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Leader 17 Gennaio, 2020 @ 3:32

Cartier, il luxury brand a sostegno del mondo femminile. Parla Francois-Marc Sastre

di Alessandro Rossi

Direttore di Forbes magazine.Leggi di più dell'autore
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Foto: Laila Pozzo

Articolo tratto dal numero di gennaio 2020 di Forbes. Abbonati

Se si parla di uomini che amano le donne François-Marc Sastre, direttore generale Sud Europa, Italia, Turchia e Grecia per la maison Cartier, è da mettere in prima fila. Di sicuro è anche amato dalle donne: bell’uomo, poco più che quarantenne, in una posizione invidiabile. Ma François-Marc, collezionista di orologi che ama citare Chirchill, è soprattutto orgoglioso di guidare una maison che ha lanciato il “Cartier Women’s Initiative”, il programma che dal 2006 individua e finanzia modelli di business rilevanti capitanati da donne. Perché, dice, “Cartier è un riferimento nel mondo del lusso, ma è anche un nome sinonimo di apertura mentale e curiosità”. Forbes Italia lo ha intervistato.

Nel settore della gioielleria avete contribuito a fare la storia del lusso: quali sono i modelli più iconici che hanno incoronato l’azienda a leader dei preziosi? 

Come prima cosa bisogna dire che la maison Cartier è sempre stata caratterizzata da uno spirito di innovazione e pionierismo. È stata la prima, agli inizi del 1900, a impiegare il platino nelle proprie creazioni reinventando i gioielli e portando alla perfezione lo stile “ghirlanda”, la prima a privilegiare l’astrazione e la geometria, l’accostamento di colori forti e di materiali nuovi contribuendo alla nascita dello stile art deco dopo il 1906. Per non dimenticare, lo stile animalier (con la celeberrima Panthère, icona indiscussa della maison) e floreale portati alla massima espressione da Jeanne Toussaint e segni distintivi della maison. Le caratteristiche di Cartier si ritrovano anche nelle sue creazioni iconiche e atemporali: l’anello Trinity, adottato e reso leggendario da Jean Cocteau, il leggendario bracciale Love, creato nel 1969 negli atelier di Cartier NY da Aldo Cipullo e gli ultimi nati della maison, Juste en Clou e Clash presentato nell’aprile 2019 e già diventato l’oggetto del desiderio di moltissimi. 

Oltre al mondo della gioielleria, però, Cartier è anche orologeria. Tra questi due mondi, dove pesa di più l’estetica e dove la tecnica? E soprattutto quanto conta l’innovazione?

L’estetica è sempre stata molto importante per Cartier, ma questo non vuole dire che la tecnica ne abbia risentito. Possiamo piuttosto dire che tecnica e meccanica siano sempre stati messe al servizio della creatività sia nel campo della gioielleria che in quello dell’orologeria. Prima di essere orologiaio, Cartier è gioielliere. L’expertise che ne è derivata ha quindi sempre permesso alla maison di avere un’attenzione particolare alla forma che pochissimi possono vantare. L’innovazione ha sempre fatto parte del dna di Cartier. Dall’utilizzo del platino nella gioielleria, a una nuova modalità di indossare l’orologio, come per l’orologio Santos, alla varietà di forme dei suoi orologi.

Oltre a Grace di Monaco, cliente affezionatissima, a indossare i gioielli Cartier sono stati tantissimi altri personaggi famosi come Jacqueline Kennedy e il maharaja Sir Bhupindar Singh di Patiala. Che peso ricopre oggi il celebrities endorsement?

Lo stile moderno e visionario della maison ha da sempre attratto le personalità più varie sia del mondo dell’aristocrazia, che dell’alta borghesia, del jet set internazionale e dell’arte. Questo ecosistema così unico e differenziato ha permesso a Cartier di mantenere sempre legami importanti e forti con circoli influenti e d’avanguardia che ne hanno plasmato e caratterizzato la sua storia. Ancora oggi la tradizione continua e moltissimi talenti provenienti dai più diversi background sono amici o ambassador della maison, indossano le nostre creazioni in pubblico e in privato e partecipano ai nostri eventi condividendo lo spirito della marca. Dobbiamo però sempre ricordarci che per Cartier le vere star sono da sempre le proprie creazioni.

Cartier Women’s Initiative è il programma che dal 2006 individua modelli di business rilevanti capitanati appunto da donne. Perché una maison del lusso finanzia progetti d’impresa?

Cartier è un riferimento nel mondo del lusso, ma è anche un nome sinonimo di apertura mentale e curiosità. Allo stesso modo in cui la nostra Fondazione per l’arte contemporanea mette in scena artisti che non sono collegati in alcun modo al core business del marchio, anche attraverso la Women’s Initiative riconosciamo tutti questi talenti per quello che sono. L’autenticità e il talento sono al centro del nostro impegno nei confronti di queste donne. Il potenziale umano di questo premio, ideato tredici anni fa in collaborazione con Insead, ha dimostrato negli anni quanti destini ha potuto cambiare in meglio. Come quello della ragazza indiana che “non avrebbe dovuto nascere” e i cui “sogni erano troppo grandi per il suo povero villaggio”; o della scienziata svizzera impegnata nella ricerca medica, a cui è stato detto “come donna, non sei credibile…”. In Cartier, la nostra abilità si fonda sulla creazione di prodotti di alta qualità e sul rendere i nostri clienti felici. La ricerca del profitto da sola non può portare a migliori prodotti e a una migliore esperienza. E questo vale anche per la Cartier Women’s Initiative: sosteniamo l’eccellenza a prescindere da quanti profitti essa produca. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di contribuire ad aumentare la fiducia nelle imprese femminili, con l’auspicio che questo avrà un effetto fortemente positivo a catena sul mondo.

Quali sono i progetti più innovativi e interessanti che sono stati presentati?

