Il settore degli aerotaxi ha il suo primo miliardario. La storia di JoeBen Bevirt, l’imprenditore che viveva in una comunità hippie

JoeBen Bevirt, il fondatore e ceo di Joby Aviation
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Le startup di aerotaxi elettrici sono almeno a qualche anno dall’imbarco dei primi passeggeri, ma il settore ha già coniato il suo primo miliardario: il fondatore e ceo di Joby Aviation, JoeBen Bevirt.

Le azioni della società con sede a Santa Cruz, in California, che ha iniziato a essere negoziata alla Borsa di New York l’11 agosto a seguito della fusione con una Spac, hanno chiuso martedì in rialzo del 5,8% a 10,90 dollari, dando alla società una capitalizzazione di mercato di 6,8 miliardi di dollari, e a Bevirt, 47 anni, un patrimonio del valore di 1,08 miliardi di dollari. È quanto emerge dai documenti della Sec (Security and Exchange Commission, l’ente americano che vigila sulla Borsa) che lo indicano come il proprietario di 98,7 milioni di azioni.

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È una pietra miliare significativa per Bevirt, che lavora dal 2009 per sviluppare un aereo che può decollare e atterrare verticalmente come un elicottero in ambienti urbani ristretti e passare a volare in modo efficiente sulle ali come un aeroplano. L’obiettivo è di far sorvolare il traffico agli abitanti delle città e alla fine rendere superflua gran parte della rete stradale. La maggior parte del lavoro di sviluppo del velivolo è stato svolto segretamente in un ranch di proprietà di Bevirt tra le sequoie delle montagne di Santa Cruz, nel nord della California. È un posto vicino a dove è cresciuto, in una comunità idealistica, di ritorno alla terra, dove la sua visione si sarebbe formata. Certo, le somme di denaro con cui ora sta lavorando una volta erano inimmaginabili.

Bevirt è cresciuto in una zona remota chiamata Last Chance in una comunità Hippie nella quale i membri coltivavano il proprio cibo. Lo facevano su un terreno acquistato nel 1970 da sua madre, Paula Fry, suo padre, Ron Bevirt, e dallo scrittore Gurney Norman. Gli ultimi due erano membri dei Merry Pranksters, famosi per le loro feste con gli acidi e le spedizioni con il Magic Bus negli anni ’60. Bevirt prende il nome dal personaggio JoeBen presente in un romanzo del capobanda dei Pranksters, Ken Kesey, che dice di averlo trattato come un figlioccio.

Bevirt ha detto lo scorso anno a Forbes di aver pensato per la prima volta di costruire una macchina volante in seconda elementare, mentre arrancava verso casa lungo la ripida strada di 4,5 miglia lungo la Pacific Coast Highway, dove l’autobus lo lasciava dopo la scuola. “Era una collina infinita”, ha detto ridendo Bevirt, “Mi ha fatto sognare un modo migliore”.

Bevirt, che ha studiato ingegneria all’Università della California a Davis e alla Stanford University, ha maggiori possibilità di realizzare il suo sogno con gli 1,1 miliardi di dollari che Joby Aviation ha raccolto dalla sua fusione con la società di acquisizione per scopi speciali Reinvent Technology Partners. A cui ha aggiunto un collocamento privato di azioni rivolto a investitori istituzionali.

Joby afferma di aver condotto più di mille voli di prova a pilotaggio remoto di prototipi del suo aereo a cinque posti alimentato a batteria. Il mese scorso ha affermato di aver volato per 150 miglia con una singola carica, la portata massima che la società sta attualmente cercando di raggiungere e il volo più lungo che qualsiasi aspirante aerotaxi elettrico abbia mai detto di aver compiuto.

Joby ora deve affrontare il costoso e impegnativo compito di dimostrare la sicurezza del velivolo alla Federal Aviation Administration, da cui la società spera di ricevere la certificazione nel 2023. Oltre all’impegno prosciugante di sviluppare una fabbrica per produrre migliaia di velivoli all’anno. Per non parlare della costruzione di una rete di vertiporti nelle sue città di lancio negli Stati Uniti, che però deve ancora essere annunciata.

Joby sta ricevendo un aiuto cruciale nella produzione da Toyota Motor, che ha investito circa 400 milioni di dollari nell’azienda. Altri importanti sostenitori della quotazione pre-pubblica includono il cofondatore di Pinterest Paul Sciarra, che ha investito in Joby in un seed round del 2013 ed è entrato a far parte della società come presidente esecutivo (miliardario già in virtù dell’Ipo di Pinterest del 2019, la sua partecipazione in Joby vale ora 653,6 milioni di dollari con il prezzo di chiusura di martedì), così come Capricorn Investment Group del miliardario Jeff Skoll e Intel.

In collaborazione con il duo dietro Reinvent Technology Partners – il cofondatore di LinkedIn Reid Hoffman e il fondatore di Zynga, Mark Pincus – i dirigenti di Joby e i principali investitori hanno progettato la fusione inversa con restrizioni insolitamente lunghe sulla vendita delle loro azioni. L’obiettivo è di proteggere la società dal focus a breve termine di Wall Street, e Hoffman e Pincus si sono impegnati a svolgere il ruolo di mentori pluriennali che si vede più frequentemente negli investitori venture capital.

Bevirt, Sciarra e tutti i precedenti investitori in Joby controllano circa l’80% delle azioni: loro e il team di Reinvent hanno blocchi sulle loro azioni che si estendono su un periodo di cinque anni. Le azioni verranno liberate in tranche su base annua, con la piena maturazione per i fondatori di Reinvent che arriverà solo quando il prezzo delle azioni raggiungerà i 50 dollari, il che implica una capitalizzazione di mercato di oltre 30 miliardi di dollari.