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Business 6 Settembre, 2019 @ 10:30

Non solo Lamborghini Siàn, nella strategia Vw l’auto elettrica è per tutti

di Ugo Bertone

Contributor, ho visto cambiare l’economia italiana.Leggi di più dell'autore
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lamborghini Siàn
La Lamborghini Siàn, prima elettrica della casa di Borgo Panigale (Courtesy: Lamborghini)

“General Motors, che un tempo era il gigante di Detroit, qui è quasi scomparso. Non ci sono più fabbriche degne di questo nome perché hanno spostato tutto in Cina, nonostante i capitali per gli investimenti siano arrivati da qui. MA QUESTO E’ AVVENUTO PRIMA CHE ARRIVASSI IO. Saranno in grado di tornare indietro?”. Con questo tweet pubblicato alla vigilia dell’appuntamento alla Casa Bianca con Mary Barra, la numero uno del gruppo Gm, il presidente Usa è tornato su uno dei temi a lui più cari: il rilancio dell’industria dell’auto made in Usa, un argomento chiave per puntare alla rielezione tra un anno.

Non è difficile prevedere che le bordate anti-Pechino, che nel frattempo medita di reintrodurre gli incentivi al settore, in difficoltà sul mercato interno, saranno presto seguite dall’offensiva più volte annunciata contro l’altro pericolo numero uno, agli occhi del presidente: l’auto tedesca. Ovvero come ebbe a sostenere, “quel fiume di Mercedes e Bmw che vedo sfilare sullo Quinta Strada a New York”. Oltre a sistemare i dazi con la Cina, cosa peraltro mica facile né rapida, Trump intende mettere nel mirino “il grande nemico” a quattro ruote, già indebolito dalla frenata della Cina, il principale cliente dell’auto tedesca, ma anche dallo spauracchio della Brexit che ha già colpito l’import/export di Berlino (-20% gli scambi commerciali nei primi sei mesi, prima causa del calo del prodotto interno lordo d’oltre Reno).

In questa cornice che s’inquadra l’avvio della grande offensiva elettrica dell’industria a quattro ruote tedesca che si accinge a sparare tre missili nel cielo dell’auto il 10 settembre, in occasione del salone dell’auto di Francoforte. Ce n’è sarà per tutti i gusti, a partire da Taycan, la prima Porsche al 100% elettrica, una vera rivoluzione culturale per i seguaci del credo di Ferdinand Porsche, che non nasconde l’intenzione di scalzare Tesla dalla leadership dell’elettrico di lusso. Per centrare l’obiettivo non si è badato a spese: il piano Porsche su elettrico e digitale vale 6 miliardi di euro, una cifra esagerata per un produttore dai volumi limitati, ma che si giustifica con la ricerca di un mix che non tradisca il mito.  Per questo si è deciso di partire subito con le versioni Turbo e Turbo S dotate di due unità elettriche di grande efficienza, una sull’asse anteriore e una sul posteriore, così da realizzare un sistema di trazione integrale con prestazioni degne della 911 (da zero a 100 chilometri all’ora in 2 secondi e 8 decimi per la Turbo S) ma con una batteria che si può ricaricare, utilizzando la corrente continua erogata dalle reti ad alta potenza in soli 5 minuti per consentire un percorrenza fino a 100 chilometri oppure in 22 minuti e mezzo in condizioni ideali. Un gioiello da 191mila euro (versione Turbo S) ma che già dall’anno prossimo verrà offerto in versioni più abbordabili.

La seconda mossa del gruppo Volkswagen è meno spettacolare ma ben più significativa sul fronte del business. A Francoforte sarà presentato l’ID.3, cioè il primo modello di Wolfsburg sviluppato sulla Meb, la piattaforma (costo 33miliardi di euro) su cui verranno sviluppati i futuri modelli di massa con cui il gruppo intende sbaragliare la concorrenza. L’avvio è più che promettente: ancor prima della presentazione la vettura ha già ricevuto più di 30.000 prenotazioni in Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito, e oltre 100.000 fan si sono registrati alla newsletter per ricevere aggiornamenti regolari sulla nuova gamma totalmente elettrica ID, l’avanguardia della flotta di 70 modelli elettrici che il gruppo, con un investimento attorno ai 100 miliardi, intende sfornare nei prossimi dieci anni. Sarà, nei propositi del gruppo, “l’auto elettrica per tutti” con un prezzo inferiore alla soglia dei 30.000 euro in Germania e una capacità di ricarica che, in 30 minuti, consente un’autonomia di 290 chilometri.

Inoltre, in termini di strategia industriale, l’operazione si presenta come una vera rivoluzione, con l’obiettivo di recuperare parte dei costi ma anche, se non neutralizzare, almeno ridurre la pressione di Trump. Volkswagen ha deciso di consentire, dietro adeguata fee, l’uso della piattaforma Meb (che sta per Modulare E-Antriebs-Baukasten) anche a Ford e non esclude di ripetere l’operazione. Per la cronaca, Mike Manley, ceo  di Fiat Chrysler, ha smentito che il gruppo italoamericano sia interessato.