Potrei citare Emily Levy che ha fondato Mighty Well nel 2016, che rende eleganti e fashionable gli abiti e gli accessori per le persone affette da malattie croniche. Il business è nato dalla sua esperienza personale, avendo contratto la malattia di Lyme cronica a 19 anni. Emily era stata costretta a portare con sé costantemente un meccanismo che le permettesse portare gli antibiotici direttamente al cuore. Questa iniziativa ha permesso a migliaia di persone di potersi sentire a proprio agio, mostrando il proprio stile personale, nonostante gli ostacoli portati dalla malattia. Un altro progetto particolarmente interessante è stato presentato da Zineb Agoumi, che ha lavorato allo sviluppo di un tapis roulant terapeutico, EzyGain. Il video di presentazione mostra a malapena la macchina, ma piuttosto si concentra sui sorrisi trovati dai suoi utenti (anziani, vittime di incidenti, bambini con pesanti patologie psicomotorie) che riprendono a muoversi di nuovo. “Ti senti di nuovo umano se riesci ad alzarti”, ha dichiarato Zineb. Tra gli altri, una menzione speciale e di particolare orgoglio va al progetto di Carla Delfino (vincitrice per l’Europa nel 2015), imprenditrice e storica dell’arte italiana che, con il suo “Scappatopo”, è stata la prima italiana a conquistare l’award internazionale. L’idea che l’ha portata sul podio è stata quella di combattere pacificamente il problema delle infestazioni da ratti, tramite una soluzione olfattiva green, con impatto zero per l’ambiente e che permette di allontanarli senza ucciderli e rallentando la loro possibilità di riprodursi. 

Quanti di questi progetti hanno avuto davvero successo?

Negli ultimi anni, i Cartier Awards hanno visto arrivare il numero delle iscrizioni a oltre tremila. Grazie alla crescita in termini di quantità e qualità delle imprese iscritte al concorso, l’iniziativa è diventata un’importante opportunità di cambiamento nella vita di moltissime imprenditrici in più di 50 paesi. Qualche esempio può dimostrare la qualità dei progetti che li ha portati al successo: la finalista del 2017 Lise Pape, che sta raggiungendo sempre più pazienti affetti da Parkinson attraverso la sua azienda Walk With Path e la finalista del 2018 Luz Rello che sta facendo grandi passi avanti nel trattamento e prevenzione della dislessia. Nel 2017, quando Lise era finalista di Cartier Women’s Initiative, il suo primo prodotto Path Finder, un accessorio per la riabilitazione dell’andatura, era ancora in fase di prototipo. Oggi, Path Finder può essere trovato presso distributori selezionati in tutto il Regno Unito. La società ha recentemente registrato il proprio marchio anche in Canada e sta lavorando per un lancio del prodotto per quest’anno. I clienti interessati all’acquisto di Path Finder sono incoraggiati a iscriversi alla loro newsletter per rimanere informati. Allo stesso modo, la società che Luz ha fondato, Change Dyslexia, ha recentemente firmato un accordo con il comune di Madrid che porta in 100 scuole la sua piattaforma online di rilevamento della dislessia. Concentrarsi sul governo e sulle scuole, dove può raggiungere il maggior numero di bambini, ha permesso di sviluppare al meglio il progetto in termini di qualità del risultato ottenibile.

Me lo dica in un orecchio: le donne che hanno avuto successo con i loro progetti selezionati nel progetto Women’s Initiative, poi si sono regalate un gioiello di Cartier?

Come già detto il Women’s Iniative è nato per riconoscere e aiutare i talenti ed è slegato da qualsiasi riferimento commerciale. Se poi qualcuna delle nostre partecipanti si è regalata un gioiello Cartier non possiamo che esserne orgogliosi.

La mission di Women’s Initiative è sostenere e premiare le donne innovatrici che apportano un reale contributo alla ricerca di soluzioni per il futuro del pianeta: quale è secondo lei la donna più rappresentativa di un futuro migliore?

Io sono da sempre un grande estimatore delle donne, le donne sono sempre state una grande fonte di inspirazione per la maison e senza di esse probabilmente Cartier non sarebbe quello che oggi è. In generale penso che la donna del futuro esista già: una donna forte, che non ha paura di prendersi le proprie responsabilità, che sa distinguersi tra gli altri, con una forte volontà ma caratterizzata anche da una grande sensibilità e generosità verso gli altri.

È più difficile raggiungere il successo per una donna? La società è ancora così maschilista?

Io penso che le cose stiano lentamente cambiando e che un certo concetto di maschilismo appartenga più al passato che al presente. Le porto un piccolo esempio personale: il comitato di direzione di Cartier South East Europe di cui io sono general manager conta il 70% di presenze femminili.

Mi è capitato tante volte di lavorare con le donne: le ho trovate quasi sempre migliori degli uomini. Cos’hanno di speciale? Sensibilità? Voglia di arrivare? Tenacia?

Concordo con lei. Anche io trovo più facile lavorare con le donne. In generale penso siano più oneste, più resilienti e che abbiano una visione più costruttiva e meno politica oltre a un ego spesso meno sviluppato di quello degli uomini. Hanno anche spesso una sensibilità più sviluppata verso la bellezza rispetto alla media maschile, cosa che sicuramente aiuta moltissimo da Cartier.

Sta per partire una ristrutturazione importante della vostra boutique milanese. Cosa riserva il futuro per Cartier?

Dal 1975 siamo molto orgogliosi di avere come sede storica della boutique Cartier di Milano uno dei più prestigiosi palazzi ottocenteschi di via Montenapoleone. La prossima ristrutturazione della boutique, insieme a molte altre che Cartier ha realizzato e realizzerà a livello mondiale, rappresenta la volontà della maison di raccontare le città in cui sono ospitate le nostre boutique. Nel nostro caso, gli interni della nuova boutique rappresenteranno Milano e le sue caratteristiche che verranno sublimate in un vero e proprio appartamento milanese. Il turista che si recherà nella nostra boutique di Milano potrà vivere un’esperienza diversa da quella che potrebbe vivere a New York o in un’altra città del mondo. Sono molto entusiasta di questo progetto e la invito già da ora ad unirsi a noi quando la boutique riaprirà le sue porte per cominciare un nuovo capitolo del suo rapporto privilegiato con Milano.

È nata una bella relazione tra la Fondation Cartier e la Triennale di Milano. Ce la racconta?

Spazio creativo per gli artisti e luogo in cui arte e pubblico possono incontrarsi, la Fondation Cartier, nata nel 1984, si dedica a promuovere l’arte contemporanea e a diffonderne la conoscenza. La maison è stata lieta di annunciare che Fondation Cartier e Triennale di Milano lavoreranno insieme in una collaborazione senza precedenti tra due istituzioni europee, l’una pubblica e l’altra privata al fine di proporre un programma condiviso e un nuovo network culturale e internazionale. La collaborazione verrà inaugurata ad aprile 2020 e prevedrà dalle due alle tre mostre all’anno ospitate negli spazi della Triennale. Questa cooperazione senza precedenti esprime la generosità della maison e la volontà di condividere con il pubblico milanese e i numerosi turisti il programma ispirato dalla Fondation Cartier.

