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13 gennaio 2026

L’evoluzione dell’IT passa da qui: la roadmap di Smeup tra cloud, AI e proprietà intellettuale

“L’IA deve diventare un facilitatore immediato”, afferma il general manager Dario Vemagi
L’evoluzione dell’IT passa da qui: la roadmap di Smeup tra cloud, AI e proprietà intellettuale

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Contenuto tratto dal numero di dicembre 2025 di Forbes Italia. Abbonati!

Dalla proprietà intellettuale alla spinta sull’IA agentica, Smeup progetta la prossima fase della digitalizzazione italiana, sostenuta da investimenti mirati e dalla capacità di integrare tecnologie diverse. “L’IA deve diventare un facilitatore immediato”.

Quella di Smeup è la storia di una crescita costante che ha trasformato diverse realtà informatiche in uno dei gruppi Ict più strutturati in Italia. Con un fatturato di quasi 100 milioni di euro e un team di 750 persone distribuite su 22 sedi, la sua espansione è il frutto di una visione lungimirante e di un approccio unico all’innovazione, basato su investimenti continui e una strategia mirata di aggregazioni.

Oggi, con i mercati in continua evoluzione, la vera sfida per le aziende italiane è portare avanti il proprio core business. Questo, tradotto in termini It, significa utilizzare applicazioni in modo sempre più efficiente, avere a disposizione strumenti semplici da usare, completi e possibilmente automatizzati, ma anche soddisfare l’esigenza cruciale di ottimizzare i costi e accelerare il time-to-market.

Per sostenere il business, le aziende chiedono alla tecnologia quattro cose fondamentali e non negoziabili: flessibilità, sicurezza dei propri dati, continuità operativa per non fermare il business e, oggi più che mai, innovazione costante.

Alla luce di questo scenario, Smeup è già proiettata al prossimo piano industriale 2027-2030: “Riserveremo innanzitutto un’attenzione rinnovata alla proprietà intellettuale”, spiega il general manager Dario Vemagi. “Per noi la proprietà intellettuale riguarda principalmente il software, ma comprende anche processi, metodologie e competenze riconosciute dal mercato. La rivendita di soluzioni non proprietarie continuerà a integrare la nostra offerta, perché il vero valore di Smeup risiede nella capacità di orchestrare e implementare soluzioni adatte alle esigenze dei clienti. In questo contesto, riteniamo che il cloud diventerà un asset sempre più centrale anche per il manifatturiero, un settore che oggi mostra ancora molta prudenza nella sua adozione”.

Riguardo alle tecnologie abilitanti, infatti, l’azienda vede nell’adozione del cloud e delle applicazioni in modalità SaaS (software as a service) la principale risposta che il mercato chiede in termini di flessibilità e sicurezza. L’obiettivo, per Vemagi, è quello di “puntare sull’indipendenza digitale. Vogliamo avere un numero limitato e controllato di interlocutori, pur continuando a lavorare con i grandi provider internazionali (Amazon Aws, Azure di Microsoft, Google). La proprietà intellettuale è fondamentale: vuol dire mantenere un trust nei confronti dei nostri clienti, garantendo loro la governance non solo del dato, ma di tutto il piano di erogazione”.

Tra i punti del nuovo piano industriale, non può mancare un riferimento all’intelligenza artificiale. “È un tema caldo e complesso, sia sotto il profilo tecnologico, sia sotto quello culturale. Per un’azienda che sviluppa proprietà intellettuale come Smeup, l’obiettivo è permettere ai clienti di ottenere il massimo dalle soluzioni adottate. L’IA deve diventare un facilitatore, semplificando l’esperienza d’uso e automatizzando i compiti in modo immediato e intuitivo.

Oggi molte aziende non ne colgono ancora appieno il reale beneficio nei propri processi, ed è proprio qui che la nostra capacità di accompagnarle fa la differenza. Abbiamo investito in alcune startup focalizzate sull’intelligenza artificiale, tra cui Userbot, una piattaforma di IA agentica progettata per supportare le imprese attraverso agenti intelligenti in grado di automatizzare attività, assistere gli utenti e gestire processi operativi in autonomia crescente. La piattaforma è anche in grado di orchestrare diversi modelli di IA — sia proprietari che di terze parti come OpenAI o Google — integrandoli nei workflow aziendali per offrire un’esperienza coerente e aderente alle esigenze dell’organizzazione”.