In vigore l’accordo commerciale più grande nella storia dell’Ue

L'incrocio di Shibuya
L’incrocio di Shibuya a Tokyo (Shutterstock)
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L'incrocio di Shibuya
L’incrocio di Shibuya a Tokyo (Shutterstock)

(notizia aggiornata alle ore 9.00 dell’1 febbraio)

Dopo decenni di globalizzazione sempre più spinta, la guerra commerciale fra Usa e Cina sembrava il preambolo di una inversione di tendenza. L’istituzione di dazi fra le due superpotenze avrebbe infatti potuto indurre anche Unione Europea e Giappone a erigere muri di difesa ai propri interessi nazionali. Invece i due grandi poli stanno dando un segnale contrario alla WTO e al mondo intero. Da oggi entra in vigore un trattato che abbatterà quasi totalmente i dazi commerciali nell’interscambio fra Europa e Giappone, con un impatto economico complessivo sui paesi del vecchio continente senza pari nel passato. Infatti l’accordo è il più grande di sempre in ambito commerciale firmato dall’Unione Europea, dato che agisce su due economie che insieme rappresentano un terzo del Pil mondiale.

Dopo mesi di trattative, la firma è avvenuta nel luglio 2018 e la ratifica da parte dell’UE in dicembre. Nel suo lungo iter, l’accordo è stato ribattezzato “Formaggio in cambio di automobili”. Il nome si basa sui due apici del trattato: da un lato l’abbattimento dei dazi (fra il 10 e il 15%) che l’UE ancora ha sulle auto giapponesi, dall’altro quello dei dazi (fino a un irreale 40%) che Tokyo ha sempre mantenuto sull’agroalimentare europeo. Però queste sono solo le punte dei due iceberg. Infatti da subito il 90% delle merci di ogni genere vedrà ridotti o annullati i dazi (percentuale che arriverà al 99% dopo un periodo transitorio di 15 anni). E per le aziende europee si apriranno anche le gare per gli appalti pubblici delle più grandi città giapponesi e di tutto il comparto ferroviario a livello nazionale.

E’ previsto che le esportazioni europee possano aumentare di oltre 13 miliardi di euro, pari al 15% dell’attuale export verso il Giappone (86 miliardi di euro, di cui 58 miliardi in beni e 28 miliardi in servizi).

Per l’Italia la parte del trattato più rilevante è quella che impone al Giappone il riconoscimento di ben 205 Igp europee, di cui 46 italiane. Questo significherà che non potranno esserci più mozzarelle campane prodotte sul monte Fuji o Chianti proveniente dal Perù. Oltre alla tavola l’accordo riguarderà naturalmente molti altri settori di primaria importanza per l’Italia come la meccanica, la farmaceutica, l’arredo e la moda, solo per fare alcuni esempi.

Condivisibili le parole del sottosegretario allo Sviluppo Michele Geraci, che parlando del trattato ha detto: “La politica ha fatto la sua parte, adesso invito le aziende a esplorare le nuove opportunità commerciali”. Aziende che potranno trovare un valido alleato in Davide Fantoni, segretario generale della Camera di Commercio italiana in Giappone: “Il ruolo e le attività della Camera di Commercio – ha detto – saranno determinanti per aiutare le aziende ad approfondire la comprensione e l’utilizzo che dovrà essere fatto di questo accordo”.

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