Investimenti 16 Gennaio, 2020 @ 5:56

Investimenti immobiliari mai così forti in Italia: la calamita è Milano

di Massimiliano Carrà

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Il settore immobiliare in Italia continua a volare e nel 2019 stabilisce un nuovo record: 12,3 miliardi di euro di investimenti, il valore più alto mai registrato finora. Battuto quindi il precedente record del 2017, quando gli investimenti nel settore immobiliare si erano attestati a 11,2 miliardi di euro, e surclassato del 36% il precedente valore registrato nel 2018. 

È questo uno dei riscontri più importanti riportati da una ricerca effettuata da CBRE. La più grande società di consulenza immobiliare al mondo però non si è limitata solamente a fornire un quadro generale sull’anno appena concluso, ma si è anche soffermata su altri fattori. Tra questi, i numeri dell’ultimo trimestre del 2019, i settori che hanno trainato il mercato immobiliare e le città italiane che hanno guidato gli investimenti.

Partendo dal primo fattore, è indubbio che il quarto trimestre del 2019 abbia giocato un ruolo decisivo. Infatti, come riportato da CBRE, proprio in questo arco di tempo sono stati effettuati il 40% degli investimenti totali registrati durante l’anno, ossia 4,9 miliardi di euro.

Decisivi per la crescita, sottolineano gli autori della ricerca, sono stati: la politica monetaria accomodante della Bce sui tassi di interesse, il cambiamento di governo avvenuto in corso d’anno e la crescita progressiva del potenziale inespresso del Paese rispetto alle dimensioni dell’economia, nonché di alcuni settori del Real Estate.

Milano e gli uffici trainano il mercato immobiliare

E se dal punto di vista dell’arco temporale è il quarto trimestre dal 2019 ad aver trainato gli investimenti immobiliari in Italia, dal punto di vista geografico e settoriale il merito va al duo rappresentato da Milano e dagli uffici.

Infatti, se da una parte il capoluogo lombardo ha attratto il 40% degli investimenti totali, ossia 4,6 miliardi di euro, (3,1 miliardi nel 2018) il comparto degli uffici da solo ha catturato 5 miliardi di euro (3,4 miliardi nel 2018). Di questi, oltre 3,6 miliardi di euro derivano proprio dagli investimenti effettuati nel capoluogo lombardo. 

Positiva, ma leggermente sottotono la situazione per Roma. La Capitale infatti registra performance in linea con l’anno precedente, ossia 1,9 miliardi di euro di investimenti.

Vola il settore degli hotel

Anche se non è il settore immobiliare che ha attratto più investimenti, il comparto degli hotel si piazza alle spalle di quello degli uffici e fa registrare una crescita record. Grazie ai 3,3 miliardi di euro raccolti, nel 2019 il settore degli hotel ha attratto il 141% di investimenti in più. Nel 2018 infatti si erano attestati a 1,3 miliardi di euro. 

Come sottolinea la ricerca di CBRE, al record hanno di certo contribuito due transazioni: l’acquisto del portafoglio Belmond da parte di LVMH e quello degli hotel IHC realizzato da Oaktree. Ma non è tutto. Visto che in pipeline vi sono alcune grosse transazioni, come quella da parte di Covivio , CBRE prevede che l’anno appena iniziato sarà ugualmente positivo.

Riguardo gli altri settori del mercato immobiliare, cresce la logistica che fa segnare volumi di investimento di oltre 1,3 miliardi di euro, male invece il retail che registra una decrescita, passando da 2,2 miliardi di euro del 2018 a 2 miliardi nel 2019, e quello residenziale che è passato da 763 milioni di euro di investimenti, raccolti nel 2018, a 687 milioni di euro di investimenti.  

Life 7 Gennaio, 2020 @ 10:02

Cipriani arriva a Milano: per la città una nuova consacrazione come meta internazionale

di Massimiliano Carrà

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Il gruppo Cipriani sbarca a Milano a Palazzo Bernasconi

Dopo alcune delle più importanti città al mondo, il gruppo Cipriani torna in Italia e sbarca a Milano. La stessa società leader nel food, hospitality & leisure di alta gamma a livello internazionale ha anche svelato che la sede dei suoi affari lombardi sarà Palazzo Bernasconi, uno degli edifici storici e più iconici di Milano situato tra Corso Venezia e Via Palestro.

Essendo stato acquistato a settembre del 2018 da Merope Asset Management, il gruppo Cipriani ha raggiunto un accordo proprio con la società di sviluppo immobiliare per la locazione trentennale del Palazzo. Gli advisors della transazione sono stati: la banca Crédit des Alpes (per il gruppo Cipriani), e DEA – Real Estate Advisor (per Merope Asset Management).

Cipriani a Milano: come sarà la sede a Palazzo Bernasconi

Palazzo Bernasconi è stato la sede della firma della sartoria Gianni Campagna e si sviluppa su quattro piani fuori terra e due interrati, per una superficie totale di circa 4.000 mq.  La riqualificazione dell’immobile è affidata a Merope Asset Management.

Palazzo Bernasconi conterà due ristoranti, un boutique hotel, un bar club, un centro benessere e uno fitness di circa 700 mq. La consegna dell’immobile a Cipriani da parte di Merope Asset Management è prevista per settembre 2020, mentre l’apertura definitiva è in programma per la primavera 2021

La nuova sede milanese di Cipriani non è la prima italiana. Infatti, prima di sviluppare la propria attività in alcune delle più importanti città al mondo come New York, Miami, Londra, Montecarlo, Abu Dhabi, Dubai e Hong Kong, il gruppo ha iniziato la sua ascesa a Venezia con gli storici Harry’s Bar e Harry’s Dolci. 

Cipriani è nato a Venezia nel 1931 con il Harry’s Bar per poi espandersi in tutto il mondo. “Ora – si legge in una nota – torna in Italia, a Milano, con un innovativo concept che combina food, hospitality di alto livello e leisure. Per aprire a Milano era fondamentale trovare un luogo all’altezza delle nostre aspettative e Palazzo Bernasconi ha tutte le caratteristiche che stavamo cercando. Milano sta crescendo a livello internazionale e il gruppo Cipriani vuole essere parte di questo eccezionale sviluppo della città”.

Investimenti 1 Ottobre, 2019 @ 1:40

Quanto costano gli immobili di pregio nel centro di Roma e di Milano

di Forbes.it

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Milano
Una via del centro a Milano

A Milano cresce l’investimento nel mattone di pregio in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026, mentre a Roma è in aumento la domanda per immobili medio-piccoli nel centro storico. È quanto emerge dal Market Report Milano/Roma H1 2019 realizzato da Engel & Völkers in collaborazione con Nomisma, secondo cui il mercato residenziale di pregio ha raggiunto quotazioni con punte di 18mila euro al mq a Milano in zona Quadrilatero e 12mila euro al mq a Roma in centro storico.

