La dieta intelligente. Come un under 30 vuole migliorare la cultura dell’alimentazione con gli algoritmi

Andrea Lippolis
Andrea Lippolis
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Articolo tratto dal numero di agosto 2022 di Forbes Italia. Abbonati! 

Ai tempi dell’università a Milano, tra un allenamento di basket e l’altro, capitava spesso che il leccese Andrea Lippolis tornasse a casa affamato, rimpiangendo la cucina di casa. “Desideravo una dieta bilanciata in base alle mie esigenze. E all’epoca non c’era un servizio online di consegna a domicilio di piatti pronti e personalizzati per chi voleva restare in forma. Così ho deciso di crearlo io”. Da sempre appassionato di fitness, e con un passato da cestista nelle serie minori, nel 2011 Lippolis ha quindi lanciato Feat Food, piattaforma che sfrutta le potenzialità dell’intelligenza artificiale per preparare pasti bilanciati. L’idea piace e nel 2016 la startup entra nel programma di accelerazione di Impact Hub, a Milano. “Ho raccolto capitale in vari round di finanziamento, l’ultimo, da 1,5 milioni di euro, lo scorso dicembre, per 4 milioni di euro in totale”, dice lo startupper, laurea in Ingegneria gestionale presso il Politecnico.

Per preparare un determinato piano alimentare, la piattaforma, che oggi ha cambiato nome in Vita Meals, sfrutta le potenzialità del machine learning. In base a un sistema di intelligenza artificiale, ideato dal team, ogni consumatore inserisce nel calcolatore i suoi dati (sesso, età, peso, altezza, obiettivi). A questo punto, attraverso un’analisi predittiva, il software individua la quota di calorie giornaliere e di macro-nutrienti necessari per il raggiungimento degli obiettivi. “Più vengono aggiornati i dati nel pannello utente, più il software diventa preciso nell’individuare i percorsi nutrizionali, calcolando le grammature esatte, scegliendo le combinazioni di ingredienti e distribuendoli tra i pasti previsti nella dieta”, prosegue Lippolis. Finora, il database di Vita Meals conta oltre 20mila utenti, suddivisi in macro categorie in base alle diverse caratteristiche fisiche e obiettivi da raggiungere, alle quali corrispondono, su misura, diversi regimi alimentari.

E questo perché, anche nel food, la personalizzazione assume un’importanza cruciale. “Fortunatamente, negli ultimi anni la consapevolezza su questo tema è in forte crescita; ognuno di noi è unico, e ha quindi la necessità di consumare ciò che è più giusto per il proprio benessere”. Quando è nata la piattaforma, Lippolis voleva che avesse un impatto positivo sulle persone: aiutarle nella quotidianità, migliorare il loro stato di salute, supportarli nel raggiungimento dei loro obiettivi. Anche i numeri lo hanno aiutato: partito da solo con 5mila euro, dal 2015 a oggi la società ha raggiunto partner commerciali come Riso Gallo e Amadori. A settembre 2020, poi, la società, che oggi conta 34 persone nel team, ha conseguito un aumento di capitale per un totale di 1,8 milioni di euro, di cui ha fatto parte anche una campagna di equity crowdfunding.

Ma come è cambiato il settore del food tech in Italia negli ultimi anni? “Lo descriverei come un mondo in crescita, che ha necessità di capitali per essere all’altezza dei mercati esteri. Ci sono varie tematiche, sulle quali abbiamo la necessità di risultare competitivi come le proteine vegetali, l’agricoltura verticale e il riciclo degli ingredienti. La cultura alimentare italiana è senza alcun dubbio molto forte, su questo siamo maestri. Ma negli ultimi anni c’è stato molto spazio per le contaminazioni esterne e, quindi, per la sperimentazione”. Quando non è in riunione, la giornata tipo di un giovane imprenditore come Lippolis consiste nel risolvere problemi e prendere decisioni. “Abbiamo tante ambizioni per il futuro. Il nostro desiderio è quello di crescere, e nel farlo guarderemo sempre di più al mondo della nutrizione personalizzata con un approccio olistico. C’è veramente tanto da fare e noi siamo pronti a rimboccarci le maniche”.

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