
Contenuto tratto dal numero di gennaio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Rivederlo oggi fa quasi tenerezza: Gordon Gekko, il predatore di Wall Street di Oliver Stone, che si vanta del figlio di tre anni, Rudy, un bambinone prepotente che tira una polpetta in faccia al mite avvocato collaboratore del padre. Gekko dice del figlio: “Parla già francese, ha preso il massimo nei test d’intelligenza”. Ma la madre è preoccupata: “È così difficile entrare in un buon asilo…”. Per l’élite newyorkese, allora come oggi, la lotta e la conquista cominciavano subito: monitoraggio dell’infante nei giochi, lettere di raccomandazione, donazioni spontanee alle scuole, colloqui ai genitori per soppesare lo status. L’idea è che l’asilo giusto ti spianava la strada: 15 anni dopo, fischiettando, ti sedevi ad Harvard. Ora tutto questo sembra addirittura innocente. La selezione potrebbe cominciare molto prima. Prima che il futuro Rudy apra bocca, prima ancora che esista come persona.
La scena non è più la New York avida degli anni ’80, un terreno tutto sommato prevedibile. È la Silicon Valley di oggi, dove i magnati della tecnologia investono per creare un nuovo mondo. Un’inchiesta del Wall Street Journal racconta come una piccola startup, Preventive, finanziata da Sam Altman, il capo di OpenAI, e da Brian Armstrong, miliardario delle criptovalute, stia lavorando su un bambino geneticamente modificato con tecniche di editing embrionale. Un progetto finora tenuto sotto silenzio, con contatti in paesi come gli Emirati Arabi, dove i divieti sono più elastici. L’obiettivo ufficiale è prevenire malattie ereditarie. Quello ufficioso, o quanto meno ciò che temono scienziati e bioeticisti, è inaugurare l’era di bambini nati come fossero codici di un software.
Preventive è solo la capofila di un gruppo crescente di startup, alcune delle quali già vendono strumenti di screening genetico per valutare l’influenza di decine o centinaia di geni. Dicono che lo scopo è avere bambini sani e resistenti alle malattie. Ma c’è chi sostiene di poter selezionare anche il QI più brillante e altri tratti preferiti. Cosa farebbe Gordon Gekko, lo squalo dell’insider trading? Un figlio intelligentissimo, naturalmente, poi alto, sano, pieno di capelli…
Oggi gli scienziati tagliano, modificano, inseriscono pezzi di dna, ma solo dopo la nascita. Su ovuli, spermatozoi ed embrioni è stata chiesta una moratoria globale finché le questioni etiche e scientifiche non saranno risolte. Gli scienziati avvertono: ancora non comprendiamo tutto del genoma umano, né di come i geni interagiscono tra loro, dunque qualsiasi cambiamento potrebbe essere trasmesso alle generazioni future, inclusi gli errori.
Ed è così che entra in scena Preventive, inguattata nei cubicoli di WeWork, protetta da accordi di riservatezza. Un piccolo staff e un sito internet che resta sul vago: lo scopo della società, si legge, è “l’avanzamento responsabile della scienza e della sicurezza delle tecnologie di editing genetico applicate prima della nascita, a beneficio dell’umanità”.
Finora esisteva solo un caso di bambini nati da embrioni modificati. Cina, 2018: lo scienziato He Jiankui annunciava di aver fatto nascere due gemelle immuni all’Hiv, con un’aggiustatina al loro dna. Fu travolto dalla comunità scientifica e finì in carcere per tre anni. L’editing embrionale resta vietato prima della nascita, negli Usa come in molti altri paesi. Oltre a rischi medici diretti, alcuni evocano lo spettro dell’eugenetica. Preventive avrebbe aggirato questi ostacoli, cercando luoghi in cui sperimentare dove le regole sono più rilassate, secondo la corrispondenza esaminata dal Wall Street Journal. In privato, secondo il quotidiano, i dirigenti dell’azienda hanno detto che una coppia con una malattia genetica ereditaria si è fatta avanti per partecipare alle ricerche con un proprio embrione.
