Così il beauty di lusso rende omaggio a Venezia

Il corner al T Fondaco dei Tedeschi (courtesy Valmont)
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Il corner al T Fondaco dei Tedeschi (courtesy Valmont)

L’arte affonda le radici in un lontano passato, in casa Guillon. Didier, fondatore e presidente del grande gruppo svizzero della cosmesi, Valmont, è degno successore di una lunga serie di collezionisti d’arte, esteti e mecenati. Anima creativa e artista impegnato, continua la tradizione di famiglia attraverso la Fondation Valmont, quarto pilastro della maison, dedicata all’arte contemporanea e all’espressione dell’arte e della bellezza in tutte le sue forme. La fondazione ha sede a Venezia (città amatissima da Didier e dalla moglie Sophie, ceo di Valmont Cosmetics e creatrice dell’offerta skincare e delle fragranze), a Palazzo Bonvicini, dimora storica scelta e acquistata dalla maison anche per dare il nome alle sue, olfattive, Storie Veneziane. Ed ecco che, per creare una sorta di gioielleria olfattiva o un pezzo d’arte da indossare, e accreditarsi presso l’internazionale mercato veneziano, l’artista mecenate è riuscito nell’impresa di avere uno spazio presso il T Fondaco dei Tedeschi, palazzo affacciato sul Canal Grande del 1200, ora boutique di marchi del lusso. Intanto la fondazione ha ideato la mostra “Venetian Love”, visitabile fino al 31 gennaio 2021 al primo piano di Palazzo Bonvicini. Un tributo alla bellezza e alla città di Venezia cui i tre artisti, protagonisti dell’esposizione, Aristide Najean, Silvano Rubino e lo stesso Didier Guillon, sono strettamente legati. Didier Guillon si racconta.

Il corner al T Fondaco dei Tedeschi (courtesy Valmont)

Cosa significa per lei l’apertura dello spazio Valmont al T Fondaco dei Tedeschi?

Essere presenti in un department store, che accoglie le eccellenze del Made in Italy e dei più importanti brand internazionali e occupa un antico edificio vicino al Ponte di Rialto, è motivo di grande orgoglio. Il Fontego dei Tedeschi, infatti, simbolo degli scambi commerciali tra Oriente e Occidente nel XIII secolo, è una prosecuzione ideale per noi che, del mondo, cerchiamo di fondere le culture e le suggestioni. Lo facciamo attraverso la cosmesi e le fragranze ma anche attraverso le opere d’arte. Invitiamo dunque il cliente a un’inedita esperienza, che coinvolga i cinque sensi.

Cosa succederà in questo spazio?

Saranno presenti i prodotti Valmont viso e corpo, la quintessenza dell’Elixir des Glaciers, l’alta gioielleria olfattiva di Storie Veneziane e molti eventi artistici. Uno spazio emozionale e sensoriale creato per la giovinezza e la luminosità della pelle, con prodotti all’avanguardia e in edizione limitata. Ospiteremo anche mostre di arte contemporanea, un filo rosso che parte dalla mia passione artistica e si estende al nostro modo di fare business.

Come saranno rappresentate arte e bellezza?

Per celebrare l’apertura del nuovo lussuoso spazio Valmont al T Fondaco dei Tedeschi ho creato esclusive maschere in vetro di Murano, in collaborazione con il maestro veneziano Leonardo Cimolin.

Didier Guillon con suo figlio Maxence (courtesy Valmont)

Ci parli della Fondation Valmont. Sta già formando il suo successore?

Sì, mio figlio Maxence. Mi segue nel percorso artistico e creativo. È appassionato e preparato. Nel 2021 mi trasferirò a Venezia per dedicarmi esclusivamente all’arte e mio figlio avrà il compito di diffondere e di sviluppare, tramite la Fondation Valmont, la passione per la bellezza. Venezia è il simbolo della fragilità del mondo, va preservata. Attraverso l’arte si possono mandare dei messaggi importanti di salvaguardia di ambiente e bellezza. Ed è quello che intendo fare.

Avete anche appena lanciato un nuovo profumo, il cui flacone è un’opera d’arte. Ce lo racconta?

Sì, omaggia la grandezza di Venezia ed è per noi un nuovo capitolo di alta profumeria. Si chiama Mica D’Oro I, è una fragranza dedicata al quartiere del Ridotto, luogo che ospitava accademie musicali, serate letterarie, feste di ballo. La maschera che impreziosisce il flacone è di vetro soffiato dorato allo stato fuso 24 carati di lusso, esclusivo, fatto a mano da artisti di Murano. È una sintesi tra la creatività di mia moglie Sophie e la mia voglia di fare arte.

Ci racconta la mostra “Venetian Love”?

Tra i lampadari impetuosi di Aristide Najean, espressione diretta della volontà dell’artista di rivelare le sue emozioni interiori e le immense foto di Silvano Rubino con la sua architettura essenziale e creatrice di un’atmosfera sospesa, ho portato anch’io il mio contributo artistico per raccontare il mio amore per Venezia. Attraverso la maschera, simbolo veneziano, ho voluto esplorare i concetti del rinnovarsi, delle scelte e dei passaggi. Intitolata Janus, in tributo al dio romano, con le sue maschere bifronti l’opera incarna le opportunità passate e future.