Con Milano Cortina 2026 è corsa agli immobili di pregio

L’assegnazione dei Giochi Olimpici invernali 2026 all’accoppiata Milano-Cortina ha conferito euforia agli investitori il cui target è rappresentato dalle zone che saranno collegate dalla nuova rete di trasporto. In particolare cresce l’interesse, oltre che per il centro storico, anche per gli immobili vicini ai poli universitari, ospedalieri e agli headquarters delle grandi aziende.

Il mercato milanese rimane fortemente liquido, spiega il report, con tempi medi di collocamento tra 1-2 mesi per gli immobili di taglio medio (inferiori a 80 mq), tra 1 e 3,5 mesi per i tagli grandi (80-160 mq) e 2-6 mesi per quelli molto grandi (oltre 160 mq). Di fatto per gli immobili di massimo pregio, nuovi o ristrutturati al nuovo, i tempi di vendita e locazione sono pressoché immediati.

I prezzi crescono in tutte le zone. Il range dei prezzi medi va da 8-14mila euro/mq per gli immobili ristrutturati al nuovo e da 6-9mila euro/mq per quelli da ristrutturare. Le quotazioni più elevate arrivano fino a 18mila euro/mq nel Quadrilatero e a Brera, in crescita rispetto al semestre precedente, e a 16-17 mila euro/mq in San Babila e Castello-Foro Bonaparte.

Roma, primo mercato italiano per numero di compravendite immobiliari

Roma è invece il primo mercato italiano per numero di compravendite e continua a crescere. Le 32mila compravendite del 2018 (+3,4% annuo) hanno generato un fatturato complessivo di 7,3 miliardi di euro. La tendenza espansiva è più che confermata nel primo semestre 2019 (+6,9%).

roma
Vista su Roma

E secondo quanto emerge dal report, a Roma la domanda per investimento è in aumento soprattutto nel centro storico e riguarda immobili di piccole-medie dimensioni oltre che immobili di prestigio, con vista su zone monumentali. Al di fuori del centro storico, rimane sostenuta la domanda di acquisto e locazione di prima casa nei quartieri residenziali più verdi, ben serviti dalla rete di trasporto pubblico e vicini ai servizi.

Nel segmento del pregio, inoltre, le zone più dinamiche per volume di compravendite e locazioni sono, oltre al centro storico, i Parioli, San Giovanni e l’Eur. In aumento l’offerta in locazione nei quartieri Trionfale-Vaticano, San Giovanni ed Eur, a fronte di una sostenuta domanda. E proprio la domanda di pregio deve fare i conti con un’offerta numericamente inadeguata rispetto alle richieste. La scarsità degli immobili fa però in modo che questi trovino collocamento sul mercato in poche settimane.

Immobiliare, comparto in salute

Il mercato immobiliare, secondo quanto emerge dal report, è in realtà in buona salute in tutta Italia, non solo a Roma e Milano. Si tratta del primo mercato a livello nazionale per dinamismo, tassi di assorbimento e ripresa dei prezzi. Le compravendite sono aumentate del 3,4% annuo a consuntivo 2018, raggiungendo circa 24.500 transazioni per un fatturato complessivo di 5,9 miliardi di euro. Il dato del primo semestre 2019 conferma il trend di crescita con +8,5% annuo. A trainare la ripresa non sono più solo le localizzazioni centrali e di pregio, dal momento che il recente ciclo espansivo si è ormai propagato a tutte le zone urbane.

“La fragilità del quadro economico italiano non sembra compromettere le capacità di risalita del settore immobiliare italiano che, dopo la durissima crisi che lo ha colpito, sta con fatica recuperando le posizioni perse. Tali evidenze emergono sia dall’ulteriore espansione del volume di compravendite, sia dal graduale miglioramento dei principali indicatori economici del comparto soprattutto nelle principali città, prima fra tutte Milano – ha dichiarato Luca Dondi dall’Orologio, ad di Nomisma. In particolare, il rallentamento della crescita economica e la prospettiva di stagnazione non hanno fin qui penalizzato il dinamismo dei mercati di pregio di Milano e Roma”.

Business 25 Settembre, 2019 @ 11:00

Quattro hotel esclusivi per un incontro d’affari vista Duomo

di Forbes.it

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Articolo tratto dal numero di settembre di Forbes

di Roberto Beltrame

Archiviate le ferie, a settembre Milano cambia passo. L’agenda si riempie di incontri, appuntamenti, pranzi e cene di lavoro. Forbes Italia ha selezionato 4 location ricche di fascino, soluzioni ideali per un meeting o una cena. L’occasione per degustare le prelibatezze della tradizione, senza dimenticare le contaminazioni dettate dalle nuove tendenze della ristorazione su scala internazionale.  

Emergono chef innovativi per tecnica e lavorazione della materia prima, capaci di sorprendere i palati più esigenti. L’aspetto più intrigante, che ormai ha contagiato molte delle location più raffinate è l’accesso a fantastiche terrazze con vista sulla città, dove è possibile sorseggiare un cocktail o consumare una cena davanti a panorami che lasciano senza fiato. 

Terrazza Gallia Restaurant

Excelsior Hotel Gallia

Il ristorante e roof-top cocktail bar Terrazza Gallia, al settimo e ultimo piano, è gestito dai fratelli Antonio e Vincenzo Lebano, con il duo tre stelle Michelin rappresentato da Enrico e Roberto Cerea a sovrintendere la proposta gastronomica. Qui gli ospiti possono assaporare il meglio della cucina tradizionale italiana
e lombarda con un tocco creativo e contemporaneo, accomodandosi sulla terrazza, per godere di una vista panoramica sulla città, inclusa la monumentale stazione centrale e l’adiacente grattacielo Pirelli firmato da Giò Ponti. La famiglia Cerea cura anche l’offerta gastronomica di banchetti ed eventi privati ospitati all’interno dell’albergo. L’Excelsior Gallia offre numerose soluzioni per meeting, riunioni, convegni in ambienti bagnati da luce naturale e dotati  di attrezzature tecnologiche all’avanguardia.

