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Strategia 7 giugno, 2019 @ 10:30

8 suggerimenti per gestire un capo impossibile

di Roberto D’Incau

Headhunter e business coach.Leggi di più dell'autore
Headhunter e business coach, è considerato uno dei più importanti opinion leader in ambito hr in Italia. Managing Partner di Lang&Partners, società di consulenza hr da lui fondata dieci anni fa insieme ad altri partner. È autore di tre libri di saggistica dal tono ironico e visiting professor in vari master. chiudi
capo in ufficio
Getty Images

di Roberto D’Incau, Founder&CEO Lang&Partners Younique Human Solutions

MANAGEMENT TIP BY ROBERTO D’INCAU

Stipendio troppo basso? Clima aziendale difficile? Crisi aziendale? Noia per lo stesso ruolo svolto per troppo tempo? Nossignori, nessuna di queste è la principale motivazione a cambiare azienda. La ragione numero uno per cui si cambia è avere sopra di sé un capo impossibile, con cui non si riesce assolutamente a interagire, che ci rende la vita difficile e ci fa venire l’ansia la mattina prima ancora di entrare in ufficio.

Ci sono tre modi per gestire la situazione: subirla passivamente (è la soluzione peggiore, il rischio di stare poco bene psicologicamente e fisicamente, con sintomi psicosomatici, è davvero molto alto); mettersi subito a cercare un nuovo lavoro, rispondendo agli annunci o tramite noi headhunter (ci sta, è solo un peccato se si è legati alla propria azienda, e il problema è il capo che ci siamo ritrovati tra capo e collo); la terza, è cercare di migliorare il rapporto col capo difficile.

Ecco i miei consigli per gestire un capo “impossibile”:

  1. cerca di capire se davvero hai a che fare con un boss pessimo o se invece sei troppo duro con lei/lui, magari perché sotto sotto avresti voluto essere al suo posto e l’azienda invece te l’ha messo sopra, deludendoti;
  2. mettiti nei panni del tuo boss, capendo il suo punto di vista: è davvero un cattivo capo, o è semplicemente molto sotto pressione per i risultati che deve portare, e non sente che i suoi riporti diretti lo supportano adeguatamente: a volte, specie se si è in azienda da tanto tempo, si tende a rimpiangere il capo precedente, a ricordarne solo i pregi e non i difetti, mentre si vedono solo i difetti dell’attuale;
  3. ok, il capo ti stressa, ma il tuo ruolo in azienda va avanti indipendentemente da lui: se il tuo output è ineccepibile, se non ti fai abbattere dal caratteraccio del boss, il leadership team dell’azienda comunque apprezzerà quello che fai, e questo rafforzerà il tuo peso specifico. A volte, i capi impossibili non durano tanto, tutto sta a resistere uno o due anni…;
  4. hai un capo che fa del micromanagement e che controlla la durata delle tue pause pranzo, ogni riga dei report che tu scrivi, come gestisci ogni singola voce del budget che ti è affidato? Hai ragione, hai un capo poco strategico e che non sa delegare, ma ti consiglio di fare buon viso a cattivo gioco, di rassicurarlo nella sua ansia di controllo assecondandolo perlomeno per il primo anno; vedrai che poi automaticamente si fiderà via via sempre di più, e le cose tra voi andranno meglio;
  5. metti dei paletti: bisogna fargli capire chiaramente, con cortesia ma anche con fermezza, che non si è disposti a subire la sua maleducazione o l’aggressività; ci sono persone che “prendono fuoco” facilmente, perché hanno una scarsa capacità di gestire emozioni e impulsi. Bisogna agire non nel momento del conflitto, ma il giorno dopo dicendogli “non ti sembra di avere esagerato ieri con la tua reazione”: questo fa riflettere, e fa capire che c’è un limite invalicabile, quello dell’educazione e del rispetto.
  6. assecondalo nelle sue manie: ogni capo ha le sue piccole manie, c’è chi ha l’ossessione delle scrivanie ordinate, chi della puntualità, chi del rispetto dell’orario della pausa pranzo, chi non ama lo smartwork a causa della sua ansia di controllo. Assecondare il capo in questo, ad esempio evitando di arrivare sempre alle 930 se per lui è importante che tutti i collaboratori siano in ufficio già alle 9, significa, con un piccolo sforzo, venirgli incontro e rassicurarlo sul fatto che si condivide la sua filosofia lavorativa.
  7. Capisci se sei di fronte a un capo dal carattere difficile o a una persona che necessita di cure psicologiche: a me è successo, anni fa, fuggii a gambe levate, ci tenevo troppo al mio benessere psicofisico per lavorare con un capo psicolabile. In questo caso, soprattutto se si lavora in un grande gruppo, è bene parlare con l’HR e condividere il proprio punto di vista, per essere spostati in un altro gruppo di lavoro: si potrebbe trattare di un capo con sindrome di burn out, oggi finalmente considerata come una vera e propria malattia professionale.
  8. last but not least, evita accuratamente per il futuro di andare a lavorare con un capo dal carattere impossibile: conosco un executive che, forse inconsciamente, ha scelto di  lavorare con enne capi (imprenditori)  notoriamente dal carattere pessimo. L’ultima volta, recentemente, è venuto da me lamentandosi dell’ultima  scelta fatta, lavorare per un imprenditore notoriamente dalla personalità diciamo difficile. Il mio commento? Errare è umano, ma perseverare diabolico!

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