La nuova via del gas parte dall’Algeria. Ma c’è il rischio di finanziare la Russia

Algeri Algeria
Algeri, capitale dell’Algeria (foto Shutterstock)
Share

Il 18 marzo 1962, con gli accordi di cessate il fuoco tra la Francia e il Fronte di liberazione nazionale (Fln), l’Algeria conquistava l’indipendenza dopo otto anni di guerra. A distanza di 60 anni l’ex colonia francese torna al centro degli equilibri strategici ed economici tra le due sponde del Mediterraneo. A causa della guerra in Ucraina e della conseguente necessità per gli stati europei di affrancarsi dalla dipendenza dal gas e dal petrolio russo, l’Algeria punta a diventare un partner fondamentale. Oltre a possedere la decima riserva di gas naturale al mondo, infatti, è anche il sesto esportatore mondiale ed è oggi il terzo fornitore di gas all’Europa (circa l’8% del totale), dopo Russia e Norvegia.

Tra i paesi europei che importano più gas algerino ci sono l’Italia e la Spagna, verso i quali è diretto, rispettivamente, il 40% e il 25% dell’export. I rapporti di Italia e Spagna con il governo di Algeri, però, sono ben diversi. Promettenti quelli dell’Italia, che si è dimostrata, fin dalla visita del ministro degli Esteri Di Maio del 28 febbraio scorso, molto interessata all’incremento degli approvvigionamenti. Nel 2021 l’Algeria ha fornito oltre 21 miliardi di metri cubi di gas all’Italia, oltre il 30% del fabbisogno nazionale. In base ai nuovi accordi siglati tra Eni e Sonatrach, la compagnia energetica di stato algerina, l’obiettivo sarebbe quello di aumentare già da quest’anno l’import di circa tre miliardi di metri cubi di gas, per poi arrivare a regime con nove miliardi aggiuntivi entro il 2024.

La questione del Sahara Occidentale

La Spagna, che nel 2021 ha importato dall’Algeria quasi il 50% del fabbisogno nazionale di gas, circa dieci miliardi di metri cubi, ha invece rapporti ai minimi termini con Algeri. La causa di questa tensione, con il conseguente ritiro dell’ambasciatore algerino da Madrid, va ricercata nella decisione della Spagna, il 18 marzo scorso, di appoggiare il Marocco per la questione della sovranità del Sahara Occidentale. Quest’ultimo, colonia spagnola fino al 1976, è da allora conteso tra Marocco e Fronte Polisario, organizzazione militare indipendentista appoggiata dall’Algeria.

Il Marocco oggi occupa oltre due terzi del Sahara Occidentale, territorio prevalentemente desertico, ma che ospita una delle riserve più importanti al mondo di fosfati, fondamentali per i fertilizzanti in agricoltura. La zona di confine con la Mauritania è, invece, sotto il controllo del Fronte Polisario e della Repubblica Araba Democratica Saharawi. L’Algeria, uno dei pochi paesi al mondo a riconoscere l’autoproclamata repubblica, ospita circa 173mila profughi saharawi e vede nel Fronte Polisario un argine alla crescente influenza marocchina nell’Africa Occidentale. I media spagnoli temono, perciò, che la decisione del presidente Sanchez di appoggiare la causa marocchina si ritorca contro la Spagna stessa, se l’Algeria interrompesse o centellinasse i flussi di gas verso la penisola iberica, forte anche della rinnovata partnership con il governo Draghi.

I legami Russia-Algeria

L’Algeria, per l’Italia, potrebbe invece risultare un asso nella manica per liberarsi dal gas russo. Alcuni commentatori sostengono, però, che una completa emancipazione di Italia, Spagna o altri paesi europei da Mosca non sia del tutto raggiungibile, visti gli stretti rapporti intrattenuti dal Cremlino con i paesi candidati a sostituire le sue forniture di gas. Un discorso che vale anche per l’Algeria, il cui governo si è infatti prima astenuto sulla risoluzione Onu che condannava l’invasione russa dell’Ucraina, poi ha votato contro la risoluzione per l’espulsione della Russia dal Consiglio dei Diritti Umani.

Non bisogna dimenticare, inoltre, che nel 2006 fu lo stesso Putin a cancellare il debito di oltre quattro miliardi di dollari dell’Algeria nei confronti della Russia e, in seguito, a siglare accordi per forniture militari per oltre sette miliardi, facendo diventare l’Algeria il primo importatore africano di armi russe e il terzo a livello globale. I due stati hanno pianificato anche, per il prossimo autunno, esercitazioni militari antiterrorismo congiunte in territorio algerino.

Va ricordata poi la partnership quasi paritetica tra Sonatrach – la stessa che ha stretto accordi con Eni – e la compagnia russa Gazprom sullo sviluppo di un nuovo giacimento petrolifero nella regione di El Assel. Alla luce di ciò, i proventi dei nuovi accordi con l’Italia o con eventuali altri paesi europei potrebbero ottenere l’effetto indesiderato di finanziare indirettamente la stessa Russia, tramite l’acquisto da parte del governo algerino dei suoi dispositivi militari. Un’altra conseguenza non prevista dell’economia globalizzata.

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it Iscriviti