Green e full electric: la stazione di servizio del futuro vista da questo under 30

Donato Piangivino
Donato Piangivino
Share

L’immagine di una stazione di servizio in dismissione non è rara. Sarà colpa dei tempi che cambiano. L’arrivo delle auto elettriche, lo sviluppo di nuove forme di mobilità, l’urbanistica e la demografia dei luoghi che si trasformano sono tutti fattori che contribuiscono a un processo che, di certo, può portare all’abbandono di servizi concepiti dal passato. Quella della rinuncia non è però l’unica strada.

Donato Piangivino ne ha trovata una diversa quando, per motivi familiari, dopo il diploma al liceo artistico di Martina Franca, si è dovuto avvicinare all’attività svolta da suo fratello: un distributore di carburanti stradale con bar annesso. Avrebbe dovuto occuparsi della sua dismissione. Invece oggi, all’età di 26 anni, è riuscito a trasformare quell’attività in un progetto, Fully Station, capace di appagare la passione per l’arte, l’architettura e la bellezza.

La stazione di servizio del futuro

“Vogliamo rivoluzionare il concetto di stazione di servizio carburante”, racconta Piangivino. “Fino a oggi questi impianti sono stati costruiti secondo logiche standardizzate ormai obsolete, sacrificando sull’altare dell’economicità prerogative oggi fondamentali per attirare la clientela: la bellezza e l’organicità degli spazi, la completezza dei servizi e il sostegno alla mobilità alternativa”. Il suo progetto vuol infatti fare di questi spazi veri e propri ‘attivatori urbani’ in grado di offrire al cliente un’esperienza completa. “Mi occupo direttamente della gestione del punto vendita pilota di Gioia del Colle, lo stesso dove ho cominciato a lavorare appena diciottenne”. 

Attualmente il core business di questi impianti è ancora fortemente incentrato sul settore oil. Secondo Piangivino, le stazioni di servizio rimarranno centrali nel panorama della mobilità solo se sapranno evolversi in ambienti in grado di offrire una molteplicità di servizi e soprattutto di farlo puntando su qualità, sostenibilità e green.

Il giardino sulle pensiline

La prima Fully Station ha messo già in atto tante delle idee alla base del progetto. Gli spazi delle attività non oil, e quindi di ristoro, sono completamente riqualificati seguendo logiche attente al design e alla qualità degli spazi. A breve partiranno i lavori di ampliamento che li renderanno ancor più ospitali e dovrebbero trasformarsi in fucine di attività sociali e culturali. “È stata installata una colonnina elettrica ad alta potenza e anche il delivery è realizzato con mezzi full electric. Abbiamo sottoscritto un contratto con una nota compagnia energetica per usare energia ricavata al 95% da fonti rinnovabili”, dice. 

Nel punto vendita pilota è stato da poco creato anche un giardino di oltre 500 mq dove la clientela può consumare, rilassarsi, attendere il tempo di una ricarica o semplicemente leggere un libro. L’attenzione al verde è un riflesso del mutamento dei contesti urbani, sempre più integrati nella natura. Per questo motivo Fully ha depositavo un brevetto per modificare le classiche pensiline pensate per il rifornimento di carburante.

“Oggi sono caratterizzate unicamente dai colori delle società petrolifere che le utilizzano. Nel nostro brevetto immaginiamo che la parte superiore delle pensiline sia adibita a giardino pensile potenzialmente fruibile dalla clientela. Uno spazio totalmente nuovo e integrato con le strutture dedicate ai servizi che ottimizzi lo spazio e il ventaglio di utilizzo da parte della clientela”. Lo sviluppo naturale del progetto è quello di replicare il know-how del progetto pilota di Fully Station e creare una vera e propria rete di punti di vendita.

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it QUI.