La società, nel frattempo, ha annunciato di aver raccolto 30 milioni di dollari per esplorare l’editing embrionale. Pur promettendo, in un comunicato stampa, di non passare alle sperimentazioni umane “se la sicurezza non potrà essere dimostrata tramite ricerche approfondite”. Il ceo, Lucas Harrington, respinge ogni dubbio. Innanzitutto, dice, non c’è alcun test in corso sugli embrioni. Poi afferma che la società è andata all’estero perché negli Usa non si può fare quel tipo di ricerca – vuol dire, tecnicamente, che la Food and drug administration non può valutare domande per sperimentazioni umane che includano l’editing embrionale. “Siamo impegnati alla trasparenza nelle nostre ricerche e pubblicheremo i risultati, positivi o negativi, prima di considerare qualsiasi potenziale sperimentazione clinica”, ha detto Harrington.
I dubbi però restano. D’altronde il dna viene già modificato con la tecnica Crispr, approvata nel 2023 per curare l’anemia falciforme (costo della terapia: 2,2 milioni di euro). Perché non agire direttamente sugli embrioni? È ovvio che prima o poi qualcuno tenterà di compiere quel passo, per quanto enorme. Dietro le quinte si muove Armstrong, miliardario cripto. La sua strategia, secondo voci che lui nega, è dare un bello spintone di rottura. Avrebbe ipotizzato, dicono interlocutori informati, di far lavorare una società in segreto e mostrare al mondo un bambino geneticamente modificato e in salute prima che la comunità scientifica riesca a opporsi. Lui, tramite un portavoce, si difende: “Non raccomanderei mai a Preventive di operare in questo modo”. Su X, però, scrive: “Più di 300 milioni di persone nel mondo vivono con malattie genetiche. È molto più facile correggere un numero ridotto di cellule prima che la malattia si sviluppi, come in un embrione”.
Se l’intento fosse solo questo, non sarebbe poi così male. L’umanità, in fondo, è avanzata sfidando la natura, non assecondandola. Due importanti laboratori di ricerca che studiano genetica ed embrioni dovrebbero annunciare progressi nei prossimi mesi, incluso uno della Columbia University. Hank Greely, bioeticista dell’Università di Stanford, invita comunque a restare molto prudenti. Secondo lui l’editing sugli embrioni è ancora un campo minato. “Gli adulti responsabili concordano sul fatto che ora non possiamo farlo perché è irragionevolmente pericoloso”.
Per ora la Silicon Valley sta ripiegando su un’altra tecnica, ormai già molto in voga: lo screening degli embrioni e la selezione di quelli più promettenti. Certo, alcuni test genetici, per il sesso e le malattie come la fibrosi cistica, esistono da tempo per chi ricorre alla fecondazione in vitro. Ma oggi ci sono startup che si spingono parecchio oltre. Alcune sono già sul mercato, con investitori come Armstrong, il venture capitalist Peter Thiel e il cofondatore di Reddit Alexis Ohanian. Offrono uno screening chiamato ‘poligenico’: analisi del dna tramite algoritmi statistici e generazione di probabilità su una gamma molto più ampia di caratteristiche: non solo malattie, ma anche intelligenza, altezza e così via.
Ovviamente le società in questione – ce ne sono quattro: Orchid, Genomic Prediction, HeraSight e Nucleus Genomics – dicono che i loro test sono efficaci: individuano gli embrioni potenzialmente più intelligenti, quelli che rischiano l’ansia, la schizofrenia, il disturbo bipolare, perfino la calvizie. Il servizio costa migliaia di dollari per ogni singolo embrione. Funziona davvero? Alcune voci influenti sono scettiche. Ad esempio l’American College of Medical Genetics and Genomics, l’associazione professionale dei genetisti e dei consulenti genetici, ha concluso l’anno scorso che lo screening poligenico non offre alcun beneficio clinico comprovato. Ma tant’è. Diversi guru della Silicon Valley, dicono le fonti, si stanno riproducendo così, tra cui Elon Musk e Sam Altman. Chissà, in futuro la pratica potrebbe diffondersi anche fuori dalla bolla del mondo tech. Basta pagare.
Questo articolo è stato notarizzato in blockchain da Notarify.

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