L’infatuazione di Trump per Putin rischia di essere la sua nuova Atlantic City: un disastro. Putin sa come lusingarlo, offrendogli la prospettiva di un accordo storico: progetti nell’Artico, stabilità in Medio Oriente, una presunta quanto improbabile “cooperazione” sull’intelligenza artificiale. In cambio, chiede che vengano accettate le sue condizioni in Ucraina e non solo. Trump fiuta l’affare e si illude di una vittoria facile: niente più guerra, Mosca reintegrata nell’economia globale (e sottratta all’orbita cinese), un mondo meno caotico.
Ma la Russia è davvero un buon affare? Il suo Pil vale più o meno quello dell’Italia, ha un’industria arretrata, vende armi e idrocarburi di cui gli Stati Uniti non hanno bisogno. Inoltre l’influenza di Putin in Medio Oriente è sopravvalutata. E poi c’è l’Europa: accettare il piano di Putin significherebbe inimicarsi alleati storici, molto più ricchi della Russia, spingendoli verso una maggiore indipendenza e, magari, più vicini alla Cina.
Il disastro di Atlantic City
Nel film The Apprentice è l’avvocato Roy Cohen, perfido ma lucido, a cercare di distogliere l’apprendista Trump da Atlantic City e dai suoi casinò. Inutilmente. I casinò finirono tutti in bancarotta, ma per anni Trump si è vantato di averci fatto comunque un sacco di soldi. In effetti pare sia vero: le sue società andavano male, però erano finanziate con denaro altrui che non fu mai restituito. Nel frattempo Trump estraeva per sé stipendi e bonus milionari. Il fallimento è ricaduto su chi lo aveva finanziato credendo nel suo acume imprenditoriale.
Le società di casinò di Trump sono finite quattro volte in tribunale per bancarotta, ogni volta convincendo gli obbligazionisti ad accettare perdite piuttosto che rinunciare a tutto. Ma anziché risanarsi, Trump ha continuato ad accumulare debiti. Quotò in borsa i suoi casinò, scaricando il rischio sugli azionisti, un incrocio tra gangster, imbonitore e uomo di spettacolo. Anni dopo disse di aver sofferto la stessa crisi che colpì tutto il gioco d’azzardo ad Atlantic City. Ma non è vero: i suoi casinò accumulavano perdite quando ancora la concorrenza prosperava. Secondo il New York Times, Trump fece bruciare ad azionisti e obbligazionisti più di 1,5 miliardi di dollari. Non è vero nemmeno che uscì da quel business con tempismo perfetto, ovvero poco prima della crisi, come poi ha sempre ripetuto. I dati societari mostrano che Trump restò avvinghiato ai suoi casinò anche dopo l’inizio del declino di Atlantic City. La sua uscita non fu volontaria, lo cacciarono gli azionisti.
La chimera di una cooperazione con la Russia
Cosa c’entra Atlantic City con Putin? Trump vuole mantenere la promessa fatta agli elettori: una pace rapida in Ucraina. Il problema è che finora ha fatto pressione solo su Kiev. Potrebbe anche aver senso offrire una riabilitazione a Putin in cambio di un compromesso. Ma Putin ha ribaltato il tavolo: fa intravedere una grande partnership con gli Usa, illudendoli di un suo distanziamento da Pechino, e al contempo mantiene pretese massimaliste in Ucraina.
Steve Witkoff, l’uomo scelto da Trump per le trattative, è tornato da Mosca entusiasta. In un’intervista con Tucker Carlson, star del giornalismo di destra, ripeteva a pappagallo i discorsi del Cremlino, spiegando – senza ricordare i nomi – che le regioni ucraine occupate hanno votato per unirsi alla Russia, quindi le richieste di Putin sarebbero legittime. “Non è un uomo cattivo”, ha detto. Ma è sicuramente furbo: come omaggio a Trump aveva preparato un ritratto dipinto da “un artista russo”. “Un gesto davvero carino”. Il dettaglio più surreale: secondo Witkoff, dopo il tentato omicidio subito da Trump lo scorso luglio, Putin sarebbe andato a pregare per lui in una – parole testuali – “local church”, cioè una chiesa di quartiere.
Poi Witkoff ha esaltato l’idea di una cooperazione con la Russia. “Pensa cosa potremmo fare insieme!”, ha detto, citando gas, petrolio, gnl e persino intelligenza artificiale – un’aggiunta bizzarra, visto che la Russia non eccelle in questo campo. E l’Europa? “Tanto è un posto disfunzionale”, ha tagliato corto. “Sta morendo”, gli ha fatto eco Carlson. Una vittoria russa in Ucraina sarebbe un pericolo? “Gli europei si credono tutti Churchill”, ha detto Witkoff, “pensano che i russi marceranno su di loro, ma è assurdo”.
L’ostilità verso l’Europa
Così, mentre Putin viene riabilitato, l’Europa viene presa a schiaffi. L’ostilità va oltre il mercantilismo di Trump, che minaccia dazi del 20% sull’Ue (almeno stando alle previsioni del segretario europeo al Commercio Maros Sefcovic). È un disprezzo più profondo, emerso in tutta la sua crudezza da alcune chat riservate del team Trump, in cui – per errore clamoroso – è stato incluso il direttore di The Atlantic, che poi ha raccontato tutto. I più duri alla Casa Bianca sono i giovani. JD Vance, il 40enne vicepresidente: “Odio dover aiutare ancora l’Europa”. Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, 44 anni: “È vero, sono patetici”. Da ultimo Stephen Miller, vicecapo di gabinetto, 39 anni: “Facciamoglielo pagare (il nostro aiuto), sia chiaro che dobbiamo estrarre da loro vantaggi economici”.
I messaggi riguardavano i preparativi del bombardamento di dieci giorni fa contro gli Huthi, il gruppo armato che dalle coste dello Yemen blocca la navigazione nel Mar Rosso. Secondo gli americani, quella dimostrazione di potenza militare, utile per sbloccare il commercio, ha favorito gli scambi europei piuttosto che quelli statunitensi.
Il rischio è che l’affare con Putin assomigli alla desolazione dei casinò di Atlantic City. Per Trump un vantaggio personale, la pace rapida in Ucraina, ma a quale prezzo? La Russia non ha molto da offrire agli Stati Uniti e Putin non si staccherà da Xi Jinping. Mentre tradire l’Ucraina e l’Europa renderà l’America più isolata – e di conseguenza la Cina più forte. Ma almeno Trump sembra aver riconosciuto il gioco di Putin: pretendere concessioni continue senza mai chiudere l’accordo (cioè rispettare il cessate il fuoco). “L’ho fatto anch’io per anni nell’immobiliare. Non voglio firmare subito, voglio restare in partita… ma forse non ne sono sicuro”. Trump perderà la pazienza?
Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it CLICCANDO QUI .
Forbes.it è anche su WhatsApp: puoi iscriverti al canale CLICCANDO QUI .
Questo articolo è stato notarizzato in blockchain da Notarify.
