Come dovrà evolvere la comunicazione nel lusso secondo Alessia Fattori Franchini

Alessia Fattori Franchini
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La passione per il mondo della comunicazione arriva all’età di 8 anni quando ad Alessia Fattori Franchini viene regalato il libro “Giocare con le immagini” (Carlo Z. Baruffi, ndr). Laureata in giurisprudenza e giornalista professionista, ha fondato la sua AFF nel 2008, quando era portavoce dell’Assessore alla Moda e al Design di Milano e, contemporaneamente, iniziava a sostenere come consulente importanti realtà che si affidavano a lei per la comunicazione. Una passione che l’ha portata negli anni persino a collezionare articoli di costume e assumere le vesti di docente in brand communication all’Istituto Marangoni. Il suo è un atelier di comunicazione, come ama definirlo, specializzato nelle eccellenze della moda, della gioielleria e del lifestyle. Le sue esperienze nel campo portano all’inizio la sua firma su Vogue e contemporaneamente iniziano le collaborazioni con Prada, Jean Paul Gaultier, Evian, Cardi Gallery, Larusmiani, Van Cleef & Arpels e molte altre aziende del lusso. Milanese d’elezione, mamma di Leopoldo e collezionista appassionata di arte moderna.

Come si è evoluto nel tempo il suo business model? 
Direi parallelamente all’evoluzione della comunicazione. Facciamo posizionamento attraverso attività di ufficio stampa integrata al digitale perché ho sempre creduto fortemente in una comunicazione qualitativa e omnichannel. AFF realizza un posizionamento che oggi è fondamentale per ogni brand e crea uno storytelling che completa la brand identity, focalizzato anche al raggiungimento di obiettivi di vendita. Oggi sviluppiamo la comunicazione per eccellenze della moda, della gioielleria e del lifestyle (Pasquale Bruni, Crédit Agricole, Clementoni, Sotheby’s, il gruppo Sereno Hotels, Sassicaia e tanti altri, ndr) attraverso attività che comprendono la creazione di strategia, l’ufficio stampa corporate e prodotto, il digital marketing e le digital pr, la media strategy e il media buying e le relazioni esterne.

Come è cambiato il modo di fare comunicazione nel lusso negli ultimi 5 anni?
Il vero cambiamento è segnato dall’aumento della necessità di produzioni contenuti sia digitali che tradizionali e dall’importanza che è stata riconosciuta allo storytelling. Il lusso richiede coerenza anche nei singoli messaggi e una sapiente diversificazione del linguaggio a seconda degli strumenti utilizzati. Questo determina la potenza del messaggio e la sua efficacia creando un posizionamento solido e conforme.

In che modo avete gestito i cambiamenti di settore innescati dalla pandemia?
Abbiamo creato una piattaforma digitale AFF che consentisse presentazioni e momenti di incontro e condivisione tra i key opinion leader del mondo dei media e i direttori creativi o i ceo dei brand che curiamo: abbiamo voluto una piattaforma che garantisse una brand identity a ognuno di loro e una fruizione immediata dei contenuti dei progetti presentati. Inoltre abbiamo ideato un progetto digitale che ha coinvolto le voci più importanti del sistema moda italiano: #ConnectingFashionVoices sarà online a fine maggio ed è un messaggio e una riflessione sul futuro dei multibrand e del mondo del retail che abbiamo realizzato per la boutique di alta moda Ratti.

Come dovrebbe evolvere il modo di comunicare la moda?
Mi piacerebbe che la comunicazione del settore moda fosse sempre meno commerciale e più attenta a produrre cultura e valori. Il periodo storico che stiamo vivendo rappresenta una sfida e un’opportunità. Sicuramente siamo chiamati a trovare soluzioni diverse e innovative che garantiscano ai brand una comunicazione focalizzata su una forte identità, una nuova empatia e un posizionamento sul mercato che faccia da traino nelle vendite. Penso a progetti che rimandino al mondo degli atelier dove poter visionare i prodotti e sperimentarli con il tatto, per entrare nella dimensione creativa di chi li ha ideati.

Le esigenze dei clienti sono cambiate?
Si, sono cambiate perché sono cambiati i consumi e le modalità di acquisto. AFF risponde alle esigenze del mercato con flessibilità e una valorizzazione del capitale umano. Questo garantisce al brand un’attenzione unica e una personalizzazione di tutte le attività proposte.

Come si posiziona da questo punto di vista l’Italia rispetto al mercato internazionale?
L’Italia in questo momento è considerato un Paese vetrina: i brand oggi sono focalizzati su una comunicazione che si converta in vendita. L’italian way of life rimane un’attrattiva a livello internazionale e abbiamo brand che, grazie alla loro strategia di comunicazione, rappresentano vere e proprie case history. Credo quindi che la moda, per ripartire, si debba concentrare sugli investimenti migliori ovvero capitale umano e innovazione. I consumatori, del resto, non sono più interessati a prodotti senza contenuti ma sono sempre più attratti dai valori di un brand che soddisfi esigenze sia estetiche che funzionali.

Che rapporti ha con i social quando non lavora?
Sono una vera appassionata di innovazione e di nuovi strumenti di linguaggio. Uso i social per fare ricerca, creare community e scoprire nuovi talenti e nuove visioni.

Tre profili IG che segue con particolare interesse?
@AmandascGorman, poetessa americana di cui condivido i valori, @Attiliaff, mia sorella, che vive tra Vienna e Londra e si occupa di una delle mie grandi passioni ovvero l’arte contemporanea. E poi @vivianesassenstudio, una fotografa che lavora nella moda e nell’arte di cui apprezzo la capacità di creare messaggi visivi che hanno un’estetica altissima e una definizione dell’identità sempre riferita all’essenza.