Da Pitti a Milano Unica: le più importanti rassegne italiane della moda chiedono al Governo di ripartire in sicurezza

Un’immagine del salone Pitti immagine uomo 95 (pittimagine.com)
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Da più di un anno le principali manifestazioni italiane del settore moda e lifestyle sono ferme, sospese in un limbo di decisioni e progetti, abbattute anch’esse dalla pandemia. Vietate, stravolte, impegnate a riprogettarsi in un futuro ancora incerto ora escono allo scoperto e chiedono al Governo cosa fare. Le manifestazioni sono un asset fondamentale per le Pmi e per il made in Italy, la loro ripartenza può innescare la ripresa economica del Paese.

Dunque se ne deve parlare, si deve uscire finalmente dal limbo, pena la fine di un comparto economico di grande valore. Per questa ragione, le più grandi rassegne italiane del settore moda, Pitti Uomo, Bimbo, Filati e Taste a giugno, Milano Unica (il salone dell’eccellenza tessile-accessori) a luglio e poi a settembre Micam Milano (il salone internazionale delle calzature), Mipel (l’evento internazionale dedicato alla pelletteria e all’accessorio in pelle), TheONE Milano (il salone dell’haut-à-porter femminile), Lineapelle (mostra dedicata a pelli, tessuti, accessori e componenti più innovativi), DaTE (manifestazione dedicata all’occhialeria d’avanguardia) e Homi Fashion&Jewels Exhibition (manifestazione dedicata al bijoux e all’accessorio moda), chiedono al Governo assolute certezze per poter riavviare la propria attività confermandone lo svolgimento, nel rispetto delle regole e dei protocolli di sicurezza sanitaria sia per gli espositori che per i visitatori.

In particolare si fa appello affinché nel prossimo Dpcm, previsto per il 6 aprile, venga concesso di organizzare eventi fieristici compatibilmente con la tutela della salute pubblica. L’organizzazione di una rassegna internazionale, rivolta a un pubblico b2b quindi aperta solo a operatori professionali, ha dei tempi lunghi di programmazione e allestimento e non può essere pianificata in pochi giorni. Senza parlare della situazione spesso drammatica in cui ormai versano gli espositori dopo mesi e mesi di chiusure. Rischiare di prolungare questa fase di incertezza, vuol dire compromettere l’intera stagione autunnale. Per adesso nessuno parla della riapertura delle fiere e anche questo è un problema. Questo infatti è un comparto fondamentale per la nostra economia che genera, secondo le stime di Cfi, un volume d’affari di 60 miliardi di euro annui. Le manifestazioni b2b sono un driver per le nostre imprese: il 50% delle esportazioni nasce da contatti originati dalla partecipazione agli eventi fieristici, per un volume complessivo di 251 miliardi di euro l’anno e un ritorno sugli investimenti di 8 euro per ogni euro investito.

Le fiere professionali, per operatori B2B, che escludono assembramenti di visitatori generici, sono da sempre un insostituibile strumento di politica industriale e, con la loro ripartenza, possono assicurare un forte sostegno al superamento della recessione economica e sociale in atto. Ritardare, o continuare a impedirne l’apertura, dicono i rappresentanti delle varie manifestazioni italiane, vuol dire ostacolare la ripresa degli scambi internazionali e la promozione del made in Italy essenziale per il rilancio del nostro Paese.