Ma la strada delle alleanze sembra la via obbligata, visti i costi e il valore strategico della sfida che sta ridisegnando le sfere d’influenza delle varie potenze: al blocco Volkswagen (cui potrebbe aggiungersi l’asse Bmw-Mercedes) si contrappone Toyota che ha attratto nella sua orbita Suzuki e Mazda.  In attesa che prenda nuova forma l’alleanza Renault-Nissan (allargata a Fca).

Ma nell’attesa che evolvano i grandi scenari merita soffermarsi sulla terza carica che il gruppo Volkswagen vuole accendere al salone di Francoforte: il varo della Lamborghini elettrica. I numeri, in questo caso, sono relativi: la Siàn, la prima ibrida della marca di Sant’Agata Bolognese, prodotta in soli 63 esemplari. Si tratta di una supercar sportiva da 819 cv spinta da un motore V12 aspirato ma abbinato ad un motore elettrico in grado di schizzare da 0 a 100 chilometri in meno di 2,8 secondi fino alla velocità di 280 km/h.  E’ il prototipo del futuro del marchio, in linea con l’evoluzione dell’Aventador, anch’essa destinata a passare all’elettrico. Anche questo conferma il valore strategico dell’elettrico per tutta la gamma sviluppata dal gruppo tedesco.

Bloomberg al proposito ha ipotizzato una quotazione in Borsa del marchio che potrebbe aspirare ad una Ipo attorno agli 11 miliardi di euro, in linea con il successo di Ferrari che vanta una capitalizzazione di 28 miliardi di euro pari ad un rapporto prezzo/utili di 32,7 volte, come le griffe del lusso e assai più elevato della media dell’auto. E’ senz’altro un obiettivo raggiungibile, vista anche la crescita geometrica delle vendite del primo semestre (+96%) grazie al boom di Urus.  Ma è difficile che si realizzi nel prossimo futuro, vuoi per le prospettive incerte dei mercati finanziari ai tempi della Brexit di cui è stata vittima Aston Martin (sotto del 70% rispetto all’Ipo), vuoi perché, prima di passare ai realizzi, in casa Volkswagen si vogliono vedere i frutti della semina elettrica, la sfida industriale più importante non solo per il gruppo che vuol cancellare con un elettrochoc l’incubo del dieselgate.

Soprattutto, però, c’è da chiedersi se Volkswagen intende imitare il modello Fca oppure evitare incroci finanziari che, in passato, non hanno portato bene al colosso teutonico. Il gruppo italo americano, come dimostra l’operazione Cnh Industrial, ha magistralmente utilizzato la Borsa per creare valore. Wolfsburg è cresciuta a suon di acquisizioni finanziate dagli utili industriali, frutto il più delle volte dell’eccellenza tecnologica che ha garantito l’autosufficienza. Fino a ieri, perché i costi di sviluppo dell’auto elettrica impongono soluzioni condivise, come la cessione in affitto della piattaforma Mep all’americana Ford.

Life 5 Luglio, 2019 @ 11:00

McLaren ha una nuova supercar ma per i più piccoli

di Jader Liberatore

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macchine giallo blu
(cars.mclaren.press)

Dopo il successo dei 500 esemplari della Bugatti Baby II da 30mila euro lanciata lo scorso marzo in occasione del 110° anniversario dalla nascita della casa automobilista, è il turno di McLaren che a distanza di tre anni dalla presentazione della sua prima auto elettrica per bambini – si tratta del modello McLaren P1 “Ride-On” – svela una supercar ancora più autentica e che non passerà inosservata agli occhi dei genitori appassionati dei motori. Si tratta della nuova McLaren 720S “Ride-On” già acquistabile in alcuni negozi di giocattoli selezionati, disponibile in sette colorazioni differenti e che nei prossimi mesi sarà vestita anche dall’esclusiva tonalità Papaya Sparks: la stessa del modello reale venduto a partire da 260mila euro. Indicata per bambini da 3 a 6 anni, la nuova vettura elettrica del marchio di automobili inglese è dotata di telecomando necessario per la guida che potrà essere autonoma o parentale – se gestita rispettivamente da chi siederà all’interno del veicolo o da un genitore – e mostra alcune finiture e dettagli in fibra di carbonio.

Si potrà accendere con la chiave o direttamente dal radiocomando e a renderla ancora più caratteristica è l’effetto sonoro dei propulsori che, riprodotto alla pressione del pedale dell’acceleratore, ricorda il rombo del motore dell’autovettura originale.  Utile e piuttosto adatto ai più piccoli è lo schermo presente sul cruscotto che mette a disposizione un sistema di infotainment completo che consente di riprodurre musica – è già presente una selezione di brani per ragazzi – o guardare film direttamente inserendo un supporto USB o scheda di memoria SD.

