Il suo nuovo film esplora i confini dell’intelligenza artificiale e una produttiva e interessante collaborazione con il mondo del cinema. A differenza di tanti altri attori, che temono di essere sostituiti dall’Ia, Tom Hanks non la teme. Nel suo nuovo film Here si riuniscono l’attrice Robin Wright, il regista Robert Zemeckis e lo sceneggiatore Eric Roth trent’anni dopo il successo di Forrest Gump.
Here è una commedia drammatica che è, allo stesso modo, un esperimento di innovazione che potrà rivoluzionare il modo di fare cinema, ma che aspira a una collaborazione tra artista e Ia, che non esclude l’artista. “L’ottimo risultato è nella recitazione di Tom e Robin, quella non è sostituibile dalla IA, ma gli effetti speciali che offre, possono aiutare a rendere possibile quello che prima non lo era”, spiega Zemeckis.
Di cosa parla Here
Here è basato sulla graphic novel del 2014 di Richard McGuire, si svolge tutto in una stanza di una casa e racconta la storia di generazioni di umani dai dinosauri a un periodo contemporaneo. Fa emozionare, commuovere, stupire, riflettere. Anche se il film non ha ancora segnato un record di incassi al botteghino, a fronte di un budget di 45-50 milioni di dollari (ha, per ora, incassato 15,8 milioni di dollari), segna comunque un punto di svolta per il futuro. Un grande successo ha avuto, infatti, la tecnologia, con cui è stato creato. La produzione è iniziata nel gennaio 2023 ai Pinewood Studio.
L’uso dell’intelligenza artificiale
Nel realizzare il film è stata utilizzata una tecnologia di intelligenza artificiale generativa chiamata Metaphysic Live per scambiare i volti e far invecchiare poi gli attori in tempo reale, mentre recitano, invece di utilizzare metodi di elaborazione post-produzione aggiuntivi. Di recente la startup Metaphysic è stata acquisita dalla società di IA Brahma del gruppo DNEG, con l’obiettivo di accelerare il suo sviluppo tecnologico.
Il gruppo DNEG è parte del colosso VFX DNEG, che ha lavorato a Dune e Dune: part two di Denis Villeneuve, a Inception, Interstellar e Tenet di Christopher Nolan. È collegata anche a Prime Focus, sviluppatore degli strumenti di gestione patrimoniale Clear, e Ziva, un produttore di strumenti per la creazione di personaggi 3D, acquisita da DNEG lo scorso anno. Brahma è stata lanciata nel 2024 con un investimento di 200 milioni di dollari nel gruppo DNEG da parte dell’investitore United Al Saqer Group (UASG) con sede ad Abu Dhabi.
L’acquisizione di Metaphysic mira ad accelerare la costruzione di strumenti basati sull’IA per i creatori di contenuti di tutti i settori. E, pare che UASG e DNEG Group vogliano investire almeno altri 25 milioni di dollari in Brahma, che ha sede in Inghilterra. Metaphysic ha vinto un Visual Effects Society Award nella categoria tecnologie emergenti.
I suoi strumenti e servizi sono stati utilizzati, infatti, già in altre produzioni: per portare le sembianze del defunto attore Richard Carter in Mad Max: Fury Road del 2015, e quelle dell’attore Lee Perry in Furiosa: A Mad Max Saga. O, quelle dell’attore Ian Holmes, apparso in Alien del 1979, in Alien: Romulus.
“Ormai siamo in una nuova era. La gente si preoccupa e si sconvolge, ma tutto questo sta già accadendo. Le persone utilizzano l’intelligenza artificiale senza consenso e creano attori che dicono cose che non hanno mai detto. Tutto questo non è una novità e questa è la parte spaventosa, ma reale”, ha evidenziato Robin Wright.
L’intervista a Tom Hanks
Tom Hanks, del resto, ha dovuto di recente confrontarsi proprio col problema di un suo avatar online che promuoveva la vendita di prodotti medicinali per il diabete. Ma, nonostante tutto, continua a puntare sull’innovazione. Al momento, ha appena finito un nuovo thriller di spionaggio: The Phoenician Scheme, diretto da Wes Anderson, con sceneggiatura di Roman Coppola, e con nel cast Benicio del Toro, Bill Murray, Benedict Cumberbatch, Scarlett Johansson, Charlotte Gainsbourg, Willem Dafoe, Bryan Cranston. È una co-produzione tra Stati Uniti e Germania, per un budget di circa 30 milioni. Abbiamo parlato con Tom Hanks della sua esperienza con l’AI, per lui qualcosa di totalmente nuovo.
Come si è sentito ad aver subìto un digital de-aging nel film Here?
Grazie all’uso della tecnologia io e Robin Wright sembriamo diversi decenni più giovani. La tecnologia ha svolto un lavoro che sarebbe servito almeno sei mesi di post-produzione per rendere possibile in un nanosecondo. Abbiamo girato le scene ai Pinewood Studios e abbiamo potuto vederle direttamente. Sono rimasto molto impressionato.
