Nella primavera del 2019 Alberto Bressan è alle dipendenze di una multinazionale americana. Seduto alla sua scrivania
di Lugano, senza preavviso perde il lavoro ma invece di perdersi d’animo parla con l’amico Simone Scodellaro e decide di lanciare un brand di costumi. Nasce il progetto SEAY, marchio a basso impatto ambientale, che si avvale di tessuti riciclati, una filiera produttiva a corto raggio, una distribuzione carbon neutral e un packaging organico.
La sua logica ruota tutta attorno al modello Re3, che richiama a sua volta tre concetti chiave per la filosofia del brand: re-use ovvero riutilizzo, re-sell ovvero rivendita e re-generate, rigenerazione. A sostegno del suo impegno green SEAY offre un green bonus a tutti i clienti che decidono di restituire un loro indumento usato che non indossano più e che, se non utilizzato diversamente, finirebbe nell’immondizia.
Come funziona? Basterà acquistare un capo SEAY, consegnane uno vecchio di qualsiasi marca e ricevere un rimborso del 20%. Il partner, la cooperativa no-profit terre Modello, rivenderà il tuo vecchio indumento oppure lo doneranno a persone bisognose che lo potranno riutilizzare. Se non è in condizioni ottimali, invece, sarà rigenerato per produrre nuovi tessuti.
Per l’azienda conta molto anche la trasparenza e quindi il tracciamento degli indumenti usati raccolti. Grazie a un sistema di tracciamento mediante QR code, i clienti hanno infatti la possibilità di verificare in tempo reale come sono stati impiegati i capi.



