si replicano esattamente a livello fisico. Insomma, l’esperienza della pandemia è destinata a impattare anche in fase di rientro ponendo alcune sfide in termini di collaborazione.

E’ uno dei risultati a cui è giunta la nuova edizione del Work Trend Index di Microsoft che riunisce i risultati di una survey globale di Harris Poll su oltre 2.000 persone attive da remoto in 6 Paesi (circa 350 individui in Italia) e le evidenze di oltre 30 progetti di ricerca di Microsoft con cui si è cercato di comprendere l’esperienza dei “remote worker” attraverso survey, interviste, analisi, focus group e studi sul cervello umano. 

I video-meeting generano fatica, come emerge dallo studio dei marcatori di stress che risultano più significativi nei casi di video-conference rispetto ad altre attività lavorative come la gestione di e-mail. Gli elevati livelli di concentrazione richiesta determinano l’insorgere della fatica intorno ai 30/40 minuti e nelle giornate particolarmente affollate di riunioni video si inizia a percepire lo stress dopo un paio d’ore di lavoro. Tra le cause: la necessità di concentrarsi continuamente sullo schermo per estrapolare informazioni rilevanti, la minor disponibilità di segnali paraverbali che tipicamente aiutano a gestire la conversazione, la condivisione dello schermo che impedisce di visualizzare bene le persone con cui si sta interagendo. Un consiglio è fare pause regolari ogni 2 ore e limitare i meeting a 30 minuti.

Ulteriori aspetti di indagine trattati del Work Trend Index vanno dal futuro dell’orario di lavoro fino al ruolo in evoluzione degli uffici fisici. 

La pandemia potrebbe aver cambiato la cultura del lavoro per sempre, accelerando una maggiore compenetrazione di vita lavorativa e privata. Oltre la metà dei genitori intervistati, il 54% a livello globale, ha dichiarato che è stato difficile bilanciare le esigenze personali mentre lavorava da casa. Su scala internazionale questa sfida è stata percepita in modo particolare dai millenials e dalla generazione Z, presumibilmente perché tra gli under-40 è più facile rintracciare i doveri legati alla gestione di figli piccoli e la necessità di condivisione degli spazi abitativi. L’Italia in questo caso è risultata in controtendenza, dal momento che i più (66%) dichiarano di aver gestito senza difficoltà il work-life balance e anche tra i millenials (65%) e la generazione Z (67%) non è stato un problema. In questa situazione, inoltre, si è generata una maggior empatia tra colleghi (62% la media globale e 54% il dato italiano), ognuno più conscio delle sfide personali degli altri. Altro dato positivo è relativo all’inclusività del lavoro. Oltre il 52% delle persone a livello globale e a livello italiano si sono sentite più valorizzate o incluse in quanto partecipanti da remoto ai meeting, dal momento che in modo molto paritario tutti si sono trovati a operare nella stessa modalità di virtual room. E la chat è diventata sempre più uno strumento di condivisione del proprio punto di vista: i messaggi chat durante i meeting via Teams sono cresciuti di oltre 10 volte da marzo a giugno.

I confini della giornata lavorativa canonica 9-18 potrebbero sbiadire. I trend di utilizzo di Teams dimostrano che le persone sono più attive la mattina e la sera, ma anche nei weekend. Le chat sono cresciute tra il 15% e il 23% nella fascia tra le 8.00 e le 9.00 e tra le 18.00 e le 20.00 e stanno spopolando durante il weekend dove sono cresciute del 200%.

Gli uffici fisici non scompariranno: secondo gli studi di Microsoft il lavoro del futuro sarà più probabilmente un mix fluido di incontri fisici e collaborazione da remoto. L’ 82% dei manager a livello globale e addirittura l’89% in Italia si aspetta policy più propense al lavoro agile nella fase post-pandemica. In Italia il 72% di manager e dipendenti ha proprio espresso il desiderio di continuare a lavorare da casa almeno part-time. Esistono tuttavia alcuni nei: a livello globale, in molti (60%) si sentono meno connessi ai propri colleghi e solo il 35% ha uno studio in cui lavorare, perciò sono frequenti le distrazioni, i problemi di connessione e la mancanza di ambienti ergonomici. Di conseguenza se è vero che il futuro del lavoro sarà più agile di quanto sia mai stato finora, è altrettanto vero che le sedi fisiche con i loro vantaggi in termini ergonomia e relazione continueranno a rivestire un ruolo importante.