Si è mai trovato in difficoltà in questo processo?
Di certo nel processo recitativo la parte più difficile è stata muoversi velocemente e con la stessa energia di quando si era più giovani. Ci è voluto un po’ per abituarsi, ma dal punto di vista artistico è stata una sfida. Dovevamo trovare il modo di togliere la stanchezza delle esperienze di vita dal nostro sguardo, come cercare di alzarci più velocemente dal divano.
Lei e Robin siete dei grandissimi attori e dei veri professionisti. Entrambi avete la reputazione a Hollywood di essere molto seri e determinati.
Abbiamo sempre lavorato molto bene insieme. Ci rispettiamo e ci ammiriamo. E ci ispiriamo a vicenda. Siamo divenuti entrambi fin dal principio molto tecnici, nel renderci conto quanto il linguaggio del nostro corpo sarebbe stato importante in questa fase.
Lei non pare troppo preoccupato, quindi, dall’IA.
Ho fiducia nella mia recitazione, che penso non potrà mai essere veramente copiata. E, poi, non ho mai avuto timore dei cambiamenti, li ho sempre abbracciati e considerati un modo per evolvere. Ammiro moltissimo Robert Zemeckis e mi sono affidato a lui. Per me, il regista ha avuto da sempre un ruolo fondamentale nelle mie scelte. Credo che esista un destino, ma che noi lo possiamo anche forgiare con le nostre scelte, che sono fondamentali per avere successo sia dal punto professionale che personale.
Zemeckis ha avuto una visione molto particolare per questo film.
Ha sempre creduto che il lavoro di un regista sia mostrare al pubblico cose che non vedono nella vita reale. E, ha sottolineato che per lui un progetto del genere può funzionare solo se le performance degli attori sono veramente buone. Ci ha spiegato come dovessimo tornare indietro nel nostro passato, 40 o 50 anni fa, e riportare alla luce quell’energia, lavorando addirittura sulle nostre voci.
La storia è pure molto interessante e originale.
Tutti quelli che sono legati alla loro casa, e ci vivono magari da tanto tempo, si sentiranno emozionare da questo film. La storia si svolge interamente in un soggiorno, dove capita di tutto, per più di 100 anni… Elabora i rapporti tra generazioni, come tra uomini e donne e le svariate dinamiche familiari che possono influenzare il futuro di un individuo…
Come è successo anche a lei, dato che una volta, mi ha spiegato, come il divorzio dei suoi genitori abbia plasmato la sua personalità e l’abbia portata a decidere di fare l’attore.
Per me la mia “casa” è la mia sicurezza e me stesso, ma solo da quando ho incontrato mia moglie Rita e abbiamo deciso di avere la nostra famiglia. In principio, non conoscevo tutto questo, ma solo caos. I miei genitori avevano divorziato, e a dieci anni avevo già cambiato dieci case. Dato che sono cresciuto nella Bay Area di San Francisco, i miei migliori ricordi di allora erano il piacere di andare, da solo, a vedere film all’Alameda Theatre e poi di prendere il bus Greyhound avanti e indietro, per cinque ore, dal paesino dove viveva mia madre fino a Oakland. Cominciai questi viaggi da quando avevo sette anni. Passavo quel tempo a osservare quello che faceva la gente e le macchine che scorrevano sotto i miei occhi, e a sognare. Immaginare storie che interpretavo o che avrebbero potuto essere. Ero molto solo e disconnesso dagli altri e cominciai ben presto a dover trovare un modo per impegnare il tempo. Andai a New York nel 1986 e cominciai a frequentare il mondo del teatro. Per un ragazzo introverso e dalla voce spesso troppo alta e dal comportamento buffo, trovai il mio modo di esistere nel prendere lezioni di recitazione ed estraniarmi dal mondo reale. Ma ero, fin dal principio, una persona molto seria e gentile. Non mi sono mai messo nei guai, ho seguito sempre le regole, cercando di rispettare gli altri e di fare quello che amavo, con disciplina e passione.
Ha incontrato poi sua moglie, l’attrice, cantante e produttrice Rita Wilson, sul set..
Io e Rita siamo molto uniti e insieme sappiamo che possiamo superare ogni ostacolo. È stata anche lei a ispirarmi moltissimo nella mia recitazione. Non avrei potuto mai esprimere il sentimento dell’amore in Philadelphia, come in Forrest Gump, se non avessi conosciuto lei.
Insieme siete pure un’ottima coppia nel business, giusto?
Abbiamo un’ottima intesa perfino nel lavoro e ci supportiamo l’uno l’altro. E, poi, di certo abbiamo gli stessi gusti. Ci siamo promessi di essere leali e onesti l’uno con l’altro e di crescere i nostri figli nel modo più giusto, rendendoli responsabili e maturi. La mia vita non ha grandi misteri, alla fine, se non fossi divenuto famoso, sarei un uomo come tanti. Per me la recitazione è sempre stato un lavoro come un altro, che dovevo affrontare con la stessa determinazione ed eticità, ed onestà, di qualsiasi altra professione.
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