Tim Cook sfida Elon Musk? Entro il 2024 potrebbe arrivare il primo veicolo a marchio Apple

Tim Cook ceo Apple, le trimestrali delle big tech (Microsoft, Tesla, Facebook)
Tim Cook, ceo di Apple. (Photo by Stephen Lam/ Getty Images)
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Tim Cook ceo Apple
Tim Cook, ceo di Apple. (foto Stephen Lam/ Getty Images)

Sembrava un programma abortito anni fa. Project Titan, il progetto di Apple per la produzione di una vettura a guida autonoma, ha invece ripreso vita. Ed è tornato d’attualità proprio in un giorno storico per il settore automotive: quello dell’ingresso di Tesla nell’indice S&P 500.

Nelle stesse ore in cui Elon Musk coronava un 2020 che ha visto il suo patrimonio crescere di oltre 100 miliardi di dollari, Reuters ha annunciato che il primo veicolo a marchio Apple potrebbe arrivare nel 2024. Secondo l’agenzia, che cita fonti vicine all’azienda, la svolta sarebbe dovuta allo sviluppo di una nuova batteria. La tecnologia permetterebbe di abbattere i costi e aumentare l’autonomia del veicolo: i due nodi che da anni frenano il mercato delle auto elettriche.

“Parliamo di una tecnologia di un livello mai visto”, assicura uno degli intervistati. “Sarà come la prima volta che avete visto un iPhone”.

Project Titan

Project Titan è nato nel 2014. Già due anni più tardi il New York Times raccontava però di ripensamenti, chiusure parziali e licenziamenti. Nel 2018, Apple aveva provato a rivitalizzare il programma e ne aveva affidato la guida a Doug Field, strappato a Tesla, di cui era vicepresidente. Già l’anno successivo, però, l’organico del progetto era stato ridotto di 190 persone.

Secondo Reuters, è possibile che Apple si appoggi a un altro produttore per la realizzazione dei veicoli, oppure che si limiti a sviluppare un sistema di guida autonoma da integrare sulle auto di una casa tradizionale. Scelte che sarebbero, però, in contrasto con la filosofia di Apple, che ha sempre cercato di limitare al massimo il ruolo di altre aziende nella sua filiera.

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Una parte della tecnologia potrebbe essere mutuata da altri prodotti Apple. L’iPhone 12 e l’iPad Pro, per esempio, sono già forniti di sensori lidar, il sistema di telerilevamento utilizzato dalle auto per costruire un modello tridimensionale dello spazio circostante.

Il cuore del progetto dovrebbe essere la nuova batteria, capace di contenere più materiale attivo a parità di volume, e dunque di garantire al veicolo maggiore autonomia. Si tratterebbe di un dispositivo Lfp (litio-ferro-fosfato): una tipologia di batteria dimenticata per decenni, prima di tornare di moda per la minore propensione al surriscaldamento rispetto alle alternative e, dunque, la maggiore sicurezza garantita.

La prima auto Apple?

Alle prese con il calo delle vendite degli iPhone, e dunque in cerca di soluzioni per mantenere il suo ritmo di crescita, da tempo Apple è tentata dalla diversificazione.

“Perché uno stabilimento di assemblaggio sia sostenibile”, afferma però una delle fonti della Reuters, “occorrono almeno 100mila esemplari all’anno”. Entrare nel mercato dell’auto, infatti, costa molto e diventa conveniente soltanto su grandi volumi di produzione. Tesla ha impiegato quasi vent’anni per registrare utili con regolarità. Poche settimane fa, Uber ha annunciato l’abbandono del settore delle auto a guida autonoma, con la vendita della sua unità dedicata, Advanced Technologies Group, alla startup Aurora.

“Se esiste sul pianeta una società con le risorse sufficienti per riuscire, però, quella società è Apple”, commenta una persona coinvolta nel Project Titan. Apple vanta una capitalizzazione di 2mila 200 miliardi di dollari e riserve di liquidità per oltre 200 miliardi. Una cifra sufficiente – come rileva John Koetsier di Forbes.com – ad acquistare “quattro General Motors, due Volkswagen, tre Daimler, quasi quattro Bmw, quattro Honda, quasi sei Ford e circa dieci Nissan”. Con un prestito da 10 miliardi, Apple potrebbe “comprarsi la Toyota”. Come dire che Apple avrebbe risorse sufficienti per acquistare un gigante delle auto e trasformarlo in un ingranaggio del suo piano globale.

L’esclusiva della Reuters ha colto di sorpresa anche alcuni investitori della stessa Apple. “L’esempio di Tesla ci insegna che l’allestimento di una rete di produzione mondiale richiede tempi lunghi”, rileva Trip Miller, managing partner di Gullane Capital Partners. “La mia prima reazione, da azionista, è stata: ‘Eh?’”, ha ammesso invece Hal Eddins di Capital Investment Counsel. Nel frattempo, però, nel giorno del debutto nell’indice S&P 500, le azioni di Tesla sono scese del 6,5%. Quelle di Apple sono salite dell’1,24%.