Innovazione 15 Febbraio, 2020 @ 10:00

Lavorare da casa o ovunque nel mondo: 10 società per il lavoro smart

di Melania Guarda Ceccoli

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Lavoro da remoto
(Getty Images)

Trovare un impiego per lavorare da casa è già una cosa difficile. Se poi il desiderio è quello di lavorare in giro per il mondo, senza una fissa dimora, allora le cose si complicano ulteriormente.

Oramai la voglia di viaggiare liberamente, spesso mentre si continua a lavorare senza quindi dover prendere le tanto agognate ferie, ma anzi continuando a guadagnare e scoprire, allo stesso tempo, altre parti del mondo, è sempre più grande. 

Solo il 5% dei lavori da remoto però può essere svolto da qualsiasi parte del mondo.

Ad aiutare le persone in cerca di lavoro a trovare questo tipo di flessibilità c’è FlexJobs, agenzia specializzata nella ricerca di figure professionali per lavori part-time, da remoto e flessibili attiva da oltre 10 anni. 

FlexJobs ha pubblicato un elenco delle 10 principali aziende con le offerte di lavoro da remoto per lavorare da qualsiasi parte del mondo. Un tema comune tra le aziende che danno la possibilità di lavorare da qualsiasi parte del mondo è che sono costruite in modo diverso. Molte delle aziende in questa top 10 non hanno un ufficio fisico o un quartier generale. Le loro operazioni tendono ad essere per lo più o completamente da remoto.

Le 10 società incluse nell’elenco FlexJobs del 2020 rappresentano settori quali computer e IT, istruzione e formazione, media digitali, traduzione e marketing. 

Le figure più richieste sono: Virtual Assistant, Marketing Manager, Recruiter, Web Designer, Copywriter.

Per una serie di motivi, come il diritto del lavoro e fiscale, la stragrande maggioranza dei lavori a distanza include un requisito geografico, ma grazie alla tecnologia e alla crescente adozione globale del lavoro a distanza in tutti i settori, il mercato del lavoro da qualsiasi luogo è aumentato molto , racconta Sara Sutton, fondatrice e ceo di FlexJobs.

 

Ecco le 10 società, attive anche per l’Italia, per lavorare comodamente da casa

GitLab: Si tratta di una piattaforma on-line basata su Git, che facilita lo sviluppo collaborativo di programmi. Permette la creazione di repository (archiviazione per i pacchetti software) pubblici o privati, in cui gli sviluppatori possono caricare il proprio codice e gestire le modifiche alle varie versioni in contemporanea al lavoro di più persone. In questo modo è possibile lavorare parallelamente ad altre persone sullo stesso progetto senza generare conflitti.

Welocalize: fornisce servizi di traduzione di prodotti e contenuti alle aziende. Le soluzioni di traduzione offerte sono flessibili, personalizzabili e includono il supporto durante tutto il processo di sviluppo del prodotto per entrare nel mercato.

Wikimedia Foundation: come organizzazione no profit supporta alcuni dei più grandi progetti di conoscenza libera del mondo, tra cui Wikipedia, Wikisource, Wikiquote, Wikizionario, Wikidata, Wikimedia Commons, MediaWiki, Wikiversità, Wikispecie e Wikibook.

Toptal: piattaforma del mercato del lavoro per collegare i liberi professionisti con i datori di lavoro. È considerata la “più grande forza lavoro completamente distribuita al mondo”. JPMorgan Chase, Designkitchen, Zendesk e Airbnb sono alcuni dei clienti di Toptal.

Zapier: offre un servizio di automazione delle applicazioni Web leader che semplifica la connessione delle applicazioni Web già utilizzate dalle persone. Oltre 100.000 clienti hanno utilizzato Zapier per automatizzare attività noiose e dispendiose in termini di tempo, creando processi più efficienti e ottimizzati.

Elastic.co: società di ricerca che sviluppa soluzioni autogestite e SaaS per consentire l’uso di dati scalabili in tempo reale per scopi di analisi, registrazione, ricerca e sicurezza. I suoi prodotti open source includono Beats, Elasticsearch, Kibana e Logstash.

Percona: società di software che fornisce supporto e servizi agli utenti di MySQL e MongoDB, progettati per ottimizzare l’efficienza dei database e massimizzare le prestazioni delle applicazioni sia su piattaforme cloud sia tradizionali. Oltre ai servizi gestiti e al supporto, Percona offre ai clienti una gamma completa di servizi di consulenza.

Coalition Technologies: agenzia di web design e marketing online che offre ai clienti una varietà di servizi per soddisfare le loro esigenze di business online. I servizi forniti da Coalition Technologies includono progettazione e sviluppo di siti Web, esperienza utente, ottimizzazione dei motori di ricerca, e-mail marketing, pay-per-click e social media marketing.

