Una trentenne a caccia di nuovi eroi

Carolina
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Carolina

Articolo di Ettore Mieli apparso sul numero di agosto 2020 di Forbes. Abbonati

Come per la maggior parte dei ragazzi che scelgono di frequentare un master in business administration, anche l’ambizione professionale di Carolina Montagna, classe 1990, ricadeva sul settore della consulenza strategica e dell’investment banking. Ma, come succede spesso nella vita, l’esperienza e l’incontro con determinate persone, possono portarti a scoprire nuove prospettive. “Nutro sempre grandissima soddisfazione nel guardare indietro ed essere consapevolmente uscita da situazioni di comfort zone lavorativa, mettendomi in gioco con sfide sempre nuove. La società, la famiglia e la scuola dovrebbero insegnare, adottare e promuovere la sperimentazione e il cambiamento come mentalità culturale, affinché uno trovi più velocemente il suo posto nel mondo. Che è un po’ quello che fa quotidianamente una startup”, racconta. E così che è cominciata la sua carriera nel venture capital, un mondo dove chiunque, a prescindere dall’educazione ricevuta o dalla provenienza, può realizzare i propri progetti. “E lo si fa con persone che stimi, a una velocità cento volte maggiore rispetto al normale. E che ti fa dire: ma perché non faccio questo da sempre e l’ho scoperto solo ora?”.

Laureata in economia all’Università di Perugia, Carolina ha cominciato un percorso in consulenza in Ernst & Young, dove ha svolto il ruolo di auditor per importanti gruppi industriali nazionali con sedi in tutto il mondo, e poi in Pwc il ruolo di financial due diligence consultant per importanti fusioni e acquisizioni. L’esperienza in consulenza si è conclusa con l’ammissione al full scholarship mba alla business school internazionale Collège des Ingénieurs, che ha aperto le porte per un’esperienza in m&a alla Fca, con un focus specifico in open innovation e valutazione di startup.

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Ma è nel 2018 che ha trovato la sua vera vocazione unendosi al team della società venture capital focalizzata su investimenti in startup, Boost Heroes, nel ruolo di investment manager. Ha collaborato nell’investire in più di 30 startup e ha contribuito allo sviluppo dell’ecosistema imprenditoriale italiano favorendo la contaminazione tra imprenditori e investitori in più di 50 sessioni di networking che hanno coinvolto oltre 3mila persone in tutta Italia. Al momento gestisce le oltre 100 partecipate del portafoglio di Boost Heroes. “Credo nel miglioramento continuo di noi stessi”, dice. “In un mercato che evolve così velocemente e in un settore così fluido come quello del venture capital, nessuno sa dove saremo tra cinque anni. Per questo il mio più grande progetto è la mia crescita professionale, avendo come unica direttrice la voglia e l’obiettivo di migliorare l’ecosistema e creare un impatto nell’economia reale”.

Consapevole che l’Italia ha ancora tanta strada da fare. E che per crescere servono capitali, una struttura regolatoria snella e tanta pazienza. “Possono esserci molte idee, ma se nessuno le innaffia il seme, ovvero la startup, non germoglia. In questo momento è come se stessimo centellinando l’acqua, ossia i capitali, in un terreno arido e asciutto, che dovrebbe non solo  essere innaffiato ma anche arato”.

E per il futuro? Continuare a fare l’investitore o saltare dall’altra parte della steccionata e provare a fare impresa? “La contaminazione tra imprenditori e investitori dovrebbe essere più radicata nell’ecosistema italiano abbattendo questo muro culturale. Purtroppo in Italia abbiamo pochi esempi, seppur buoni, di startupper e imprenditori di successo che hanno deciso di diventare investitori mettendo a frutto la propria esperienza imprenditoriale per altri imprenditori con il supporto di figure con un forte track record nel mondo del venture. Oltreoceano è normale per un venture capitalist fare esperienza nelle proprie partecipate per toccare con mano il day by day del lavoro da startupper per essere domani un investitore migliore, in Italia no”. Chissà se un giorno le cose cambieranno.

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