Armani Bamboo Bar

Armani Hotel 

Armani/Ristorante apre le sue porte a uno dei momenti più importanti della giornata: il pranzo. Che sia un business lunch o una pausa in relax per gustare una raffinata proposta culinaria, da lunedì a sabato tra le 12.30 e le 14.30 ad attendere gli ospiti ci sarà il nuovo menu ideato dallo chef Francesco Mascheroni. Una carta “scomposta”, che non segue la rigida separazione tra primi piatti e secondi, ma si sviluppa attraverso un susseguirsi completo di main course (portate principali), tra le quali gli ospiti possono muoversi liberamente. Dal 2018 la proposta dello chef Mascheroni è un viaggio attorno al mondo attraverso piatti che si ispirano ai luoghi degli Armani/Ristorante, da Dubai, a Tokyo fino a New York. Uno chef che studia e seleziona scrupolosamente la materia prima per raccontarla attraverso ogni sfumatura e restituirla in un piatto degno di essere ricordato.

STRAF bar

STRAF  hotel&bar

L’esigenza di svincolarsi dall’abituale serialità impersonale degli alberghi ha portato Straf a differenziare le tipologie delle stanze, creando, seppur all’interno di spazi già predefiniti e compatti, ambienti con la presenza di pareti di specchio dall’aspetto volutamente usurato che moltiplicano virtualmente gli spazi. Gli elementi architettonici delle stanze con angolo benessere entrano armonicamente in questa visione, dimenticando i dettagli tecnologici a favore di una dimensione di relax rarefatto, dove la chaise longue con massaggio, l’aroma e la cromoterapia a vista, sono idealmente separate dalla zona notte da pareti di cristallo. Tutto all’interno di Straf è stato ideato appositamente e rigorosamente su misura. Ci sono 64 stanze incluse due suite e una executive room, con terrazzini privati e vista sulle guglie del Duomo. La location è disponibile per eventi, mostre d’arte e vernissage, cocktail, meeting e shooting fotografici.

Château Monfort

Hotel Château Monfort

Elegante hotel nel cuore di Milano, parte dell’esclusiva collezione Relais & Châteaux, è la destinazione ideale per chi è alla ricerca di un soggiorno romantico e suggestivo. L’atmosfera è seducente e visionaria, resa tale dalle installazioni scenografiche delle sue camere e suite e dalla cupola di cristallo del lounge bar, gioiello liberty decorato dall’architetto Paolo Mezzanotte. Il ristorante Rubacuori accoglie gli ospiti nelle sue sale dove gusto, creatività e colore si fondono. I piatti tradizionali dello chef Domenico Mozzillo sono creati con le migliori materie prime italiane, per esaltare le ricette tipiche milanesi con prodotti a km zero, biologici e regionali. La romantica Spa, Amore & Psiche, è il luogo ideale in cui prendersi cura di corpo e mente. L’hotel dispone di due sale meeting, che possono accogliere banchetti, conferenze stampa ed eventi, grazie alla versatilità degli spazi e alle sofisticate attrezzature tecnologiche.

Life 7 Agosto, 2019 @ 2:18

Living in Milano: cosa fare ad agosto in città

di Alessia Bellan

Contributor

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Tratto dal numero di Forbes di agosto

MOSTRE | Anche la natura ha il suo design

Ultimo mese per vedere Broken Nature, la mostra in Triennale dedicata ai temi che uniscono uomo e ambiente, compromessi, a volte distrutti, nel corso degli anni. Il percorso comprende un centinaio di progetti degli ultimi tre decenni, esempi di design, architettura e arte ricostituente provenienti da tutto il mondo. Di particolare rilievo installazioni e oggetti nuovi – come Transitory Yarn di Alexandra Fruhstorfer, Nuka-doko di Dominique Chen e Whale Song di Google Brain – accanto a pietre miliari come l’Hippo Roller di Pettie Petzer e Johan Jonker, il progetto residenziale Quinta Monroy di Elemental, le 100 sedie in 100 giorni di Martino Gamper, ed Eyewriter low-cost di Zach Lieberman, sistema open source di tracciamento oculare. Per la prima volta, questi progetti vengono inseriti in un unico dialogo e in un unico spazio, svelando il potenziale del design come catalizzatore di cambiamenti sociali e comportamentali.

RESTAURANT/2 | Il menu scientifico di Plato

In un ambiente raffinato e accogliente, Plato Chic Superfood (via Cesare Battisti, 6) non crea semplici piatti, ma esperienze da vivere e condividere, dove il cibo è un piacere da riscoprire con meraviglia. Il menu di Plato è il risultato della collaborazione fra la creatività degli chef e la ricerca scientifica dei nutrizionisti. Nascono così i superfood, piatti in perfetto equilibrio fra gusto e benessere, ricchi di nutrienti utili al fabbisogno giornaliero di vitamine, minerali, antiossidanti e fibre. Come i Veli, sottili sfoglie di farine integrali speciali, prive di lievito e glutine, con ripieni dolci o salati di prodotti di stagione. E per gli amanti dello street food, un porter elettrico serve per le strade di Milano una selezione di Veli, tisane, coni di crudités di verdure e acque profumate, da gustare passeggiando o nel chiosco Plato lungo la Darsena.

Leggi anche: Il superfood si fa gourmet all’ombra della Madonnina

RESTAURANT/1 | Al Bulgari  il picnic più chic

Il menu servito in cestini di vimini

Come in vacanza nel giardino del lussureggiante Bulgari Hotel, grazie al picnic con menu firmato dallo chef Niko Romito, in collaborazione con Dom Pérignon. Il servizio, a richiesta, prevede eleganti déjeuner sur l’herbe, da due a sei persone, sia di giorno sia di sera, alla luce di lanterne e candele. Il menu viene servito in candidi cestini di vimini e comprende piatti estivi e freschi come il Tramezzino aragosta e avocado, la Frittatina di maccheroni e lo Scampo Croccante. Ai tradizionali Arancino in versione milanese e Cubo di cotoletta si alternano ricette sofisticate come la Crostatina di orata, caviale e panna acida. A completare il menù, la Torta di mele e cannella e una rinfrescante Centrifuga di carota e zenzero. Tutto abbinato con P2, la Deuxième Plénitude di Dom Pérignon, champagne intenso e vivace, con sfumature di liquirizia e malto tostato, risultato di 16 anni di elaborazione. Nella game room allestita per il periodo estivo, un biliardino dallo stile retro, backgammon e carte francesi.