Achieve Test Prep: organizzazione di supporto accademico che fornisce servizi di consulenza per la preparazione dei test e la formazione universitaria per adulti e genitori di bambini in età universitaria. La compagnia offre un ponte unico per il credito per esame che consente agli studenti di ricevere il massimo credito per i corsi precedenti e di testare la maggior parte dei restanti corsi di istruzione generale.

X-Team: società IT che collabora con sviluppatori in oltre 30 paesi per supervisionare il team. Gli sviluppatori tengono traccia dei loro progressi in un’app e sono abbinati a un personal trainer che supporta e finanzia il loro apprendimento.

Business 16 Gennaio, 2020 @ 10:40

L’esperto italiano delle vendite online

di Forbes.it

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Lavoro da remoto, i segreti per avere successo di Ludovico Apollonio
Ludovico Apollonio

articolo tratto dal numero di dicembre di Forbes Italia

Come ha fatto un ragazzo di 26 anni a fatturare più di 504mila dollari in 90 giorni senza avere un magazzino e senza neanche vedere i prodotti che vendeva? La parola d’ordine di questa storia è e-commerce. E porta la firma di Ludovico Apollonio, originario di Lecce. Ma prima di parlare del suo business vincente, bisogna fare un passo indietro. Dopo essersi laureato, in Economia e Commercio presso La Sapienza di Roma, Ludovico torna infatti a Lecce dove la sua famiglia possedeva un antico palazzo storico nel centro della città. Qui, il giovane imprenditore crea alcune unità immobiliari, restaurando allo stesso tempo quelle già esistenti, e dando vita a un albergo diffuso adesso attivo con più di 10 partner internazionali. “Nonostante il business del real estate stesse andando molto bene, mi resi ben presto conto di voler creare qualcosa di nuovo”, racconta Apollonio.

Il mercato americano è la sua prima fonte di ispirazione: “Ho visto che alcuni ragazzi riuscivano a fatturare numeri interessanti occupandosi di e-commerce. Ed è stato proprio in quel momento che ho scoperto il modello del dropshipping ovvero un nuovo modo di fare e-commerce, diverso da quello tradizionale in cui l’imprenditore ha bisogno di disporre di un magazzino fisico, fare un ordine di prodotti dal suo fornitore e pagare molti soldi in anticipo. Con il dropshipping non hai bisogno di avere un magazino, né di fare alcun investimento iniziale”, spiega Ludovico. Ma in che modo è possibile tutto questo? “Attraverso la scalabilità, cioè grazie alla potenza della pubblicità online che permette di raggiungere milioni di persone in tutto il mondo e fare in modo che queste persone comprino i nostri prodotti”.

Insomma, stando a quanto dice, l’e-commerce con il metodo dropshipping è al momento il miglior modo per poter creare un impresa online, avendo delle basse barriere all’entrata. E la migliore occasione per un giovane o una persona di qualsiasi età di mettersi in gioco e avviare un business partendo da zero. “Negli ultimi tre mesi, uno dei nostri negozi online ha fatturato 504mila dollari partendo da una spesa pubblicitaria di poche centinaia di euro al giorno e reinvestendo ogni giorno i profitti”, prosegue Apollonio, che oggi si divide tra Londra e Barcellona, e che proprio grazie al modello del dropshipping ha avuto la possibilità di girare il mondo, fornendo consulenze private sull’e-commerce e partecipando agli eventi più importanti per il settore. Cosa mancava, a quel punto? La formazione. “Poco tempo fa ho deciso di creare EcomAcademy, la prima accademia online che insegna il mondo dell’e-commerce in Italia secondo il nostro metodo; si tratta di un business accessibile a tutti, anche a coloro che non dispongono di conoscenze specifiche. Basti pensare alla mia esperienza: sono passato dal mondo del real estate al mondo online”. All’interno di EcomAcademy ci sono sei moduli per un totale di 75 lezioni specifiche con teoria, pratica ed esempi ben precisi che spiegano agli studenti come guadagnare attraverso l’e-commerce. Per rendere tutto più semplice, inoltre, gli studenti vengono seguiti e supportati da un gruppo Facebook privato dove possono rivolgere qualsiasi tipo di domanda. Intanto, i primi numeri soddisfacenti non sono tardati ad arrivare: “In EcomAcademy abbiamo già dei casi di successo, tra cui quello di uno dei nostri ragazzi che sta fatturando fino a 3.500 dollari al giorno all’età di 20 anni”, prosegue l’imprenditore. “Insomma, essendo un business come un altro comporta naturalmente tempo e impegno, però i risultati che si possono raggiungere sono infiniti”.