L’asta spaziale di Jeff Bezos è già arrivata a 2,8 milioni di dollari (e non è ancora finita)

(Photo by Mark Wilson/Getty Images)
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L’unità di misura della ricchezza e del potere, nel 1500, era simboleggiata dalle torri erette dalle famiglie più potenti. San Gimignano resta un esempio ancora limpido. Poi, negli anni ’80, sulla Croisette o sotto i faraglioni di Capri, si diffuse lo “sport” di misurare la lunghezza dei superyacht: vinceva quello di Larry Ellisson o quello di Bill Gates? Oggi l’unità di misura della ricchezza è una poltrona con vista per andare nello spazio. Basta andare sul sito di Blue Origin per capire quanto stanno offrendo i miliardari del momento nell’asta organizzata da Jeff Bezos. Siamo a 2,8 milioni di dollari, ma la situazione è in evoluzione. E chissà, da qui al lancio dello Shepard programmato per luglio, quanti zeri leggeremo sul sito della società di turismo spaziale.

Dove andranno i soldi

I milioni di dollari sborsati dall’acquirente – quando l’asta si sarà conclusa – non andranno a rimpinguare il già enorme patrimonio di Jeff Bezos, stimato oggi in 188,2 miliardi di dollari. Saranno destinati infatti alla fondazione Club for the Future creata dal miliardario nel 2019 per “ispirare le future generazioni a intraprendere una carriera nelle discipline Stem e contribuire a inventare il futuro della vita nello spazio”.

Questa è la nuova prateria stellare dove sta correndo Jeff Bezos, in compagnia di Richard Branson, Elon Musk e un’istituzione del settore come la Nasa. Ma che fare in questo nuovo spazio che andremo a conquistare? Nel suo libro Inventa & Sogna, Bezos parla delle possibilità che si apriranno in termini abbastanza precisi.

L’idea visionaria consiste nello spostare nello spazio una parte dell’industria pesante e inquinante, per dare un futuro migliore alla Terra. Secondo i piani di Bezos, milioni di persone andrebbero a vivere lassù, in quegli spazi che Blade Runner – il film distopico di Ridley Scott ispirato al romanzo di Philip K. Dick Il cacciatore di androidi – ci ha insegnato a chiamare “Colonie intergalattiche”. Nella Los Angeles descritta da Scott, quelle colonie del nuovo mondo erano pubblicizzate da agenzie di viaggi attraverso poster parlanti nella pioggia incessante della città californiana.

Gli Shepard di Jeff Bezos

Jeff Bezos, aprendo l’asta, ha ricordato che i suoi mezzi spaziali sono chiamati Shepard in onore di Alan Shepard, l’astronauta che, 60 anni fa, divenne il primo americano nello spazio, in risposta alla missione del sovietico Yuri Gagarin.

Per togliere le residue paure ai partecipanti della milionaria asta, Bezos racconta che ben 15 missioni degli Shepard si sono concluse con matematica precisione e senza inutile dispendio di materiali. Blue Origin è fondata infatti sul principio del recupero e riutilizzo dei mezzi, operazione che riduce sia l’impatto ambientale che il costo di ciascuna missione.

Ora non resta che vincere l’asta con ulteriori rilanci. 2,8 milioni non sembrano essere sufficienti frequentare un corso organizzato da Blue Origin e farsi le vacanze nello spazio. Il vincitore dell’asta non avrà la torre più alta del comune, non possiederà lo yacht più lungo e più ricco di eliporti, ma potrà raccontare sui social media di aver visto la Terra da una prospettiva che nessun privato cittadino, indaffarato nel portare la famiglia a Milano Marittima, ha mai provato a immaginare.