SHOPPING | L’attico vip in Montenapoleone

La MonteNapoleone vip lounge cambia sede, ma non indirizzo, e si trasferisce all’ultimo piano di via Montenapoleone 23, un super attico con terrazza sul Quadrilatero. L’appartamento-gioiello, nello stile degli eleganti palazzi tipici del centro storico, è stato ristrutturato dallo studio milanese Galante Menichini Architetti e arredato con prestigiose firme del made in Italy come Molteni&C, Flos e Budri. Nata nel 2015 da un progetto di MonteNapoleone District (Mnd) per soddisfare ogni richiesta della migliore clientela internazionale, MonteNapoleone vip lounge offre esperienze uniche ai clienti degli oltre 150 Global luxury brand presenti nelle vie Montenapoleone, Sant’Andrea, Verri, Santo Spirito, Gesù, Borgospesso e Bagutta. “La nostra è la casa del Distretto, un progetto di marketing territoriale riconosciuto a livello internazionale”, afferma Guglielmo Miani, Presidente di Mnp. “Nata come strumento di fidelizzazione dei vip ai nostri brand, è diventata punto di riferimento del Quadrilatero grazie a servizi top”.

BrandVoice 19 Luglio, 2019 @ 10:46

Boeri, Sala e Cohen disegnano la foresta metropolitana di Milano

di Forbes.it

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Know You Can
Da sinistra: Patrick Cohen, ceo di Axa Italia, l’architetto Stefano Boeri, il sindaco di Milano Beppe Sala, Rossella Brescia (Axa Italia)

Oltre 2mila persone hanno animato Piazza Gae Aulenti per il concerto Know You Can organizzato da AXA Italia per la città di Milano. L’evento è stato occasione per annunciare il finanziamento da parte del brand assicurativo di uno dei progetti pilota di ForestaMi, iniziativa lanciata nell’autunno 2018 dal Politecnico di Milano con responsabile scientifico l’architetto Stefano Boeri. Il progetto di AXA Italia prevede lo stanziamento di 100mila euro per iniziative di forestazione urbana e piantumazione negli spazi esterni delle scuole dell’area metropolitana milanese.

“AXA vuole avere un impatto positivo per la società e siamo orgogliosi di sostenere il progetto di forestazione urbana ForestaMi”, ha dichiarato il ceo del gruppo AXA Italia Patrick Cohen. “In particolare, abbiamo scelto di legare l’ambiente all’educazione delle nuove generazioni, investendo in un progetto per rendere più verdi gli spazi esterni delle scuole e coinvolgendo gli stessi studenti nella fase di progettazione”.

Sul palco, insieme a Cohen e Boeri, anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, la conduttrice della serata Rossella Brescia e gli artisti Brenda Carolina Lawrence, Myriam Ayaba e Carmen Pierri, arrivate al successo attraverso la partecipazione al talent The Voice, e Mike Baker, vincitore del contest sui giovani talenti promosso proprio da Axa. Momento clou l’esibizione di Gué Pequeno, giudice di The Voice, che ha coinvolto la piazza in un rap collettivo.

ForestaMi prevede la piantumazione di un albero per ogni persona che vive nella città metropolitana di Milano, raggiungendo così la quota di 3 milioni di nuovi alberi entro il 2030, 2 milioni entro le Olimpiadi invernali del 2026. Contribuendo così, ha spiegato Boeri, a “ridurre di 4/5 la CO2 prodotta, pulire finalmente l’aria di Milano (assorbendo tonnellate di polveri sottili) e abbassare di 2/3 gradi la temperatura estiva in città”. “La forestazione urbana – ha aggiunto l’architetto – è oggi in cima alle agende delle grandi metropoli del pianeta (da New York a Melbourne, da Shanghai a Parigi) e la Grande Milano si candida a diventare una delle città protagonista di una grande campagna per invertire il cambiamento climatico nel mondo”.

La politica “da sola non può fare molto e Axa sta dando una grande mano”, ha concluso il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. “Questo è un trend mondiale e un obbiettivo ambizioso che possiamo raggiungere soltanto con la collaborazione di tutti”.
La serata si è conclusa con uno spettacolo di light show che ha illuminato la notte di Milano.

 

Life 16 Luglio, 2019 @ 9:25

Otto cose da fare a Milano per chi trascorre le vacanze in città

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda, viaggi, arte e nuove tendenze.Leggi di più dell'autore
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piscina vetri
(aspria.com)

Passeggiare tra i vicoli meno “turistici”, cenare a bordo piscina, gustare le specialità dei migliori chef internazionali e studiare le stelle nelle calde serate di agosto. Sono solo alcune delle attività, e delle experiences, che si possono fare a Milano nel mese dedicato al relax. Certo, sempre a patto di seguire i consigli di forbes.it sulle 8 cose da fare in città questa estate.

Cinema con vista
Non poteva essere scelto un luogo più spettacolare: piazza Duomo, a due passi dalla cattedrale simbolo di Milano, proprio davanti Palazzo Reale, residenza reale fino al 1919 e oggi sede di mostre ed esposizioni. È la location scelta da AriAnteo Milano 2019, rassegna cinematografica che porterà in scena dal 3 giugno al 15 settembre un calendario ricco di proiezioni sotto le stelle ma anche concerti e anteprime.

volto capelli giallo
(mudec.it)

Un tuffo nella pop art
La sua arte, riconoscibile al primo sguardo e apparentemente facile da comprendere, ha affascinato generazioni di creativi, dalla pittura alla pubblicità, dalla fotografia al design e alla moda. Stiamo parlando dell’artista statunitense Roy Lichtenstein cui il Mudec di Milano ha deciso di dedicare la mostra Roy Lichtenstein. Multiple visions: circa 100 opere tra prints, sculture, arazzi, video e fotografie organizzate secondo un percorso tematico dalla storia della nascita degli Stati Uniti all’epopea del Far West, dai vernacoli e le espressioni artistiche etnografiche degli indiani d’America alla cultura pop.

Sapori italiani 
Per palati raffinati. Identità Golose Milano powered by TheFork – Hub Internazionale della Gastronomia sorge a pochi passi da via Manzoni e dal Teatro alla Scala. Lo spazio si sviluppa all’interno di un edificio di pregio di fine ‘800, che fino al 2016 era sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. All’interno, la sala “Ovale” per conferenze ed eventi, The Restaurant, con un’area dedicata ai vini, e Glicine Room con un cortile interno che ospita un’area degustazione all’aperto. Nella sezione “Programma e prenotazioni” del sito web anche una serie di iniziative ad hoc organizzate da chef di fama internazionale come Franco e Stefano Pepe (in calendario dal 6 all’8 agosto tre serate dedicate alla pizza).