Sebbene sia un prodotto rilasciato da un brand prestigioso nel settore automobilistico, McLaren ha pensato bene di introdurre nel mercato il nuovo veicolo per bambini ad un prezzo piuttosto accessibile e in linea con i prodotti di concorrenza: la 720S “Ride-On” può essere ordinata al prezzo di partenza di 365 euro e, come sottolineato dall’azienda nel comunicato stampa ufficiale, il prezzo di settecento mini supercar sarebbe l’equivalente del costo di una vera 720S Coupé.

Life 18 Aprile, 2019 @ 9:32

Aston Martin Rapide E: sarà questa la nuova auto elettrica di James Bond?

di Emiliano Ragoni

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Il modello Rapid E è stato presentato al recente Salone dell’auto di Shanghai. (Courtesy Aston Martin)

James Bond, la spia più famosa del mondo uscita nel 1953 dalla penna dello scrittore britannico Ian Fleming, è da sempre indissolubilmente legato alle Bond car, automobili sportive, dotate di una serie di “trucchi” per depistare l’inseguitore. Tra le case automobilistiche legate allo 007 c’è sicuramente la casa inglese di Gaydon, Aston Martin.

La compagnia inglese ha prestato la sua DB5 – l’acronimo DB ha caratterizzato la denominazione di tutti i modelli della casa dal 1950 al 1973, nel periodo in cui David Brown ne è stato proprietario – per diversi episodi della saga, tra cui Goldfinger, dove il volto di James Bond era Sean Connery.

Oltre a rappresentare il passato, Aston Martin sarà anche nel futuro della mitica spia. Secondo quanto trapelato dalla stampa specializzata, anche nel prossimo film, il 25° della saga, che sarà tratto dal romanzo Mai sognare di morire, l’agente segreto sarà a bordo proprio di un’auto Aston Martin. La novità, questa volta, è che sarà elettrica.

(Courtesy Aston Martin)

Aston Martin Rapide E, l’auto elettrica di lusso Made in Uk

La vettura, con ogni probabilità, sarà la Aston Martin Rapide E, modello presentato al recente Salone dell’auto di Shanghai. L’Aston Martin Rapide E, la prima elettrica in assoluto della casa inglese, è una berlina coupé a cinque porte, che presenta uno stile che risulterà famigliare a tutti gli amanti della casa di Gaydon. Sulla Rapide E ritroviamo infatti la grossa “bocca” anteriore, caratterizzata da una trama a nido d’ape. Le linee sono molto fluide e l’estetica è stata ottimizzata per massimizzare l’efficienza energetica. Anche i cerchi, in alluminio forgiato, sono aerodinamici, e gli pneumatici Pirelli P-Zero sono a bassa resistenza al rotolamento.

(Courtesy Aston Martin)

Dal punto di vista tecnico la Aston Martin Rapide E è sì un’auto elettrica, ma in realtà non è un progetto totalmente nuovo: si tratta di una sorta di retrofit (ossia una conversione a elettrica di un modello con motore tradizionale) della berlina endotermica Rapide. Questo particolare lo possiamo constatare dalla scelta di collocare le batterie nel posto dove troviamo il motore V12 da 6,0 litri della Aston Martin Rapide, anziché sotto il pianale dell’auto; soluzione, quest’ultima, adottata da quasi tutte le aziende automobilistiche.

(Courtesy Aston Martin)

Le prestazioni della Aston Martin Rapide E

La Aston Martin Rapide E è stata sviluppata congiuntamente con la Williams Advanced Engineering, società nata da una costola di quella presente in Formula 1, ed è dotata di un impianto elettrico e una batteria a 800 Volt, con una capacità di 65 kWh. La batteria, custodita in un involucro in fibra di carbonio e Kevlar, e posizionata nel vano anteriore, alimenta la coppia di motori elettrici che azionano l’asse posteriore, garantendo una potenza di 601 CV e una coppia di 950 Nm. I 601 cavalli permettono uno scatto da 0 a 100 km/h inferiore a 4 secondi e una velocità massima di 250 km/h. L’autonomia dichiarata è di 320 km.

Nonostante la “zavorra” della batteria, la casa inglese assicura che le prestazioni dinamiche della Rapide E saranno degne di una vera Aston Martin, grazie a sospensioni appositamente studiate e ad altri accorgimenti tecnici.

(Courtesy Aston Martin)

Interni ipertecnologici per la Aston Martin Rapide E

Come da tradizione, gli interni della Aston Martin Rapide E sono piuttosto ricchi di pulsanti. Rispetto alle altre auto presenti nella gamma, la Rapide E presenta una strumentazione digitale posizionata dietro il volante, che fornisce tutte le informazioni chiave al guidatore.

Aston Martin Rapide E, un modello esclusivo

Essendo un progetto molto particolare, la produzione della Aston Martin Rapide E, che avverrà nello stabilimento inglese di St Athan, sarà limitata a 155 unità in tutto il mondo. Non è stato ancora comunicato il prezzo della vettura.