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BrandVoice 6 febbraio, 2019 @ 5:17

Investire sulle competenze: perché conviene iscriversi a una Business School?

di Forbes.it

Staff

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In collaborazione con ESCP Europe 

Talenti business-ready che sappiano leggere l’attualità, con un’importante esperienza internazionale ad arricchire il proprio percorso di studio e una formazione di alto livello: è questo il profilo maggiormente ricercato dalle aziende. In un’Italia in cui è sempre più difficile trovare lavoro con una triennale generica nel curriculum e che vede il tasso di occupazione diminuire vertiginosamente, i dati di Almalaurea parlano chiaro: per avere reali opportunità di crescita serve studiare meglio e in modo già specialistico fin dal primo giorno. Ma se ho appena finito il liceo classico oppure mi sono laureato in ingegneria, perché studiare management? La risposta è semplice: garantisce di entrare nel cono di luce di quelle realtà che assumono e fornisce i mezzi per mettersi in proprio. Secondo il report QS TopMBA Jobs & Salary Trends 2018, i posti di lavoro che richiedono un MBA sono cresciuti del 13% a livello mondiale e mentre la maggior parte delle facoltà italiane faticano a dialogare con le imprese, le business school di prestigio – in grado di ampliare e rafforzare network, competenze tecniche e trasversali e comprensione del mondo economico – continuano ad attirare iscritti.

In un contesto in cui emergono professionalità nuove e che vede mutati i criteri di assunzione validi fino a ieri, quali caratteristiche delineano la carta d’identità dei futuri dirigenti d’azienda? Tra globalizzazione e trasformazione digitale, industria 4.0 e Internet delle cose, anche le business school stanno adeguando la propria proposta formativa in termini di contenuto e modalità di insegnamento, tenendo conto che oggi il 60-70% del successo di un colloquio dipende dalla capacità di mostrare leadership, teamwork, problem solving, le cosiddette soft skills. «Formiamo i nostri studenti perché siano il motore dell’innovazione nelle aziende in cui andranno a lavorare, portando la mentalità creativa e propositiva in grado di attivare il cambiamento», spiega il Prof. Francesco Profumo, Presidente del Campus di Torino di ESCP Europe, la più antica Business school al mondo, nata nel 1819 e oggi presente in Europa con sei campus a Berlino, Londra, Madrid, Parigi, Torino e Varsavia. Confermata dal Financial Times tra le migliori in Europa, nel 2018 ha ricevuto il riconoscimento come Università straniera in Italia da parte del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

«Con un approccio “learnig by doing”, applicato in ottica internazionale – continua il Prof. Francesco Rattalino, Direttore di ESCP Europe Torino Campus -, l’aula diventa una palestra per la soluzione di problemi complessi, un luogo deputato alla condivisione e alla concretezza. Si tratta in ultima analisi di sviluppo personale: formiamo la persona affinché possa essere, e di conseguenza dare il meglio di sé». E l’incontro tra domanda e offerta funziona: i tempi di inserimento in ambito lavorativo e le prospettive di carriera sono molto rapidi in ambito europeo, come dimostrano i dati aggregati di tutti i campus ESCP Europe. La percentuale di assunti entro tre mesi dalla conclusione del percorso di studi sfiora il 98% degli allievi del Master in Management. Come rilevato in occasione della Career Fair che porta a Torino gli HR Manager delle più importanti aziende italiane e internazionali, a fronte di oltre 450 offerte di stage e lavoro monitorate annualmente e di circa 7 colloqui sostenuti in media a studente, la sede italiana vanta un tasso del 100% di placement: gli allievi trovano uno stage in azienda entro un mese e mezzo dal termine delle lezioni.

Francesco Rattalino, Direttore del Campus di Torino di ESCP Europe

Ma i master non sono tutti uguali e saperli distinguere per qualità e validità, anche legale del titolo che rilasciano, diventa fondamentale perché sempre di più la scelta del percorso “giusto” può aprire le porte del mondo del lavoro. Dal Bachelor al Master in Management, dal MBA in International Management – che offre una preparazione trasversale e si rivolge a chi vuole riposizionarsi su tre dimensioni: ruolo, settore d’impiego e Paese – ai master specialistici in International Food & Beverage Management e Hospitality & Tourism Management fino ai Summer Course in Sports Management e ChinaMed Business Program, la scelta è varia e sarà presentata in occasione dell’Open Day in programma il 9 febbraio.

E se il “lifelong learning” – l’apprendimento permanente – è ormai indispensabile in un contesto in cui il rapido cambiamento dei processi impone l’aggiornamento continuo delle competenze, per chi già lavora la formazione diventa su misura. Da pochi giorni a diversi mesi, ESCP Europe propone un ricco ventaglio di proposte, più o meno impegnative per spesa e durata, che si adattano alle esigenze e all’agenda del singolo partecipante in modo quasi sartoriale. Dai corsi Open a quelli disegnati specificatamente per le aziende fino all’Executive MBA, gli iscritti possono scegliere tra decine di elective e seminari tra tutti i campus della business school. Un titolo EMBA fa gola: ai dirigenti, che intendono fare un salto di carriera o riposizionarsi sul mercato, e alle imprese, che possono affinarne il talento.

Alcuni studenti di ESCP Europe

Al di là delle ragioni economiche, il maggior vantaggio è l’opportunità di allacciare contatti professionali e personali ad alto livello in tutto il mondo e in svariati settori. La parola d’ordine è internazionalità e per ESCP Europe in particolare: a Torino sono oltre 40 le nazionalità diverse presenti nel campus torinese e ogni studente affronta il suo percorso formativo in almeno due Paesi diversi. «Il confronto tra background culturali differenti genera un valore enorme e un network di altissimo livello», dichiara Rattalino.

Oltre all’Information Technology, tra i settori lavorativi più ambìti spiccano luxury, automotive, design, aerospace, turismo e food & beverage, anche se il comparto finanziario continua ad essere quello a cui il 30% dei neolaureati guarda con maggiore interesse, mentre per chi partecipa all’EMBA l’aspirazione è diventare general manager o ceo nel proprio settore di appartenenza (manufacturing, transportation e finance). «Molti dei nostri alumni arrivano a ricoprire importanti ruoli manageriali per grandi multinazionali, altri diventano consulenti, altri fondano una loro azienda. Anche gli startupper uscenti dai master ESCP Europe sono tanti, in alcune edizioni quasi il 15% dei membri della classe. Sono giovani in grado di dare forma ai propri progetti con il lancio di nuove imprese sul mercato internazionale. Potremmo chiamarlo apprendimento basato sulle sfide, perché l’imprenditore è colui che può solo imparare facendo: esattamente il nostro approccio». Dal 2011 ad oggi sono state create da ex studenti più di 50 startup, per un valore complessivo di oltre 33,5 milioni di euro, ovvero quattro volte e mezza il capitale investito in fase iniziale, pari a 7,5 milioni di euro. «I tanti talenti imprenditoriali nati nell’ambito della nostra business school – conclude il direttore del Campus – sono la prova di come formare giovani in grado di tradurre le proprie idee in azione sia la strada da seguire per il futuro».