Guarda che Luna…e che stelle
Il Civico Planetario “Ulrico Hoepli” fu inaugurato il 20 maggio 1930. Donato il 10 luglio 1929 alla città di Milano da Ulrico Hoepli, si trattava del secondo Planetario costruito in Italia. Oggi, nei giardini di Porta Venezia ospita conferenze ed eventi privati per conoscere il cosmo e i suoi mille segreti. Per il mese di agosto sono tanti gli eventi in calendario come incontri alla scoperta del sistema solare, osservazione delle stelle e lezioni sui misteri dello spazio.

Estate al castello
Dal 7 giugno al 25 agosto 2019 sul palco nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco va in scena la settima edizione di Estate Sforzesca con spettacoli di danza, concerti e rappresentazioni teatrali. Sessantadue serate dedicate alla musica (dalla classica al jazz, dal rock al pop, dal gospel al punk), diciassette al teatro, sei alla danza, per un totale di ottantadue appuntamenti promossi e coordinati dal Comune di Milano|Cultura.

Milano segreta
In via Abramo Lincoln, a pochi passi da Piazza Cinque Giornate, c’è una zona conosciuta come Quartiere Operaio, Giardino o Arcobaleno, dove non sembra di essere a Milano quanto piuttosto nel quartiere Balat di Istanbul. Edifici colorati, anzi coloratissimi che hanno una storia antica: a fine Ottocento, una cooperativa operaia ha concepito l’idea di un quartiere-giardino destinato agli operai della zona Porta Vittoria. Ogni casa aveva il proprio orto, destinato al proprietario, con tanto di roseti e alberi da frutto.

Benessere di lusso
Aspria Harbour Club Milano è considerato uno dei Club più esclusivi d’Europa. Le sue strutture all’aperto di altissimo livello sono immerse in sette ettari di parco e la sua scuola di tennis è un’eccellenza in città (zona San Siro). Complici le piscine, la spa, l’area fitness, la terrazza, 18 campi da tennis e un campo da golf.

Karaoke in Terrazza
Scatenarvi sulle note dei musical più divertenti della storia del cinema sarà ora possibile. Dall’11 giugno al 23 agosto sulla Terrazza della  Fondazione Cineteca Italiana si svolgeranno 5 appuntamenti con 5 film musicali con animazione live: Jesus Christ Superstar, Mary Poppins, Grease, Dirty Dancing e Bohemian Rhapsody.

Cultura 4 Luglio, 2019 @ 4:00

Buenos Aires, Miami, Milano. Panamericana alternativa

di Alessandro Turci

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sedie alberi
Hub-Porteño

Di nuovo a Buenos Aires: siamo nel pieno autunno dorato dell’emisfero australe. Il sole sfiora il parquet nella suite del Hub Porteño, il nostro hotel in una delle vie più belle della capitale, la Rodriguez Peña. Tornano in mente i versi autunnali di Ruben Dario: quando va il mio pensiero verso te, si profuma (cuando mi pensiamento va hacia ti, se perfuma).

L’Hub Porteno si basa su un concetto più facile a dirsi che a farsi. Ma le ragazze che curano l’hotel, Lujan, Barbara e Catalina ci sono riuscite perfettamente. Farti sentire in albergo come nel tuo appartamento (ideale). Infatti le camere non hanno numero e ti accolgono come se fossero la tua dimora privata. Un luogo che il tuo angelo custode ha pensato, disegnato e arredato per te.

Il legno lapacho e i tessuti pregiati (le lane, i metalli argentini) scandiscono le ore e le tonalità della giornata, anche negli spazi comuni, dove ti sorprendi a leggere un libro, o solamente a sfogliarlo (un’arte anche questa, mi riprometto di scriverne un giorno) mentre sorseggi il Mate, oppure un Malbec di Mendoza. Proprio comme chez toi, l’ Hub Porteño è uno di quei luoghi privilegiati dove puoi decidere di uscire in città o restare in camera (perché no nella terrazza privata della Grand Suite?), in ogni caso farai la scelta giusta.

Leaving Buenos Aires never easy, mentre in volo American Airlines offre wi-fi gratuito (per accedere dai propri dispositivi elettronici alla piattaforma di intrattenimento a bordo), il paradiso per qualsiasi manager o social influencer, ma confesso di essere all’antica e mi piace che l’aereo sia ancora un luogo dove il mio smartphone resta a riposo.

Il problema di Miami Beach, inutile negarlo, è l’ormai dilagante attitudine #miamibitch. Disinvoltura che riguarda donne e uomini ma dalla quale si può cercare riparo nel quartiere di Little Havana, nel Life House Little Havana Hotel. Boutique, ottone e legno (color Havana, appunto), speakers Marshall in ogni stanza e prodotti da bagno dell’acclamato laboratorio newyorkese Le Labo (so you can smell like you’re paying a lot more for your room than you really are).

D’altronde i proprietari – giovani, svegli, eco-friendly – sono newyorkesi con tanta voglia di cose ben fatte e di riscoprire il significato di un quartiere non solo cubano, ma anche punto di riferimento per tutti i latini in cerca di fortuna senza essere ancora in possesso della lingua inglese che oramai a Miami, si può dire, è la seconda lingua.

Nell’hotel dove prima c’era il parcheggio ora c’è un giardino, per passare le serate ascoltando artisti emergenti, molto lontani dal divertimento forzato di Miami Beach, fondato sulla liturgia della santa trinità cafona: selfie, sgommate e dubbio gusto musicale.

Hotel smart che si prenota con una app e nell’app offre una chat per superare anche il concetto di recensione: chiunque entri a far parte della community troverà sul suo telefono non solo la chiave digitale per la propria stanza, ma anche i pareri degli altri ospiti.

“Parcela” è invece il nome del Caffè interno: una parola che a Cuba significa orto urbano e qui vuol dire prodotti dal piccolo vivaio che sorge sul retro e tazze di caffè altrettanto curato e aromatico.

Non amo arrivare in aeroporto all’ultimo momento. Per fortuna hanno inventato le lounge e American Airlines, con la sua Admiral Flagship Lounge, permette al viaggio di iniziare bene. Molto bene. Con una doccia ad esempio e poi una scelta di piccoli assaggi (per chi ama i piccoli assaggi, chi invece volesse fare un pranzo matrimoniale deve solo accomodarsi) e ottimi vini che, ogni volta, non mi permettono di passare alla selezione di whisky. Sarebbe un omaggio a Hemingway, che non lontano da qui, a Key West, consolidava il proprio mito e la fama di gran bevitore.

