Google minaccia di chiudere in Australia se costretto a pagare gli editori per le notizie

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(Photo by David Paul Morris/Getty Images)
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Articolo di Robert Hart apparso su Forbes.com

Google ha minacciato di disabilitare la sua funzione di ricerca in Australia, mentre Facebook ha minacciato di vietare i contenuti di notizie dalla sua piattaforma se il governo non desisterà dal piano che prevede che i giganti della tecnologia paghino i media per i loro contenuti, una delle escalation più drammatiche in corso volta a tenere in pugno la grande tecnologia.

Fatti chiave

  • La proposta di legge richiederebbe a Google e Facebook di negoziare con le testate giornalistiche locali per i contenuti, con un arbitro nominato dal governo che prende decisioni se non è possibile concludere un accordo.
  • Mel Silva, amministratore delegato di Google Australia, ha affermato che il “Codice di contrattazione sui media per i media” proposto dall’Australia è “impraticabile” nella sua forma attuale, mina il principio fondamentale del “collegamento illimitato tra siti web” e costituisce un “rischio finanziario e operativo non gestibile” per le operazioni di Google in Australia.
  • “Se questa versione del codice diventasse legge, non ci darebbe altra scelta che smettere di rendere disponibile lo strumento di ricerca Google in Australia”, ha detto Silva in un incontro col Senato venerdì.
  • I legislatori australiani non sono rimasti impressionati dall’ultimatum del gigante della tecnologia, accusandolo di “ricatto” e bullismo.
  • “Sia chiaro: l’Australia detta le sue regole per quello che la riguarda”, ha detto il primo ministro Scott Morrison in una confutazione appassionante avvenuta lo stesso giorno.
  • “Le persone che vogliono lavorare in Australia secondo questi principi saranno i benvenuti”, ha detto, aggiungendo: “Ma non rispondiamo alle minacce”.

Background

Il codice, progettato per aiutare l’industria dei media locali in difficoltà, che ha accusato grandi piattaforme di beneficiare del suo lavoro senza pagarlo, è stato sviluppato dal “cane da guardia” della concorrenza australiano, l’ACCC (Australian competition and consumer commission), dopo che tra quest’ultimo e le società tecnologiche i colloqui sono stati interrotti. Se approvato, vedrebbe utenti del calibro di Google e Facebook costretti a negoziare e condividere le entrate che ricavano dai contenuti delle notizie, con gli editori. Facebook e Google sostengono entrambi che i notiziari beneficiano già dei riferimenti e dei clic sui loro siti web abilitati dalle loro piattaforme. Il governo degli Stati Uniti ha cercato di intervenire per conto dei giganti della tecnologia, esortando il governo australiano a lavorare allo sviluppo di un “codice volontario”, aggiungendo che il codice si rivolge ingiustamente a due aziende statunitensi a loro “evidente danno”.

Citazione

“[Il codice] sarebbe qualcosa di negativo non solo per noi, ma per il popolo australiano, i media e le piccole imprese che utilizzano lo strumento di ricerca Google”, ha detto Silva.

A margine

Google ha accettato di pagare gli editori francesi giovedì, dopo che l’autorità della concorrenza del Paese ha emesso una sentenza che lo rendeva obbligatorio. Google ha detto che avrebbe negoziato licenze individuali con i membri di un gruppo di lobby nei media dopo mesi di trattative. Forbes ha contattato Google per commentare i risultati radicalmente diversi visti in Australia e Francia su un problema simile.