Qui tutto è ovattato, perché ognuno rispetta il viaggio dell’altro, ed è affascinante incantarsi a guardare il timetable delle partenze: un caleidoscopio del mondo disegnato da AA dove Milano incrocia New York, Buenos Aires è accanto a Londra, poi la costa orientale e l’Asia e infine, in coincidenza, l’Africa.

Ma è tempo di andare al gate. In questo viaggio ho volato con tre aeromobili diversi e differenti configurazioni di Business Class, e mi chiedo quale preferisco. L’instant classic dei Boeing 767 o gli strepitosi ambienti dei nuovissimi 777? Tutti, come diceva Oscar Wilde: “I’m a man of simple tastes. I’m always satisfied with the best.”

Cultura 26 Maggio, 2019 @ 8:00

Milano – Buenos Aires, un viaggio in grande stile passando per Miami

di Alessandro Turci

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 Viaggiare mi ricorda quello che diceva Julio Cortázar dei suoi amatissimi concerti sinfonici: ogni volta andrò sentendo meno e ricordando di più.

Racconto quasi panamericano il nostro, da Buenos Aires a Miami – tra Hotel boutique e chef, arredi e fascino – che abbraccia la vita reale perché l’arte del viaggio ammette tutti i lussi tranne uno, quello dell’inconsapevolezza.

Arriviamo per cena al magnifico Palacio Duhau, sede del Park Hyatt nel quartiere di Recoleta, mentre l’Argentina vive una nuova crisi finanziaria. Forse per anestetizzare i chiaroscuri di questa società, una volta entrati nell’atmosfera e nelle sale magnifiche del Palazzo, andiamo all’Oak Bar, dove un barman giovanissimo ed entusiasta, Leandro, racconta e offre le sue ultime creazioni.

Il Champs Élysées, elegante e malizioso come il Cointreau che lo compone, e poi, strepitoso nel nome e nell’intensità, il Mercenario.

Per il primo Leandro si è ispirato, nel gusto e nel colore, all’artefice del Palazzo, Luis Antonio Duhau, un argentino di origini francesi che amava camminare per la celebre avenue parigina in cerca di suggestioni e che infine le trovò innamorandosi dello Stile Luigi XVI. Verso il 1930 decise allora di farsi costruire un suntuoso palazzo in Avenida Alvear sul modello del francese Château du Marais.

D’altronde l’Argentina è terra di frontiera e di avventurieri, e il Mercenario è il drink che meglio la rappresenta, nel bicchiere aromatizzato coi chiodi di garofano, e accompagnato magari da un sigaro della collezione dell’Oak Bar. Ordinarne uno prima di cena significa prenotarne idealmente uno anche per l’after dinner, perché non si rimanga col dubbio, molto da mercenario, se era meglio gustarlo prima o dopo. Meglio entrambi.

Ma noi, nell’emisfero australe, come ci siamo arrivati?

Per degli europei la filologia direbbe nave… ma American Airlines ha deciso di portarci così lontano via Miami, e l’idea seduce. Prima di tutto perché a bordo ci sanno fare. L’America ti ospita nelle sue poltrone di Business Class con la cordialità tipica del suo popolo. Christian, lo steward responsabile di cabina, in perfetto italiano, offre un quotidiano nazionale, ma quando gli chiedo anche il New York Times mi sorprende con una sfumatura degna del mio libraio di fiducia. Mi offre sia l’edizione internazionale sia quella americana, perché, dice con assoluto aplomb, oggi ci sono differenze significative.

Un invito alla lettura di rara sensibilità, reso più dolce dal bourbon che scelgo per le noccioline, ma avrei potuto optare anche per un single malt. Intanto ho scelto il main course. Ormai sono senza difese, so bene che l’etichetta vorrebbe che in volo ci si limitasse a bere analcolici e assaggiare appena qualcosa, ma non è l’America (e come metti piede su un volo AA sei già negli States) il posto per snobismi europeizzanti. Easy and tasty, mi arrendo alle portate.

In volo c’è chi dorme nelle poltrone trasformate in letto, c’è qui guarda un film (almeno cinque titoli di quelli presenti agli ultimi Oscar) ma io ho ricreato – complici luci soffuse, cuscino e trapunta sulle gambe – un piccolo studio a diecimila metri: ho i miei giornali, i classici argentini (i Borges, i Cortázar, i Rubén Dario, peraltro nicaraguense…) e adesso anche un buon caffè per trascorrere le ore che mi separano dalla Florida.

In volo con noi c’è Christian Vieri. Le cronache ci dicono che vive a Miami e quale sia la sua compagnia aerea d’elezione per questo pendolarismo da jet set è presto detto. Facendo un’enorme cortesia a lui, a noi e crediamo anche a voi (e a una certa idea di giornalismo…), evitiamo di fargli domande.

Atterraggio smooth, alle tre del pomeriggio. Puntuale come il clima tropicale, che s’intuisce dalla vivida luce delle vetrate della sala d’aspetto più esclusiva d’America.  La Flagship Lounge a Miami dopo dieci ore di volo è come venire adagiati da una comoda poltrona in un salotto privato, composto di tanti salottini, dove si parla a bassa voce e si attende il volo in coincidenza con l’unico dubbio, ben si capisce amletico, se (dopo la doccia) optare per il buffet salato o quello dolce, e consapevoli di dover salvare le forme di fronte al bar con la sua selezione di bianchi francesi e californiani, di rossi d’identica provenienza e una collezione di bourbon dalla quale ci può distrarre solo tutto l’occorrente per preparare il nostro cocktail preferito. Nell’incertezza, nulla di più buono e cool di un bicchier d’acqua fresca e di un sorriso dello staff, ingrediente che non manca mai.

Il secondo volo ci porta a Buenos Aires, dopo averci fatto dormire in un letto a dieci mila metri d’altitudine e averci dato la scelta (desidera essere svegliato per la colazione?) di un Continental breakfast impeccabile. C’è, sui nuovi Boeing 777-300 configurati da American Airlines, questo mix di spazio a volontà e privacy, che non lascia percepire il tempo trascorso a bordo.

E qui termina il flashback del viaggio d’andata, mentre il Mercenario scalda le vene – Hennessy vs, Coffee Liquor, Chocolate, Angostura, Duhau Patrisserie’s Caramel Bombon la ricetta – e dentro Palacio Duhau inizia un viaggio nel viaggio, quello gastronomico.

Il maître di sala viene a prenderci all’Oak Bar per portarci al primo dei due ristoranti di questo Park Hyatt iconico. Si cena al Gioia…

(to be continued)